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Full text of "Saggio sulla storia civile, politica, ecclesiastica e sulla corografia e topografia degli stati della repubblica di Venezia : ad usu della nobile e civile gioventù"

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SAGGIO 

SULLA STORIA 

CIVILE , POLITICA , ECCLESIASTICA 

E SULLA 

COROGRAFIA E TOPOGRAFIA 
DEGLI STATI 

DELLA 

REPUBBLICA DI VENEZIA 

AD USO 

DELLA NOBILE E CIBILE GIOVENTÙ" 

DELL' AB. D. CRISTOFORO TEtfTORI 

SP AGNUOLO. 



TOMO TERZO 




IN VENEZIA 
appresso Giacomo Storti 

mdcclxxxv. 
CON PUBBLICA APPROVAZIONE. 




Nescire quid ante a quam natus sis 
accidente id est semper esse Puerum. 

Cicero de Oratore » 






., 



O 

I 



' ' P 4 19 



Pt-.ìl&l 









INDICE 

DELLE MATERIE 

Contenute in questo 
Terzo Tomo, 

Serie Storico-critico-cronologica de 9 Dogi di 

Venera d alt incominci amento di questa 

Dignità sino al presente. pag. I 

Serie Storico»critica de* Cancellieri Gran* 

di di Venezia * ^6 

Capo I. 

Fondazione della Città e Repubblica di Ve» 
nexia ; ^ 

Stato civile della Veneta regione terre- 
stre, ivi 
Prime abitazioni nelle Venete Lagune . 8l 
Governo e condizione civile degli antichi 
Veneti Isolani. 88 

Capo IL 

Tempi del Tribunato Veneto sin all s istituì 

zione del Dogado , cioè dall'anno 45 6 

sin al 6pj , 98 

* iii */Iri* 



%Arlstocraz)a Veneziana disegnata nel Go- 
verno Tribunizio . ivi 

Numero delti Veneti Tribuni, ioo 

Ufficio, Titolo e duratone dellì Veneti 
Tribuni. 102 

Consiglio Tribunizio • 1 03 

Conclone Veneta* 104 

Leggi Veneziane ne* tempi del Tribuna- 
to • 114 

Venezia accresciuta e fortificata sotto li 
Tribuni, 117 

"Principi dell'* amicizia Veneziana con V 
Imperio d Oriente . 1 1 8 

Venezia a tempi dell' Esarcato Greco , e 
del Regno Longobardico . 125 

Commercio e traffico de Veneziani al tem- 
po del Tribunato. 133 

Capo III. 

Istituzione del Dogado ne IP anno 6py . 136 
Cagioni d'istituire il Dogando. ivi 

Ordine tenuto nell' Elezione de' Dogi. 140 
Osservazione sopra il titolo di Doge . 145 
•Autorità ed Ufficio de' Dogi . 14Ó 

Durazjone del Dogado nell Isola di Era- 
clea , 152 
Confini del Veneto Dominio colle terre 
del Regno Longobardico, 155 

Soc- 



Soccorso prestato dalli Veneziani alfOrien- 
te per ricuperar Ravenna • 156 

1 

Capo IV. 

». 

tAboli^ione e rinnovatone del Dogado* l$p 

Uccisione del Doge Orso Participazio* ivi 
%Ab oliatone del Doga do . 161 

Governo de* cinque Maestri de* Soldati , 1 6z 
Rinnovazione del Dogado , 16 A 

Tribuni assessori al Doge . 1 00 

Governo del Doge Maurilio Galbajo, ivi 
Introduzione delle Colleganze ai Dogi, i£8 
Nuove fortificazioni nelle Lagune. ino 
Venezia alleata de* Francesi nelP espugna» 
xjone di Pavia • 172 



V. 



Fatti più ragguardevoli della Veneziana^ 
Repubblica ne* Secoli* IX e X, 174 
Podestà Ducale, \ , ivi 

Colleganze nel Dogami, iy6* 

Tribuni e Consesso*f&ìbuni?io . \nn 

Magistrati ProvisioifgUi in Venezia, ijg 
Concione Veneta ne* Secoli IX e X, 181 
Condizione Civile dell* Isole Veneziane ne*. 
Secoli IX e X, 182 

Po- V 



r f 



V 



Polita Veneziana ty è* Secoli IX e X Sog* 
getta a rivoluzioni intestine . ivi 
f Indipendenza dellafLRepubblica solenne ^ 
mente riconosciuta nella Pace , che 
separa V Orie#.t^£dalF Occidente . I S6 
Guerra de Veneziani cow Pipino Re d* 
#» Italia. -, Ipo 

. "+ *#. Successi più 9 ragguardevoli della Vene- 
ziana Repuìélica dalf arìfto Sop sin 
** f ^ ? al 888. * '■ i 212 

Rinnovatone disili Veneti Concordati con 

%i ile Italiani* * t 222 

">* - » 

Venezia * posta tn "pericolo dagli Un* 

&* '■& ni. -" 224 

Efie%ione di due Zecche in Venezia, 226 

,• Guerra Istriana ', e poverno successivo 

é sin al Dogado di Piebrff'Cjmdiano 

IV y 22p 

"• " Rinnovazióne de^Concordati e ogF Impera- 

tovi Tede$ck&\ coltivata l'antica ami- 
^* sta con r Oriente, Ì32 

Governo suc$e$Ìj3?o da Pietri Candfana 
IV sincal'J&ogado di Pietro O^seo- 

; x * Jfcquisti VZne%mÉ nella Dalmazia , e 

nel f Istria 1§erso la fine del beco- 

a * 9 

lo X. ., J2.40 

*£, tAccrescimento del Commercio Veneziano 

ne' Secoli IX e X. * 260 



*< 

*• 



Capo VI. 

Stato della Repubblica Veneziana in pace , 
ed in guerra dall' anno 1000 sin al 
1174. 263 

Governo de' Dogi Ottone Orseolo , Pietro 
Centranico , e Domenico Orseolo* ivi 

Famiglia Orseolo cacciata in perpetuo dal- 
la Città di Venezia . 2Ó5 

^Abolizione delle Colleganze Ducali , e<^ 
istituzione de' due Consiglieri sempre 
assistenti al Doge . 2Ó7 

Jfbbozzp del Veneto Senato . 268 

Creazione del Maglstruto del Proprio 
nell'anno 10574. 27 1 

Primo Consiglio Maggiore. , 274 

Formazione del Consiglio Minore de' Do- 
gi . 29O 

Elezione de' Dogi . 2pl 

Istituzione delli Camerlenghi del Comu- 
ne y ed Officiali alla Camera degli 
Imprestidi . ip6 

Venezia alleata dell' Imperio dì* Oriente 
contra li Normanni a difesa della 
Dalmazia 5 e dell'adriatico. 300 

Difesa della Dalmazia contro li Regoli 
della Croazia , e li Re di Unghe- 
ria , 311 

Soccorso prestato da' Veneziani alla pri- 
ma 



ma Crociata per la ricuperazione 
della Terra Santa. 312 

La Dalmazia difesa contra li Normanni, 
e li Re d'Ungheria con accrescimene 
to della Signorìa Veneta nella Croa- 
zia. 321 

Spedizione de' Veneziani all' Oriente nella 
Crociata II. 327 

Prima guerra Veneziana con l' Oriente a 
difesa della Dalmazia. 331 

Fano soccorso dalli Veneziani , e V Istria 
resa tributaria dal Doge "Domenico 
JMorosini . 334 

Nuovi impegni contra li Pisani , / Nor- 
manni e gli %Anconitani a difesa 
dell' %/Tdriatico . 337 

La Dalmazia nuovamente difesa contra 
Emmanuello Comneno . 34° 

Papa ^Alessandro III difeso dall' ostilità 
di Federico Barbarossa* 345 

Capo VII. 

Fatti Veneziani dall' anno II 74 sin al fi- 
ne del Secolo XII. 358 
Creazione del primo Consiglio dell'i 
XL . ivi 
Istituzione dell' *Avogarìa del Comu- 
ne . 3Ó1 

Crea- 



Creazione del Magistrato detto del Fo- 
rastiere . 36 j 

Difesa de Ili diritti Veneziani sull' •Adria- 
tico contra li Pisani , e gli %Anconi- 
tani . 36S 

Nuova spedizione delli Veneziani in occa- 
sione della Crociata pubblicata dal 
Papa Clemente ZZI. 371 



AV- 



AVVISO 
AI LETTORI. 

L ordine da noi tenuto nel compilare 
la Storia Veneziana non esigendo la 
continuata Serie di que 3 Personaggi > che 
eletti furono nel decorso de' Secoli a 
coprire la suprema Dignità della Re- 
pubblica ^ quale appunto è il Dogado^ 
abbiamo stimato proprio dì qui inse- 
rirla corredata di alcune critiche osser- 
vazioni. Alla medesima abbiamo pure 
accoppiata quella de' Cancellieri Gran- 
di ricavata dagli autentici pubblici Re- 
gistri * 



v3 EL*" 



SERIE 

STORICO- CRITICO. CRONOLOGICA 
DE'DOGI DI VENEZIA 

Qair mcominciammto di quitta Dignità 
sin al presente. 

P «Alo Lucio ^hafesto Eracleano , Do-T^- 
8f I; visse anni XX, mesi Vl.rr 
giorni Vili : pose il suo se io in ' * C ' 

Eraclea fu „ omo savio, e di moltafontà ^ 7 
Marcello Tegaliano, oTegalliano, vis- 7I7 
se anni IX, g.orni XXI: era di Eraclea, ?? 
fu prudente, utile alla Patria , e valoroso 
«eli armi. 

o™ #^, ovvero z visse 

m XI, mesi V: era anche questo Eraclea- 7 

Tfll PC ". ,!T eSa § !oriosa di Ravenna 
a favore dell Esarca Paolo creato Ip a ,o 

sostengono, che era della famiglia JW 

Muale venuta da Padova, fu § poi chia- 

de nono? * 1 FU .- UCCÌS0 in u " tum »l«> 
del popolo per le d,scordie civili di Jeso- 

o ed Eraclea. Abolita quindi J a Du ca- 

fe Dignità vacò la sede per anni V. No„ 

mancano Storici in buon numero, i Si 

Tom. III. A f 



% Storia 

7 2(5 fa Giacomo Diedo , ed il cognome di Par- 
tkipaxjo , o Partkiaco , facendolo discen- 
dere da quella illustre famiglia, che og- 
oidì Badoara appellasi . E x riflessibile an- 
cora Terrore del Sansovino, Gio: Batista 
Contarmi, ed altri i quali segnano la crea- 
zione del Doge Orso all'anno 7 2<5 -, lo 
fanno vivere 2 anni , e 5 mesi nella reg- 
genza , e dopo soggiungono , che abolito 
ilDogadoper quasi anni cinque, nel 742 

si rinnovò. 
74 2, Teodato, o Deodato Ipato: in capo a 
13 anni di governo fu preso, privato de- 
gli occhi, e dei Principato da Galla cit- 
tadino di Malamocco, ove erasi trasferi- 
ta la Sede Ducale nel 742. dell'Era Cri- 
stiana. , . . 
7*5 Galla Gaulo, detto da alcuni Storici 
Ganla, ed anche Gallo Saulolt: quest 
empio uomo, uccisore di Teodato, dopo 
un anno , o secondo altri , due di governo 
ebbe il fine condegno all' opera sua , es- 
sendo stato anche egli privato degli occhi , 
e cacciato in perpetuo esilio. 
75Ó Domenico Monegarto , ora Memo , detto 
ancora Monegareo: il popolo impaziente 
della sua tirannide lo privò del Principa- 
to , e degli occhi l'anno Vili, altri di- 

cono V del suo governo . 

Mau- 



Veneta. 3 

Maurilio Galbajo, ovvero Galgano , 7^4 
Ipato Imperiale : era di Eraclea , pruden- 
te , nobile , e ricco . Il popolo in contra- 
segno dell' amorevolezza , e riverenza , 
che li professava, li permise di associarsi 
nel governo il figliuolo Giovanni , ed al- 
lora con pessimo esempio incominciarono 
i Veneziani a vedere in un tempo mede- 
simo due Principi sul trono Ducale; mo- 
rì dopo il lungo e felicissimo governo 
di XXIII anni ■. 

Giovanni Galbajo .* questi ancora prese 787 
per compagno nel governo il suo figliuo- 
lo Maurizio: li due scellerati dopo d'aver 
tenuta oppressa la Nazione, furono sor- 
presi da' Congiurati , e presero la fuga , 
Giovanni a Mantova , e Maurizio in Fran- 
cia : avendo Giovanni signoreggiato sin' 
all'anno 804: sotto il di cui reggimento 
il mare crebbe tanto , che quasi tutte 1* 
Isole furono affondate dall'acqua. 

Obelerio *Antenevio, ufntenorio i Ovvero 804 
xAntenoreo , detto pure Anafesto da alcuni 
Cronisti , prese per suo Collega il fratel- 
lo Beato, che fu onorato del titolo d' 
Ipato dall' Imperator Niceforo: questi as- 
sunsero ancora per compagno nel Princi- 
pato Valentino loro fratello : onde furono 
in un tempo tre Dogi. Obelerio fu relè- 

A 2 ga- 



4 Storia 

S04 gato a Costantinopoli sul giusto sospetto, 
ch'egli fosse d'intelligenza con Pipino Re 
d' Italia , e con li Francesi . 

Su ^Angelo Participa^jo , ovver P art iliaco , 
e Patriottico , come lo chiama Giacomo 
Diedo Lib.II, ora Badoaro , detto da al- 
cuni agnello: questi trasferì la Sede Du- 
cale da Malamocco in Rialto: prese per 
compagni nella Dignità li suoi figli Gio- 
vanni, e Giustiniano, il quale li succede 
nell'incarico. Angelo avendo dato esem- 
pio di buon Principe , fatto vecchio , la- 
sciò in capo a 18 anni il governo. 

827 Giustiniano Participa^io : Ipato Impe- 
riale : essendo mal sano , e poco sofferen- 
te delle fatiche richiamò Giovanni suo 
fratello da Costantinopoli , e fattolo par- 
tecipe della Signorìa , lo dichiarò suo suc- 
cessore: morì nell'anno 820, ovvero 30 
secondo altri . 

$2p Giovanni Partecipalo fratello di Giu- 
stiniano : questi fé decapitare il deposto 
Doge Obelerio , il quale ritornato all' 
Estuario, s'era ricovrato in un'Isola det- 
ta allora Vigilia , e machinava contro il 
Doge Giovanni . E' riflessibile l'errore del 
Sabellico , ed altri dietro lui , i quali in- 
terpretarono la suddetta Isola di Vigilia 
per Curitlo oggidì Veglia nella Dalmazia , 

quan- 



Veneta» $ 

quando è cosa certa , che f intero conte- 8zy 
sto del Dandolo all'anno 830 indica ma- 
nifestamente, che quel luogo ignoto a dì 
nostri era dentro l'Estuario, hoc tempo* 
re , dice egli, Obelerius , qui Ducatu, & 
Patria fuerat privatus , Venetias rediit , 
& in Vigilia civitate apud circulum ( co» 
sì leggesi nel Codice Estense , ma nel 
Vaticano Curiclum ) se intrusit &c. ora 
se Obelerio Venetias rediit , tornò a Ve- 
nezia , & se intrusit in Vigilia , come 
mai poteva quel luogo essere Veglia nel- 
la Dalmazia ? E tanto meno è perdona- 
bile quest' errore , perchè la vicinanza di 
Circulum addita , che Vigilia era situata 
nelle Paludi: infatti secondo le Cronache 
antiche Curiclo , o Ciriola equivale ad 
furialo luogo dell'Estuario: onde un vec- 
chio Cronista , citato dall' Erudito Marco 
Foscarini, riferendo il medesimo fatto d* 
Obelerio usa le seguenti parole : e da 
può poco tempo Obelerio , lo qual fo pri- 
vado dello Dogado , e della Patria in 
Venexia ritorna , e la città Vigilia a può 
furialo, se sera. Che %Aurialo poi fos- 
se luogo dell' Estuario non lascia dubitar- 
ne una concessione del Doge Angiolo 
Particiaco riportata dal Dandolo suddetto: 
quindi si vede , che la poca cognizione , 

A 3 che 



6 Storia 

Szp che il Sabellico ebbe dell'antico Estuario, 
lo fece incorrere in quella strana interpre- 
tazione di voci, alla quale poi s'accosta- 
rono incautamente Gio: Battista Contari- 
ni , Vettor Sandi , Giacomo Diedo Lib. IL 
l'Ab. Laugier ed altri. Prese pure abba- 
glio il Padre Maestro Tommaso Zucchi- 
ni nella sua erudita Nuova Cronaca Ve~ 
net a mentre in vece di Vigilia , mette 
non già Veglia come il Sabellico, e se- 
guaci , ma Cur^pla senza esporre il fon- 
damento di questa sua strana asserzione. 
Dopo molti torbidi il Doge Giovanni 
venne attaccato dalla fazione Mastalizia 
ad esso contraria , preso , e relegato a 
Grado, dove poco dopo morì d'afflizione, 
e gli successe. 

%%7 Pietro Tradonico da Pola, ora Grade- 
nigo , detto da alcuni Storici Tradomeni- 
co / fu creato dall' Imperatore d' Oriente 
Protospatario dell' Imperio : dopo lun- 
go governo continuando tuttavìa le divi- 
sioni intestine tra i Polani, Giustiniani, 
e Basegi , dall'una, ed i Barbolani , Zr- 
coli , e Selvi dall' altra , fu assalito da 
una truppa di scellerati , mentre recava- 
si con tutto il corteggio a San Zaccaria, 
e trucidato barbaramente li 13 Settembre 
del S64. 

Or- 



Veneta. 7 

Orso Participa^io : questo reggendo mo- 8Ó4 
deratamente Ja Repubblica, si acquistò la 
grazia de' Cittadini . Fu regalato di mol- 
ti e ricchi presenti dall' Imperatore d' 
Oriente Basilio , dal quale fu creato Pro~ 
tospatario: non volendo Orso ceder pun- 
to di cortesìa , gli mandò a donare XII 
Campane di bronzo , e fu la prima vol- 
ta, che i Greci le usassero nelle loro Chie- 
se. Venuto a morte l'anno 17 del suo 
Principato lasciò quattro figliuoli, cioè 
Giovanni che nell' anno 2>j6 assunse per 
Collega , Badoaro , Orso II , che fu poi 
Doge, e Pietro: altri Storici aggiungono 
il quinto , che fu Vittorio Patriarca di 
Grado . Lasciò parimente due figliuole , 
Felicita, che sposò Rodoaldo figliuolo di 
Giovanni Duca di Bologna, e Giovanna 
Abbadessa di San Zaccaria. 

Giovanni Participa^io IL- figliuolo di 881 
Orso. Prese la Città di Comacchio, per 
vendicarsi di que' Cittadini , che aveano 
imprigionato o secondo altri Cronisti me- 
no accurati ammazzato suo fratello, men- 
tre andava Ambasciatore al Romano Pon- 
tefice . Nel suo Principato crebbero cotan- 
to le acque , che s' allagarono quasi tutte 
le Chiese, e Case della Laguna con spa- 
vento non picciolo de' Cittadini : perciocché 

A4 il 



8 Storia 

88 i il Lido non era ridotto ancora con l'arte 
a tanta fortezza, che potesse resistere al- 
le percosse del mare . Rinunziò il Princi- 
pato nell'anno 88 y . 

88j Pietro I Candiano , ora S anudo : que- 
sto governò pochi mesi , rimasto ucciso 
in una pugna co'Narentani allora potenti 
in mare. 

888 Pietro Tribuno , cosi detto o per il ca- 
sato, o perchè egli fosse Tribuno cji qua!* 
che Isola, viene chiamato ancora da qual- 
che Cronista Trono , e credesi da altri del- 
la famiglia Memo. Sotto di lui i Vene- 
ziani riportarono una Vittoria navale nel- 
le Lagune contro gli Ungheri . Morì do- 
po il lungo ed ottimo governo di ip 
anni , secondo altri 23 , e 23 giorni ■» Si 
rende t qui riflessibile , che nelle Scritture 
antiche si ritrova un Doge non nominato 
dagli Storici , e questo fu Domenico Tri- 
huno padre del suddetto Pietro Tribuno , 
In fatti Francesco Sansovino Libro XIII 
registra documento , che produsse la Città 
ài Chioggia nel XIII Secolo innanzi il 
Doge Pietro Gradenigo all'anno 1293 in 
difesa de' di lei privilegi : nel quale leg- 
giamo : In nomine Dei , & Salvatori s no~ 
stri Jesu Christi &c. Rivo alti . Cartam 
-fecuritatis facimus nos omnes &c. de Cun* 

èlis 



Veneta. p 

Bis placito, & altercatione , qua a tem* 888 
pore Domini Dominici Tribuno Ducis , & 
Senioris nostri , nos omnes Clugienses de 
Clugia Maiore , & Minore , & totius 
Venetiensibus &c. in fine poi di quest* 
istromento si legge . 

Ego Dominicus Tribuno Gratta Dei 
Dux confirmo . 

Ego Petrus Forentio Judex manu mta 
scripsi . 

Ego Petrus Tribuno ( figlio di Dome- 
nico ) filius Ducis manu mea . 

Ego Ioannes Tribuno filius Domini 
Ducis , 



Si vede adunque , che Domenico Tribuno 
fu Doge: ciò avvenne verisimilmente ver- 
so T anno 887 allora quando dopo la mor- 
te di Pietro I Candiano Giovanni Parti* 
cipazio fu costretto dalla nazione a rias- 
sumere il Governo, che ben presto tornò 
a rinunziare: quindi rilevasi, che la Cro- 
nologìa de' Dogi non è del tutto giusta , 
ed accurata per la trascuraggine cfcgli an- 
tichi Storici, e Cronisti. 

Orso II Participaxjo fu uomo savio , o 1 2 
religioso , limosiniero , ed amatore della 

giù- 



io Storia 

912 giustizia. Compiti XX Anni di Principa- 
to , fatto vecchio, e sprezzando le cose 
del Mondo si fece Monaco, e visse nel 
Monastero di S. Felice d' Amiano . Af- 
ferma il suddetto Padre Zucchini , che 
sotto la reggenza d'Orso II si comincia- 
rono a coniar Monete in Venezia * ma T 
insussistenza di quest' asserzione rilevasi 
dalla Dissertazione XVIII. 

93Z Pietro Candiano II: ebbe un figliuo- 
lo , chiamato anche esso Pietro, che fu 
dichiarato Protospatario dall' Imperatore . 
Prese, ed arse Comacchio . Alcuni Cro- 
nisti seguiti dal sullodato Zucchini credono 
che il furto fatto da' Triestini ddÌQ Spose 
all'Isola di Olivolo, oggi Castello, succe- 
desse nella di lui reggenza ; ma altri con 
più fondamento ritardano quest 5 avveni- 
mento al Dogado di Pietro Candiano III, 
qualcuno sin' al Principato di: Pietro Po- 
lani^ ed altri all'opposto anticipano que- 
sto fatto , e lo collocano sotto il governo 
de' Tribuni, come può vedersi in Loren- 
zo de Monacis . Chronicon de Rebus Ve~ 
netis Lib. I. 

p^o Pietro Participa^io , ovvero Badoaro 
visse anni due , altri dicono tre. 

042 Pietro Candiano III: figliuolo di Pie- 
tro II Candiano: ebbe due figliuoli Do- 



Veneta. ii 

menko Vescovo di Torcello , e Pietro suo 042 
Collega nella reggenza : altri Cronisti ne 
aggiungono un terzo . Mandò in esiglio 
il figliuolo Pietro , che si dichiarò nemico 
della Reppublica , per lo che addolorato 
il vecchio Padre venne a morte 1* an- 
no p5p: altri Storici segnano la di lui 
morte al 956, e qualcheduno al 952. 

Pietro Cartellano IV, Que' Vescovi, e 950 
que* Nobili che aveano prima giurato di 
non volerlo per Capo, morto il vecchio 
Padre , lo bramarono così ardentemente , 
che armata una Flotta di 200, e più Le- 
gni andarono a Ravenna, lo condussero 
alla Dominante, dove giunto con tanta 
pompa, lo investirono del Principato con 
universale allegrezza. Mentre egli opera- 
va cose utili per la Patria, perde la 
grazia della Nazione per le sue private 
sceleratezze , e per i suoi tirannici por- 
tamenti : onde finalmente fu ucciso dalla 
moltitudine con un suo bambino, che te- 
neva nelle braccia. 

Pietro Orseolo I. fu eletto nella Chie- 976 
sa Vescovile di Olivolo ai 12 Agosto: 
dopo due anni , altri scrivono due mesi , 
e 20 giorni , rinunziò il Dogado per ri- 
tirarsi in un Monastero della Francia, ove 
terminò santamente la sua vita dopo 19 

an- 



12 Storia 

pj6 anni di Monachismo. Dalla Moglie Fe- 
licita ebbe un figlio del nome stesso , non 
punto dissimile al Padre. 

$j8 Vitale Candiano figliuolo di Pietro III 
Candiano. Essendosi infermato nel prin- 
cipio della sua reggenza, rinunziò ben 
tosto il Principato , e si fé Monaco in 
S. Ilario , e dopo cinque giorni cessò di 
vivere . 

97<p Tribuno Memmo , o Memo , uomo ric- 
co , ma poco pratico degli affari politici . 
Viene incolpato d'aver nutrite le discor- 
die fra le famiglie Morosi na , e Calopri- 
na • per lo che temendo di sua vita, ri- 
nunziò la Dignità, si fé Monaco nell* 
Isola di S. Giorgio Maggiore , pochi gior- 
ni dopo finì di vivere, e fu seppellito in 
S. Zaccaria dopo quasi 14 anni di Dogado . 

ggi Pietro Orseolo II: questo fu il primo, 
che stendesse i confini del dominio Ve- 
neto nelf Istria , e nella Dalmazia . Fu 
visitato occultamente dall' Imperatore Ot- 
tone III ; mandò a Costantinopoli Gio- 
vanni , ed Ottone suoi figliuoli : dove Gio- 
vanni sposò una nipote dell'Imperatore, 
ed Avuto il titolo di Patrizio ritornò al- 
la Patria: il benemerito Doge morì dopo 
17, altri dicono 18 anni di governo, e 
fu posto in S. Zaccaria. 



Veneta. 13 

Ottone Orseolo: giovane di anni 18, iocy 
bello di persona , e di volto ma più bel- 
lo d' animo : ebbe per moglie una so- 
rella di Geta Re d'Ungheria. Dopo 17 
anni d'ottimo governo essendosi formata 
congiura contro di lui dall'ambizioso cit- 
tadino Domenico Flabanico- fu deposto , 
e mandato in esilio . 

Pietro Contran'tgo , o Centranico , det> lOló 
to Baròli ano , il popolo non contento di 
lui nell'anno 1031 lo costrinse a farsi 
Monaco , e richiamò da Costantinopoli 
Ottone Orseolo* sulla notizia avuta, che 
egli era morto , Domenico Orseolo pre- 
tendendo la Dignità Ducale , ereditaria nella 
sua Casa se ne mise in possesso^ ma egli 
fu assalito nel Palazzo , e fuggì in Ravenna . 

Domenico Flabanico , o Flabanigo : IQ.^% 
questo trovavast in esilio , ed era stato 
creato dall' Imperator Costantino Protos- 
patario .• morì dopo il pacifico governo 
di anni X, mesi 4, e giorni 12, e fu 
seppellito in S. Zaccaria . 

Domenico Contarmi nato di sangue iliu- IO43 
stre , era uomo savio , e cortese , e dopo 
un lungo , ed ottimo governo di 16 , 
altri dicono 27 armi morì , e fu seppelli- 
to in S. Niccolò del Lido , Chiesa da 
lui piamente fabbricata . 

Do* 



14 Storia 

1071 Domenico Selvo j ovvero Silvio : Ebbe 
per Consorte una sorella dell' Imperator 
d'Oriente Niceforo , visse anni 12 ovve- 
ro secondo altri 16 nel Dogado , e fu 
seppellito in S. Marco. 

1084 Vitale Fallerò: questi avea il titolo 
di Protosevaste , e si sottoscrivea con que- 
ste parole Vitalis Faletvo de Donis . Do- 
po 12 anni, altri scrivono 13, ed alcu- 
ni 22. di governo passato all'altra vita 
fu riposto in S. Marco. 

logó Vitale Michele , ovvero Michiel : qusst' 
era Protosevaste nell'Impero Greco: fece 
il primo passaggio in Terra Santa con 200 
Navigli : alla fine dopo 4 anni , altri di- 
cono 6 di Principato fu ucciso i giusta 
il SansovinO) da un certo Marco Cas- 
suolo . 

Il 02 Ordelafo F altero figliuolo del fu Doge 
Vital Faliero, fu anche egli, come il Pa- 
dre , Protosevaste . Dopo molte gloriose 
imprese morì in mezzo ad un combatti- 
mento contro gli Ungheri l'anno 16 del 
suo Principato * 

il 17 Domenico Michele , uomo pio, di mol- 
ta età , e valore : dopo le gloriose con- 
quiste fatte nel Levante ed in Sona cacciò i 
Greci dalla Dalmazia : mancatogli in que- 
st' impresa il danaro fé distribuire mone- 
ta 



Veneta. 15 

fa di cuojo, che poi cambiò in Venezia 111^ 
con altra buona : e per quest' avvenimento 
si vedono nello scudo della famiglia Miche- 
li alcune monete . Avendo egli governa- 
ta felicissimamente la Repubblica nove an- 
ni morì secondo V asserzione di alcuni 
Cronisti con Pietro Marcello , o secondo 
altri col Sansovino rinunziò la Dignità , 
e venuto poco dopo a morte, fu seppel- 
lito in S. Giorgio Maggiore . 

Pietro Polani genero del Michieli, as- 1130 
sai giovane , ma ragguardevole per le sue 
rare qualità: essendo nata gravissima dis- 
sensione tra gli Imperatori Corrado , ed 
Emmanuello , lo elessero per Giudice ar- 
bitro delle loro differenze . Dopo molte 
gloriose imprese rrfbrì l'anno 18 del suo 
Principato. 

Domenico Morosini uomo di santa vi- 1148 
ta : fece crear Conte di Zara Domenico 
suo figliuolo ; sotto di lui s' incominciò 
la fabbrica del Campanile di San Marco . 
Dopo un glorioso governo di Vili anni 
venuto a morte fu seppellito in Santa 
Croce di Luprio. 

Vitale Michele II uomo assai versato 1156 
nelle cose del Mondo , di gran bontà , e 
riputazione . Tra le gloriose imprese di 
questo Principe si annovera la vittoria 

con- 



\6 Storia 

li$6 contro Ulrico Patriarca di Aquileja fatto 
prigione con la Canonici , e molti No- 
bili : fu poco dopo lasciato in libertà a 
condizione però , ch'egli mandasse ogni 
anno un Toro con 12 Porci a Venezia, 
i quali a presenza del popolo si ammaz- 
zassero a perpetua memoria . E' riflessi- 
bile ,. che alcuni Cronisti attribuiscono , 
non so con qual fondamento , quest' im* 
presa al Doge Angelo Participazio, come 
accenna il Marcello nelle vite de Princi- 
pi all'anno 11Ó2. Il Micheli finalmente 
nell'anno ij del suo governo fu assas- 
sinato dal popolo. 

SI 73 Sebastiano Ziani: era d'età di 70 an- 
ni , di volto , e d' ingegno placido , e ric- 
co oltre modo. Sotto di lui la Repubbli- 
ca ebbe illustre vittoria da Federico I 
Imperatore a favor del Papa Alessandro 
III: onde poi si celebrò in Venezia la 
pace di Alessandro con Federigo . Que- 
sto Pontefice lasciò al Doge que' pegni 
della sua riconoscenza altrove riferiti : e 
morì il Ziani a' 27 Maggio l'anno 7 del 
suo Principato. 

1178 Orio Malipiero y detto da alcuni %rfu- 
reo y Orso , ed Orio Mastro Petro , e Pie- 
tro . Dopo gloriose imprese in capo a 14 
anni ( altri dicono con Pietro Marcel- 
lo 



Veneta. 17 

Jo 9 ) di Principato , rinunziò , si fé 1178 
Monaco , e morì in Santa Croce di Lu- 
prio . 

Enrico Dandolo , ovvero %Arrigo , uo- noz 
mo vecchio , ma pieno di meriti , e di 
valore . Per opera sua la Repubblica s' 
impadronì di Costantinopoli d' accordo con 
li Francesi . Dopo un glorioso Principa- 
to d'anni 13 in una età avanzatissima 
compì il termine de' suoi giorni in Co- 
stantinopoli , e fu sepolto onorevolmen- 
te nel portico di Santa Sofia . 

Pietro Ziani figliuolo di Sebastiano , 1205 
sotto di lui si creò il primo Podestà in 
Costantinopoli per la Repubblica , e fu 
Marino Zeno . Prese in Moglie Gostanza 
figliuola di Tancredi Re di Sicilia . Al- 
la fine rinunziata la Signorìa dopo glo- 
riose imprese , e ritornato a casa sua la- 
sciò di vivere nell'anno 24 del suo go- 
verno . 

Giacomo Tiepolo : questi fu eletto in 1229 
concorrenza di Marino Dandolo . Sotto 
il di lui governo felicissimo si sentì nel- 
le Lagune un terremoto sì gagliardo , 
che gettò a terra non poche fabbriche del- 
la Città . Era il Tiepolo uomo di raro 
ingegno , di stupenda memoria , e di risol- 
to valore. Alla fine fatto vecchio rinun- 
Tom. III. B zio 



i8 Storia 

Hip zio la dignità dopo XX anni , e venuto 
a morte fu sepolto in San Giovanni e 
Paolo . 

1240 Marino Morosinl , sotto di lui si fab- 
bricò in Candia la Città detta Canea : 
avendo governato felicemente tre anni , 
o secondo altri Cronisti 4, fu portato con 
onorevole pompa al sepolcro; dicesi, che 
allora si diede principio ad attaccar nella 
Chiesa di San Marco gli Scudi con T 
Arme de' Dogi. 

1252 Ralniero Zeno , ovvero Reniero : uo- 
mo accorto , sagace , e molto versato ne- 
gli affari di Stato : era allora Podestà 
nella Città di Fermo , onde fu condotto 
a Venezia dal Conte Marco Ziani con 
quattro Galee, e ricevuto con straordina- 
ria allegrezza dalla Città . Sotto di lui 
Michele Paleologo riacquistò Costantino- 
poli sopra dei Veneziani , e dei Francesi . 
In tanto il Zeno avendo governato \6 
anni ovvero 17, venne a morte , e fu 
sepolto a Sm Gio: e Paolo. 

12^8 Lorenzo Tiepolo , figliuolo di Giaco» 
mo , era allora Podestà a Fano , altri 
Cronisti dicono a Veglia : ebbe per Con* 
sorte una gran Signora della Dalmazia , 
che alcuni credono figliuola del Re della 
Rascia . Dopo la sua elezione diede p 

mo- 



Veneta. 19 

moglie a Giacomo suo Figliuolo una rie- 126S 
chissima , e potentissima donna Padrona 
in Schiavonia di molte Castella , e ma- 
ritò il figlio Pietro con una gentildonna 
Vicentina . Dopo il glorioso governo di 
sette anni , e venticinque giorni , o se- 
condo altri di sei anni passò all'altra vi- 
ta, e fu posto nel sepolcro del Padre. 

Giacomo Contarmi d'età di 80 anni 5 1275 
dopo il felice governo di quattro anni , 
vedendosi inabile alla reggenza a cagio- 
ne dell'avanzata sua età, rinunziò la Di- 
gnità , e ridottosi in casa dei Boccassi a 
San Luca , poco dopo morì . 

Giovanni Dandolo , questi era allora 1280 
Conte a Cherso^ nel di lui governo due 
fastidiosi avvenimenti afflissero la Domi- 
nante j l'acqua allagò la Città con gra- 
vissimo danno de' mercatanti , ed un ter- 
remoto mise a terra non poche fabbri- 
che . Mancò il Dandolo l'anno Vili, o 
secondo altri , X del suo Principato . 

Pietro Gradenigo : mentre si celebra- 1288 
vano i funerali del Dandolo fu proclama- 
to Doge dal popolo Jacopo Tiepolo * ma 
essendosi e^li con civile prudenza ritira- 
to a Trivigi , fu eletto il Gradenigo d' 
età di 38 anni, essendo allora Podestà in 
Capo d'Istria . Fu uomo accorto , pru- 

B 2 den- 



lS\ 



20 Storta 

dente, d'animo invitto, e molto eloquen- 
te . Morì , secondo alcuni di veleno , nel 
131 1, e fu portato a Murano nella Chie- 
sa di San Cipriano. 
13 1 1 Marino Giorgio , cognominato il Santo , 
essendo d'età di anni 81; mori dopo X 
anni di Principato secondo il Marcello , 
che dovrebbe aver scritto X Mesi . Nel- 
la sua breve reggenza non vide mai né 
il sole sereno , né il mare tranquillo . 
1312. Giovanni Soran^o d'età di 72 anni , 
grande di statura, accorto , assai astuto , 
gentile, e cortese. Nella di lui reggenza 
fu tanta l'abbondanza nella Città , che 
con un Ducato si forniva una Casa del 
necessario companatico per una settimana 
giusta f asserzione del Sansovino . Dopo 
XVI anni di Principato fu seppellito nel 
Battisterio di San Marco secondo il sud- 
detto Sansovino , o giusta il sentimento 
di Pietro Marcello nella sacristia di det- 
ta Chiesa. 
1328 Francesco Dandolo , detto Cane , sot- 
to di lui si trovarono in Venezia in un 
tempo medesimo 60: Ambasciatori di di- 
versi Sovrani , e Comunità chiedendo il 
giudizio del Senato nelle respetti ve loro 
contese , tal' era la fama dell'incorrotta 
giustizia di que' Senatori . Avendo il Dan» 
* dolo 



V £ tt ETÀ. 21 

dolo governata felicemente la Repubblica 132S 
X anni , e X mesi , o secondo il Mar- 
cello anni XI morì , e fu posto nel Ca- 
pitolo de' Frati Minori . Si rende rifles- 
sibile , che il Sabellico , e Gio: Bodino 
dando fede a' racconti de' più screditati 
Cronisti hanno o fabbricata , o trascritta 
una favoletta assai curiosa intorno al sopra- 
nome di Cane , proprio del suddetto Do- 
ge : dicono essi , che essendo il Dandolo 
Ambasciatore al Pontefice Clemente V 
residente in Avignone per conciliarlo al- 
la Repubblica , che egli avea scomunica- 
ta , e non potendo ottenere dallo sdegna- 
to Pontefice d' essere udito , si nascondes- 
se , mentre era a pranso sotto la mensa 
del Papa prostrato a' suoi piedi, come far 
sogliono i cani , e pedibus , ac manibus 
quadrupedis in modum gradiens , per usa- 
re le parole del Bodino , ottenesse con ù 
eroica umiliazione l'assoluzione delle cen- 
sure : e quindi aver poi sortito il sopra- 
nome ài Cane . Ma doveano questi Sto- 
rici sapere , che nelle Ducali di Giovan- 
ni Dandolo emanate nell'anno 1280 si 
legge: Nos Joannes Dandulo Dux zc.fa- 
cimus , Ó* confirmamus , & ordinamus 
N. N. & Sapientes V. V. Mattheum 
Quirino , Joannem Can Dandulo , & Ja« 

B 3 co- 



22 Storia 

1328 cobum Theupulum tAmbasciatoves y &* fi* 
deles nosiros diletlos ec. Oltre a ciò Pie- 
tro GuiJlombardo nell* Istoria de' suoi tem- 
pi lasciò scritto : Franciscus Dandulus 
filius quondam Domìni Joannis Canis eie* 
Bus fuit Dux Venetiarum , & positus in 
Ducatu die Veneris o&avojanuavj 1328. 
Esistono pure , giusta la testimonianza di 
Niccolò Grasso nell' Annotazione III al 
Giannotti , molti antichissimi Contratti , 
e Testamenti della nobilissima famiglia 
Dandola , ne' quali non solo il Padre , e 
l'Avo , ma altri molti degli ascendenti 
sono secondo l'usanza di que' tempi con- 
trasegnati col sopranome di Cane . Mar- 
co Barbaro , che fu il primo a confutare 
questa ridicola favola, riferisce d' aver ve- 
duto nella Parrochia de' Santi Ermagora 
e Fortunato sopra una porta in pietra vi- 
va un Cane con l'Arma Dandolo sulla 
spalla 5 e ne porta il disegno : nel suppli- 
mento ancora all' Istoria Bolognese di Car- 
lo Sigonio Col. 309 Op. Tom. III si 
legge : Pretura Philippo Bellini Veneto 
delata , cui ( nescio causam ) cognomentum 
erat Canis .• dal che si rileva , che un tal 
sopranome non fu della sola famiglia Dan- 
dolo . Dopo tutto ciò recar dee meravi- 
glia , che il Sig. Ab. Laugier abbia con 

pò- 



Veneta. 23 

poco criterio inserita, ed ampliata la sud- 1328 
detta favola nella sua Storia di Venezia . 

Bartolommeo Gradenigo d'età diyóan- 1339 
ni, l'anno terzo del suo Principato ven- 
ne a morte, e fu sepolto nell'atrio della 
Chiesa di San Marco. 

^Andrea Dandolo, fu dottissimo, ed il 1342 
primo de' Nobili Veneziani , che riceves- 
se il Dottorato ; fu assunto al Trono Du- 
cale in età di 33 anni, essendo Procura- 
tor di San Marco . Scrisse diffusamente 
T Istoria di Venezia , e gli Annali di 
tutto il Mondo : morì dopo 12 anni di 
governo , e fu posto nel Battisterio di 
San Marco. 

Marino Fallerò : era questi Conte di 13 54 
Vai di Marino , esercitato lungamente in 
diverse Podestarìe forestiere, d'età di 80 
anni , molto ricco , di eccellente ingegno , 
ed eloquenza , ma collerico fuor di mo- 
do . Congiurò contro la Patria , non per 
desiderio di signoreggiare , come dicono 
molti Cronisti , essendo d' età di 80 an- 
ni , e senza figliuoli , ma per debolezza 
di cervello , e per vendetta : scoperta la 
congiura , fu decapitato , e sepolto priva- 
tamente nell' atrio della Cappella della 
Pace in S. Gio: e Paolo . 

Giovanni Gradenigo, appellato Nason e , 135 5 

b 4 ir 



24 Storia 

1^55 d'età di j6 anni, di profonda memoria; 
peritissimo nelle Leggi , ma secondo al- 
cuni riputato avaro, e sgarbato nella per- 
sona : visse un anno , tre mesi , e 14 
giorni : fu sepolto nella Chiesa de' Frati 
Minori giusta 1' asserzione di Pietro Mar- 
cello . 

*3S>^ Giovanni Delfino, sotto di lui si fece 
l'importante regolazione delle Pompe , 
imitata poi da diversi Principi d' Italia . 
Essendosi introdotta in Venezia la Peste 
originata dall'Istria , vi morì fra gli al- 
tri il Doge l'anno V del suo Principa- 
to, ovver il IV giusta il Sansovino , ed 
è riposto in S. Giovanni e Paolo . 

1361 Lorenzo Gelsi : questi governò la Re- 
pubblica quattro anni , altri scrivono an- 
ni V mesi 3, giorni io, e fu seppellito 
nella Chiesa della Celestia, ovvero Cele» 
stria , come la chiama il Marcello * 

130% Marco Cornaro d'età di 80 anni illu- 
stre per molte Ambascierìe, uomo savio, 
ed eloquente governò in pace anni due ed 
otto mesi j fu sepolto in San Giovanni 
e Paolo appresso V Aitar maggiore . 

l%6j fAndrea Contarmi fu costretto suo mal- 
grado ad accettare la Ducale Dignità - 
governò ne' difficili tempi della guerra ài 
Ghioggia co' Genovesi , e morì glorioso 

nell' 



V E N E T Ac 25 

nell'anno XV del suo Principato : e fu 1307 
riposto nel Chiostro di San Stefano. 

Michele Morosini d'età di 74 anni > 1382. 
uomo dottissimo , e prudente . Nella di 
lui reggenza la peste nella Città in così 
fatta maniera infieri , che ancora esso mo- 
rì nel quarto mese della sua assunzione 
al Dogado . 

•Antonio Vernerò uomo così giusto , 1382. 
che confinò in prigione Luigi suo figli- 
uolo , il quale aveva giovanilmente diso- 
norato una Casa nobile della Dominante ; 
morì dopo 18 anni di Principato , e fu 
sepolto in San Giovanni e Paolo . 

Michele Steno d'età di 69 anni , uo- 1400 
ino ricco , e di molto valore ; si festeggiò 
la sua elezione per quasi un anno : cjopo 
13 anni, e tre giorni di felicissimo Prin- 
cipato , facendo grande strage la peste in 
Venezia cessò di vivere , e fu sepolto in 
Santa Marina , non già nella Chiesa de' 
Frati Minori , come dice il Marcello . 

Tommaso Mocenigo , era questi ancora d' 1413 
età di 69 anni giusta il Sansovino : mo- 
rì nella di lui reggenza il benemerito 
Cittadino Carlo Zeno , il quale fu accom- 
pagnato dal Principe , e dalla Signorìa alla 
Celestia , e lodato con orazione funebre 
da Leonardo Giustiniano . Passò all'altra 

vi- 



lo Storia 

1413 vita il Mocenigo nell' anno X del suo 
Principato , e fu sepolto in San Giovan- 
ni e Paolo. 

1423 Francesco F ose ari , fu uomo così caro 
alla Città , che ne festeggiò la di lui 
esaltazione per un anno intiero ; riuscì 
felice il suo governo* ma essendosi trop- 
po avanzato in età , e perciò poco gio- 
vando a' servigi dello Stato , fu rimosso 
dalla Dignità Tanno 34 della sua elezio- 
ne giusta il computo del Sabellico , e San- 
sovino, ovvero l'anno 36 secondo il cal- 
colo di altri Cronisti con Pietro Marcel- 
lo . Due giorni dopo 1' elezione del Suc- 
cessore morì il Foscari , ed essendogli 
meritamente restituite l'Insegne Ducali , 
fu accompagnato dal Principe, e dalla Si- 
gnorìa , e sotterrato nella Chiesa de' Fra- 
ti Minori , dove fu lodato da Bernardo 
Giustiniano . Il Sabellico lo fa vivere anni 
pò, ma la maggior parte de' Cronisti non 
li danno che 84 anni di vita . 

14J7 Pasqual Maliplero , fu creato in con- 
correnza di Marco Foscari fratello del 
Doge Francesco, di Cristoforo Moro , e 
di Paolo Trono : conservò a tutto suo 
potere la pace , che fu lasciata dal Fosca- 
ri, ed in capo a quattro anni di religio- 
so e giusto Principato cessò di vive« 

re, 



Veneta. 27 

re , e fu sepolto in San Giovanni e 1457 
Paolo . 

Cristoforo Moro d' età di 72 anni, uo- 1462 
mo di bell'animo, e lungamente eserci- 
tato ne' maneggi della Repubblica, mo- 
rì a' 12 Novembre 1471 , fu meritamen- 
te lodato nel suo funerale dal Dottore 
Antonio Bernardo, e sepolto nella Chie- 
sa di San Jobbe da lui ristaurata col suo 
Ospitale in memoria di S. Bernardino da 
Siena. Non sappiamo indovinare, qual 
sia stato il motivo di Marin Sanuto nel- 
le sue Vite de' Dogi , là dove parla dei 
Principe Cristoforo Moro , di scrivere 
in questa guisa : Morì con cattiva fama 
d? Ippocrita , di vendicativo , di doppio , 
£ avaro . Infatti pubblici Documenti del- 
la sua insigne pietà appajono tuttora sì 
ne' marmi, come ne' bronzi, leggendosi 
nella Ducale Basilica presso l'antico Al- 
tare di S. Paolo la seguente iscrizione , 
riportata dal Sanso vino : Duce ine Ut issi* 
mo & Pientissimo Cristophoro Mauro 
Principe: e nel pubblico Palazzo sotto 1' 
Originai suo ritratto leggesi 1' Epigrafe, 
che così dice: 



Ju- 



2,8 S T O R t A 

1462. Justitiam colui pius , & si fata 
fuissent 
Pro Patria in Turcas Dux moriturus 

eram . 

Una Medaglia finalmente al suo onore 
coniata , e lodata dall' erudito Marco Fo- 
scarini , porta nel diritto f effigie di lui 
con il nome Christophorus Mauro Dux: 
e nel rovescio questa leggenda : Religio~ 
nis & Justitice cultor « 
1471 Niccolò Tron d'età di 74 anni, sotto 
di lui si fece alleanza con Ussuncassano 
Re di Persia col mezzo di Catarino Ze- 
no suo nipote materno . Morì in capo 
d'un anno, otto mesi, e cinque giorni, 
e fu portato a' Frati Minori, dove fu lo- 
dato dal Dottore Gian Francesco Pasqua- 

1473 Niccolò Marcello d' età di j6 anni 9 
uomo di grandissima pietà , ed innocen- 
za, governò la Repubblica un anno, 4 me- 
si, e 17 giorni , li furono fatte l'ese- 
quie in S. Giovanni e Paolo • la fune- 
bre Orazione fu recitata dal Dottor Do- 
menico Bolani^ e fu sepolto a S. Ma- 
rina . 

1474 Pietro Mocenigo d' età di 6<p anni > 

me- 



Veneta. zg 

meritevole di tanto onore per la sua il- 1474 
lustre virtù . Avendo governata la Rep- 
pubblica un anno , due mesi , e p giorni , 
fu sepolto in S. Giovanni e Paolo , ove 
fu lodato dal sopraddetto Domenico Bo- 
lani. 

%/lndrea Vendr amino d' età di 84 anni , 1 47Ó 
e felicissimo in tutte le cose sue private • 
essendo giovane, fu il più bello, e gra- 
zioso Gentiluomo della Dominante ; fat- 
to uomo ebbe molti figliuoli di eccellen- 
te spirito , e valore . Ebbe pure sei figli- 
uole , che egli maritò con i primarj No- 
bili della città, dando ad ognuno gran- 
dissima Dote : ed oltre a ciò fu ricchis- 
simo, piacevole, e molto cortese : gover- 
nò un anno , ed otto mesi , altri dicono : 
2 , mesi 8 , fu seppellito nella Chiesa de' 
Servi di Maria , e gli fece la funebre 
Orazione il Dottore Girolamo Conta- 
rmi . 

Giovanni Mocenigo fratello del Doge 1477 
Pietro d' età di 70 anni : governò la Re- 
pubblica 7 anni avendo accresciuto l'Im- 
perio Veneziano , fu sepolto in S. Giovan- 
ni e Paolo , ove fu lodato dal Dottore 
Girolamo Molino . 

Marco Barò arigo uomo di singoiar bon- 1485 
ti e prudenza , umano , e cortese , ave- 
va 



3Q Storia 

Ì485 va allora 73 anni d'età; il suo governo 
fu pacifico, e felice, ma breve, poiché 
morì nel 9 mese del suo Principato; fu 
sepolto nella Chiesa della Carità , e lo- 
dato da Paolo Pisani . 

1485 ^Agostino Barò arigo , fratello di Marco , 
d'età di 66 anni, uomo di grand' inge- 
gno, e singoiar memoria, il quale, come 
dice Pietro Marcello , per la bella sua 
presenza mostrava in sé gran maestà con 
barba lunga , e canuta , che lo rendeva 
degno della maggior riverenza. Caduto 
in -malattìa dopo XV anni di governo , e 
non potendo secondo il suo desiderio accu- 
dire agli affari dello Stato , rinunziò la di- 
gnità , ma non volendo i Padri accettare 
la rinunzia , morì fra pochi giorni , fu se- 
polto in S. Giovanni e Paolo , o secon- 
do altri alla Carità dopo 1 consueti fune- 
rali in San Gio: e Paolo, ove fu lodato 
da Domenico Veniero dottossimo Genti- 
luomo di quell' età . Reca meraviglia che 
il Sig. Ab. Laugier senza 1' appoggio di 
qualche accreditato Cronista francamente 
asserisca, che la morte del Doge Marco 
Barbarigo fu cagionata da' replicati gravis- 
simi disgusti, ed afflizioni, che gli ap- 
portò il Fratello Agostino, e quindi ri- 
marca come cosa notabile , che ciò non 

ostan- 



Veneta. 31 

ostante li fosse dato per successore que- 1485 
sto fratello medesimo : siccome il Sig. 
Abate non ha prodotti i documenti di 
questa strana asserzione, cosi noi ci ri- 
stringeremo a dire , che ella è priva di 
sodo fondamento, e contraria all'unanime 
testimonianza degli Storici , e Cronisti 
da me veduti . 

Leonardo Loredano d'età di 6$ anni, 1501 
uomo pieno di coraggio, liberale, e fa- *• ■ ■ 
condo : aggravato dalle nojose cure in 
que' difficili tempi della Repubblica, dall' 
età, e dal male, che gli sopravenne per 
una caduta, lasciò di vivere , e portato in 
San Giovanni e Paolo , fu illustremente 
lodato da Andrea Navagero dottissimo 
Gentiluomo del suo tempo. 

Antonio Grimanl di età di 87 anni 1521» 
giusta il Sansovino , altri dicono 90: il 
Giovio negli Elogj degli uomini illustri 
favella di lui con molta lode. Avendo 
saviamente, e giustamente governata la 
Repubblica un anno , mesi 2 , giorni 2 ; 
ovvero secondo altri , un anno , 1 o mesi , 
giorni due morì, fu portato in S. Gio- 
vanni e Paolo , ove gli fece P Orazione 
funebre Federigo Valaresso , uomo nobilis- 
simo, e molto versato nelle belle lettere. 
Non voglio tralasciare di dire , che SaU 

ve- 



32 Storia 

1521 vestro Girelli d'Urbino continuatore di 
Pietro Marcello segna l' elezione del Gri- 
mani all' anno 86 dell' età sua , e la mor- 
te all' anno SS , asserzione affatto contra«= 
ria alla cronologìa de' più esatti tra Ve- 
neti Cronisti. . 

1523 ^Andrea Grlttt , uno de' più benemeriti 
Cittadini , che la Repubblica avesse a 
questo tempo: la bella sua presenza mo- 
strava la virtù dell' animo, talmentechè 
pareva veramente degna del Principato : 
fu eletto Doge d'età di 6S anni; e quin- 
di fatto vecchio , ed aggravato dalle pe- 
santissime molestie della sua Dignità , 
morì nell' anno 83 , ovvero 84 dell' età 
sua; il di lui mortorio fu accompagnato 
dalla Città tutta addolorata per cotanta 
perdita alla Chiesa di San Giovanni e 
Paolo, ove fu lodato dal celebre Bernar- 
do Navagero , che poi fu Cardinale . L* 
Orazione eloquentissima del Navagero vie- 
ne molto commendata dall'erudito Card. 
Agostino Valerio nella vita del Nava- 
gero suddetto pag. 71. Ediz. Cornino; ma 
per deplorabile fatalità giacque talmente 
occulta sin da' tempi del Valerio, che il 
dotto Marco Foscarini alla pag. 300 del 
la sua Letteratura Veneziana la credè 
affatto perduta ; siamo perciò molto te« 

nuti 



Veneta. 33 

miti alle accurate indagini dell'erudito 152-3 
D. Giacopo Morelli , il quale illustrando 
i Codici Latini e Volgari della Biblio- 
teca Naniana ha per dir cosi dissotterrato 
questo prezioso monumento, e resolo pub- 
blico colle Stampe . 

Pietro Landa d'età di 78 anni, aven- 1538 
do egli ottimamente governata la Repub- 
blica 6 anni , ed 8 mesi venne alla fine 
della sua vita, e portato alla Chiesa di 
S. Giovanni e Paolo gli fece la consue- 
ta Orazione Michele Barozzi , che alla 
nobiltà del Casato univa una non ordina- 
ria erudizione ed eloquenza , come atte- 
stano il Sansovino, Salvestro Girelli, ed 
altri . 

Francesco Donato uomo dottissimo , 1545 
avendo saviamente governata la Repub- 
blica sette anni , e sei mesi finì di vi- 
vere * e dopo le consuete cerimonie fat- 
te a S. Giovanni e Paolo fu lodato dal 
Senatore eruditissimo Giovanni Donato 
suo Nipote . 

Marcantonio Trevisano , ovvero Trevi- 1553 
san , Senatore di così innocente vita , che 
si durò fatica a fargli accettare il Princi- 
pato : questo fu breve , benché felice , 
poiché un anno dopo circa , orando innan- 
zi l'imagine d'un Crocifisso giusta l'as- 
Tom. III. C ser- 



:j4 Storia 

¥5513 serzione di Giorgio Benzone , che ne scris- 
se la vita , ovvero ascoltando la Santa 
Messa nella Sala delle teste secondo il 
Sansovino , ed altri , spirò all' improviso . 
L' esequie di questo Santissimo Principe 
furono celebrate con universale dolore di 
tutta la Dominante 3 nella Chiesa di San 
Giovanni e Paolo, fu lodato da Bernar- 
dino Loredano dotto ed eloquente gen- 
tiluomo, e sepolto in San Francesco del- 
la Vigna. 

1554 Francesco Veniero d'età di &J. anni , 
essendo per l'ordinario poco sano, venne 
a morte l' anno secondo • o poco piva. , del 
suo governo , e portato a San Giovanni , 
e Paolo , gli recitò la funebre Orazione 
Bernardino Loredano. Giorgio Benzone 
nella di lui Vita lo fa vivere due anni 
manco nove dì: fu sepolto nella Chiesa 
di San Salvadore in ricchissimo sepolcro 
di marmo . 

155^ Lorenzo Priuli , o Prioli , uomo pru- 
dente, e di molta letteratura giusta il 
Sansovino: nella di lui reggenza il Sena- 
to con particolare Decreto ordinò, che 
fossero posti a cultura i terreni incolti 
del Dominio: onde si avesse in ognitem- 
po copia di grano sufficiente al manteni- 
mento della Nazione. Venuto a morte 

il 



Veneta. 35 

il Priuli , fu lodato in San Giovanni e IjjJ 
Paolo da Leonardo Giustiniano , e sepolto 
nella Chiesa di San Domenico di Castello . 

Girolamo Priuli fratello di Lorenzo , 1555? 
Uomo di molta bontà , di grave , e bella 
presenza. Fu lodato in morte da Gian 
Battista Gritti > e riposto in San Dome- 
nico presso al fratello. 

Pietro Lorecìano Uomo di religiosi co- I567 
stumi: nella di lui reggenza si appiccò il 
fuoco alle polveri dell'Arsenale con orri- 
bil fracasso. Tutto quest'ampio luogo fu 
ridotto ad un ammasso di rovine, e la 
Città ne risentì lo scuotimento con gran- 
de orrore degli abitanti . Finalmente ag- 
gravato il Loredano dall' età , dal tedio , 
e da' molesti pensieri , che l' affiggevano 
morì l' anno IV , e fu lodato ne' funerali 
da Antonio Zeno. 

Luigi Mocenigo, detto *Alvigì y o o€U 1570 
vise , uomo d' animo grande * e utile in- 
dustria: morì nel 1577, e ^ u lodato lil 
San Giovanni e Paolo da Lorenzo Mas- 
sa Secretano del Senato. 

Sebastiano Veniero uomo di merito sin- 1577 
golare, fu universale l'applauso fatto da 
tutti gli ordini della Città alla di lui 
esaltazione . Venuto a morte fu lodato 
nella Chiesa di San Marco dal Dottore 

C 2. Gre- 



J 



fi • S t Ò R ì À 



1577 Gregorio Manzino, e sepolto nella Chie- 
sa degli Angioli di Murano. Il di lui 
ritratto insieme colla Corazzina , della 
quale era vestito il giorno della famosa 
vittoria sopra i Turchi , fu richiesto al Se- 
llato dall'Arciduca d'Austria per collocar- 
lo nel suo Museo, e gli fu generosamen- 
te mandato . 

1578 Niccolò da Ponte d'età di 88 anrti , 
eccellente nelle Scienze : nella di lui reg- 
genza ii Gran Duca di Toscana Francesco 
de,' Medici prese per Moglie una Gentil- 
donna Veneziana della Nobil famiglia Ca- 
pello, che fu adottata figliuola della Re- 
pubblica . Il Senato ancora donò alla San- 
ta Sede il nobil Palazzo, che era del Do- 
ge Andrea Gritti situato dirimpetto alla 
Chiesa di San Francesco della Vigna per 
residenza de' Nunzii Apostolici . Morì il 
Principe Ponte l'anno 1585, e ^4 dell' 
età sua. 

1585 Pasquale Cicogna d'età di jó anni * 
sotto questo Principe godettero i Vene- 
ziani lieta e tranquilla pace , e perciò 
s'abbellì la Dominante di pubbliche e pri- 
vate fabbriche • venne egli a morte nell' 
anno IX, mesi 7, e giorni 14 con opi- 
nione di Santità ; fu lodato da Enea Pic- 
celomini Senese uomo eruditissimo dell' 

età 



V I N ETÀ. 57 

età sua, e sepolto nella Chiesa detta al- 1581 
lora de' Crocecchieri . . 

Marino G rimarti r uomo assai commenda- 1595 
to per la bontà della vita , per 1' affabi- 
lità sua , e per la sincerità nel dire il 
suo parere : il popolo non cessò per mol- 
ti giorni di dare contrassegni della di lui 
allegrezza , abbruciando il legname , che 
era in Piazza destinato alla fabbrica delle 
botteghe per la Fiera deli' Ascensione , e 
con nuova maniera di applauso portò fuo- 
ri del Palazzo le Panche de' Magistrati , 
abbruciandole in Piazza : visse nel Doga- 
do felicemente anniX, nelle solennissime 
Esequie fu lodato da Enea Piccolomini , 
e poi sepolto in San Giuseppe . 

Leonardo Donato, uomo degno di tan- 160O 
ta dignità; nella sua reggenza avvenne 
l'Interdetto di Paolo V, che poi si ricon- 
ciliò colla Repubblica. Morì questo Saggio 
Principe con dolore universale di tutta la 
Città , e fu dopo le solenni esequie sepol- 
to in San Giorgio Maggiore . 

Marc tAntonio Memo .* d'età di j6 an- l6l2, 
ni, uomo di gran bontà, ed assai stima- 
to per l'incorrotta sua Giustizia: visse 
nel Dogado anni 2 , mesi sei , e giorni no- 
ve , e dopo le solennissime esequie fu ripo- 
sto nella Chiesa di San Giorgio Maggiore» 
C 7 Gìo% 



38 Storia 

l6l$ Giovanni Bembo in età di 80 anni , 
meritissimo di questa suprema Dignità 
per l'importanti Cariche, e Generalati so- 
stenuti con pubblica soddisfazione , e gloria 
sua. Venne a morte quest* ottimo Doge 
nell'anno 1Ó18, il quale dopo i pomposi 
funerali fu sepolto nella Chiesa di San 
Giovanni e Paolo. 

1^18 Niccolò Donato Senatore di gran bon- 
tà, e virtù, visse soli quaranta giorni nel 
Principato , e fu sepolto in Santa Chiara 
di Murano . 

1619 *Ahtonio Priuli, era allora Commissario 
a Veglia, fu incontrato nella sua venuta 
alla Patria da 12 Ambasciatori. Morì 
questo buon Principe in età di 75 anni; 
fattigli magnifici funerali fu sepolto in San 
Lorenzo . 

l6z% Francesco Contarmi , uomo pieno di me- 
riti, chiaro per le molte Legazioni nelle 
maggiori Corti d' Europa , e celebre per 
l'integrità ed innocenza sua. Morì con 
lode di Saggio, e buon Principe, e dopo 
i funerali fu sepolto in San Francesco del- 
la Vigna. 

I&&4 Giovanni Cornar , soggetto, in cui ris- 
plendevano la pietà, la Religione, ed al- 
tre virtù. Venuto a morte questo pio 
e religioso Principe, dopo le funebri so- 

len- 



Veneta. 3^ 

lennità fu riposto nella Chiesa de' Padri \6%fy 
Teatini . 

Niccolò Contarmi , gravissimo Senatore , 10*30 
e meritevole di tanta Dignità per la sua 
prudenza , e pubblici impieghi . Sostenne 
con eroica costanza la guerra , la carestìa , 
e la peste , fu sepolto in Santa Maria 
Nuova. 

Francesco Erl^p , eletto con tutti i Vo- 1 6$ 1 
ti mentre esercitava la Carica di Genera- 
le dell' Esercito Veneto : dopo lungo , e 
giusto Principato morì, mentre voi ea par- 
tire a combattere contro i Turchi , essen- 
do stato eietto Generalissimo della Repub- 
blica* commendato da tutti di religione, 
pietà, giustizia, valore, e prudenza: fu 
dopo le solenni cerimonie sepolto nella 
Chiesa di San Martino ; ma il suo cuore 
per ordine suo levato dal cadavere fu ri- 
posto nella Ducal Chiesa di S. Marco . 

Francesco Molino molto stimato per la 1646 
sua pietà , e divozione , e degno di tanto 
posto per le cariche cospicue e Generalati 
del Mare. Dopo aver seduto nel Trono 
Ducale nove anni , ed alcuni mesi venne 
a morte : fu lodato con elegante Orazione 
Latina in San Giovanni e Paolo da Don 
Jacopo d' Amore Somasco , e fu sepolto 
in San Stefano. 

C 4 Car* 



4.0 Storia 

z6%$ Carlo Contarmi , prudentissimo Senato- 
re , visse tredici mesi , e giorni 3 : e fu 
dopo i funerali sepolto -in San Bonaven- 
tura . 

16^6 Francesco Cornavo .* sparirono le spe- 
ranze universali concepite per l'elezione 
ài tanto Principe , poiché in capo a za 
giorni rese l'anima a Dio in età d'anni 
71: fu sepolto nella Chiesa de' Padri Tea- 
tini . 

l6$6 Bertucci V altero r eletto con pienezza 
di voti benché fosse oppresso da febbre, 
e tormentato dalla patta . Visse sin' all' 
anno 1Ó58 avendo goduto la dignità so- 
lo mesi 18, e giorni 18 , terminate le 
funebri pompe, fu sepolto nella Chiesa di 
San Jobbe in ricco Deposito. 

1^58 Giovanni Pesaro, chiarissimo per le mol- 
te Ambasciate , colmo di quelle virtù,, che 
lo resero chiaro a tutta l'Europa venne 
a morte , fu lodato in San Giovanni e 
Paolo da Don Valente Canonico di San- 
Marco , e poi sepolto nella Chiesa de' 
Frati Minori nella Sepoltura de' suoi mag- 
giori . 

l6$g Domenico Contarmi, «ella di lui reg- 
genza il Turco occupò finalmente l'Isola 
di Candia dopo l' ostinata guerra d'anni 
24. Lasciò di vivere nell'anno 15 del 

suo 



Veneta. 41 

suo governo, e fatti i soliti funerali fu 165Q 
sepolto nella Chiesa di San Francesco del- 
la Vigna . 

Niccolò Sagrerò, uomo assai benemeri- 1^74 
to , il quale aveva sostenute sette Amba- 
scierìe con sommo onore . Visse un anno 
e mezzo, o secondo altri mesi 17; dopo 
i funerali fu riposto nella Chiesa della 
Vigna. 

Luigi Contarmi, era questi Procurator 16^6 
di San Marco . Nel di lui governo la Re- 
pubblica godè un'intera pace. Nell'anno 
ottavo lasciò di vivere, e fu sepolto nel- 
la Chiesa della Vigna. 

Man ^Antonio Giustiniani . Essendosi la ióS? 
Repubblica confederata col Romano Pon- 
tefice, coli' Imperator Leopoldo, e col Re 
di Polonia intimò la guerra al Turco , 
riportò segnalate vittorie , e fece ragguar- 
devoli conquiste sotto la condotta dell' 
immortale Francesco Morosini . Visse il 
benemerito Doge anni quattro, e fu an- 
ch' egli dopo i funerali sepolto alla Vi- 
gna. 

Francesco Morosini , Cav. e Procurator , i62H 
essendo Generalissimo della Repubblica in 
Levante . Quantunque Doge fu eletto ài 
nuovo Generale contro i Turchi ; ebbe 
da Alessandro Vili. Romano P. il Cap. 

p?U 



42 Storta 

1688 pello e la Spada benedetti. Terminò la 
sua gloriosa vita in Morea dopo cinque 
anni di Principato ; portato il suo Cada- 
vere a Venezia fu sepolto nella Chiesa 
di San Stefano. 

1694. Silvestro Valter Cav. e Procurator . 
Vide incoronata solennemente la Consor- 
te. Lasciò di vivere nell'anno 1700 fa- 
cendo grosso Legato alla Repubblica , e 
fu sepolto nella Chiesa di San Gio: e Pao- 
lo dopo i pomposi funerali . 

1700 Lnigi Mocenigo : nella di lui reggenza 
venne a Venezia Federico IV , trentesi- 
mo ottavo Re di Danimarca , nell'anno 
170^, in cui vi fu un freddo orribile, e 
tormentoso all' eccesso. Visse il Doge Mo- 
cenigo nove anni circa, e fu riposto nel- 
la Chiesa Parrochiale di Sant'Eustachio. 

1709 Giovanni Cornaro: nel di lui governo , 
che durò anni 13, vennero a Venezia 1' 
Elettor di Sassonia , e l' Elettore con f 
Elettrice di Baviera. Venuto a morte fu 
sepolto nella Chiesa de' Padri Teatini . 
Voglio qui osservare di passaggio, che il 
Padre Bonetti Somasco diede alle stampe 
una sua Orazione Latina per T elezione 
di questo Doge . Fu il Bonetti maestro 
de' Principi della Mirandola , ma stravol- 
ta quest'Orazione non ne fa conoscere il 

me- 



Veneta. 43 

merito a sufficienza. Essa in fatti è oscu- 1709 
ra , piena di sentimenti ampollosi y ricer- 
cati , e falsi . Basta , che i nostri Leggi- 
tori riflettano al seguente. La Casa Cor- 
naro del sullodato Doge Giovanni in tre 
gran rami è divisa , discendendo tutti dal 
Doge Marco * sentasi ora , come ne par- 
li il Bonetti a Cart. 107: Cornelia Do~ 
mus felicissima unitate sui stipitis in tres 
subinde Ramos divisa , qui totidem sue- 
creverunt in xArbores , non amissa unita- 
te y quod maximum est Religionis Mystc» 
rium y quantum liceat in tetris , notti re- 
presentat • neque ipsa visa , necesse est , 
ut umbra al'tqua Trinhatis alluceat , C5P 
quid minus umbra , aut totidem guttas 
spellare in unam aquam , aut faces in 
unam fiammam coeuntes , quibus summi 
Ecclesia magistri Sacramentum illud fidei 
maximum , ac imperscrutabile intelligen- 
dum proponere instituerunt , cum satis sit 
Corneliam domum mente compierli , ut par 
Symbolum habeamus . Ora io dimando 
coli' erudito Apostolo Zeno , ( Lett. voi. 
1. lett. 130. pag. 205. ) si può dir 
cosa più stravagante e temeraria 1^ La 
Casa Cornara degno simbolo par Symbo- 
lum dell'Augustissima Trinità ? E' cosa 
da stupire , che simili impertinenze venis- 
sero 



44 S T O Pv I A 

?70p sero in mente a quel buon Religioso de- 
cantato per celebre Oratore . Tralascio al- 
tri riflessi per amore di brevità . 

1722 Luigi Mocenigo , detto anche Sebastiano 
Mocenigo . Era questi Generale in Dal- 
mazia , quando fu eletto con giubilo 
estremo della Nazione Schiavona , da cui 
era teneramente amato per V indole sua la 
più cordiale , la più mansueta , e genero- 
sa, che desiderar si possa in un Grande. 
Visse questo benemerito Principe anni 
dieci circa , e dopo i magnifici funerali 
fu sepolto nella Chiesa di San Gio: e 
Paolo. / 

1732 Carlo Rubini , Cav. e Procurator di 
S. Marco , illustre per le molte Amba- 
scierìe da lui con ogni decoro sostenute . 
Dopo due anni e mezzo di reggenza la- 
sciò di vivere , e fu sepolto nella Chie- 
sa de' Padri Carmelitani Scalzi , 

1735 Luigi Pisani Cav. e Procurator : so- 
stenne innanzi la sua esaltazione al Tro- 
■ no Ducale con molto splendore alcune 
importantissime Legazioni • governò con 
lode sei anni , e fu dopo i Funerali se- 
polto nella Chiesa de' Monaci Certosini . 

I741 Pietro G rimani , uomo assai letterato, 
Cav. e Procurator di S. Marco, il qua- 
le avea sostenute con onore gravissime 

Am« 



Veneta. 45 

Ambascierìe . Dopo il felice governo di 174! 
anni undeci circa lasciò di vivere . 

Francesco Loredan , era Savio del Con- I75Z 
siglio al tempo della sua elezione, lì suo 
Principato fu d' anni dieci , e venne sepol- 
to nel Tempio di S. Gio: e Paolo. 

Marco Foscarini , Cav. Procurator di S. i.józ 
Marco , e pubblico Storiografo della Re- 
pubblica • era gran Letterato , ed insigne 
Mecenate de' Letterati. Nella breve-di lui 
reggenza si restaurarono le Tavole Geo- 
grafiche , che si conservano nella Sala det- 
ta dello Scudo , come esposto abbiamo 
nella Dissertazione XVI all'Articolo de- 
gli Studj Matematici . Compiuto appena 
il decimo mese di Principato , lasciò di 
vivere con universale rincrescimento di 
tutta la Dominante. 

Luigi Mocenigo , nel Veneziano dialetto 17Ó3 
Alvise IV, Cav. e Procurator - y era Prin- 
cipe molto pio , d'indole assai affabile , 
cordiale , e generoso con tutti . Neil' an- 
no sestodecimo del suo felice governo 
passò a miglior vita, e dopo splendidissimi 
funerali fu sepolto in San Gio: e Paolo . 

Paolo Renier^ era Savio del Consiglio 1779 
dopo molte importanti Ambasciate soste- 
nute col maggior decoro della Repubbli- 
ca , ora felicemente regnante. 

SE- 



Stòria 

SERIE 

CRITICO -CRONOLOGICA 

De Cancellieri Grandi di Venezia 



X 



I2Ó8 15 Luglio: Corrado Ducato , ovverò 
ic Ducati»- visse anni 12 messi otto. In 
un Patto stipulato co' Pisani nella reggen- 
za di Lorenzo Tiepolo all' anno 1 273 
leggesi : & prudens vir Conradus Duca* 
lis lAulae Venetiarum Cancellarius , Sin- 
dicus , Procurator , & certus Nuntius di- 
Bi Ducis . 

1281 20 Marzo: Tanto de* Tanti, detto da 
certuni malamente Santo." fu poscia fatto 
Nobile: la sua elezione accade nel Doga- 
do di Giovanni Dandolo: ritrovasi di lui 
ne' pubblici Registri: 1281 20 Mar^o * 
fuit capta pars quod Magister Tantus 
de Tanti Cancellarius debeat laudari a 
Populo prò Cancellano Majore . Ebbe egli 
ancora il titolo di Maestro ; infatti in un* 
ordinazione fatta dal Doge nel 1281 si 
legge: %ABum Venetiis in Ducali Pala- 
tio , pnesentihus Magistro Tanto Cancel- 
lano &c. 

1323 25 Aprile: Niccolò Pistorino > detto da 
qualche Cronista Pist oretta . Sin dal 131^ 

il 



Veneta. 47 

il Pistorino era Vicecancelliere y come ri- 13 2 j 
levasi dal seguente documento: 13 ip 1 
Mar^o cum Cancellarius Majoris Curia 
sii multum senex , quod non potuit jam 
d'iUy nec potest exercere Officia Cancella» 
ria , Ù* sicut est notorium , Nicolaus Pi» 
storinus sustinuerit prò eo tantum onus , 
capta fuit pars ) quod de cetero idem Pi» 
storinus sit Vice -Cancellarius Majoris 
Curia y iidem respondeant ? & obèdiant 
sicut faciunt Cancellano , Ó* prò isto la- 
bore addantur ditlo Pistorino Vice-Can» 
cellario solidi quadraginta grossorum an» 
nuatim, ita vi delie et , quod sicut babebat 
annuatim prò suo Salario li b ras decem 
grossorum -, ita de cetero babeat libras 
duodecim grossorum in anno, 

I Luglio: Benintendi R av agnino , ap- 135 à 
pellato da altri Ravagnani \ Questi eser- 
citò T impiego di Notajo della Curia 
Maggiore sino a tanto , che rendutosi in- 
valido Niccolò Pistorino per le naturali 
sue indisposizioni, e per l'età sua troppo 
avanzata, fu ei destinato con titolo di 
Vice - Cancelliere a cuoprire quel Posto • 
Fu di parere Apostolo Zeno nella Pre- 
fazione agli Storici Veneziani pag. VII , 
che il Ravagnino intraprendesse le veci 
liti Pistorino sino dal 1347 ed il Sanso* 

vi- 



48 Storia 

I35.2 vino nel Cronico pag. 23 , che in tal an- 
no di lancio fosse egli eletto Gran Cancel- 
liere . Da quanto rapporta il Sivos nelle 
Vite' de' Dogi Lib. I, non sottentrò Ben- 
intendi nelle veci del Pistorino fuorché 
ai 13 Settembre del 1345?- ciò che noi 
possiamo confermare colla Legge medesi- 
ma emanata nel 1349 13 Settembre in 
cui dicesi , cum utile , imo necessarìum 
sit , quod Curia nostra sit regulata , & 
quod sit unus Vice -Cancellarius ^ ad quem 
Notarti Curia possint , & debeant atten- 
dere in agendis officiis occurrent'tbus ,- cum 
sic reperiatur fuisse fatlum de presenti 
Canee-Ilario , vivente adhuc precessore suo 
&c. Morto il Pistorino, fu eletto Gran 
Cancelliere il Ravagnini nel 1 Luglio 
1352 , come ci avverte il Sanudo nelle 
Vite de' Dogi Col. 417. 

13^5 25 Giugno: Raffaelo C 'aresini , qui ah e - 
rat, dice Ja Parte, & erat in Legatione 
prò Republica , e fu sotto il Doge Lo- 
renzo Celsi . Questo alli 4 Settembre 1381 
fu aggregato alla Nobiltà in tempo della 
Guerra de' Genovesi. Ritrovo, che egli 
benché fatto Nobile restò Cancellier Gran- 
de, poiché dopo la di lui morte fu elet- 
to alli io Settembre 13^0 Pietro Rossi , 
e dice la Parte : Cum Nobilis , &• Sapiens 

Vtt 



Veneta. 49 

Vir Raffainus de Caresinis, olimCanceU I365 
larius Venetiarum, nuper , sicut Deo pla- 
citi t , decessit , vadit pars <&c. 

11 Settembre: Pietro Rossi , cognomi- 1390 
nato Quaranta giusta l'asserzione del San- 
sovino Lib. 8 della Venezia. 

io Gennajo: Desiderato Lucio: questo 13^4 
lo vedo contitolato Circumspefti , Ó* Sa- 
pienti s Viri Desiderati Lucio Curia no- 
stra Notarii . Il Sansovino nel Cronico 
lo chiama ancora Desiderio . 

23 Aprile : Giovanni Vito , Vico , o Vido . 1396 
8 Maggio : Niccolò di Ghirardo , o Gi- 1402 
rardo , e Gherardo : ballottato collo stesso 
titolo di CircumspeBi &c. 

12 Luglio : Giovanni Piumato , ovve- 1405 
ro secondo altri Cronisti Plumacco . 

28 Giugno: Francesco Bevazzano , chia- T428 
mato da altri Patrizio , o Fabrizio Bea- 
vano y di questo così parla il Sansovino 
Lib. 8 : fu creato Francesco Bevazzano 
progenitore di quello xAgostino , che a 
tempi nostri fu riputato assai dalla Cor- 
te Romana , & celebrato -*<tl Giovio , & 
amato dal Cardinal Bembo , come Poeta 
illustre nelle cose latine , & volgari . 

18 Novembre: Francesco dalla Sega. 

\g Agosto: ^Alessandro dalle Fornaci: 
cognominato Salone : eh' era Vice - Cancel- 
Tom. III. D lier 



1470 



50 Storia 

1470 liei* di D. Francesco dalla Sega . Questo 
dopo qualche tempo pregò per le sue in- 
disposizioni d'essere dispensato dalla digni- 
tà, e fu eletto in vece sua. 
1480 20 Maggio: Febo Capella, questi ne 
avea sostenute le veci prima della rinunzia 
del Fornaci . 
1482 12 Maggio: Giovanni Dedo, da altri 
detto inavvedutamente Girolamo: dice di 
lui la Parte : Fidelissimi Civis Veneti 
Originarti ex coetu Ù* ordine Secret arto» 
rum, nullus Mi merito anteponendus vi- 
sus sit . 
15 IO 22 Dicembre: Luigi Dardani j al mo- 
mento dell' elezione del Dardani pare , che 
principii la concorrenza al Posto di Can- 
cellier Grande , e si vedono gl'infrascritti, 
che furono nominati dalli Consiglieri do- 
po la morte del Dedo suddetto . 
prò voti contra 

1368 4So: D. Alvise Dardani No- 

darò ai auditori novi. 
I04 I2pp: D. Z.Piero Stella Noda- 
ro ai %Auditori novi. 
XI 39 Ó24: D.Francesco F asuol Dou 

tor Avvocato. 
884 p33 : D. Z. Giacomo di "MichieU 

li Segretario del Con- 
siglio de* X. 

478 



Veneta. 51 

478 1340: D.Gasparo Ve don Segre- 15 IO 
tarlo del Consìglio de X. 

902 908 : D. Alvise Zamberti No- 

darò air %/fvogarìa . 
Riflettasi che in allora il Maggior Consi- 
glio era composto di quasi 20CoPatrizj. 

23 Marzo: Francesco i 7 asuol , detto 1511 
h alcuni malamente Faseolo , e Fagìuolo . 

26 Gennajo : Gio: Pietro SteHa K. pri- 151Ó 
ma dell' elezione dello Stella nel dì 25 
fu decretato , quod omnes Secretarli nostri , 
^ui aspirante & pratendunt succedere ad 
Cancellariatum , prcediUo cras in mane se 
scribi , & annotari faciant in Cancellarla 
nostra , & eodem die post prandium omnes 
sic annotati audiantur , & ballotentur a 
Serenissimo Principe , & Dominis Consi- 
li ariis , & illi sex ex Secret ariis no stris 
annotatisy qui habuerint plures ballottas 
zceteris , postea balloitentur in Majori Con- 
silio, & qui ex ditlis sex habuerit plu- 
res ballottas aliis in Majori Consilio tran- 
seundo medietatem Consilii intelligatur re- 
mansisse Cancellarius Vtnetiarum : fin qui 
la Legge. Morto il Cavalier Stella si ve- 
de , che la Parte di far elezione dice : loco 
S 'peti [ at issimi Viri Domini Joannis Petri 
Stella Equitis nuper defuntli : questo fu 
il primo che leggasi col titolo di Cavalier. 

D 2 Spe- 



52 Storia 

1^23 22 Agosto: Niccolò Aurelio: di que« 
sto dice il Decreto per il Successore pri- 
vatus fuit Cane eli ari atu , & confinatus 
T avvisti. Il Sansovino lo chiama Persona 
di molte lettere ma sfortunato : Lib. 8 
della Venetia Pag. 323. 

1524 17 Luglio: Girolamo Dedo. 

1525? 17 Settembre: Andrea de Franceschi . 

1551 20 Gcrtnajo : Lorenzo Rocca. 

I 559 1 9 Aprile: Francesco Ottobon . 

1 575 25 Dicembre: Andrea Fri^jer , Fn'^- 
i^ieri , ovvero Frigerto. 

1580 8 Gcnnajo: Giovanni Formenti . 

15 8(5 20 Gennajo : Andrea S uri ano . 

l 59S l 7 Maggio: Domenico de Vico y Gio« 
va qui osservare, che seguitò sempre ad 
esservi concorrenza per il Cancellariato , 
finché nel 1594: 13 Aprile sotto il Do- 
ge Pasqual Cicogna uscì un Decreto del 
Consiglio de'X, il quale ordinava, che 
perchè la tardanza nel farsi elezione di 
Cancellier Grande nutriva i Brogli , e 
le pratiche , perciò mancato di vita il 
detto abbia subito ad esser chiamato il 
Maggior Consiglio , nel qual sia fatta 
'detta elezione , com e il consueto di far- 
la quando mancano i Procuratori nostri 
di S. Marco. 

1 5 Febbr. : Francesco Girardi , Girardo 

3° 



Veneta. 53 

30 Maggio: Bonifacio *Antehni , tA'n- l6&$ 
elmi y la di lui famiglia fu poscia fatta 
Mobile. 

14 Novembre: Leonardo Ottoboni . 1610 

15 Novembre: Gio: Battista Pada- 1630 
Ano . 

25 Maggio : Marco Ottoboni Segretario 163? 
el Consiglio de' X , il quale alli 24 Ago- 
to 1646 nella guerra di Candia avendo 
ifferto 100 mille Ducati fu aggregato 1 
Ila Nobiltà, e rinunziò il Cancellariato, 
lonendo Vesta stretta colla stola fregiata 
l'oro come Cavalier del Senato. Fu Pa- 
Ire di Pietro Ottobon poi Papa col no- 
ne di Alessandro Vili. 

1 Settembre Marcantonio Busenello 3 1646 
>vver Businello . 

1 2 Maggio : agostino Vianoli , la di 1651 
} vÀ famiglia fu poscia fatta Nobile . 

1 5 Novembre : Gio: Battista B altarino . 1660 
14 Novembre: Domenico B 'ali arino , 1666 
juesti fu fatto per le benemerenze del 
Padre , che morì in Levante prima di 
venir a Venezia. 

1 Novembre: Pietro Busenello Bu- ié<p% 
tinello . 

8 Agosto: Gio: Battista Nicol osi , 17*3 
28 Giugno: ^Angelo Zon . l 7 l 7 

io Febbrajo Gio: Maria Vincenti y 171Ó 
D 3 al- 



54 Storia 

tjzó altri segnano la di lui elezione all' an. 1724. 

1745 24 Febbrajo; Gio: Domenico Imberti. 

174Ó 8 Maggio: Orazio Berto! ini . 

l'jóó 18 Dicembre: Giovanni Colombo. 

1772 8 Marzo: Gio." Girolamo Zuccato 

J784 7 Giugno : C/o/ ^Antonio Gabrieli , 
Segretario del Consiglio de' X , e fu Re 
sidente a Milano, a Torino, e Napoli 
Nella privata Biblioteca della Nobil< 
Famiglia Farsetti si trova un Codici 
Cartaceo in Foglio al num. 141. scrit 
to nel secolo XVII col seguente tito 
lo Cronaca de* Gran Cancellieri delh 
Repubblica di Venezia . Questo Codici 
comprende la Serie de' Cancellieri Grand 
dall'anno 1268, in cui incominciaronc 
sin' al 1666 \ nel quale si nota l'elezioni 
di Domenico Ballarino. D' ognuno de 
Cancellieri si segna il tempo preciso dell 
elezione , si notano i voti favorevoli , e 
contrarj ad essi con i concorrenti , i De- 
creti intorno all'Uffizio loro, e finalmen- 
te s'aggiunge lo stemma Gentilizio cor 
pulitezza singolare dipinto . Sul prime 
foglio v' è 1' Arma della Nobile Famigli,' 
Contarini vagamente dipinta, dal che s 
può congetturare, che questo Codice fossi 
da taluno di quel Casato compilato , ( 
almeno posseduto. 

SAG- 



SAGGIO 
SULLA STORIA VENETA 

LIBRO PRIMO 

Dalla fondazione della Città , e Repubblica 
di Venezia sin al Secolo XIII. 

CAPO I. 

Fondazione della Citta' , e Repubbli- 
ca di Venezia nell'anno 421 di N.S. 

Stato Civile della Veneta 
Regione terrestre . 

I. ^cominciando a scrivere de' tempi oscu- 
Vw4 ri e dubbj della Veneziana Repub- 
blica , che si estendono sin quasi al fine del 
Secolo XIII : lascio ad altri il rintracciare 
diffusamente e donde , e quando abbia po- 
sato sui tratto d'Italia d'intorno al Mare 
Adriatico quel popolo detto Eneto , poi Ve- 
neto , voce Greca , che nell' Italiana favella 
suona Lodevole . A noi basta sapere , che 
furono i Veneti gente antichissima nell'Ira- 

D 4 lia , 



$6 S T O R I A 

Ha , la quale possedeva spazio di paese ben 
ampio , su cui stavano le Città , Aitino , 
Concordia , Aquileja , luoghi vicini al mare , 
o j alle paludi • e fra terra Uderzo , Padova , 
Este , Verona , Vicenza , Belluno , Asolo , 
Adria, Trevigi , ed il Friuli. Questa am- 
pia regione secondo Plinio lib. 3 distendevasi 
lungo le spiagge dell'Adriatico dall' Istria 
sino a Ravenna, o pure secondo altri dalla 
stessa Istria sino alle bocche del Pò . 

Non voglio però tacere esser questione 
per se stessa oscura e dubbiosa, d'onde, e 
quando venissero i Veneti ad abitare quel 
tratto d'Italia, che da loro Venezia fu det- 
to . La lontananza de' tempi , e la scarsezza 
di antiche memorie copre di dense tenebre 
un tal fatto . Due sono le principali opinio- 
ni degli Storici più accreditati , come leggia- 
mo nell' Italia di Fra Leandro Alberti , nel 
Sabellico, in Bernardo Giustiniani, e cent' 
altri . Alcuni li vogliono venuti dal Nord , 
e discendenti da una Nazione Celtica , che 
abitava l'antica Armorica, ossia la moderna 
Bretagna , ove sono situate di presente Van- 
nes , e Brest presso 1' Oceano Occidentale , 
e Veneti anch' essi erano chiamati . Altri li 
pretendono di stirpe Asiatica, e Nipoti di 
quegli Emù, che in più rimota età popo- 
larono la Patagonia nell'Asia Minore» La 

pri« 



Veneta. 57 

prima sentenza ebbe fautori anche tra gli an- 
tichi , Strabone l'adottò, ed è poi stata so- 
stenuta da parecchi Italiani , e comunemente 
da' Francesi . La seconda è pur mentovata 
da Strabone ; anzi in più luoghi pare , eh* 
egli medesimo vi si acqueti, e fu abbraccia- 
ta da Tito Livio, da Polibio, da Erodoto, 
e da altri antichi , e moderni Scrittori . Il 
chiariss. Sig. Conte Filiasi nelf erudita sua 
Opera intitolata Saggio sopra i Primi Vene* 
ti , esaminando con buon giudizio , e molta 
erudizione questa Controversia , reputa inso- 
stenibile e falsa la prima opinione; e gli 
argomenti contro di essa già prodotti dal 
Marchese Scipione Maffei rafforza con altre 
sue Riflessioni non meno efficaci. Nell'Asia 
adunque cercar conviene i primi Antenati 
de' Veneti , e questi con molta probabilità 
riconoscere negli Eneti Paflagoni . Come 
poi , in qual tempo , e perchè abbandonasse- 
ro questi le native lor terre, queste sono 
nuove ed assai intralciate questioni , che 
esigono sottili ricerche, poco adattate ad un 
Saggio compendioso, e che non promettono 
né facile, né sicuro scioglimento. Secondo 
r opinione del suddetto Conte Filiasi la ve- 
nuta degli Eneti in Italia successe innanzi 
la Guerra Trojana . E' soggetto ancora di 
tediose ricerche, se la Provincia, che dai 

mio- 



58 Storia 

nuovi abitatori ebbe poi il nome di Venezia , 
contava ella prima di loro altri più antichi 
abitanti , o anzi era un eremo deserto , e 
solingo, quando essi vi giunsero. Sembra 
verisimile , che innanzi agli Eneti vi abitas* 
sero gli Umbri , gli Etruschi , i Pelasgi , 
dietro a' quali vennero gli Eneti , ed in se- 
guito i Frigj Trojani guidati da Antenore* 
e con essi , se prestar vogliamo fede allo 
Storico Livio, anche una recente partita di 
altri Eneti, che perduto il loro Re Pileme- 
ne , e per sedizione cacciati dal proprio pae- 
se , nuovo Duce cercavano , e nuove abita- 
zioni . Questi popoli chi qua , e chi là si 
allogarono in questa medesima contrada , ed 
in essa vissero lungamente. E* controverso 
finalmente , quale si fosse il paese dagli an- 
tichi Veneti abitato. Il chiar. Filiasi restrin- 
ge le sue ricerche all'Epoca della prima ir- 
ruzione de' Galli nell'Italia^ quando tutti li 
sopraddetti popoli erano Veneti appellati • e 
stabilisce , che a quel tempo , vale a dire 
ventitre secoli prima d' ora , dal Timavo 
sino al Chiesio, al Lago di Garda, al Min- 
cio per l'una parte, e per l'altra dai Mon- 
ti Bellunesi alle valli di Mantova, e di Ve- 
rona, e al Pò quanto tratto chiudevasi en- 
tro questi termini, tutto era compreso sotto 
il nome della Venezia. Paolo Diacono nel 

Li- 



Veneta. $p 

Libro 2 Cap. 14 ci rappresenta la Venezia 
secondo i confini della Geografia del suo 
tempo : Venetia , egli dice , non solum in 
paucis Insulrs, quas nunc Venetias dicimus , 
constat ( quest'è la Venezia Marittima, eh' 
ebbe principio dall' incursione de' Barbari ) 
sed ejus terminus a Pannonice finibus usque 
xAdduam protelatur . Sono questi i confini 
della Venezia terrestre per così dire in lun- 
ghezza. Gli assegna in larghezza Cassiodoro 
Lib. 2 Cap. 24: Veneti^ pradicabiles . . . ab 
^Austro Ravennani , Padumque contingunt : ab 
Oriente jucunditate Jonj litoris perfruuntur . 
E Procopio de Bello Gothorum Lib. 1 Cap. 2 
Histria , egli scrive , deinde regio Venetorum 
ad Ravennam urbem porretla .- di qua si 
comprende, che il nome di Venezia nell' 
età di mezzo fu dato a tutta quasi la Re- 
gione X dell'Italia di Plinio. Comunque sia 
la cosa , è certo , che questa era una Nazio- 
ne , secondo Polibio , e Tito Livio , confe- 
derata alla Romana Repubblica contro de' 
Galli nel IV , e VI secolo di Roma : passò 
quindi nella di lei divozione dopo la secon- 
da guerra Cartaginese . Occupato che fu da 
Romani quanto giaceva dentro l'Alpi, an- 
che la Veneta Regione compresero in quel- 
la , cui diedero il nome di Gallia Topata* 
come la chiamò lo Spagnuolo Pomponio Me- 
la 



6o Storia 

la Lib. 2 Cap. 2 . Questo tratto Veneto pe- 
rò non si computò mai tra le Provincie Ro- 
mane sino alla decadenza della Romana Re- 
pubblica , imperocché l' Italia tutta rimase 
libera , subordinata alla sola Roma . 

Dopo la guerra detta Sociale le Città Ita- 
liane presero diversa condizione civile; con- 
ciosiachè donossi alle medesime il suffragio ne' 
Comizj di Roma oltre molti altri amplissimi 
privilegi : fu pure concessa questa prerogati- 
va alli Veneti , con lo ascriver le loro Cit- 
tà alle Romane Tribù : onde Aquileja fu 
aggregata alla Tribù Velina, Concordia alla 
Claudia , Aitino alla Scapzia , Padova alla 
Fabia, Este alla Romilia, Vicenza alla Me- 
nenia ec. per lo che molti Veneti entrarono 
ancora nell'Ordine Senatorio, come riferisce 
Tacito lib. 2. Annal. 

Divenuto arbitro di Roma Ottaviano Au- 
gusto cangiò la forma civile a tutta l' Italia , 
dividendola in undeci Regioni , come riferis- 
ce Plinio lib. 3 cap. 5: a formar una delle XI 
non pose Augusto la sola Veneta , ma ad 
essa unì l' Istria , la Carnia , e la Japigia . 
Questa disposizione civile dell' Italia fu can- 
giata da Adriano, il quale laridus.se in Pro- 
vincie al numero di XVII, come attesta 
Sparziano nella Vita d'Adriano: di Venezia 
adunque con l' Istria formò una sola Provin- 
cia , 



V E N E T A, 6l 

eia, c come alle quattro maggiori tra le XVII 
diede governo Consolare, così fu Consolare 
la Veneta . Rimasto che fu Monarca il Gran 
Costantino divise il Mondo Romano in quat- 
tro Tratti , cadauno de' quali abbracciava 
molte Diocesi, e pose ad ognuno d'essi un 
Prefetto al Pretorio , titolo antichissimo, ma 
di giurisdizione diversa: all'Italia~.però lasciò 
l'antica divisione d'Adriano in Provincie 
XVII, tra quali la Veneta numeravasi. Ta- 
le era lo Stato Civile della Veneta Regio- 
ne , donde vennero li primi Fondatori di 
Venezia, il quale conservavasi senza novità 
verso i tempi di Teodosio II Imperator d' 
Oriente, e Valentiniano III nell'Occidente, 
contemporaneo alla prima popolazione delle 
Veneziane Lagune . 

Questa fu la costituzione civile della ter- 
restre Venezia giusta il sistema universalmen- 
te ricevuto fra gli Scrittori della Storia d' 
Italia . Siami però permesso di soggiunger 
qui alcune osservazioni da me fatte nella 
riflessiva meditazione degli antichi Storici , 
in virtù delle quali io conghietturo , che la 
Venezia terrestre fu bensì alleata , ed amica 
della Repubblica, e dell'Imperio Romano , 
ma non perciò fu suddita , o sottoposta al 
medesimo , come abbiamo accennato nella 
Dissertazione I. In fatti in niuno degli an- 

ti- 



6% Storia 

tichi Storici giammai si ritrova autorità al- 
cuna, la quale dimostri essere stata la Ve- 
nezia o vinta , o combattuta , o soggiogata 
da' Romani. Era costume di questi non già 
di guerreggiare con tutti i Popoli , e sog- 
gettarli ( il che sarebbe stato loro impossi- 
bile ) ma mentre attendevano a debellare le 
nemiche Nazioni , procuravano frattanto di 
averne molte amiche, ed alleate, acciò non 
gli impedissero il sottoporre a se quelle al- 
tre, che risoluto aveano di soggiogare. Co- 
stumavano perciò, come attesta Tito Livio 
Decad. IV, Lib. V all'anno 561 di Roma, 
tre generi di patti colle Città forastiere , 
l' uno era , quando davano le Romane Leg- 
gi a' popoli dalla loro virtìi superati : il se- 
condo quando essendo dubbioso T esito della 
guerra , si veniva a certi determinati patti 
da ambe le parti : ed era il terzo , quando 
non essendo passata in tempo veruno nemi- 
stà fra r una e !' altra parte , convenivano 
le Provincie di essere reciprocamente allea- 
te , amiche , e compagne . Con questo terzo 
genere di sociale amicizia , spontaneamente 
dalle parti contratta , sempre fu la terrestre 
Venezia a' Romani congiunta . 

Io osservo, che nissun Scrittore sin' al- 
le distruzioni, e devastazioni apportate dal 
feroce Attila nell' anno dell' Era Cristiana 453 , 

ri- 



Veneta. 6% 

riferisce, quando, come, o da qual Generale 
Romano fòsse Ja Venezia assalita, vinta, e 
sottoposta a' Romani. Ci gioverà a confer- 
mare quest'efficace riflesso l'autorità di Car- 
io Sigonio versato assai nelle Romane istorie, 
il quale sebbene affermi , che tutta la Ve- 
nezia divenisse in alcun tempo suddita dell' 
Imperio , confessa però non saperne il quan- 
do, quo tempore , egli dice, De ant* jur. 
ìtal, Lib. I , Cap. 25 , Veneti a Romanis 
vitti , aut omnino bello ullo petiti sint , 
adbuc erucre ex tanta xAnnalium vetustate 
non potui . Ciò non ostante va egli conget- 
turando con poco sodi fondamenti essere 
stata la Provincia istessa , che con spontanea 
dedizione si sottomettesse al giogo de' Ro- 
mani, ubbidisse al Pretore della Gallia, e 
fosse in Provincia ridotta, il che era per- 
dere onninamente la libertà . 

La prima ragione del Sigonio è, che nell' 
anno di Roma 566 Marco Emilio Lepido, es- 
sendogli toccata l'amministrazione della Gal- 
lia , Provincia allora tutta sconvolta dalle 
guerre, fece lastricare la via, poi detta da 
lui Emilia , la quale cominciando da Rimi- 
ni passava per Bologna, Piacenza, Milano, 
Bergamo, Verona, Padova, ed Aquileja, 
Città da lui creduta il termine della Pro- 
vincia : la qual cosa , dice il Sigonio , Mar- 
co 



óq. Storia 

co Emilio non avrebbe fatta , se i Veneti 
non fossero stati anche eglino nella racco- 
mandatagli Provincia compresi. Dovendo io 
rispondere a quest' apparente ragione , dirò 
colla scorta di Tito Livio , che quella via 
fu solamente distesa da Rimini a Piacenza , 
quali Città mai furono nella Venezia com- 
prese . Oltredichè V ess&re appunto la Gal- 
lia tutta in armi, era ragionevole motivo, 
perchè Marco Emilio facesse accomodare 
la via, che dovea esser il passo degli eser- 
citi , munizioni , e vettovaglie da Città a 
Città , che fosse in quella guerra a 3 Romani 
alleata, come erano le Venete; non impor- 
tando niente , che li pa^sL, per i quali si 
passava coli' accomodamento della pubblica 
strada , fossero o sudditi , o amici ; imperocché 
era questo un beneficio , e comodo comu- 
ne a tutti que' popoli , che in quella guerra 
sociale doveano combattere . Rifletto in ul- 
timo , che non leggesi in nessun Scrittore , 
che le Venete Città fossero tansate , o sot- 
toposte a qualche gravezza per così lungo 
seliciato : ma i Romani sopportarono soli 
lo sborso tutto , e niente dimandarono agli 
Alleati . 

Soggiunse il Sigonio , che la Venezia fu 
ridotta in forma di Provincia , perchè la 
Gallia divenne veramente tale. Ma ognuno 

sa, 



Veneta. 6$ 

sa , che fu costume de' Romani nel ridurre 
un paese in Provincia di avere riguardo alle 
Città benemerite, alleate, e sociali per non 
cadere nel vizio dell'ingratitudine da loro 
estremamente abbonito : quindi è , che quan- 
do scrive Suetonio di Cesare, che omnem 
Galliam in Provincia formam redegit , vi 
aggiunse subito , prceter benemeritas , et 
Socias Civitates , parla Suetonio della Gal- 
lia Belgica, Celtica, e Narbonese . Si deve 
credere però , che in ogni tempo avessero i 
Romani questo giusto riguardo per le Città 
alleate , e benemerite . Ora io rifletto , che se 
vi fu popolo alcuno benemerito della Romana 
Repubblica , certo si fu quello della Vene- 
zia , perchè , come attesta Polibio Lib. 2 • 
nell'anno 363 di Roma essendo i Romani 
ridotti in angustia da' Galli Senoni, i Vene- 
ti movendo guerra a questi, gli sforzarono 
ad attendere a' proprj casi j sed Veneti , son 
parole di Polibio , per id tempus regionem 
eorum infestantibus , retrocedere coatli , /ce- 
dere cum Romanis percusso , ac restituta 
Urbi libertate , domum remigrarunt . Sappia- 
mo ancora , che nel 528 di Roma i Vene- 
ti contrassero, o raffermarono la loro allean- 
za co' Romani , imperocché combattendo 
questi con i Galli, e gl'Insubri mandarono 
Ambasciatori a' Veneti , e Cenomani i qua* 
Tom. III. E li 



. 



66 Storia 

li preferendo l'amicizia de' Romani , con que- 
sti in alleanza si unirono, Veneti , scrive il 
citato Polibio, & Cenomani legationibus Ro- 
manorum de Imiti , amichi am Populi Roma- 
ni societari Gallorum p v'attui e runt . 

Ci sembra ancora certo , che la Venezia 
non fu mai parte della Gallia , sebbene piìi 
fiate fu impropriamente con tale voce chia- 
mata: non durò però questo costume per 
gran tempo , né sa Bernardo Giustiniano 
Lib. I, Cap. II, come, e quando ciò se- 
guisse , per quanta diligenza abbia egli usa- 
ta : nec ullis etiam litteris scriptum inve- 
nto , quo patio a Veneto nomine Gallicum sit 
extinBum . La cagione di quest' impropria 
denominazione deve credersi originata dall' 
uso allora invalso, che il medesimo Pretore 
Romano , il quale presiedeva ad una Pro- 
vincia , era insieme Protettore di tutte le 
Città amiche ed alleate, che vicine e con- 
finanti erano alla sua Provincia ; Quindi è , 
che prestandosi vicendevoli ajuti , massime 
ne' tempi di qualche guerra, éfca per ciò ne- 
cessario che il Pretore Romano fosse ubbidi- 
to dall'alleate Città, quali lasciarsi doveano 
dal medesimo guidare. Confessa anco ii Si- 
gonio questo secondo genere di Provincia 
impropriamente nominata , in cui il Pretore 
amministrava solamente la guerra. Da que- 
sto 



Veneta. 6j 

sto principio è nato, che la Venezia contras* 
se per qualche tempo il nome di Gallia / 
cessando poi le guerre de' Romani in Italia , 
cessò pure l'uso di mai più chiamarsi cóT 
nome di Gallia e ripigliò l antico di Venezia . 
La terza ragione , o scrupolo del Sigo- 
nio è, che nell'anno 581 di Roma essen- 
do guerra civile fra i Padovani istessi fu 
ordinato a M. Emilio Console > che andasse 
a Padova , e procurasse di acquietar que' 
Cittadini , come infatti seguì , Patavini* , 
dice Tito Livio Decàd. V * Lib. 2 , saluti 
fuit adventus Consulis . Neque aliud quod 
àgeret in Provincia cum habuisset Romam 
rediit . Sembrami -, che più chiaramente non 
possa leggersi la libertà della Venezia, giac* 
che il Console dopo riconciliati i Padovani, 
altro non ebbe che fare nella Provincia « 
Ora io domando, in qual maniera la pacifi- 
cò? dice forse Livio j che castigasse , caccias- 
se in prigione > o in esilio almeno i capi 
principali di quella dissensione? Altro non 
conclude , se non che apportò a Padova la 
salute , Patavinis saluti fuit adventuf Con* 
sulis : questi sono atti d'amico, di me- 
diatore , non di Signore : è certo , che se 
Padova fosse stata a' Romani soggetta , si 
sentirebbe in Livio qualche esercizio deli' 
autorità Consolare . 

E 2 li 



-8 Stòria 



li quarto dubbio del Sigonio consiste ir? 
dire, che da vecchie memorie ricavasi, che 
mentre Cesare, e Decimo Bruto ottennero 
la Galìia ebbero sotto il loro imperio i Pa- 
dovani, e Vicentini. Noi per verità non 
sappiamo con qual autorità ciò provi il Si- 
gonio, giacché non ne produce alcuna: ma 
stimiamo, che egli si serva delle parole di 
Cicerone , il .quale nella Filippica XII affer- 
ma , che la Gallia seguisse non solo il co- 
mando, ma i cenni ancora di Decimo Bru- 
to, Gallia, sono le sue parole. D. Bruti 
ftutum ipsum , ne dicam Imperium secuta j 
e sembra, che Cicerone comprenda Padova 
nella Gallia , poiché poco più a basso dice, 
et ut omittam reliquas partes Gallile ( nam 
sunt omnes pares ) Patavini alios excluse- 
vunt , alios ejecerunt missos ab ^Antonio , 
pecunia , militi bus , et ( quod maxi ine dee* 
rat ) armis nostros Duces ad j uve rum . Ma 
bisogna osservare , che queste cose vengono 
scritte da Cicerone contro Marc' Antonio , 
mentre da costui era la Romana Reppublica 
travagliata . Ora che in tempo di guerra la 
Gallia , ed i Padovani ancora , come amici , 
ed alleati, non come sudditi abbiano segui- 
to il partito di Bruto > ciò niente prova 
contra f innata loro libertà ; anzi vi sono 
parole pregne di libertà, mentre essendo 

Au- 



Veneta. 69 

Augusto, ed Antonio fra loro discordi, af- 
ferma Cicerone, ch'era la Gallia risolutissi- 
ma di non voler ad altri servire : exbanri- 
tur , dice, vastatur 9 uritur , dummodo re- 
pellat periculum servìtutis ; onde sebbene 
si voglia comprendere impropriamente Pado- 
va nella Gallia , nulla ne risulterà contro la 
sua libertà . Per rapporto a Vicenza il Si- 
gonio pretende cavare la di lei servitù dalle 
parole di Decimo Bruto nell'Epistola XIX 
tra le familiari di Cicerone Lib. XI , Vi* 
centini y scrive egli, me, et Marcam Bru- 
tum pnecipuè observant , Chi non vede , io 
rifletto, quanto siano frivole dette parole 
per provare servitù^ essendo questi atti non 
di servi, ma di persone civili, e ben ac- 
costumate, quali erano i Vicentini. 

Il quinto fondamento del Sigonio vie- 
ne da lui prodotto nel Capo 16 de Ant, 
jur. Provin. Lib. I , mentre afferma, che Ce- 
sare ragioni ne' suoi Commentar] di Oderzo 
ed Aquileja , come Città, che appartenesse- 
ro alla di lui Provincia. Noi però non ab- 
biamo mai potuto ritrovare , dove Cesate- 
ne' suoi Commentar] parli di quelli di Oderzo^ 
essendo bene il vero , che Lucio Floro ne fa 
di questi menzione nell'Epitome no come 
di Popolo ausiliare, non suddito. Racconta 
egli , che furono tanto risoluti gli Opitergini 

E 2 di 



yc Storia 

di non voler servire ad altri , che per non 
cader in mano de' Nemici, fecero frase me- 
desimi impeto coir armi , e si uccisero 1' 
uno r altro : in quo bello , parla il Floro 
dell' Illirico , Opitergini Transpadani Casaris 
auxiliares civitate sua ab hostilibus navi* 
bus clausa , potius quam in potestatem ini». 
micorum venissent , inter se concurrentes oc~~ 
cubuerunt , 

Per rapporto poi alla libertà d' Aquiieja, 
fu questa Città coetanea a Padova siccome 
nella fondazione ,. cosi anche nella libertà . 
Parlando della sua origine V Imperator Giu- 
stiniano nella Novella 2p dice : Paphlago- 
num gens , & antiqua, neque ignobilis olixn 
extitit . In tantum quidem , ut et magnas 
Coloni as deduxerit , et sedes in Venetiis Ita~- 
lorum fecerit . In quibus et •Aquile'ja 
omnium sub Occidente Urbium maxima , et 
qua multoties cura ipsis etiam Regiis certa» 
men suscepit , V edesi qui dall' ultime pa- 
role di Giustiniano avere la Città di Acjui- 
Ieja combattuto non una sol fiata , ma molte 
con gli stessi Imperatori, colla voce Regiis 
da Giustiniano additati ; ciò che senza dub- 
bio seguì per gelosìa della perpetua di lei 
libertà , che nelle surriferite parole si vede 
spiccare. Questa famosa Città fu il Capo 
della terrestre Venezia, come attesta Gior-. 

nan- 



Veneta. ji 

nande Autore, che circa l'anno di Cristo 500 
viveva y nel suo Libro Getico , mentre par- 
lando di Attila, così scrive , xA'qutlejensium 
obsedit Civitatem , qua est Met ropolis Ve- 
ri et iarum in mucrone , vel lingua adriatici 
posila sinus &c. E' ben vero , che Strabone 
scrisse extra Veneti <e fines aquileja est , 
ma fu corretta questa lettura da Giovanni 
Candido, e da Leandro Alberti, i quali 
mostrano , che debbasi leggere intra : e qui 
conseguentemente diremo , che il medesimo 
Strabone deve essere sanamente inteso , quan- 
do pare, che affermi , essere Aquileja stata 
fabbricata da' Romani , non volendo egli al- 
tro intendere, che qualche miglioramento da' 
Romani fatto ne' tempi alla di lei fonda- 
zione assai posteriori . Abbiamo detto di so- 
pra , che nell'anno 531 di Roma erano i 
Veneti alleati di quella Repubblica contro i 
Boij, e gì' Insubri , ora osserviamo , che fra 
i suddetti Veneti si fecero que'di Aquileja 
più degli altri distinguere , come lo significò 
Silio Italico in un verso a questo propo- 
sito , Nec non cum Venetis %/?quileja superfu- 
rit^trmis : tanta era la di lei potenza a quell' 
Epoca . 

Sembrerà forse a qualcuno col Sigonio , 
che offuschi la libertà d' Aquileja quel che 
riferisce Tito Livio , Decade IV , Lib. X , 

E 4 vale 



yz Storia 

vale a dire, che intorno all'anno 573 di 
Roma fu in Aquileja formata una Colonia 
da' Romani . Ma noi non sappiamo , che ciò 
necessariamente arguisca servitù , se non quan* 
do dette Colonie erano mandate per tenere 
ir» freno alcuna Città. Sappiamo bensì, che 
molte fiate erano spedite per congiungersi 
maggiormente in amicizia , e parentela col- 
le alleate Città , o per alleggerire la Città 
di Roma , relegando fuori di essa buon 
numero di quelli che eccitavano sedizioni , 
Stirpis augenda causa , plebis urbana ex- 
hauriendce & seditionis sedando , dice il Si- 
gonio : simile esempio seguì anche la Vene- 
ziana Repubblica spesse fiate relegando i 
delinquenti Cittadini a Costantinopoli, Ra- 
venna , Treviso , Francia , ed altre con- 
trade, sebbene non era delle medesime si- 
gnora. Aggiungasi a questo, che essendo 
Aquileja alleata de' Romani , e sotto la lo- 
ro protezione , mandarono quella Colonia 
ad Hostium incursione* reprimenda* . Per- 
ciocché avendo i Galli Transalpini nell'ani 
no 5Ó8 di Roma tentato, come. scrive Ti- 
to Livio, Decad. 4 Lib. <?. di fabbricare un 
Castello non molto lontano da Aquileja , ed 
essendo stati soggiogati sotto il comando di 
M. Marcello Console nel 571 * furono spo- 
gliati eziandìo di tutti i loro averi ; di che 

do- 



Veneta.- 73 

dolendosi essi per mezzo di Ambasciatori * 
fu loro dal Senato Romano risposto : Neque 
illos ree tè fecisse , cum in Italiani venis- 
sent , Oppidumque in alieno agro nullius 
Romani Magistratus , qui et provincia 
praesset , permissu (edificare conati sunt . 
Né molto dappoi soggiunge Livio, Illud 
agitabant , uti Colonia */fquile)am dedtt- 
ceretur . Vedesi dunque l' occasione di spe- 
dir la Colonia , a fine cioè , che servisse di 
barriera all' incursioni nemiche contra una 
Città alleata , e che era* sotto la protezione 
della Romana Reppublica . 

Né serve dire, come io penso, che Aqui- 
leja fosse suddita a' Romani • perchè questi 
si dolessero , che i Galli avessero fabbricato 
senza il permesso del Pretore della Gallia , 
perchè abbiamo di sopra accennato , che a 
questo toccava non solo il comandare nella di 
lui Provincia ,* ma insieme dovea difendere 
gli alleati , ed amici dall' oppressioni nemi- 
che ; ciocché prova protezione , non sudditan- 
za. Finalmente riflettasi, che que' Galli si 
scusavano col dire, che essi si erano situati 
in luogo incolto e solitario senza pregiudi- 
zio d alcuno : ad quarendam sedem *dìpe$ 
transgressos . Qug inculta per solitudines 
inderent , ibi sine ullius injuria consedisse ? 
e questi conghietturiamo fossero que' campi » 

ne 



74 Storia 

ne quali fu dato poi luogo alla Romana 
Colonia, cioè luoghi solitarj, e che giusta 
ii sentimento de' Galli non pregiudicavano 
ad alcuno ; tanto più che quel terreno incol- 
to ed inabitato non era forse a quel tem- 
po sotto la giurisdizione di Aquileja, ma ap- 
parteneva agl'Istriani, quali perciò si oppo- 
sero alla fondazione della Colonia Romana, 
quia bellum , dice Livio Decad. 4, Lib. X: 
cum Histris esset , prohibentibus Coloniam 
%/fquilejam deduci . 

Né meno nuoce ad Aquileja , che alcune 
fiate vi fosse in essa Città Cesare, come a 
caso scrive Cicerone Orar. 33 in Vatin : ed 
ancora Augusto y dove udì le ragioni di Ero- 
de , come scrive Giosefiò Ant. Judaic. Lib. 
lo* Cap. 4: imperocché sappiamo da Sue- 
tonio, che ciò fu a cagione della guerra d* 
Ungheria , acciò potesse a quella ritrovarsi 
presente , ut quibusdam belìls Pannonicis , 
atque Germanici* aut intervenir et , aut non 
ìoìige abesset , Ravennani , *vel Med?olanum> 
vei *A'quilejam usque ab Urbe progredì ens . 
Di Tiberio scrive lo stesso Suetonio , che sua 
Consorte Giulia in Aquileja gli partorì un 
figlio morto, non segue perciocché ivi egli 
si ritrovasse necessariamente : essendo certo , 
che sebbene prima l'amò, nullameno era 
con lei in discordia , cum Julia primo con 

cor* 



Veneta. 75 

ccrditev *, et amore mutuo vìxìt , mox disc?* 
dit ; potè adunque seguita la divisione, es- 
sersi ella ritirata ancor gravida adAquileja. 
Ma siano stati pure in A quii e ja Cesale, 
Augusto, Tiberio, Vespasiano, Diocleziano, 
ed altri Romani Imperatori , ciò a mio giu- 
dizio niente importa: tanto più ch'essi o 
tratti dalla grandezza, e bellezza di quella 
fioritissima Città , o dall'opportuna situazione 
per le guerre dell' indomita Germania sa- 
peano di dimorare in una Città alleata , ed 
amica , che colle proprie sue Leggi vivea 
sotto la protezione dell'Imperio Romano. 
Chi vorrà perciò dichiararla suddita , dovrà 
ciò fare con documenti sicuri , quali dimo- 
strino con certezza, che i Romani la sog- 
giogassero con la forza, o che ella sponta- 
neamente rinunziasse all'innata sua libertà 
per sottoporre ii collo al giogo Romano . 

Noi intanto diremo , che v olendo- Massi- 
mino intorno l'anno 239 dell'Era Cristiana 
sottoporre al suo Imperio Aquileja , ne re- 
sto deluso, difendendo la loro libertà gli 
Aquilcjesi con tanto ardore, che, dice Giu- 
lio Capitolino, fino le donne si tagliarono 
i capelli, acciò servissero per corde d'arco 
da saettare il nemico Tiranno , finché fu 
finalmente in quell' assedio ucciso . Abbiamo 
ancora un documento incontrastabile della per- . 

petua 



*jé Storia 

petua libertà di Aquileja sin all'anno 278 
dì Cristo: essendo stato eletto in quest'an- 
no Imperatore Tacito , il Senato Romano 
scrisse Lettera patente agli Aquilejesi , il 
principio della quale , portatoci dal Candido , 
così diceva: Senatus *A'mplisshnus xAquile- 
jensibus salutem . Ut estis liberi, & semper 
fuistis , tatari nos credimus , cr canài Principis 
judicium ad Senatum rediisse* Simul etiam 
Prtefeclurtf urbana appellano decreta est &c. 
Ora riflettasi a quelle parole ut estis libe- 
ri, Ù* semper fuistis, le quali escludono 
del tutto la pretesa servitù degli Aquilejesi , 
e danno il più luminoso argomento dell' ori- 
ginaria, e successiva di lei indipendenza. 

Si scorge la medesima nelle parole di 
Ammiano Marcellino, mentre parla di Giu- 
liano Apostata, di cui fu contemporaneo • 
afferma egli , che Giuliano assaltò Aquileja , 
dopo che neir anno 361 fu elevato all'Impe- 
rio , ma che dubitava molto di poterla con- 
quistare, avendo letto, e sentito > che prima 
di lui non v'era stato alcuno, il quale aves- 
se potuto forzarla ad arrendersi : Le gens , & 
audiens , dice, hanc Civitatem circumsessam 
quidem aliquoties, nunquam tamen excisam , 
aut deditam. Ora veda il Sigonio con qual 
verità egli affermi , che Costantino Magno 
óo anni prima l'avesse soggiogata, tanto 

più, 



Veneta. 77 

più, che né Eusebio, riè Eutropio, né Oro* 
sio , né Sesto Aurelio Vittore, né altri an- 
tichi affermarono sì fatta conquista . E* ben 
vero, che Giuliano finalmente ottenne d'en» 
trar nella Città, ma come amico, e per via 
di maneggio, non già come Padrone: bis 
auditis , dice Ammiano de' maneggj , ex diu+ 
turno angore portis reclusis , omnes effusi 
capere lati pacificum Ducem • Che se qual- 
che volta in progresso di tempo fu occupa* 
ta, ritornò ben presto alla primiera libertà, 
alla quale diedero facilmente campo le dis- 
cordie nate fra gli stessi Imperatori ■•, e fra 
questi ed il Senato Romano. 

Sembra però, che non si possa dubitare 
della sudditanza di Padova nell'anno 71 di 
Cristo, nel qual anno Jeggesi spedito da Ro- 
ma Massimiano a Padova , dove esercitan- 
do terribile persecuzione contro i Cristiani 
fece martirizzare la santa Verdine Giustina. 
A quest apparente argomento noi rispondia- 
mo, che di due copie della passione di det- 
ta santa Vergine, niuna contiene ciò che 
si pretende: e quella che più antica viene 
stimata, porta seco ir nome di Massimiano 
Imperatore , sebbene allora fosse alle redini 
del governo Nerone , non già Massimiano , 
che non imperò sin' all'anno 285 dell'Era 
Cristiana . Non ignoro , che Giacomo Cavac- 
elo 



78 Stori a 

ciò Monaco scrittore elegantissimo dell' Isto- 
ria del Monastero di Santa Giustina affer- 
ma , che Vitaliano Padre della gloriosa Ver- 
gine, e Massimiano di lui successore fosse- 
ro Principi del Senato Padovano , non già Re , 
Prefetti , o Presidenti mandati da Roma . Ora 
tralasciando la corruzione quasi universale 
degli Atti degli antichi Martiri , dirò soltan- 
to , esser certo , che non furono i soli Ro- 
mani quelli , che perseguitarono la Cristiana 
Religione , ma altri in qualsivoglia modo 
Re, Signori, Tiranni, o Presidi del Senato 
di quelle Città, che non erano all' Imperio 
Romano soggette ; come quelle della Vene» 
zia , quali ad imitazione de' Romani si mos- 
sero anch' esse a muover persecuzione . In 
fatti l'odio contro i Cristiani non fu di tutti 
loro, né di essi soli, ma degli altri Popoli 
ancora non meno de' Romani Idolatri • tanto 
più , che i Sacerdoti degli Idoli furono ve- 
ramente quelli , che in ogni Città quasi sem- 
pre la persecuzione cagionarono . Lo stesso 
dobbiamo dire dell'altre Città della Venezia, 
giacche molti sono i Giudici , i quali da' po- 
co Critici furono creduti essere stati dagl'Im- 
peratori mandati, ma che realmente erano 
Giudici dalle stesse Città libere costituiti a 
giudicare . 

Dirà taluno finalmente, che si trovano 

Re- 



Veneta. yg 

Rescritti dati in Padova da Valentiniano $ 
Graziano, ed Onorio. E' certo però, che il 
sottoscrivere un Rescritto circa affari del 
proprio Imperio in una Città amica, non 
toglie a quella la libertà • perchè così potranno 
anco aver fatto i tanti Imperatori , Re, e So- 
vrani che di tempo in tempo vennero a Ve- 
nezia , senza che perciò siano stati ricono- 
sciuti come Padroni di questo Principato. 

Si potrebbe opporre a queste nostre con- 
getture un'antica iscrizione posta al Chieso 
a nome di tutta la terrestre Venezia in ono- 
re degli Imperatori allora regnanti Valenti- 
niano, e Valente, quale esiste tuttavia nel- 
la Chiesa di Mondaruso sotto Bedi%olo si- 
tuato poco lungi dalla regia via , che corre 
sin ab antiquo tra Brescia e Verona , e che 
viene riportata dal dotto Maffei Veron. Illustr. 
Tom. Ili- Lib.t. 

D.D. N.N. Valentiniano 

Et. Fl. Valenti . Divinis . 

Fratribus. Et Semper 

Àugustis . Devota. Venetia-. 

Conlocavit. 

Ma questa, e molt' altre Lapidi che potres- 
sirao qui trascrivere , provano bensì i lega- 
mi d'amicizia, alleanza, ed antica corris- 

pon- 



2o S T RIA 

pondenza tra le Città della Venezia e l'Ini* 
perio Romano , da cui essa riceveva prote- 
zione e difesa , ma non già danno argomen- 
to sicuro , onde dedurre sudditanza e vas- 
sallaggio . Né la parola Devota ciò dimo- 
stra , come osservato abbiami nella Dissert. I. 
Si può credere che la Venezia avesse allora 
ricevuto qualche rimarcabile beneficio da que 
Augusti Sovrani, di lei Amici , ed Allea- 
ti, per cui grata eresse sopra una delle pri- 
marie vie d'Italia la suddetta Lapide in 
loro onore , ed a perpetua memoria de' po- 
steri . 

Dalle cose fin qui esposte vedesi , a mio 
credere*, che la Venezia fu Provincia libera* 
ed è cosa, degna d'osservazione, che dopo 
aver essa sofferte quelle rivoluzioni , che spin- 
sero i suoi liberi abitatori a ricovrarsi alle 
Lagune , ove continuando la loro innata in- 
dipendenza da ogni giogo straniero fondaro- 
no una novella libera Repubblica, e Princi- 
pato, que' stessi Veneti, iodico, abbiano di 
nuovo ricuperato l' antico loro paese , e do- 
minio dal Timavo all'Adda. Curioso Feno- 
meno Storico, e che merita riflessione! eb- 
be perciò ragione di dire il Sig. Ab. Denina 
parlando delle Rivoluzioni d' Italia Lib. I 
Cap. II , che il paese de Veneti parve de- 
stinato fino, dal 7' età più remote ad avere 

sor» 



Veneta. Si 

sorte diversa dal? altre provinole dell'Ita- 
lia , e del Mondo , 

Prime *Ablta?lonl nelle Venete Lagune . 

IL Le Veneziane Lagune formate dall' 
estremità del Mare Adriatico verso terra , 
e da alcuni fiumi, che dall'Alpi cadendo 
passavano anticamente per mezzo ad esse nel 
Mare, saranno il Soggetto del nostro scri- 
vere nella seconda parte Geografica di que- 
sto Saggio . Qualunque però si fosse nelle 
precise sue circostanze sul principio del Se- 
colo V lo stato materiale delle medesime , 
siccome né pur curato da' confinanti da ter- 
ra, perchè in gran parte infeconde, così né 
meno furono di particolare osservazione alla 
Storia antica . Secondo le più accurate tradi- 
zioni vi si era fatto qualche Casale di me-* 
schine famiglie per procacciarsi il vitto con 
la caccia marina, colla pescagione, e con le 
Saline, i tre soli fonti di traffico in quel 
clima in allora poverissimo. Seguirono in ap- 
presso le sovversioni portate da' Barbari al 
Veneto Continente , le quali per consenso 
comune degli Scrittori furono la più pros- 
sima, anzi Tunica cagione, donde si fon- 
dasse la Repubblica di Venezia. Imperocché 
Alarico , chiamato in Italia da Stilicone per- 
Tom. Ili, F fido 



82 Storia 

fido ministro deli' Imperator Onorio , alia 
testa de' suoi Goti entrò in Italia, e la de- 
vastò V anno 403 , ovvero 402 . Il di lui 
esempio Tanno dappoi aprì la via agli Sci- 
ti, o Tartari guidati da Radagaiso lor Re. 
Cinquanta anni dopo che aveala devastata 
Alarico il Goto, cioè d'intorno all'anno 453 
vennero sopra l' Italia gli Unni sotto la con- 
dotta di Attila uomo estremamente feroce: 
ognuno sa , quanto ài terrore abbian destato 
le mosse di questo popolo barbaro a' miseri 
Italiani , già resi pavidi dalle sovversioni 
degli altri barbari, che lo precedettero, ve- 
dendo l'Imperio senza Eserciti , e senza Ca- 
pitani . 

Gli Scrittori adunque accordano , che mol- 
ti Nobili ben presto dalle Venete Città ca- 
larono in asilo alle Paludi ; quindi temendo 
i Cittadini della ricca Aquileja 1' assalto mi- 
nacciato da Attila, corsero in gran numero 
al mare , e pensarono a fortificar un Castel- 
lo in luogo, che già per l' avanti dal nome 
di quelle acque chiamavasi Grado, là por- 
tando porzione degli arredi Sagri, e le mi- 
gliori loro sostanze . Sull'esempio degli Aqui- 
lejesi, gran parte degli abitanti di Concor- 
dia, Aitino, Uderzo, e Padova si ritirò al- 
le paludi . Quei di Concordia corsi al Li- 
do, che era dirimpetto alla loro devastata 

Cit- 



Veneta. 83 

Città formarono quel Borgo , che prima Pe» 
ironia , indi Caorle fu detto . Dalle rovine 
di Uderzo nacquero prima Eraclea , indi 
Equi Ho y quei di Aitino vennero ad occupa- 
re sei pezzi di palude , che divennero Tor- 
cetto, Ma^orbo , ^Ariano, Buratto , Costati- 
tjaco , e Murano . 

Merita d' esser qui riferito l 1 elegante Poe- 
metto di Giulio Cesare Scaligero circa T ac- 
crescimento di Venezia derivato dalla distru- 
zione d'Aitino, come portano comunemente 
i Veneti Cronisti , e Genealogisti . Sta nel 
Libro intitolato Julii Casaris Scaligeri vi" 
ri dar issimi Poemata 15 74 5 pag. 588: 

%Altinum alloquitur 

Quanta fui , cujus modico vestigia tratta 

Obruit insani fa da ruina maris , 
Sedibus egregia doceant illustribus urbes, 
Oppidaque elapsa condita multa manu. 
%Aspice , quo fastu tumeat Taurisia pubes : 

Una mei germen stipitis illa fuit . 
Muranum incolumi cesio , atque insontibus 
auris , 
Et quod Majori nomen ab orbe tulit : 
Quaque etiam Cali dici a est de nomine 
Turris , 
CunBa hac interitus sunt monumenta 
mei. 

Fi Tu 



$4 Storia 

Tu quoque mirifici complens miracula muti* 
di , 
Te regina vapi , te voco magna soli J 
Disce frui virtute tua , & felicibus orsis , 
Pars mea: nam totum quam sit inane , 
vides . 

Fin qui lo Scaligero . Giulio Strozzi aveva 
composti alcuni Dialoghi intitolati i Lidi £ 
^Aitino , nei quali si trattava l' origine di 
Venezia , come può vedersi nelle Glorie de» 
gli Incogniti Pag. 283, Ediz. diVen. 1Ó47. 
Quella parte de' Nobili Padovani sopra- 
vanzata alle stragi della Patria, venne là 
dove , non molti anni prima altri loro Con- 
cittadini eransi fermati , cioè in Rivalta po- 
scia Rialto col trasporto di quanto loro per- 
misero le circostanze di quel fatale momen- 
to . Altri di essi occuparono due dorsi vici- 
ni, cioè Malamocco , ed <A'lbiola. Quelli d' 
Este , e Monsclice si rifuggiarono alli Lidi 
di Filistina, oggidì Pelestrina- compariro- 
no finalmente altri illustri profugi a Clodia , 
ora Chioggia , e Capodargine , oggi Cavar» 
^ere . Liberata che restò l' Italia dalle bar- 
bare sovversioni, risorse nell'animo di molti 
Isolani l'amore al suolo natio. Vi furono 
all' incontro altri affezionati per consuetudine 
a questi luoghi , o dalle rovine delle lora 

Cit« 



Veneta. 8j 

Città ridotti a disperar degli antichi domi- 
ni j, i quali si determinarono a stabilir den- 
tro le Lagune le loro famiglie , indotti da 
ragionevoli motivi , salubrità cioè d' aria * 
sicurezza de' pericoli stranieri, e comodità 
delle cose sì necessarie , che utili alla vi- 
ta , essendovi d' intorno le fertili contra- 
de del Norico , Albania ec , oltre f Ita- 
lia quasi intera col mezzo de' fiumi, che 
allora entravano nell'Estuario. E A certo di 
fatto , che molti abbandonarono le Lagu- 
ne , onde restarono senza nome , e senza 
Popolo C astrusi a , Marcelliana , Castro- 
pu^joy Centenaria , Massone, Vigilia , Bar- 
barla , ed altre: all'opposto rimasero popo- 
late l'Isole di Malamocco, Grado, Eraclea , 
%dlbiola , Equilio , Caorle , Pelestrina , Man^ 
%prùo , Tonello , ^Ariano , "Murano , Costan* 
XJaco , Butano , Olivolo , Cbioggia , Rialto , 
Nella Cronaca del Sagomino molto accre- 
ditata dopo le giudiziose osservazioni di Mar- 
co Foscarini nel Lib. 2 , della Letteratura 
Venez. pag. 109, si trovano descritte in or- 
dine cogli antichi nomi le XII principali Iso- 
lette, costituenti il Comune di Venezia da 
Grado sino a Chioggia : queste erano le se- 
guenti, Qradus , Bibiones, Capml<e y Hera* 
elea , Equilus , Torcellus , Morianas 5 Rivoal* 
tus , Metamausus , Pupi Ha , minor Glucies , 

F 3 ' Giù* 



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$6 Storia 

Glucies major . Della seconda non si sa né il 
nome né il sito preciso, perchè è affondata per 
avventura nel Mare : quando non sia le Beb- 
be , come pensa ilZanetti :] la quarta pure , 
e la quinta sono affatto distrutte; la prima 
è Grado , la terza Caorle , la sesta Torcel- 
lo , indi Murano , Rialto , Malamocco , Po- 
veglia , e Chioggia maggiore , e minore . Da- 
remo fine a questo Articolo colf osservare 
succintamente , che due sono le opinioni so- 
pra la prima fondazione della Città di Ve- 
nezia . La più fondata sentenza , e dal co- 
mune assenso già tempo comprobata, sostie- 
ne, che Tanno di N. S. 421 fosse la Cit- 
tà fondata nei 25 Marzo, giorno dedicato 
all' Annnnziazione gloriosa della gran Madre 
di Dio Maria Vergine, il qual giorno ri- 
guardato sempre per Natalizio della Città, 
è stato come tale solennemente da' Veneti ri- 
verito. L'altra opinione, che pare seguita 
dal Centanni , ed altri , porta innanzi la co» 
sa sino alla venuta del furioso Attila, qua- 
si che niuna scorrerìa di Barbari sia stata 
per l' avanti , dalla quale abbiano potuto i 
miseri Italiani esser astretti a ricovrarsi nel 
Veneto Estuario , e nulla si abbia temuto 
ne' tempi di Alarico, Ataulfo, e J^adagaiso 
sopra nominati , che nell' Italia portarono il 
terrore , e molta strage fecero de' Veneziani . 

Quin- 



Veneta. 87 

Quindi appare, che il Contarmi, e seguaci 
parlino piti tosto dell' accrescimento della Cit- 
tà , che della prima sua Nascita , accaduta 
alli 25 Marzo del 421 , onde dalla pubbli- 
ca fede , e sovrana Podestà fu stabilito , che 
dal detto giorno numerati fossero gli anni , 
come suol dirsi ab Urbe condita. E* rimarca- 
bile però T errore delle Cronache popolari > 
le quali riferiscono il principio della Città 
all'anno 421, e poi ne pigliano l'Epoca 
dall'incursioni d'Attila. Queste due asser- 
zioni si distruggono l'una con l'altra, poi- 
ché Attila desolò la Venezia dopo la metà 
del V Secolo . Conviene in ultimo osserva- 
re, che il dotto Padre de Rubeis nell'Ope- 
ra de Schismate Ecclesia tAquilejensis so- 
stiene , che l' Isola di Grado non entrò a 
formare il Comune dì Venera sin' ai Secolo 
TX dell' Era Cristiana : e quindi la credette 
suddita all' Impero Orientale . Questa strana 
di lui asserzione è priva d'ogni verisimile 
fondamento. In fatti fra quanti sono gli Stori- 
ci , e Cronisti Veneziani da me veduti uno non 
ritrovasi , il quale delineando l' Isole nel Co- 
mune loro comprese sin dalla fondazione della 
Città non incominci da Grado, e termini in 
Capo cC argine . Oltre di che se Gado era 
Isola suddita all'Oriente, doveva il de Ru- 
beis dimostrare come, quando, e per quale 

F 4 ca- 



S8 Storia 

cagione essa passò alla sudditanza de 5 Vene- 
ziani descrivendo, se ciò avvenne per ces- 
sione de' Greci Imperatori , o per conquista , 
o finalmente perchè essa scuotendo il giogo 
de' Greci con manifesta ribellione passasse al 
Veneto . Ma di sì fatto passaggio non si ri- 
trova memoria negli Storici, quali tutti s' 
accordano nel farla una dell'Isole Veneziane 
sin dall' irruzione de' Barbari suddetti , sem- 
pre libera, mai suddita all'Oriente. Ma di 
quest' argomento altrove più diffusamente 
discorreremo. 

Governo e Condizione Civile degli %Ahtichi 
Veneti Isolani . 

III. Delle tre Classi di famiglie che nel* 
la diversità dei tempi sopraddetti vennero a 
fermar domicilio sopra le Lagune , niuna può 
dirsi soggetta altrui al momento , in cui si 
congiunsero a fondar la Città di Venezia - 
Quelle prime famiglie , che sconnesse, e po- 
vere stavano in Casali d'Alga, e di Canna 
per procacciarsi il vitto con la Caccia mari- 
na, colla pesca, e con le Saline sul princi- 
pio del V Secolo non erano legate da mu- 
tuo governo, né avevano leggi proprie , per 
quanto se ne ricerchi sentore nelle Venete 
Storie . Ad eguale , o poco diverso stato 
conviene asserire , che fossero que' primi Pro- 
fu- 



Veneta. %p 

fughi , i quali alle incursioni di Alarico Go- 
to , e del Tartaro Radagaiso vennero alle 
Lagune, imperocché né meno questi erano 
legati da mutuo consenso , né si erano de- 
terminati al gran consiglio di stabilir comu- 
ne Società , e Governo . La terza più copio- 
sa Classe di famiglie, concorse alle Lagune 
per la desolazione fatta dagli Unni sopra le 
Città Venete terrestri , ci presenta all'ima- 
ginazione una quantità d' uomini varj d' estra- 
zione , e di Patria , sparsi per quelle Isolet- 
te , ed arene palustri , senza legame civile , 
e comune Società. 

Conviene adunque credere , che tutte que- 
ste famiglie sino ai tempi del Tribunato , 
che è il punto della Sociale Origine , fossero 
unicamente difese da un naturai dettame di 
giustizia volontaria, e sopra tutto dall'os- 
servanza della Cattolica Religione . In vero 
rilevasi dagli Storici, e Cronisti Veneziani, 
che quelle popolazioni fossero tenute in ot- 
tima costumanza dalle Persone del Clero , 
non già per ragione di giurisdizione tempo- 
rale , ma per rispetto , e pia venerazione 
della Religione Cattolica , che esse tutte 
professavano. L'istituzione però ben presto 
seguita del Tribunato mostra, quanto solle- 
citamente si vide essere necessarj Governo * 
e Leggi. 

Deb- 



pò Storia 

Debbo però, prima di passar oltre, av- 
vertire, che fra le molte cose, che l' erudi- 
to Bernardo Giustiniano ribatte nella sua 
Storia di Venezia, v'è la favola di certo 
Re di Padova , e Consoli insieme , che des- 
sero principio e Leggi alla Città di Vene- 
zia. Favola uscita fuori soli 130 anni in- 
nanzi il Giustiniano, che viene ad esser cir- 
ca l'anno 1340, come abbiamo accennato 
nella Dissertazione I. I difensori di questo 
racconto producono una Memoria ritrovata, 
come dicono, in certa Cancellerìa, Mas- 
sarìa di Padova , la quale non ricuserò di 
registrar qui giusta la versione di Niccolò 
Crasso nell' Annotazione XI al Giannotti , 
acciocché tutti vedano, quanto possa stimar- 
si • dice adunque così : V anno di Christo 
nato 421 , ultimo anno di Innocentio Primo 
Papa, Oriundo da xAp ano fiorendo con molta 
gloria e felicità il Regno di Padova, am- 
ministranti la Repubblica Galiano Fontana , 
Simon Glaucone , & Antonio Gaulo Lavanio 
Console . Imperanti Honorio , e Theodosio fi- 
gliuolo d? \Arcadio , per i Consoli, e Senato 
di Padova fu deliberato , che alquanti buo- 
mini de* principali fra tutti eletti edificas- 
sero una Città appresso a Rivoalto , e rac- 
cogliesse™ in essa tutti dall' Isole , ■ chs so- 
no ivi d'intorno, e vi fosse più tosto un 

Ca- 



Veneta. gì 

Castello con porto, che molti, dove sia te- 
nuta un armata numerosa , bene instrutta , 
e molto bene avveda alle cose di mare per 
custodia del porto , e per refugio sicurissi- 
mo , se qualche guerra occorresse . Poiché 
havendo veduta la moltitudine , & insolen- 
za de'Gothi, tener ancora a memoria esser 
essi con Alarico Re loro entrati in Italia , 
& haverla d? incendii , e di rapine devasta- 
ta , e la stessa Città haver con nemica sol- 
datesca assalita , e mandata a sacco. Per- 
loche oltre i moti , che hanno altrevolte ap- 
portati i Gothi, i Cittadini di Padova in-' 
tesi gli sforai , che andavano nelle parti 
australi, & occidentali in quel tempo cre- 
scendo , haver indotti dal timore costituito 
fin nello stesso anno 421 #' 14 Mar^o , 
che fosse una Città costrutta , nella quale 
si costituisse un refugio , e porto sulla boc- 
ca del fiume , raccolta tutta la moltitudine 
dall Isole , e Stagni in quel luogo , che è 
detto Rivoalto . E la .Città doversi nomi- 
nare Vcnetia , e doversi mandar Consoli , 
che per due anni dovessero soprastare all' 
opra, ^Alberto Faliero, Thomaso Candiano , 
e Zenone Dandolo. E gli altri Consoli Lu- 
ciano Daulo, Massimo Lucio, & Ugone Fo- 
rio. Ecco quella celebre memoria, cotanto 
decantata dallo Scardeoni, e da certuni Ve- 
ne- 



p% Storia 

neti Scrittori , che nulla si curarono di esami* 
narla , come il Dandolo, ilSabellico, il San» 
sovino, Pietro Giustiniano, il Faroldo, Nic- 
colò Zeno ed altri, creduta genuina, ed ac- 
concia a riempire i primi tempi della nasci- 
ta della Repubblica . 

Ora esaminiamo , se Bernardo. Giustinia- 
no , Fortunato Olmo , Niccolò Crasso , ed 
altri rigettarono , e confutarono a dovere fa- 
vola sì pellegrina ed istrana. Quanto a' Re 
di Padova , che siano affatto fittizj , lo di- 
mostrano col reputare falso, e ridicolo, che 
vi fossero Re in Italia al tempo degl' Im- 
peratori Romani. E x ancora inconcussa veri- 
tà, soggiunge Fortunato Olmo, che Attila 
nacque Tanno 400, ovvero 401: e perchè 
il Re, la Regina, e Consoli vengono messi 
nella suddetta memoria fuggirsi da Attila 
l'anno 421 , quindi inferisce l'Olmo con 
Bernardo Giustiniano , che quando Attila era 
di anni XX , i Padovani si apparecchiavano 
alla fuga , non essendo ancora perseguitati , 
nel qual errore cadette anco Andrea Dando- 
lo. Onde a quelli, che fingono, che. Attila 
minacciasse due volte l' Italia , e l'Imperio, 
oppone il Giustiniano la vicinità dell'una , 
e dell' altra guerra : perchè la prima accadu- 
ta nella Gallia, dove fu respinto dal gran 
Generale Ezio , e la seconda , quando venne 

in 



Veneta. 03 

in Italia , non hanno maggior intervallo , 
che di quattro , ovvero cinque anni , essen- 
do avvenuta la prima circa l'anno 445, e 
l'altra verso il 450. * 

Dimostra ancora la falsità di detta narra- 
zione il variare, che fanno gli Scrittori tut- 
ti, che la difendono. Perciocché chi mette 
Re , e Consoli , come fece il Dandolo , chi 
questi soli, come il Sabellico, il Zeno, lo 
Scardeoni , ed altri . Negli anni diversificano 
ancora , alcuni mettono il Re con i Consoli 
ne' tempi della venuta d'Attila in Italia T 
anno 454, altri trenta anni prima. Sono 
pure differenti nell' assegnare i nomi de' Si- 
gnori Consoli , dicendo il Sabellico , che se- 
condo la testimonianza di alcuni furono Gal- 
lieno Fontana, Simone Glauconio , ed *Anto- 
nio Calvo , e secondo il sentimento di al- 
trui ^Alberto Faliero, Tommaso Cangiano , 
e Paolo Conte.- altri pretendono conciliare 
la cosa col dire , come fa lo Scardeoni , che 
{ossero due coppie , de' quali gli uni risiede- 
vano in Venezia , gli altri in Padova . Gio- 
va ancora osservare, che l'antica Memoria, 
veduta da Bernardo Giustiniano, asseriva , 
che i Consoli durassero anco ne' tempi di 
Cassiodoro^ onde con l'autorità di questo 
Scrittore, il quale scrisse la sua lettera non 
a' Consoli , ma alli Tribuni de Marittimi , 

egli 



£4 Storia 

egli li rifiuta , e ricava insieme , che la sud- 
detta Memoria , poi prodotta da Niccolò 
Zeno, sia stata da qualcuno medicata, onde 
a giorni nostri non viene più introdotto il 
Re , ma i Consoli • e questi non passano 
troppo avanti , perchè avvicinandosi il Zeno 
a' tempi della venuta d'Attila nel 450 can- 
gia questo Magistrato in quello de' Tribuni . 

Desideriamo inoltre sapere , quali furono 
le Leggi formate dal Legislatore Egidio Fon- 
tana, forse mai nato al Mondo, sopra una 
Città non per anche fabbricata . Se ciò fosse 
stato vero, grande sarebbe il rossore de' Pa- 
dovani , quali elessero Consoli , e formarono 
Leggi , avanti che vi fosse il popolo ; e co- 
me non sarebbe rimasto affrontato il nuovo 
Solone troppo sollecito in disponer le Leggi 
senza esser sicuro di avere la gente, che le 
avesse ad osservare? Oltredichè se quelli abi- 
tatori della novella Città erano Padovani , 
certo aveano le Leggi proprie del preteso 
Regno : che se lasciate queste , come dicono , 
fu ordinata nuova Legislazione , io reputo 
cosa assai deplorabile , che si siano smarrite , 
e che l'Autore dello Squittinio della Liber» 
tà Veneziana non abbia dato a pubblica lu- 
ce i tre Volumi in Foglio grande delle pri- 
me Leggi Venete dettate dal Novello Le- 
gislatore. E qui voglio riflettere di passag- 
gio > 



Veneta, 9$ 

gio, che il detto Fontana con que' Consoli, 
Re, e Senato Padovano non doveano profes- 
sare la Religione Cristiana, poiché, come 
dice Bernardo Giustiniano, Conditam Eccle» 
siam dicunt sccundo Consulum ordine , non» 
nulli tento y fortuito tamen omnes , & non 
Consilio , usque adeo , ut nisi ignis *Archi» 
tetii casam invasisset , non Regi , non Con» 
sulibus de Ecclesia in nova Civitate con» 
struenda subiisse animum velini . Quam prò» 
fetlo opus pecuniarium esse oportuit in no» 
va Civitate . 

Ma consideriamo un poco parte a parte 
la surriferita memoria; ella dice, che l'ulti- 
mo anno del Pontificato d' Innocenzio I fos- 
se il 421 dell'Era Cristiana, quando è più 
che certo , che era quattro anni prima mor- 
to, cui successe Zozimo defonto nel 418; 
e nel seguente anno fu creato Bonifacio I , 
nell'anno terzo del quale furono gettate le 
prime fondamenta della Città . Stabilisce an- 
cora per indubitato, che Papa Innocenzio I 
fosse oriundo d' %Apono , o %Abano , luogo 
distante quattro miglia da Padova,. nel che 
l' autore poco accurato di questa supposta 
memoria ha ridicolosamente confuso %/fbano 
con %Albano , dove nacque Innocenzio . Si 
osserva pure in detta carta una confusa me- 
schianza di Re, di Consoli, di Senato, di 

Re- 



gó Storia 

Regno, e di Repubblica. Suppone inoltre 
la medesima , che prima del 42 1 , in cui fu 
risoluto di edificar Rialto, vi fossero per 
T Estuario dispersi varj Castelli , da' quali in 
quel tempo una Città fosse insieme raccol- 
ta; ciò che avvenne solamente nell'anno 8o£, 
come a quell'Epoca diremo. E* degno anco- 
ra d'osservazione, che la suddetta Memoria 
asserisce , che nelle Regioni Australi , ed Oc- 
cidentali fossero in quel tempo uditi movi- 
menti di Goti , quando è cosa manifesta , 
che questi, uniti allora con stabil lega a' Ro- 
mani , aveano con molte battaglie consumati 
gli Alani , ed i Vandali nella Spagna , ed 
aveano ricevuta in premio dall' Imperatore 
certa porzione della Gallia; onde erano a 
quell'Epoca più che mai fedeli all'Imperio 
Occidentale . E che diremo del nome di Ve* 
ne^ja imposto alla Città da fabbricarsi in 
Rialto ? Chi non sa , io dico , che questo 
nome, come apparisce da tutte 1' antiche 
memorie , fu per più , e più anni comune 
a tutte le Terre , Castelli , e Città , che 
erano situate nelle Lagune , e che solamente 
nel IX Secolo divenne proprio di Rialto al 
momento della traslazione della Sede Duca- 
le ? Ma tante sono le sciocchezze , in essa 
comprese, che malagevole cosa sarebbe il 
confutarle con tutta distinzione, e per cos; 

di- 



Veneta. P7 

dire parte a parte . Quindi tralascio la nu- 
merosa Flotta , che costruirsi dovea a dife- 
sa del Porto , e per distruggere le Squadre 
di que' Barbari , che mai ebbero Armata sul 
Mare , e cent' altre favolette di questa na- 
tura . 

Ma in qual luogo mai ritrovò lo Scardeo- 
ni detta Memoria ? Sappiamo in fatti , che 
prima di Bernardo Giustiniano Paolo Ver- 
gerio essendo stato da un amico invitato a 
scrivere 1' Istoria Veneta , rispose in una 
Lettera, non aver egli memoria alcuna del- 
le cose Venete antiche , e non potersi il suo 
animo piegare a scrivere cose false • quo ver- 
bo, soggiunge il Giustiniano , monstravit ea , 
quee nunc refellimus , & quee scripta jam 
viderat . Lo stesso asserisce il Vergerio in 
un Opuscolo da lui scritto sopra T origine 
di Venezia , nel quale , come attesta il Giu- 
stiniano suddetto , nullibi Rex , nullibi re* 
peritur Consul . DoBi nimirum Viri repudia- 
verunt dedignati scripta sua hujusmodi in- 
ventis feedare . Né ciò recar dee maraviglia , 
poiché lo stesso Vergerio nell' Istoria de' 
Carraresi poco dopo il principio asserisce con 
costanza , che avanti il tempo , in cui visse 
Ezzelino da Romano non v' è minima me- 
moria delle cose di Padova , tante volte da 5 
Barbari incendiata , e distrutta . Osservisi fi- 
Tom. III. G nal- 



pB Storia 

miniente > che non solo il Vergerio, Scrit- 
tore anteriore al Giustiniano, ma anche il 
celebre Francesco Petrarca rifiutò la favola 
de' Consoli , quale noa avrebbe rigettata es- 
sendo divotissimo de' Carraresi , se avesse 
ritrovati sicuri documenti per sostenerla . 
Tanto sia detto in grazia di que' Letterati 
che hanno prestato il loro assenso allo Scar- 
deoni , ed altri Progenitori di cotanto favo- 
loso racconto. 

CAPO II. 

Tempi del Tribunato Veneto sino 
alla istituzione del dogado , cioè* 
dall'anno 45Ó, sino al 6pj. 

%Aris toc rarità Veneziana disegnata 
nel Governo Tribunizio. 

I. A^"O stro il tempo agli abitanti delle 
JLV JL Veneziane Paludi , uomini nel 
maggior numero di estrazion nobile e co- 
moda, che senza comune società non pote- 
va ogn' isola separata provveder da sé ai bi- 
sogni, e comodi della vita, e molto meno 
resistere agli urti esteriori, alli quali tro- 
va- 



Veneta. pp 

Vavansi esposte, sì dalla parte di mare, co« 
me dal Continente vicino col mezzo e del- 
le Lagune , e de' Fiumi : onde con univer- 
sale consiglio risolvettero di fare, come ac- 
cordano i migliori Scrittori , di tante mem- 
bra un Corpo , il quale si governasse con 
un spirito solo . Quindi crediamo falsa 1* 
opinione del Bodino, confutata egregiamen- 
te da Niccolò Crasso , che asserisce , essersi 
formate tante Repubblichette distinte in go- 
verno, e con proprio singoiar diritto di so- 
vranità quante furono f abitate Isole in que- 
ste Lagune. Siccome poi nessuna Civile So* 
cietà sta senza Governo , il Governo da lo- 
ro scielto fu il Tribunato ♦ Determinarono 
adunque , che ogni Isola si eleggesse il pro- 
prio Tribuno , [da cui le fosse amministrata 
la criminale, e civile Giustizia j che negli 
affari riguardanti il Corpo universale del- 
la Nazione tutti li Tribuni si unissero a 
consultarne , e deliberarne , riserbando alla 
università di tutte l'Isole l'adunanza gene- 
rale , a cui si notificassero le loro risoluzio- 
ni * questa generale adunanza secondo 1' uso 
dell' antico Lazio Romano fu detta Concio* 
ne , e poi con Veneziana favella arringo * 
rimase però libero ai Tribuni il diritto di 
convocare la Conclone , quando opportuno 
il giudicassero . 

G 2 Que- 



ioo Storia 

Questa fu per consenso quasi universale de- 
gli Storici la polizìa del primo governo della 
Veneziana Repubblica sino alla istituzione del 
Dogado, ed in essa scuopresi T antica Aristocra- 
zìa gradatamente nel decorso de'secoli perfezio- 
nata . Imperocché nei Tribuni , i quali sem- 
pre eleggeansi dal numero delle più qualifi- 
cate e nobili Persone , era posto il sovrano 
Criminale , e Civile diritto • e ben tosto si 
ìnstituirono il Consesso Tribunizio e la No- 
bile Conclone nelle quali adunanze si tratta- 
vano le deliberazioni riguardanti l'universa- 
le Nazione . 

Numero dell'i Veneti Tribuni. 

IL Circa al numero de' Veneti Tribuni v' è 
tra gli Scrittori qualche discordanza , riferita 
da Francesco Sansovino lib. 13. Alcuni fal- 
samente credettero , che da un solo Tribuno 
tutto l'antico Corpo civile delle varie Isole 
fosse stato governato, e diretto: altri s'im- 
maginarono, che due in ogni Isola fossero 
li Tribuni , ma questa opinione di Bernardo 
Giustiniano lib. 4, benché assai verisimile, 
non ha altro Storico , che la confermi . Nic- 
colò Zeno scrive , che per il solo corso di 
50 anni fu in ciascun' Isola il Tribuno* 
ridotto poi per 80 anni il governo comune 

in 



Veneta. ioi 

in un Tribuno solo; indi essersi moltiplicati 
sino al numero di io: e che questi abbiano 
governato per anni 130 : che finalmente a 
quelli dieci con l' andar de' tempi siansene 
aggiunti altri due , e che questo numero 
sussistesse sino al Dogado . 

E* egualmente incerto , quante , e quali 
siano state l'Isole concorse ad instituir il 
Tribunato . In alcuni Annali ritrovansi , co- 
me riferiscono Vettor Sandi Lib. I, Cap. 3. 
Articolo I. e Niccolò Crasso nell'Annota- 
zione 38 alGiannotti, l' Isole Venete distin- 
te in varie Classi, altre di più chiaro no- 
me, altre minori, ridotte poi a sette, non 
a nove come dice il Sandi suddetto, prin- 
cipali , quante furono appunto le decorate di 
Cattedra Vescovile , Grado cioè , Caorle , 
Tonello , Malamoco con Pelestrina e Ch'ioga 
già , Eraclea , Equilio , ed Olivolo con Rialto • 
Da altre antiche memorie finalmente ricava- 
si , che dodici furono l' Isole Tribunizie , e 
quindi dodici i Tribuni sin dalla fondazione 
del Corpo Civile : ma nell' accrescimento di 
popolo a motivo della venuta in Italia de* 
Longobardi , essersi creato in ogni Isola al- 
tro Tribuno superior al Collega; così che 
in tutti fossero XXIV. detti Maggiori , e 
Minori ; tutti però componevano quel Con- 
cesso Tribunizio , che fu la prima radice 

G 3 del- 



102 Storia 

della Veneziana Aristocrazia , come abbia- 
mo detto; ciò è il primo Consiglio Vene- 
ziano; trovandosi alcune Lettere scritte da' 
medesimi , nelle quali parlando a nome del 
Consiglio, diconsì Noi Tribuni delle Isole 
Marittime . 

Ufficio y Titolo , e Durata delli Veneti 
Tribuni . 

III. Gli storici Sabellico , Giannotti , ed 
altri raccolgono gli Ufficj de' Veneti Tribu- 
ni , ed assegnano loro la piena podestà giu- 
diciaria criminale e civile , a cadauno cioè nell' 
isola sua; e siccome o al Consiglio Tribu- 
nizio, o alla Concione nobile popolare non 
si apportavano altri affari , se non quelli , 
che riguardavano il bene universale di tutta 
la Nazione ; così li Tribuni erano Giudici 
senza appellazione nella commutativa giusti- 
zia, e nella distributiva delle pene; in fatti 
non leggesi presso de* Veneti Storici , esser- 
si agitata mai alcuna lite privata , o inqui- 
sizione di delitto nel Consiglio Tribunizio, 
o nella Concione . E' ancora soggetto di non 
lieve controversia tra' Veneti Scrittori , don- 
de siasi tolto il titolo di Tribuni . Pare cer- 
tamente probabile, che egli derivasse dalla 
interna costituzione del popolo Veneziano ; 

il 



Veneta. 103 

il quale consideravasi diviso in quasi tante 
Tribù , quante erano in allora l' Isole popo- 
late , e ciò senza altro col prenderne T esem- 
pio dalla antica Roma; imperocché consi- 
stendo l'incombenze imposte ai Tribuni Ve- 
neziani principalmente nelfamministrar giusti- 
zia, vero e solo modo legittimo di proteg- 
gersi dai più potenti la comune società , fu 
preso quel nome , che Roma antica diede al 
difensor della Plebe. Vedasi la Dissert. I. 
Scrive Andrea Dandolo nella sua Cronaca , 
che annuale fosse la durazion de' Tribuni, 
e col Dandolo convengono tutti gli altri 
Storici Veneziani : ed ecco in ciò un altro 
grado alla perfezione della Aristocrazìa ; 
conciosiachè se alla vita degli eletti Tribu- 
ni si fosse estesa la dignità del loro ufficio, 
T ordine sarebbe divenuto Oligarchico perpe- 
tuo : oltre di che que 5 Tribuni sarebbero pur 
troppo divenuti altrettanti Regoli , se non 
si avesse scemato con la brevità del tempo , 
il vigor della reggenza. 

Consiglio Tribunizio . 

IV. Fu senza dubbio parte gravissima 
della prima polizia Veneziana , e soda base 
della disegnata Aristocrazìa il Consiglio 
Tribunizio . Questa unione de' Tribuni in 

G 4 Con- 



104 Storia 

Consesso nacque col Tribunato ; onde concor- 
demente asseriscono gli Storici Gasparo Con- 
iarmi , Niccolò Grasso , ed altri , che li Tri- 
buni si univano in determinati giorni a 
consultar , e deliberar tra di loro de' comu- 
ni affari ; riserbato poi a questo loro Con- 
siglio 1' arbitrio indipendente di convocar 
3a Nobile popolare Conclone. Invero senza 
questa adunanza de' Tribuni intender non si 
può , come gli affari più gravi ad un trat- 
to si portassero alla Conclone del popolo, 
onde si maturassero in mezzo alle primiere 
irregolarità di quella adunanza. Di questo 
Consiglio , e de' regolamenti , su de' quali 
sì aggirassero le di lui pratiche, niente più 
ci somministrano le Venete Storie • solo da 
esse ricaviamo , che questo Consesso si adu- 
nava nell'Isola di Eraclea. 

Conclone Veneta . 

V. E* tradizione comune appresso gii Stori- 
ci Veneziani che in certi casi , e tempi in- 
definiti il popolo delle varie Isole tutto si 
adunasse in pubblica Conclone , allora quan- 
do li Tribuni opportuno il riputavano, ad 
rem vero publlcam y dice Bernardo Giusti- 
niano , si gravitati s aliquld acclderet , con- 
sultandam , indlcebantur conventus omnium 

ln^ 



Veneta. 105 

insularum^ & littorum: ed il Sabellico do- 
po aver detto, che dal concorso frequentis- 
simo dell' isole furono creati i Tribuni, sog- 
gi ugne : aetera qua ad Reipublica statum 
attinerent , frequentissimo insularum Concilio 
consultanda reliquere . Quindi essa discor- 
da assai da' Romani Comi^j , i quali non po- 
tevano non convocarsi dai Consoli con cer- 
to metodo di casi , e di giorni . A questa 
adunanza generale della Nazione si facevano 
note a guisa di solenne promulgazione le de- 
liberazioni stabilite nel Consiglio Tribuni- 
zio; f acclamazione , o riprova universale 
accertava del comun senso li Tribuni. Non 
sappiamo però , qual fosse 1' ordine , ed il 
modo pratico di questa ; pare certo , che T 
adunanza laudasse , o riprovasse le delibera- 
zioni Tribunizie per voci , e quasi per tu- 
multo, vedendosi così eseguito in progresso 
neir acclamazion ai Dogi . Questa , e non 
altra è la Concione antica Veneziana, detta 
ancora Laudo , collaudatone del Popolo 
giusta T opinione universalmente ricevuta tra 
gli Storici , e Cronisti . Noi però siamo di 
parere , che 1' antica Concione , cotanto no- 
minata nelle Cronache Veneziane fosse una 
adunanza del tutto Nobile , formata non già 
dalla plebe, come scrive Vettor Sandi con 
moltissimi altri , ma da soli Nobili uomini , 

vale 



ioó Storia 

vale a dire , Tribuni?] , Tribuni attuali , 
e dalle più distinte , e sapienti Persone coli' 
universale Clero di tutto il Comune . Per 
provare quest'asserzione , che distrugge quelf 
ombra di Democrazìa riconosciuta da tanti 
neir antico sistèma della Polizìa Veneziana , 
siami permesso di previamente osservare , 
che i primi fondatori della Repubblica fu- 
rono per lo più uomini Nobili e ricchi , 
talmente che prevalevano nel numero a* 
Plebei . In fatti commendando il Biondo la 
loro grandezza e nobiltà , e volendo dimo- 
strare , che non furono persone di bassa con- 
dizione que 5 che pensarono e seppero ese- 
guire il disegno di fabbricar una nuova e 
sì rara città , usa di dire Decad. I Lib* 3, 
che i soli Ottimati di Padova , Este, e Mon- 
selice furono i primi a rifuggiarsi in queste 
Lagune: Soli primum Patavini Optimates , 
•Adeustini , & Montesilicenses &c. , a' quali, 
egli soggiunge , che susseguitarono poi i No- 
bili delle altre Città della Venezia , quando 
furono da Attila perseguitati : %Athila autem 
post parum cceteras provincia Venetice urbes 
affligente , omnis illius Nobilitas in eas- 
dem insulas , scopulorumque , et littorum 
munitiones per Bachilionem 5 *A'thesim , 
Mincium , Padumque cum penatibus , & 
suppellettile navibus est delapsa: anzi di- 
lata 



Veneta. 107 

lata egli la partita dalle Città tutte dell' 
Italia, e da Roma istessa , poiché altrimen- 
ti , egli riflette non si sarebbe popolato tan- 
to spazio , quanto mette Cassiodoro , da Lo- 
reo cioè fin a Grado • quindi attribuisce alle 
Nobili e ricche famiglie il mirabile accre- 
scimento di tante popolazioni: multum ta- 
men repentino ejusmodi Urbis Venetiarum 
incremento profuisse videtur prestantissimo' 
rum ditissimorumque virorum , qui cum 
opulenta re familiari il lue confluxerunt po~ 
tentia . Si enim , quod in condenda Roma 
accidit, pastores Mi fuissent , aut Convena , 
quos res domi angusta , aut fiagitii conscien- 
tia patriam linquere , et in asylum confugere 
compulisset , profeblò multa oportuit sacula 
evolvi priusquam longissima in navigationibus 
spada transmisissent . E nel Libro de Gestis 
Venetorum parlando de' tempi di Narsete af- 
ferma , eh' era la Città sin d' allora molto 
accresciuta mercè il copioso numero de' No- 
bili : erat is annus condita Urbis Venetia LX, 
ad quem jam mirabile acceperat incremen* 
tum , nipote quam Vivi Nobiles atque di' 
fissimi , non pastores , & latrunculi inchoas* 
sent . Fin qui il Biondo . 

Dello stesso sentimento fu il Rossi nell' 
Istoria di Ravenna Lib. 2: ove afferma la 
medesima verità: neque vero, egli scrive, 

quod 



io8 Storia 

quod plerique scribunt , veruni est , aul 
verisimile , ejus initium ( di Venezia ) ab 
obscuris infimaque plebicula hominibus du- 
Bum , cum non fj , sed quos Nobilitas , 
& fortunarum amplitudo %Athilano furori 
maxime subjecissent , propria saluti consu- 
lerent . Antonio Bonfinio nella Storia d' Un- 
gheria Decad. I Lib. 6: confessando , che 
Venezia fosse abitata ancora da buon nume- 
ro di Nobili famiglie Romane , dà perciò 
la preferenza alla suddetta sopra tutte le altre 
Città dell' Europa : et cum , dice non parva 
ex parte ex 'Romano sanguine constet , tan- 
tum e prisca Romanorum nobilitate refert , 
ut citra invidiam cateris jure possit ante- 
ferri . Giovanni Nauclero afferma anch' egli 
Gener. \6 , che i primi fondatori della Re- 
pubblica erano uomini ricchi , i quali seco 
portarono le cose più preziose alle Lagune: 
Nam locupletes viri provincia Venet'us fugien- 
tes exercitus %Athila direptiones , cum fami- 
liis suis , et> pretiosa suppelletlilia portan- 
tes , propriis sedibus relitlis , navibus onu- 
stis recedentes in insulis , qua dicebantur Ri- 

vus altus mansiones munierunt . 

Vuernero Cartusiano , il quale compose 
la Storia da lui intitolata Fasciculus Tempo- 
rum circa l'anno 450 nota la fondazione di 
Venezia in questi termini : Venetiarum Ci- 

vitas 



Veneta. iop 

vitas Inclita conditur , aut potius amplia» 
tur , circa hac tempora anno Domini 450 
non a pastoribus , sicut Roma , sed a poten- 
ti or ibus , & ditioribus provincia advenis , 
illic propter persecutionem %/fthilce confugien- 
tibus . Finalmente tralasciando di ripetere il 
testimonio ói que' Scrittori da noi registrati 
nella XIV Dissertazione contro l'Apostata Do- 
ni , Leandro Alberti nella Descrizióne di Ve- 
nezia così si esprime : è stata principiata que- 
sta gloriosa e trionfante Città non da pe- 
scatori , né da pastori , né da ladroni e non 
da persone infami, ma da Cittadini , e Gen- 
tiluomeni y Ù* meritevolmente , dovendo poi 
haver grande Imperio , e Signoria tanto nel 
mare , quanto in Terraferma &c. 

Ora io dico, se la Nobiltà per ragione 
di autorità , di ricchezze , e di numero pre- 
valse sin da principio, e prevalse in guisa, 
che dal numero della gente bassa e plebea 
non potè esser superata , chi sarà che af- 
fermi , che i soli Nobili non ritennero pres- 
so di sé il Governo , e quindi la Concionò , 
o sia T adunanza , o Consiglio Maggiore , 
Padrone supremo sin d'allora di tutta la 
Nazione! In fatti io rifletto, che i Tratta- 
ti con i confinanti Principati,' maturati nel 
Consiglio Tribunizio , ed approbati nella 
Concione , non versavano su altre materie , 

che 



zio Stòria 

che di conservar quelle ricchezze , e que' be* 
ni di fortuna , che erano stati dalla desolata 
Venezia nell' isole trasportati da' potenti e 
Nobili : Ora non essendo queste ricchezze 
di ragione de' plebei, ed artefici , devesi quin- 
di concludere, che non ardissero neppur pen- 
sare , non che pretendere d' entrar nel Go- 
verno; ritenendo essi all'opposto quella na- 
turale riverenza, che conoscevano dovuta al- 
la moltitudine di quei nobili da' quali di- 
pendeva il loro giornaliero provedimento , e 
la fondazione dispendiosa delle novelle Cit- 
tà , che sorgevano nella Laguna. Non vo- 
glio tralasciare un' altra riflessione a mio 
giudizio assai efficace . Sappiamo dalle Cro- 
nache Veneziane , e lo afferma Niccolò Cras- 
so nell'Annotazione 38 al Giannotti, che 1' 
antica Conclone congregavasi per lo più in 
qualche Chiesa, prima in quella di Eraclea, 
indi ài Malamocco, e finalmente nella Du- 
cale di San Marco , o in quella di San 
Niccolò del Lido ne' primi tempi assai più 
ristrette ed anguste . Come adunque si 
può ragionevolmente intendere , che ella 
fosse formata dalla moltitudine innumerabi- 
le , per così dire , di tutte le Isole senza 
pericolo di mille , e mille soprafazioni , 
tumulti , e violenze , oltre che la massi- 
ma parte degli abitanti non avrebbe certa- 
mente 



Veneta. ih 

mente occupato il dovuto posto in qucll' as« 
semblea . Dalla forza di tutti questi riflessi 
io mi sono indotto a credere , e penso di 
non ingannarmi , che Ja Conclone fosse sola- 
mente ài persone Nobili composta. 

Né mi s'opponga, che la suddetta Con- 
clone fosse giusta l'unanime asserzione de- 
gli Scrittori un' adunanza del Popolo Vene- 
ziano , onde Conclone Popolare , Laudo , o 
Col laudatone del Popolo venne appellata . 
Imperocché colla parola Popolo ( ecco la sor- 
bente del loro inganno ) si dava negli anti- 
chi tempi ad intendere in Venezia que' mol- 
ti Nobili , quali non essendo membri attua- 
ti de' particolari Consigli , Magistrature , e 
governi annui della Repubblica, formavano 
la generale Assemblea, e colla voce di Po* 
polo Veneziano erano significati nelle Leggi , 
Concordati, e pubblici Diplomi. Perciò di- 
ceva Tribuno Memmo ncll' anno 082 : hor- 
tantlbus , Ù* con s enti entlbus nobls D. Vita- 
le egregio Patriarca ìnslmul cum Episcopi s 
nostris & e un eli 5 prlmatlbus , seu & Popu- 
lo Venetla , quorum manus Optlmorum par- 
tiva ob firmltatls indici a subtus adscripti 
sunt <&c. dichiarandoci così , che faceva sti- 
ma di quel Popolo , che da lui era col ti- 
tolo d' Ottimo onorato in quelli , che erano 
per sottoscriversi , e che non tutto esso po« 

polo 



H2 Storia 

polo concorreva all' amministrazione , ma par- 
te , quorum manus Optimorum adscripti sunt .• 
onorandogli finalmente col titolo di Princi- 
pi , si quis hoc Decretum , quod hortatione , 
& consensu prcedi&orum Principum .... 
statuimus &c. L'uso adunque di nominar 
il Popolo da altro non deriva , senonchè con- 
correndo da principio pochi alle pubbliche 
deliberazioni, ed essendo allora il Popolo 
composto in grandissimo numero di Nobi- 
li , e perciò membri idonei del Governo , 
pareva preciso dovere , che o egli si chia- 
masse in adunanza , o si facesse de' Nobili 
tutti espressa menzione. Di qua poi è de- 
rivato, che anco molto tempo dappoi, fin- 
ché vi furono Nobili, quali ogni anno fuo- 
ri del Gran Consiglio rimanevano, si usas- 
se dagli attuali membri di esso la maniera 
ài Scrittura antica con cui si nominava il 
Popolo ,• intendendosi sempre di quella parte 
di Popolo, che era la più degna, e che a 
vicenda entrava nel Consiglio formando quel- 
la spezie di libertà Nobile vicissim parendo , 
atque imperando : perlochè scrisse accurata- 
mente il Card. Contarini : quamobrem sa- 
pienter a Majoribus nostris cautum est , ne 
universus Populus , ( si noti bene ) potestà* 
tem habeat in hac Republic a , quam longe 
opttmam voluerunt , 

Ma 



Veneta. 113 

Ma che altra sorte di Popolo non s'in- 
tendesse nelle pubbliche Scritture, si rile- 
va con certezza , a mio credere , da una 
Lettera del Gran Pontefice San Gregorio 
VII scritta a Domenico Silvio Doge nell' 
anno 1073 , il cui titolo è il seguente : 
Gregorius Episcopus servus servorum Dei 
Domlnlco Duci , et Populo Veneti^ salu- 
tem et i/1'postolicam BenediBionem , Ora 
che con quelle voci Populo Venetia intenda 
il Santo Pontefice giusta il linguaggio de' 
Veneziani , i soli Nobili', lo dichiara men- 
tre esortando quelli a' quali scrive , ad ac- 
crescere le Rendite al Patriarcato di Grado, 
dice poi nel corpo della Lettera : Litteras 
ad "oos direximus , ut nobilitatem vestram 
ad respici endum decus , & sublimitatem 
antiqua dignitatis suce excitare possimus . 
E poi soggiunge : quapropter sicut ebarissi- 
mos filios vos admonemus , ut memores pri- 
stina Noùilitatis &c. Dimostrandoci così , 
che quel Popolo , cui scrivea , era Popolo 
di antica Nobiltà , e che egli sapeva benissi- 
mo l'uso de' Veneziani sino a quel tempo 
consueto . Finalmente sentasi il Card. Con- 
tarmi ; parlando egli del Governo dice : che 
il Doge Regiam pveesefert potestatem , i 
Senatori quamdam Optimaùum speciem , ed 
il Maggior Consiglio vicem refert Popularis 
Tom. III. H sta- 



ii4 Storia 

status, che è quello per l'appunto, che noi 
diciamo Popolo Nobile . 

Leggi Veneziane ne Tempi del Tribunato • 

VI. E' verità indubitata , che senza Leg- 
gi non può sussistere Nazione alcuna^ onde 
né pur la società Veneziana per lo spazio 
del Tribunato dee supporsi aver durato sen- 
za Leggi. E' bensì ragionevole il credere, 
che non in un sol punto sarà stato compo- 
sto un corpo di Leggi scritte sul momento 
desistitili rsi il Tribunato . Tanta sapienza 
non si dona da nessun Scrittore ad un ag- 
gregato di famiglie varie e di vario inge- 
gno , quali tutte passavano ad un nuovo 
stato di libertà,, ed indipendenza. Né pill- 
ai contrario debbono riputarsi quelle fami- 
glie ài tanta rozzezza , che quasi un am- 
masso di selvaggi abbiano avuto d'uopo di 
secoli, perchè si chiarificasse la ragion loro, 
nate essendo nel cuor d'Italia, e cresciute 
in Città polite , ove v' erano e Magistrati , 
e Leggi. 

Di Leggi però scritte avanti il Secolo 
XIII, non ci rimane, che la persuasione 
inopponibile, essere degli antichissimi tempi 
del Tribunato alcune delle Leggi trasportate 
in parte, e con diverso ordine nella compia 

la- 



Veneta. 115 

Jazione delli primi cinque Libri del Veneto 
Statuto , che oggidì corre nel Foro, regola-* 
to dopo molte edizioni . Per formar adunque 
in mezzo a' tempi così oscuri e dubbiosi 
una qualche idea congetturale della Legisla- 
zione, che correva al tempo del Tribunato, 
basta derivarla dai fonti più verisimili , e 
di più prossimo rapporto a quegli Isolani , 
come diffusamente fa Vettor Sandi Lib. I. 
Gap. 8 : a noi basta sapere , che questi fonti 
non furono altri, che quelli appunto, donde 
nascono le Leggi tutte di ogni corpo Givi* 
le; dalla natura cioè, dall'indole, stato, e 
circostanze della nuova Città Marittima , e 
da quel Gius, che regolava le Città primi- 
tive patrie di que' primi Veneziani , e del 
Continente Italiano al tempo del Tribunato 
nelle Lagune : cioè il Diritto Romano per 
nuove sovraesposizioni accresciuto e rego- 
lato . 

In fatti a questo fonte , credo io , che 
abbia ad attribuirsi quel miscuglio, che aper- 
tamente si vede nel fondo dell'antichissime 
Leggi Veneziane , quel miscuglio , dico , di 
Gius Romano, e di Barbarico, cioè a dire 
di Salico , e di Longobardo , che sono co- 
me a dire padre , e figliuolo : quantunque 
poi per incontrastabili dimostrazioni si pro« 
vi, che in queste Lagune Legge alcuna non 

H 2. v en- 



ji6 Storia 

venne mai promulgata da forastiero Signore , 
ma che per contrario gli abitatori di esse si 
governarono in ogni tempo con quelle, che 
più loro piacquero, e come Nazione Suite- 
ga di tempo in tempo andarono cambiando 
e aggiungendo nelle primiere Romane seco 
portate, e facendone di nuove in quel mo- 
do, che richiedeano le circostanze de' tempi ,~ 
e degli avvenimenti . Quindi reca maraviglia , 
che il celebre Card. Agostino Valiero ne 1 suoi 
Ragionamenti tuttavìa inediti non si avve- 
desse di questo innesto , sul quale posarono 
negli antichi tempi , e posano ancora in 
gran parte le Venete Leggi , e che franca- 
mente scrivesse, che fu sempre la Venezia- 
na Giurisprudenza affatto diversa dalla Ro- 
mana. E' ben vero finalmente, che le Leg- 
gi erano poche, che semplici principj causa- 
vano semplici processi, e brevi giudizj , on- 
de gli esteri ne avevano grande opinione . 
Un Codice del Secoio XI conservato nella 
Vaticana Biblioteca veduto dal Fontanini , 
e dall' erudito Marco Foscarini riportato co- 
sì parla di que' tempi: Gens omni nobilitate 
perspicua , Catboliae fìdei cultrìx , Divinis- 
ene praceptis sufficienter intenta , in cujus 
terra non sunt fitrta , non latrocinia , nemo 
aliquid angariati Ù'c. 



Ve- 



Veneta. try 

Venezia accresciuta , e fortificata 
sotto li Tribuni . 

VII. Dalla morte di Valentiniano III se- 
guita Tanno 455 sino all'ultimo Imperato- 
re d'Occidente Augustolo l'anno /\rj6 ed in 
seguito successero tali rivoluzioni nell' Im- 
perio, che eguali non le videro i precedenti 
secoli. Appena n'erano usciti gli Unni , che 
vennero a desolar l'Italia i Vandali, o Po- 
loni, col loro Re Genserico; presa che eb- 
bero , e saccheggiata barbaramente Roma , 
tanto furiosi scorsero per le Provincie d' Oc- 
cidente , che a sostener la figura dell' Impe- 
rio , altro non rimase d'intatto, che la Lo- 
rena . Da queste sovversioni , e rapine ades- 
cati anche gli Alani , o Alemanni , rom- 
pendo per li passi di Trento sovra la mise- 
ra Italia , presero per iscopo delle armi loro 
le Regioni Venete di terra , e per tutto il 
loro tratto le malmenarono sino all' Istria . 
Siffatte rivoluzioni agevolarono il modo r A 
nuovi Veneziani di stabilirsi nel possesso 
della loro natia libertà , crescere in forze , 
e in consiglio , onde resister poi a chi ten- 
tasse violare la loro nascente Sovranità . In 
fatti Venezia acquistò dalle rovine altrui ac- 
crescimento, e popolazione: perlochè pensa- 
li 3 reno 



n8 Storia 

rono ben tosto ad ampliare la estensione 
delle principali Isolette con altre vicine are- 
ne, e trasporto di terreno, a moltiplicar edi- 
fìci , atterrar paludi, e coltivarne, onde som- 
ministrassero il necessario alimento. Abbia- 
mo ancora da Bernardo Giustiniano lib. 5 , 
che prima cura de' Veneti Tribuni fu forti- 
ficare le bocche de' fiumi , che entravano nel- 
la Laguna , per le quali potevano più facil- 
mente temere degli Stranieri e de' Confi- 
nanti . 

Prlncipj del? amicizia Veneziana 
con 1* Imperlo Orientale . 

Vili. Gli Ostrogoti , ossìa Goti Orien- 
tali , gente chiara in guerra da molti secoli 
entrarono ad occupar l'Italia dopo gli Eruli , 
o Turingii: questi vennero l'anno 48^ sotto 
Teodorico loro Re , il quale allevato nella 
Corte dell'Imperatore d'Oriente Zenone , 
impaziente essendo dell'ozio, chiese al me- 
desimo in dono il Regno d'Italia, quando 
gli riuscisse alla testa de' suoi Goti vendicar 
i torti fatti all' Imperio dalle straniere Na- 
zioni , e cacciarne i barbari Eruli , che la si- 
gnoreggiavano sotto Odoacre: infatti vinto 
questi da Teodorico prima al Lisonzo , e 
poi nei campi di Verona , prese il titolo di 

Re 



Veneta. iip 

Re d' Italia , ottenutane da Anastasio Impera- 
tore d' Oriente dopo Zenone conferma della 
sua Conquista . Da questa novità di Regno 
però niuna molestia incontrarono i nuovi Ve- 
neziani . 

Due sole occasioni nel corso del Regno 
di Teodorico trovo nelle Venete Storie , 
nelle quali maggior premura di fortificarvisi 
ebbero li nascenti Isolani . Imperocché que- 
sti fu quel Teodorico, a cui Padova dovet- 
te il suo rinascimento LX anni dopo, eh® 
Attila la rovinò: scrive adunque Bernardo 
Giustiniani L.j j che allora gli Abitatori di 
Rialto gelosi della loro natia libertà si mu- 
nirono con ripari , ed argini alle bocche del 
fiume Brenta , donde potevano più temere 
della nuova Padova . Altro accrescimento 
alla Città di Venezia provenne , vivendo 
Teodorico , da gli Slavi , o Scoiavi ; 
questi erano di origine Scitica , parte de' 
quali andò ad occupare le regioni ora dette 
Polonia , e Boemia J parte passato il Danu- 
bio si fermò ai confini della Dalmazia pres- 
so il fiume Sava , i quali essendo in appres- 
so calati ai littorali dell'Adriatico, vi occu- 
parono quella Narenta , i di cui abitatori 
professando l'infame mestiere della piratica 
sul mare , sono stati , come in seguito dire- 
mo, battuti più volte dai Veneziani. Que- 

H 4 sti 



120 Storia 

sti Slavi adunque come asserisce Bernardo 
Giustiniani , negli ultimi anni di Teodorico 
Ostrogoto discesero per la prima volta nell' 
Istria, e ne' distretti d'intorno a Venezia, 
onde si ricovrarono nelle Lagune molti Istria- 
ni, che fuggivano da quell'armi, e princi- 
palmente in quel sito, che Isola Capraja 
nominavasi . 

A Teodorico morto nell'anno 526 suc- 
cedette Atalarico il Nipote , il quale ebbe 
suo Prefetto al Pretorio il celebre Cassiodo- 
ro^ Atalarico dalle sue dissolutezze fu por- 
tato al sepolcro dopo soli otto anni di Re- 
gno , ed allora i Goti caddero dal loro splen- 
dore. Nell'Orientale Imperio a Zenone era 
succeduto Anastasio silenziario , a questo 
Giustino Prefetto al Pretorio, ed a Giustino 
il di lui Nipote Giustiniano , che per le 
sue gesta , e per la sua fortuna ebbe il ti- 
tolo di Magno : questi risolse di cacciare i 
Goti dall'Italia^ e spedì con potente eser- 
cito Belisario 1' anno 53Ó . Ecco il momento , 
in cui cresciuta in popolazione e forze la 
Veneziana Repubblica principiò a far com- 
parsa nel mondo Italiano, e ad aver rappor- 
to esteriore ad altri Principati . Correva 1* 
anno VIII della guerra Gotica, in cui Vi- 
tige succeduto al deposto ed ucciso Teo- 
dato , s J era finalmente ritirato in Ravenna ; 

que- 



Veneta. 121 

questa Città era forte in allora a tal segno , 
che Belisario si ridusse a tentarla con la fame > 
cinta già da terra con soldatesche Imperiali > 
era guardato anche il mare da Armata Gre- 
ca : altra via perciò non restava a' soccorsi 
di vettovaglie , che una sola bocca del Pò , 
chiamata Primaro , e li Veneziani . Provido 
Belisario si strinse in amicizia ed alleanza 
colla Repubblica ( ed ecco i primi principi 
dell' amicizia Veneta con 1' Oriente ) ella 
infatti gli somministrò competente numero di 
Navigli atti al mare , ed ai fiumi ; dispe- 
rato Vitige , con altri Navigli armati s' op- 
pose a* Veneziani , combattè , e restò disfatto , 
con chiaro nome e fama della Repubblica : 
onde fu da Belisario finalmente superata Ra- 
venna , e condotto Vitige in trionfo a Co- 
stantinopoli. Dobbiamo osservar qui di pas- 
sagio col celebre Muratori nella Dissert. 32 
sopra le Antichità Italiane, che da ragguar- 
devole Papiro, copiato dal Marchese Jacopo 
Grimaldi dall'Originale esistente nell' Archi- 
vio della Basilica Vaticana , e con maggior 
esattezza dallo stesso Muratori , si viene a 
conoscere che Belisario non già nelF anno 540 , 
come pensarono il Card. Baronio , ed il P. 
Bacchini , ma bensì nel 539, come scrissero 
Girolamo Rossi , e poscia Antonio Pagi , si 
rese Padrone di Ravenna . . 

La 



xzz Storia 

La debolezza di altri Generali meno abi- 
li di Belisario rese facile a Totila Gover- 
nator di Trevigi , fatto Re da' suoi Goti 
dopo Ildibaldo, ed Evarico, di far risorgere 
il Regno Gotico in Italia. Breve però fu 
il piacere delle sue vittorie e conquiste : 
poiché sciolto i'Imperador Giustiniano dalla 
guerra de' Parti , mandò in Italia con possen- 
te Esercito Narsete Eunuco, l'anno 551 
il quale in campale battaglia sconfisse final- 
mente Totila , che perdette la vita . Dal 
principio adunque del governo di Totila si- 
no alla totale distruzione del Regno Gotico 
sono pochissimi i fatti , che ci sommini- 
stri la Veneta Storia , in guisa che può 
dirsi questo tratto forse uno de' più oscuri 
pezzi della medesima . Tutto quello che 
abbiamo potuto rintracciare da' Veneti Scrit- 
tori , è questo . Giunto il Generale Narsete 
ad Aquileja , spedì parte del suo esercito 
per le campagne del Veneto Continente * all' 
altra fece girar le paludi , indirizzandola 
verso Ravenna sopra la Flotta de' Veneziani 
alleati ed amici dell' Orientale Imperio . 

Scrive il Biondo , che entrato Narsete in 
Italia, il Re Totila procurava impedir il 
passo al Greco Esercito , e lo averia fatto , 
se i Veneziani non avessero trasportati, e 
poste in terra coi loro Legni e le truppe, 

e lo 



Veneta. 123 

e lo stesso Narsete su la campagna Raven- 
nate, ove ora è Ferrara . Alquanto prima co- 
nobbero i Greci che il felice esito della lo- 
ro spedizione dipendeva da' Veneziani loro 
amici ed alleati . In fatti essendosi incon- 
trate nell'acque di Ancona le flotte Navali 
dei Goti e de Veneti , benché questi inferio- 
ri di assai fossero nel numero , superiori pe- 
rò di bravura e scienza militare, dopo lun- 
go conflitto sbandarono e distrussero l' Ar- 
mata Gotica; come riferisce Gio: Battista 
Vero Rer. Venet. Lib. I. 

E* ancora comune tradizione tra gli Scrit- 
tori Veneziani , che Narsete curioso di ve- 
der la nuova nascente Repubblica, ormai 
resa di qualche nome , si trasferi alle La- 
gune, edivi sollecito del buon successo del- 
la sua spedizione votò a Dio due Chiese 
delle spoglie della guerra, le quali in fatti 
distrutto il Gotico Regno, furono fabbricate, 
T una in onore di S. Teodoro , nel luo- 
go ove al presente è quella di S. Marco , 
T altra alli due Santi Mena e Geminia- 
no ove sussiste oggidì , o -poco d' appresso , 
donde per render più ampia la piazza prin- 
cipale della Città , fu con pubblica spesa 
trasportata al sito in eui ora vedesi , sin 
dall'anno iopó: essendo Doge Vital Michie- 
le II . Della doglianza pretesa de' Padovani 

pre- 



124 Storia 

presentata a Narsete nel tempo della di lui 
dimora in Venezia, abbiamo detto abbastanza 
nella prima Dissertazione. 

Conviene osservare di passaggio , che 1' 
amicizia contratta da' Veneziani con l'impe- 
rio Orientale sembra d'origine più antica. 
In fatti il primo Concordato seguito tra 
questi due Principati è dell' anno 474 a' tem- 
pi dell' Imperator Zenone , vale a dire 53 an- 
ni dopo la fondazione di Venezia • giacché 
Niccolò^ Tribuno si gloriò , come afferma 
Bernardo Giustiniano, alla presenza di Nar- 
sete , sul proposito della pretesa doglianza de' 
Padovani , che esistevano ne' Veneti Archi- 
vj più di cento Diplomi Imperiali a favo- 
re della nuova Repubblica, di Zenone, Leo- 
ne, Giustino, e Giustiniano. Noi pensia- 
mo , che detti Diplomi contenessero que' 
Patti , e transazioni , che poi si leggono con- 
fermati da' Successori nell'Imperio. Quindi 
è , che raccontando Niceta Coniate i dan- 
ni che Emanuello Imperatore cagionò a 5 
Veneziani, afferma che dopo restituì a que- 
sti tutti i diritti che come Cittadini Ro- 
mani godevano ab antiquo nel Greco Impe- 
ro: eaque restituh omnia , qua de more 
ut Romani Cives obtinuerant . . . . Impe- 
rator non ignarus sape ex levi causa ma~ 
gnas mutationes , et ingentes calamitates es« 

se 



Veneta. 125 

se ortas , antiquum josdus cun Venetis reno- 
vavit . Ora chiamando Niceta questi Patti , 
de more, antiquum foedus , si deve dire, 
che i Veneziani erano stati sin dalla nascita 
della Repubblica congiunti in alleanza ed 
amicizia co' Greci. 

Venezia ai tempi delT Esarcato Greco , e 
del Regno Longobardico , dal? anno 551 
sino al 6yy . 

IX. L' affetto , e il bisogno , che tuttodì 
cresceva ne' Veneziani della mercatura marit- 
tima li impegnavano sempre più nel col- 
tivar il ricco Orientale Imperio, e quindi 
nel partito degli Esarchi Greci in Italia : 
all'opposto le barbare e rozze maniere de* 
Longobardi loro molesti anche fin dentro le 
Lagune , inaspriva sempre più il mal talen- 
to contro questi Conquistatori . Estinto che 
fu adunque per le armi di Narsete il Re- 
gno degli Ostrogoti, rimasto egli alla reg- 
genza d'Italia esercitò un dispotismo così 
assoluto, che lo rese sospetto a Giustino II 
Successor di Giustiniano Magno . Fu allora 
richiamato, e vi si spedi in sua vece quel 
Longino, che venne il primo col titolo di 
Esarca a queste Regioni, e questo è quel 
punto di tempo da cui ebbe origine l'Esar- 
cato. 



nò Storia 

cato. Venutovi in fatti Longino con assolu- 
to potere, diede all'Italia nuova disposizio- 
ne Civile, smembrandola in molti piccioli 
Ducati- novità che rese più facile ai Lon- 
gobardi l'occuparla: abolì pertanto Consoli, 
Correttori , e Presidi , in ogni Città , e Ter- 
ra di qualche nome pose due Capi , un Du- 
ca cioè , ed un Giudice , soggetti però all' 
Esarca , che scelta avea Ravenna per sua 
Residenza : volle anco in ogni Città un 
Maestro de' soldati , che provvedesse alla 
difesa. Né andò esente da tal novità anche 
Roma, cui diede Duca annuale, toltovi e 
Consolo , e Senato . In tal guisa perì la 
forma antica d' Italia ■. 

Potè però cotanto in Narsete il dolore 
dell' ingiuria ricevuta , che per giurata ven- 
detta chiamò Alboino Re de' Longobardi 
suo amico e confederato contra i Goti . 
Questa guerriera Nazione , della cui ori- 
gine , e gesta scrisse Paolo Warnefrido 
Diacono d' Aquileja , unita ai Sassoni entrò 
in Italia l'anno 5<58, ed avendovi ritrovata 
debole resistenza per la minuta partizione 
di tanti Ducati , espugnò Alboino la Città 
di Pavia, e la fece Capitale del suo Regno, 
nel che lo seguirono i Re Successori . Que- 
sto è il principio del Regno Longobardico 
in Italia. Continuava però l'Esarca in Ra- 
venna 



Veneta. 127 

venna a reggere quelle terre , e Città non 
per anche prese dal Longobardo Alboino. 

Grande fu il terrore del quale i Longo- 
bardi , popolo d' orrido aspetto, empirono le 
Città tutte dell'Italia, non essendosi ancora 
invecchiata la memoria delle rovine fatte 
dagli Unni , onde si accrebbe di molto la 
Città di Venezia , e si rassodò in que' No- 
bili la determinazion di fermarvisi . Conven- 
gono gli Storici, che in Grado, ed in Rial- 
to principalmente cresciuta sia la popolazio- 
ne alle prime mosse Longobarde: aggiun- 
gendosi in oltre da Bernardo Giustiniano 
lib. 4 , che tanta fu la turba de' rifugiati 
alle Lagune che una terza Isola grande se ne 
formò, chiamata allora Luprio , la quale se- 
condo lo stesso è presentemente quella , per 
mezzo a cui passa il Canale volgarmente det- 
to Grande in Venezia. 

Tra le Città rovinate da' Longobardi de* 
ve numerarsi Padova che . principiò a for- 
tificarsi dal Re Teodorico Ostrogoto . Im- 
perciocché Agilulfo IV Re dopo Alboino 
la distrusse per la seconda volta dopo gli 
Unni, non men che Monselice, posto nel 
di lei territorio . Per queste Padovane de- 
solazioni crebbe popolo alle Venete palu- 
di , principalmente a Malamocco , e Rial- 
to , come riferiscono Bernardo Giustiniano 

lib. 7. 



i2& Storia 

lib. 7, ed Andrea Dandolo lib. 6, Gap. 2 : 
accolti adunque nella nuova civil Socie- 
tà vennero in copia tale , che a tre Isole tra 
sé allora contigue si aggiunse la quarta detta 
Gemina, posta tra Rialto, ed Olivolo , oggi 
Castello , ove è il Tempio ad onore di 
San Martino . Dai Re Longobardi , che 
vissero sino a Rotario nulla patì la Veneta 
Regione , ma quando egli divenne Re , do- 
po aver tolto all' Esarcato anche tutta la 
Toscana di qua dall' Apennino, si rivolse 
contra i Veneti del Continente , e rovinò 
Uderzo, che avea incominciato a respirare 
dopo le rovine degli Unni , ec. All' ora que* 
Cittadini , perduto affatto 1' amore alla Pa- 
tria desolata , scortati da S. Magno lor Vescovo 
fuggirono alle paludi in sito non molto lonta- 
no dalla terra ferma , ove diedero ingrandi- 
mento alla Città di Eraclia y o Eraclea, così 
chiamata in onore di Eraclio , che nell' Imperio 
d'Oriente era succeduto a Foca successor di 
Maurizio sul principio del VII Secolo , co- 
me afferma Vettor Sandi coli' appoggio di 
Andrea Dandolo accreditato Cronista . Ma 
io penso , che non fu Eraclea né fondata , 
né ingrandita in onore del greco Imperato- 
re Eraclio già caduto nell' Eresia de' Mono- 
teliri nel 6ip , poiché sappiamo , che detta 
Isola, o Città fu edificata giusta l'unanime 

te- 



Veneta. 129 

testimonianza de' Veneti Storici colle rovine 
d'Oderzo: ora Oderzo fu due volte rovina- 
ta avanti Tanno Ó38, come a dovere ri- 
flette Bernardo Giustiniano , il quale parlan- 
do della distruzione fatta da Rotari sog- 
giunge, & id quidem tertio ab %Athil(S de- 
molitone . Era adunque Eraclia antico ed 
ordinario rifugio degli Opitergini , i quali 
nel tempo di Attila nel 455 , ed in quelli 
di Alboino nel 568, e finalmente nel Re- 
gno di Rotario nel Ó38 ebbero la consue- 
tudine di ritirarsi da Oderzo, e ricovrarsi 
in Eraclia, la quale deve perciò necessaria- 
mente dirsi, che fosse la prima fiata co- 
minciata a fabbricarsi , nella seconda miglio- 
rata , e nella terza ridotta a perfezione » 
Una Cronaca antica parlando della distruzio- 
ne di Oderzo fatta dal Re Rotario così si 
sprime: Quelli dì Oderzo similmente con ti 
suo Vescovo abandonando il suo luogo per 
caxon nominada , trovando una gente , che 
si chiamava Eraclj , li quali giera uscidi 
in lo tempo dell' Imperator Honorio , fesse- 
ro in compagnia con li predetti edificar la 
Città Eracliana . Queste , ed altre cose fa- 
voleggiano le Cronache. Noi però riflettia- 
mo , che T Isola di Eraclea era rinomatissi- 
ma per la gran quantità di Nobili Famiglie 
molto prima di Rotario , e di Eraclio , tal- 
Tom. III. I mente 



I^o Storia 

mente che il Dandolo la chiamò JNidunt 
Nobilium Venetorum , e Biondo da Forlì de 
Gestis Venetorwn lasciò scritto : Quandoquì» 
dem ad centum jamilias eorum prasertim , 
qui nunc Patrie il sunt Eracliam , Equilium- 
que deservisse *A'quilejensis Ecclesia asse- 
runt monumenta . Tutto ciò dimostra l' esi- 
stenza di Eraclea prima del Re Rotario; e 
conseguentemente , che ella non fu. cosi ap- 
pellata in onore d'Eraclio, come credette 
il Dandolo , seguito dal Sandi . 

Al Re Rotario Longobardo succedette Ro- 
doaldo il figlio; a questo Ariperto, il qua- 
le divise ne''due suoi figli Partarite, e Gan- 
deberto il Regno , onde si videro due Ca- 
pitali Pavia , e Milano : indeboliti questi 
fratelli dagli atroci loro dissidj , potè Gri- 
moaldo Duca ài Benevento cacciarli entram- 
bi , e farsi il XII Re l' anno 66z . Questi , 
stante la non curanza de' Greci Imperatori , 
dilatò tanto le sue Conquiste, che a poco 
a poco erasi quasi perduto l' Esarcato Orien- 
tale in Italia con lode immortale del mede- 
simo Grimoaldo, uomo non solo valoroso , 
ma coltivatore degli Studj di pace, e della 
Cattolica Religione , avendola abbracciata con 
fermezza, nel che lo imitarono li Re Suc- 
cessori , onde da quest' Epoca si estinse nel 
loro Regno d'Italia l'Arianesimo. 

Li- 



Veneta. 131 

Liberati li Duchi Longobardi da' disturbi 
della guerra , si posero a praticare le piti 
sfrenate licenze j tra tutti però si distinse L -i- 
po allora Duca del Friuli. Invaso costui da 
inestinguibile odio contro de' Veneziani, per- 
chè era stata trasportata da Aquileja a Gra- 
do la sede Vescovile nella forma che diremo 
nelf esporre la Veneta Ecclesiastica Storia , 
assalta l' Isola di Grado , e trovatala perchè 
in caso impensato sproveduta, la saccheggia 
empiamente , e ne spoglia la Chiesa ; sacri- 
legio , di cui pago b'rn presto la giusta pe- 
na . Imperocché avendolo chiamato il suo Re 
Grimoaldo al soccorso di Pavia sul timore 
delle mosse de' Greci, ed essendosi da lui 
ricusato d'accorrervi per le brighe coi Ve- 
neziani j Vetario Duca di Vicenza per Re- 
gio comando trucidò Lupo , ed il di lui fi- 
glio . Siccome queste insorgenze rinnovarono 
le calamità al Continente Veneto , cosi ac- 
crebbero popolazione alle Lagune, poiché 
Grimoaldo sdegnato contra li Cittadini di 
Oderzo , i quali aveano seguito il partito di 
Lupo, rovinò per la quarta volta dai fonda- 
menti quella Città , permettendo solo a que' 
miseri di portarsi altrove, e dividerJo quel 
territorio tra le Città di Cividal del Ftiuli, 
Trevigi, e Ceneda. In Eraclia eranc gi^ 
domiciliati li loro Concittadini fin dai tem- 

I 2 pi 



132 Storia 

pi del Re Rotano ; onde non capendo quella 
angusta Città tanta moltitudine di persone, 
questi nuovi Raminghi occuparono un sito 
posto dirimpetto ad Eraclia , ove secondo 
Bernardo Giustiniano Lib. 8 si edificò la Cit- 
tà di Equilio . 

Ecco adunque quanto di mali vi volle , 
perchè la città , che dovea esser Capitale di 
una nuova Repubblica in Italia , ed asilo di 
libertà per la felicità della sua situazione , e 
per f equità delle sue Leggi nelle rovine della 
Veneta Regione , e si fondasse, e si aumentas- 
se. Non vi volle però a questa stabilità minor 
lavoro, che di 400 anni incirca. Dentro lo 
spazio dello stesso secolo VII principia il 
primo fondamento de' Veneziani diritti sopra 
V Adriatico Mare , come abbiamo detto nel- 
la Dissertazione seconda , a cagione delle 
scorrerie marittime dei Corsari dell' Istria , 
e della Dalmazia, contro de' quali a questi 
tempi li Veneziani combatterono con feli- 
cità di successo. Continua già il primo or- 
dine di Governo nel Tribunato , e conti- 
nuarono i Veneziani nella loro natia indi- 
pendenza dal Regno de' Goti, dall'Esarcato, 
o Imperio d' Oriente , e dal nuovo Regno 
de' Longobardi , come abbiamo dimostrato 
nella I. Dissertazione , 

Com* 



Veneta. 133 

Commercio , e Traffico de Veneziani ne tem~ 
pi del Tribunato . 

X. Il Commercio , a cui la Repubblica 
Veneziana debbe il suo accrescimento , e 
quella ricchezza, che la portò alle Conqui- 
ste degli Stati , che ella possedè un tem- 
po , e di quelli che le rimangono tuttavìa 5 
fu la occupazione , e il pensiere giustamen- 
te principale de' suoi Cittadini per il corso 
di quasi X Secoli , finché le vicende che 
scriveremo , li fecero cangiare condotta , se 
non affetti . Ma dovendo qui dare una qual- 
che idea dell' oscurissimo incominciamento 
della Veneta negoziazione, stante li scarsi 
lumi che ci somministrano li Nazionali 
Scrittori, noi non ci serviremo che di ben 
ragionate congetture . Prima adunque che si 
formassero le diverse Isole, e si congiun- 
gessero in società , Rialto fu Porto de' Pa- 
dovani coltivato per assicurarsi qualche traf- 
fico . Cresciute per le surriferite Scorrerie 
delle barbare Nazioni le Isole, e le popo- 
lazioni , rinserrato un immenso popolo su 
palude cinta da acque marine, non avea al- 
tro modo in mancanza di terreni per pro- 
vedere ai bisogni della vita, che qualche 
Mercatura, il di cui fondo consisteva in 

I 3 que' 



Xg4 S T O R I A 

que' primi tempi nella Pesca, nel Sale, e 
nella situazione opportuna della nuova Città, 
atteso esser ella un punto necessario di co- 
municazione per il commercio esteriore de' 
popoli confinanti , i quali erano privi e di 
Legni, e della scienza Nautica, come tutti 
gli Storici concordemente attestano . 

Siccome poi il Commercio deve sempre 
più all'industria, ed all'arte, che alla natu- 
ra • così gli abitanti delle Venete Lagune 
non aspettarono , che i popoli confinanti ve- 
nissero a depositarvi le loro merci con qual- 
che loro vantaggio , che non avrebbe com- 
pensate le spese, e perdite o ói roba, o di 
tempo , ma andavano essi cercando eziandìo 
merci straniere tra le Nazioni confinanti, le 
qi li unite alle proprie, poscia esitavano , 
e concambiavano con utilità nelle terre di al- 
tri loro vicini. Questo fu il pensiero a tut- 
to potere coltivato da' Veneziani nel primo 
governo dd Tribunato. In questa prima età 
però del loro traffico , non lo estesero , scri- 
ve Vettor Sandi , più oltre rispetto al Ma- 
re, che a qualche porto litorale meno lon- 
tano, poiché a far fiorir il Commercio ri- 
cercasi anche potenza marittima, quale se- 
condo lui non teneva peranche la nascente 
Repubblica né pur sulGolfo tutto dell'Adria- 
tico; non che su i Mari ulteriori* Col tem- 
po 



Veneta. 135 

pò però andò formandosi l' aumento , e il 
progresso della negoziazione , come vedesi 
verso il fine del Secolo X e XII . 

Bisogna riflettere però, che sin da' primi 
tempi della Repubblica incominciarono i Ve- 
neziani a frequentare i porti dell' Imperio 
Orientale , e quindi nacquero quelf amicizia , 
e que' Concordati , che abbiamo di sopra 
esposti. E' ancora cosa certissima, che essen- 
dosi moltiplicati i Cittadini dopo le deso- 
lazioni del Continente d' Italia in sì prodi- 
gioso numero , che se fossero rimasti tut- 
ti nel solo Estuario , sarebbe riuscito di 
sommo incomodo il conservarsi , s' assue- 
fanno sin d'allora ad andare negli Stati d' 
altri Principi , e per mezzo del traffico in- 
grandir se stessi , e la propria Patria : quin- 
di sembra verisimile , che gli esortasse Cas- 
siodoro nel 534 ad andare nell'Istria non 
per altra ragione, se non perchè erano soli- 
ti trasferirsi in paesi assai lontani : estote 
ergo promptissimi ad vicina , qui Siepe spatia 
tran sminiti s infinita . E se vogliamo dire 
il vero , il paese principalmente frequentato 
da loro fu la Grecia. Veneti homines , dice 
Niceta Coniate , maris alumni , vagì F<eni- 
cium instar .... maximo numero Constan- 
tinopoli consederunt , & in omnibus Romanis 
Provinciis dispersi , &c. Che se desideria- 

I 4 mo 



1^6 Stòria 

mo sapere in qual guisa i Veneziani prati- 
cassero nella Grecia, e nella medesima Città 
Imperiale di Costantinopoli , ce lo addita lo 
stesso Coniate : affinitatibus , amicitits , 
ceterisque rebus conj untissimi Romanis ad- 
modum creverunt , & magnas opes na&i &c. 
Finalmente riflettasi , che essendo stati i pri- 
mi Fondatori di Venezia uomini nobilissimi , 
e ricchissimi , come resta esposto , fecero sin 
da principio lunghe Navigazioni , e lucroso 
traffico , come dice il Biondo , De Reo. 
Venetor. 

CAPO III. 

Instituzione del Dogado 
nell'anno 6$j. 

Cagioni di* insthuire il Dogado . 

I. "^TON senza grave cagione li Vene- 
X \ ziani pensarono a cambiare il pri- 
mitivo governo della loro Repubblica. Il 
motivo derivò , come accennano lì Veneti 
Scrittori , dalle scorrerìe de' popoli confinanti 
i quali a guisa di ladroni assalirono le tre 
allora principali Isole , Grado cioè, sede del 

Pa- 



Veneta. 137 

Patriarcato , Eraclea centro del governo Tribu- 
nizio, e Rialto sito il più copioso di popolo. 
Quasi nel tempo stesso dalla parte di Marc 
li Corsari Dalmati , Schiavi , ed Istriani pe- 
netrati di notte tempo nell'interne Lagune ru- 
barono molti de' Legni Mercantili venuti dal 
più vicino Levante : e ciò far poterono per la 
negligenza de' Custodi destinati a guardarli • 
i quali benché mossi dal tumultuario accor- 
rere del popolo avendo serbato in gran par- 
te il carico de' suddetti Legni , pure non T 
ottennero se non con grave danno , e non 
poco sangue de' Cittadini medesimi . 

Questa fu la vera cagione d' instituire il 
Dogado . Imperocché suscitatesi le querele 
de' Mercatanti danneggiati , e de' congiunti 
degli uccisi nella mischia notturna , rifonde- 
vano tutti con sediziose voci la colpa ne' 
Tribuni , che non curando il vero interesse 
de' privati , e della Nazione tutta , paghi del- 
la loro autorità , non usavano quella giusta 
vigilanza , e civile providenza , che alla fe- 
licità dell'intera Nazione era dovuta. La 
necessità inoltre di dover convocare ne' casi 
imprevisti il Consiglio Tribunizio , il doversi 
per lo più perdere l'opportuno momento per 
le gare de' Tribuni stessi nello scegliere , 
quale di essi comandar dovesse 1' Armata , 
lasciavano intanto agli assalitori tutta la fa- 
ci- 



138 Sto ria 

cilità per le stragi, e per le rapine, come 
a ragione riflette Gasparo Contarini Lib. II. 
Così era in fatti avvenuto, quando Fortu- 
nato Vescovo di Aquileja , come diremo 
nell'Ecclesiastica Storia, penetrato nelle La- 
gune per le bocche del fiume Natissa, spo- 
gliò il Patriarcato di Grado , e potè ritornar- 
sene carico di preda , prima che li Tribuni 
giungessero alla difesa : così successe pari- 
mente quando il surriferito Lupo Duca del 
Friuli venne anche esso a Grado ^ e così fi- 
nalmente quando il figlio dello stesso Lupo 
invase Eraclea , ed Equilio . Marin Sanudo 
nella sua Cronaca pubblicata dal celebre Mu- 
ratori fra le sue Raccolte degli Scrittori Ita- 
liani , all' anno 6pj assegna un' altra ulteriore 
cagione al regolamento del governo Tribu- 
nizio , cioè , aver conteso li Tribuni di su- 
periorità tra se stessi : ed in vero o il mag- 
gior numero del popolo in alcuna delle abi- 
tate Isole, o la qualità delle famiglie più 
nobili e comode poterono facilmente sti- 
molare l'ambizione di quel respettivo Tri- 
buno che la reggeva, essendo questa pas- 
sione troppo frequente nell' umana società . 

Che i Tribuni piegassero alla sedizione 
lo dice ancora espressamente tra molti altri 
il Sabellico : coeperant Insularum Tribuni , 
non ita ut ante concordi animo Rempublicam 

ad» 



Veneta. i^p 

admlnistrantes civili seditione omnia turba* 
re. Che la moltitudine fosse sollevata, lo 
afferma Bernardo Giustiniano con queste pa- 
role : nec audere majores natu adversus con~ 
citam multitudinem quicquam proloqui . E 
che finalmente fossero l'Isole da' vicini La- 
droni assalite , lo mette il medesimo , cui 
concordemente aderiscono il Sabellico , San- 
sovino , e molti altri : accidit enim , egli 
scrive , eodem fere tempore , ut nonnulli ex 
jìnitimis latronum more quasi communi Consi- 
lio , diversis e fluminum ostiis erumpentes , 
Gradum , & Heracliam , & Rivoaltum op~ 
pida invaderent . Perciò diceva Cristoforo 
Patriarca di Grado presso il Giustiniano: in- 
terdum eodem tempore & ab hostibus ex 
continenti , & a pirati s a mari improviso 
invadimur . His tot tantisque malis multi 
eant obviam, sed ad unum Principem omnes 
respiciant , necesse est . 

Queste giuste cagioni adunque mossero li 
Cittadini più avveduti e più zelanti col 
mezzo del suddetto Cristoforo a proporre 
una sopraintendenza di unità , onde uno , 
non già come Re, ma come Capo visibile, 
e vincolo delle altre Magistrature Tribuni- 
zie impedir potesse i mali provenuti dalla 
moltitudine de' governanti; risoluzione, cui 
si deve tutto il merito di una quasi secon- 
da 



140 Storia 

da fondazione di Venezia, e l'incammina* 
mento della Veneziana Repubblica . 

Ordine tenuto nella elettone de* Dogi . 

IL Francesco Sansovino lib. II propone il 
dubbio, se da principio fossero eletti i Do- 
gi a voce dal popolo ; o da altri proposti , 
dal popolo poi si confermassero, come atte- 
stano tutti li Veneti Scrittori: imperocché è 
cosa manifesta, che Sebastiano Ziani Doge 
nel 11 72 fu il primo, che da XI Elettori 
fu nominato . In vero si può appena conce- 
pire , come si eseguisse questa pretesa scelta 
senza gare, senza fazioni, spiriti di partito, 
e rivolta popolare , non trovandosi nella Con- 
clone Veneziana né pur vestigio di alcuno 
di que' modi legittimi, o riti solenni, che 
nelle adunanze popolari si scorgono delle an- 
tiche egualmente , che delle moderne Repub- 
bliche . Di mezzo pertanto a questa caligine 
conviene asserire , che non essendosi già col 
Dogado aboliti i Tribuni , né passato essen- 
do il Veneto governo al Monarchico, o al 
Democratico , sia stato dagli stessi Tribuni 
scelto , e poi proposto al Popolo per la Du- 
cai Dignità queir uno , che fosse poi dalla 
Concione popolare applaudito . Di questo pa- 
rere fu ancora Andrea Dandolo lib. 7 Gap. 1: 

poi- 



Veneta. 141 

poiché egli costituisce gli stessi Tribuni per 
autori dell'istituzione di un Capo, che tutti 
li Tribuni, non che la Plebe tenesse in uf- 
ficio, scrivendo assolutamente essersi fatta 
da' medesimi la proposta de' Dogi al popolo , 
a tale oggetto da essi convocato in Eraclea. 
Ecco la confusa idea , che della prima ele- 
zione de' Dogi ci lasciò scritta l'erudito Ver- 
tor Sandi Lib. I Cap. 4 Art. 2 . L'Autore 
poi dello Squìttlnio coli' autorità di Bernar- 
do , e Pietro Giustiniani , del Boterò , Gian- 
notti , e Gasparo Contarini si sforza di pro- 
vare, che gli antichi Dogi fossero eletti dal 
Popolo , e per Popolo Veneziano intende egli 
giusta il suo costume la Plebe. Io però in 
in mezzo a queste dubbiezze non posso dar- 
mi a credere , che fosse per tempo alcuno 
dispregiata la dignità delle Magistrature del- 
la Repubblica, ed in particolare quella del 
supremo Magistrato de' Dogi a segno tale , 
che non avessero i Rettori di essa cura di 
provvedere per la loro elezione, acciò non 
seguisse questa a puro caso , ma fosse con 
maturo giudizio deliberata : quindi è , che 
ci sembra strana l' asserzione di quelli , che 
vogliono i Dogi eletti a voce di Plebe. In 
fatti non si può capire , come un mero e 
semplice grido stoltamente fatto da una sfre- 
nata moltitudine potesse giammai ultimare 

1' eie- 



142 Storia 

l'elezione del più importante Magistrato del- 
la Nazione. Resto più stupefatto nel riflet- 
tere , che né il Sabellico , né il Marcello , 
né Girolamo Giglio , .né molte Cronache Ma- 
noscritte, da me vedute, espressamente lo 
dicano , anzi da' medesimi si rileva , che gli 
antichi Dogi non furono ordinariamente eletti 
a sola voce di Popolo . 

Per risoluzione adunque di questa contro- 
versia io osservo col suddetto Bernardo Giu- 
stiniano i che in questi primi tempi della 
Repubblica in cui il Popolo Veneziano era 
per la maggior parte Nobile , due , ovvero 
quattro de' Primi Patri^j soleano ogni anno 
deputarsi con potestà Sovrana ad eleggere i 
Magistrati Tribunizj , ed altri ancora di 
quell'anno : Priscis temporibus , dice Lib. XI , 
ìnterdum duo , quatuor interdum ex prima» 
riis civibus quotannis a Scnatu populoque 
deligebantur , quorum erat potestas omnes 
creare Magistratus . Fu conosciuta ancora 
questa verità dallo stesso Giannotti in alcu- 
ne Memorie antiche, onde parlando de' Ma- 
gistrati dice : / quali erano eletti , secondo 
che io ho trovato in alcuni Commentar) da 
quattro , acquali era dato questo Officio . Se 
adunque, io rifletto, questi annui Elettori 
creavano tutti i Magistrati* omnes creare 
Magistratus y essendo il Dogado il supremo 

Ma- 



Veneta. 143 

Magistrato, era certamente questo sotto la 
podestà de' medesimi . Ed in vero sarebbe 
stata sciocchezza troppo grande, che un Do- 
ge di tanta autorità , che anzi viene dal Bo- 
dino, dal Card, della Cueva, e dal Giannot- 
ti stimato Re , e Principe assoluto , doven- 
do durar in vita, fosse da un tumulto con- 
fuso della Plebe eletto , e gii altri Magistra- 
ti inferiori, che durar doveano un anno so- 
lo , fossero con matura circospezione eletti 
da quattro primarj Nobili. Quindi io ritro- 
vo nelle Venete Storie , che sono poco più 
di tre , se non erro , gridati dal popolo . 
Paoluccio il primo nel 6<py , Pietro Orseo- 
lo il Santo nel gjó , e Domenico Silvio 
nel 1071 • l'elezione degli altri diversamen- 
te viene scritta , attendendo gli Storici più 
ad ispiegare con frase diversa il fatto stesso , 
che si curino di voler pertinacemente ad 
ogni Doge dire , che vi concorresse il Po- 
polo . Io però ad ogni modo non voglio ne- 
gare questa concorrenza; ma dico bensì, che 
era tumultuaria e violenta ; e che i soli 
Nobili in qualità di membri legittimi del 
Governo eleggevano i quattro Elettori , da' 
quali l'elezione giuridicamente facevasi* Al- 
trimenti , io dimando , quando furono creati 
Dogi alcuni Nobili assenti dalla Patria, se 
non avessero avuto altro fondamento più fcr- 
1 mo , 



144 Storta 

mo , che la sola tumultuaria voce della PIe- v 
be , come si sarebbero arrischiati a venire 
alla Dominante, sapendo quanto la Plebe 
sia per natura volubile, la quale pentitasi 
oggi , gridato avrebbe dimani un altro : onde 
l'affare sarebbe stato arrischioso, quando gli 
Elettori non avessero co' loro suffragj ultima- 
ta f elezione . Dal fin qui detto rilevasi , 
che quando dicono i Cronisti , che il Doge 
anticamente era eletto dal Popolo, vogliono 
darci ad intendere, che concorreva esso con 
il grido , ma la elezione la facevano i De- 
putati , or quattro sin' a Sebastiano Ziani , 
poi 40 sin' a Giacomo Tiepolo, e dopo 41 
non essendo mai stati gli undeci Elettori , 
come scrive malamente il Sandi con tanti 
altri , e noi altrove diremo . 

Oltredichè torno a ripetere , che la voce 
Popolo non fu da principio significativa di 
popolo basso , e plebe infima : ma per Po- 
polo s' intendevano que' molti Nobili , che 
rimanevano ogni anno fuori de' Consigli, e 
Magistrature , quali per la loro grande auto- 
rità facevano molte fiate de' strepiti, fazioni, 
e partiti col seguito della bassa Plebe , che 
come a suoi signori servendo , secondava i lo- 
ro desiderj co' gridi , ed acclamazioni , acciò 
fosse creato quel Doge, il quale più dall'una, 
o dall' altra fazione de' Nobili era desiderato, 

0.f« 



Veneta. 145 

Osservazione sopra il Titolo di Doge. 

III. Erano conosciuti in Italia in questo 
Secolo VII due titoli , Regio , e Ducale . Da- 
re il primo al nuovo Capo Veneziano era 
lo stesso che sbarbicare dal suo fondo la 
radice della disegnata , e già adolescente Re- 
pubblica : fu scelto adunque il titolo di Do- 
ge , come il meno assoluto , e il più lumi- 
noso dopo il Regio j conciliandosi con esso 
e la dipendenza da chi investiva l'eletto 
della dignità suprema , e lo splendore del 
posto. Non perciò deve confondersi il tito- 
lo di Doge con quello di Duca secondo T 
usanza di que' tempi in Italia come fa il 
Sansovino nella Venezia Lib. XI . Conciosia- 
chè molti Scrittori Veneziani lo fanno a ra- 
gione univoco con quel di Duce, o Capita- 
no supremo di guerra .• ed in vero io ritro- 
vo questa loro asserzione non dissonante dal- 
le circostanze , che spinsero i Veneziani ad 
instituire il Dogado , da noi poco fa riferi- 
te: imperocché sebbene tra gli ufficj impo- 
sti ai Dogi , molti riguardassero l' interna 
civile polizìa della Repubblica, la cagione 
però più' immediata di crear il Dogado fu 
il proveder alla difesa contra gli assalti de' 
popoli confinanti e da terra, e da mare. 
Tom. III. K ^- 



i^6 Storia 

^Autorità ed Ufficio de Dogi . 

IV. La Dignità , che dovca essere Capo 
visibile degli altri Magistrati , non si volle 
dagli antichi Veneziani né ^Annuale , né Ere- 
ditaria .* imperocché se fosse stata annuale , 
sarebbero insorte molte sconvenienze , espo- 
sta essendo l'elezione Ducale a troppo faci- 
li tumulti , ambiziosi partiti , e spirito di 
fazioni • oltreché gli oggetti , per li quali 
si istituiva la unità di Capo visibile , non 
si sarebbero adempiti , né sarebbe stata splen- 
dida in vista delle Confinanti Nazioni una 
Dignità tanto breve; né finalmente l'angu- 
stia del tempo avrebbe permesso ai Dogi d' 
acquistar la necessaria prudenza , né gli avreb- 
be impegnati nella cura di ben esercitarla , 
sicuri essendo ài deporla dopo l' anno . Che 
se poi si fosse istituito Ereditario il Posto 
Ducale , sarebbesi certamente creato un go- 
verno contrario alla natura di una Città, e 
Repubblica libera, il quale dal dispotismo 
sarebbe certamente passato alla tirannide . 
Determinarono adunque gl'Isolani di lasciar 
il Dogado all'incertezza della vita, il di cui 
termine non si teme assai prossimo , sicco- 
me non si crede troppo ri moto in una età 
matura; quale fu e dovea essere quella de* 
Dogi nel momento della loro elezione. 

Sen- 



Veneta. 147 

Senza Leggi però non si lasciarono i Do* 
gi , anzi fu imposta Joro una reggenza li- 
mitata e regolata con ordine di polizìa . 
Quali fossero queste nella sua prima origi- 
ne , si rileva dal documento , accennato da 
molti Annalisti Veneziani, ed a noi traman- 
dato dal celebre Andrea Dandolo lib. 7 
Gap. 1 . Eccone il testo appresso il Dandolo 
stesso : „ II solo Doge presieda , e con mode- 
rata giustìzia governi il popolo : abbia /' 
arbitrio di convocar la Conclone : costituis* 
ca i Tribuni , ed i Giudici , i quali nelle 
cause private amministrino ragione sì ai 
Laici , che ai Chierici ; in modo però , 
che gli aggravati possano a piacere implo* 
rare /' ajuto del Doge, Questa è quella 
originaria Legge , che per attestazione dello 
stesso Dandolo fu decretata da' Tribuni, ac- 
clamata dal Clero, e dal Popolo: ed in que- 
sta deve riguardarsi la radice ddlc ulteriori 
Leggi imposte al Dogado nella successione 
de' Secoli, le quali dovendo giurarsi dai Do- 
gi al momento di assumere la Dignità , pre- 
sero il titolo di Promissione Ducale. 

Vedesi adunque istituito nel Doge un Pre- 
side e Capo visibile de' Magistrati, de' Con- 
sigli Tribunizj , e delle Concioni . Al Doge 
fu ancora concessa la podestà di scegliere li 
Tribuni, quando per T avanti ogn' Isola avea 

K 2 la 



148 Storia 

la scelta del proprio: toccava a lui in con- 
seguenza di ciò far eseguire le deliberazioni 
del Consesso Tribunizio, e della Conclone j 
dal che noi rileviamo la radice delle Leggi , 
e costumanze di oggidì • vedendosi gli atti 
pubblici di cadaun Consiglio scritti col ti- 
tolo e nome del Doge , come Capo degli 
stessi . Riguardo poi ai Giudicj , siccome 
non furono aboliti i Tribuni, rimase loro 
il diritto della giustizia nelle Liti private , 
come la facevano pure avanti il Dogado . 
S'istituì però nel Doge il diritto delle ap- 
pellazioni dalle sentenze de' Tribuni , come 
Giudice definitivo delle private controversie. 
Né però in questo erano Dispotici ma Sud- 
diti alle Leggi, che non potevano sorpassa- 
re . Nella addotta originaria decretazione non 
si vede dato ad essi il Carico del supremo 
Generalato nelle spedizioni di Guerra : e pu- 
re , come abbiamo detto , una delle cagioni 
prossime del Dogado fu questa: e la costan- 
te serie de' primi tempi ci fa vedere, che 
i Dogi furono Capitani Generali delle Ve- 
nete Armate o a difesa della Città , o per 
Conquiste : onde dobbiamo credere che fosse 
ufficio inseparabile dalla Ducale dignità . 

Ora brevemente rifiuteremo le ragioni del 
Bodino , deli'Amelot, del Boterò, del Gian- 
notti , del Card, della Cueva , ed altri , col- 
le 



Veneta. 1457 

le quali si studiano di provare 1- autorità 
Regia , Sovrana , ed assoluta negli antichi 
Dogi , come abbiamo accennato parlando dell' 
augusta loro dignità nel Prospetto Generale 
del Serenissimo Dominio Veneto . E' un fatto 
incontrastabile , che i Nobili in grosso nu- 
mero ricovrati nelle Lagune a conservazione 
delle loro ricchezze , dell' antica libertà , e 
di se stessi , fossero anche tutti partecipi 
del Governo , come altrove abbiamo prova* 
to, non per altro motivo che a ciò viva- 
mente gli spingesse , se non perchè tutti era- 
no eguali , e gli interessi erano a tutti co- 
muni. Sembra adunque incredibile, che per- 
venuti alia deliberazione di creare un Capo * 
fossero tanto liberali , che dispregiando la 
somma podestà , ed il sommo Imperio , il 
quale per lo spazio di anni 27Ó era presso 
di loro risieduto , pensassero esser meglio il 
divenir sudditi ad un solo , qual volessero 
sopra se stessi costituir Signor Sovrano , e 
Principe assoluto . Imperocché essendo vero> 
che chi non è Signore , ci vorrebbe diven- 
tare , e ne veggiamo ogni giorno gli esen> 
pj, il dire che allora tanti Nobili, che anzi 
Principi più veramente devono chiamarsi , 
si accordassero tutti a rifiutar l' Imperio , e 
a darlo ad un solo , è caso troppo difficile 
a credersi, e molto più diffìcile in effetto 

K 3 ad 



150 Storia 

ad eseguirsi . Tanto più strana sembra si 
fatta mutazione , se si rifletta , che ne dall' 
occasione che gli mosse a creare il Doge , 
poteva nascere , né la prudenza dettarla , e 
meno il proprio interesse li consigliasse . 
Ma ascoltiamo le ragioni degli Avversarj . 
Suppongono primieramente, che da molte 
antiche memorie , vedute dal Giannotti , si 
rileva , che dalle sentenze de' Tribuni s' ap- 
pellava al Doge , segno evidente , dicono , 
della Sovrana di lui Podestà . Ma ehi non 
sa , che le appellazioni devolute a' Dogi era- 
no di Cause private, essendo tali quelle , 
che si lasciarono a' Tribuni per giudicare 9 
dicendo tra gli altri il Faroldo, che l'auto- 
rità del Doge era tra le molte altre di udir 
le appellationi delle cause private , la giù- 
risditione delle quali rimase propria de* Tri- 
buni .- ed in ciò, io dico, non si manifesta 
ne' Dogi autorità Regia, ma la sola qualità 
di Magistrato superiore a' particolari Tribu- 
ni. Aggiungasi un'altra riflessione assai ef- 
ficace. Da moltissime antiche Scritture si 
ricava con certezza, che i Dogi non giudi- 
cavano le cause private, e molto meno di- 
finivano gli affari pubblici da se soli, ma 
sempre in compagnia di molti Nobili: alcu- 
ni frammenti di queste Memorie registra il 
Sansovino con ordine cronologico incomin- 

cian- 



Veneta. 151 

dando dall'anno 809, in cui i Nobili sotto- 
scritti col Doge assumono ora il titolo di 
Giudici , Senatori , Primati , Tribuni , ed 
ora Nobili uomini , uomini Magni ec. . A 
queste Scritture aggiungasi la donazione fat- 
ta nell'anno pSz dell'Isola di San Giorgio 
Maggiore al B. Gio: Morosini dal Doge Tri- 
buno Memmo ,' quale conservasi tuttora ori- 
ginale nell'Archivio di quest' insigne Mona- 
sterio : nel fine di essa io ritrovo sottoscrit- 
ti 136 Nobili, fra quali 74 hanno il titolo 
di Consiglieri . Ora io rifletto , se tutte le 
pubbliche Scritture erano sottoscritte non 
solo da' Dogi , ma dagli altri Nobili , quali 
assumevano i gloriosi titoli di Primati , 
Principi^ Giudici^ Savj , Consiglieri , Sena- 
tori ec. j chi potrà far ameno di conoscere, 
che non era assoluta , ma dipendente la Duca- 
le autorità in quegli affari massime, che in- 
teressavano l'intiera Nazione, o che rappor- 
to aveano all' interesse Comune ? 

Si fondano ancora gli avversar] nella pre- 
potenza di alcuni Dogi : ma ognuno sa , che 
le violenze non formano diritto ; quindi na- 
cque , che alcuni furono cacciati in esilio , 
acciecati , o trucidati , come dalla serie de* 
fatti si rileverà . Perciò lasciò scritto Bernar- 
do Giustiniano, che prima di eleggere il 
Doge Anafesto , lege definivi placuit Ducis 

K 4 pò- 



152. Storta 

potestatem , ne postquam esset creatus , aut 
sibi majorem arrogaret , quam par esset , 
aut per gratiam popularem consequeretur . 
Ricavano ancora fondamento il Bodino, ed 
altri dal osservare , che gli antichi Dogi si 
nominavano il successore * ma , come altro- 
ve dimostreremo, ciò fecero non di propria 
autorità , ma col consenso de' Nobili cui 
spettava V elezione de' Dogi stessi : onde il 
suddetto Bernardo Giustiniano parlando di 
Maurizio Galbajo , qual fu il primo , che 
tal novità procurasse , dice , Rem impetrar 
a Veneti s tunc male intelletlam . Chi impe- 
tra 3 non fa di propria autorità . 

Duratone del Dogado nell'Isola 
di Eraclea * 

V. Per residenza de' Dogi si scelse l'Iso- 
la di Eraclea , come la più abitata allora , 
e verisimilmente dalle famiglie , e più No- 
bili , e di fortune maggiori . Il primo Do- 
ge creato nel 6py fu Paolo %/fnafesto , in 
quella Isola nato ed allevato . Prima sua 
cura fu i secondochè raccontano i Veneti 
Scrittori , di assicurare la Marittima Città 9 
onde renderla più resistente agli urti de' con- 
finanti , avendo perciò munite con Castelli 
le bocche de' fiumi , che entravano nelle La* 

gu- 



Veneta. ij^ 

gune , ed introdotto il proficuo metodo , che 
tutte f Isole soggette al Dogado , allestisse- 
ro e mantenessero a proporzione delle loro 
forze, determinato numero di Legni , i quali 
fossero lesti ed armati ad ogni cenno del 
Doge : anzi , come riferisce Bernardo Giusti- 
niano lib. io, prescrisse, che in ogni Isola 
si fabbricassero alcuni Arsenali murati , e 
muniti per impedir a corsari il penetrarvi . 
Né neglesse egli li due rapporti esteriori 
del Dominio in allora, li Longobardi cioè, 
e T Imperio di Oriente , come in appresso 
vedremo . 

Dissimile dal Doge Anafesto riuscì il di 
Jui successore Marcello Tegalliano , nato pu- 
re in Eraclea. Questi o sprezzando, o mal 
coltivando l'amistà de' Longobardi, su i qua- 
li regnava Luitprando , diede occasione a' Ve- 
neziani di soffrire da quella Nazione inces- 
santi insulti pel corso di nove anni , che esso 
Marcello governò. Vennero le molestie più as- 
pre dalli Patriarchi di Aquileja, come diremo 
nella Storia Ecclesiastica . L' anno jzó mor- 
to Marcello , fu eletto terzo Doge in Era- 
clea Orso Participa^jo ovvero Ipato . A que- 
sto assai più che al Doge Anafesto deve la 
Veneziana Repubblica l'accrescimento di no- 
me, e di forze per la riputazione dell'im- 
prese. Egli addestrò la gioventù ad esercizj 

mi- 



154 Storia 

militari di lotta , dardo , ed altri ; accrebbe 
il numero delle soldatesche sopra T Armata 
Marittima, e la fé stabile e permanente . 
Fu ancora assiduo ad esercitare i Nobili Cit- 
tadini , e la Plebe nell' arte delle Navali bat- 
taglie , e nella Navigazione , ponendo cura 
diligente alla fabbrica di più capaci navigli. 
Allora cominciarono i Veneziani non sola- 
mente a difendersi dai Corsali , ma ad en- 
trar ancora nei loro porti , sbarcar su i loro 
lidi, tentare mura e castelli, incendiare na- 
vigli , e riportarne in risarcimento molte pre- 
de alla Patria. Contribuì però ad abilitarli 
al Mare il Commercio con 1' Oriente , navi- 
gando essi sopra i Legni della Grecia o per 
disciplina , o per mercede . Ecco per tanto 
la Città sul principio del Secolo Vili cre- 
sciuta nelle ricchezze , e nella pratica di 
quelle scienze , che la ponevano in essere 
di Nazione Marittima, agguerrita, e Mer- 
cantile ; e crebbe cotanto sotto il Dogado 
di Orso Participazio , che incominciò a con- 
tare non poco in Italia, e ad avere gran 
parte nella guerra Longobardica per Ra- 
venna . 



Con* 



Veneta. 155 

Confini del Veneto Dominio colle terre 
del Regno Longobardico ne II* anno 711. 

VL Continuava nel Secolo Vili il Regno 
de' Longobardi in Italia, residenza reale de' 
quali era la Città di Pavia. Nell'anno per- 
tanto 711 essendo ancora Doge Anafesto , 
regnava sopra i Longobardi Luitprando suc- 
cessore di Ariperto. Davasi da questi Re 
ai loro Duchi la reggenza delle Città ; il 
che portava turbolenze frequenti principal- 
mente nel Friuli , uno de' Ducati più pos- 
senti . Essendo questo non molto lontano 
dalla marittima Venezia , dava alla medesi- 
ma ragioni di timore più che gli altri • 
Quindi fu , che il Doge Anafesto a nome 
della Nazione e con Ariperto, e con Luit- 
prando procurarono sempre amicizia. Il ge- 
nio tuttavìa conquistatore di Luitprando die- 
de occasione a qualche controversia per con- 
fini delle paludi o Lagune verso il fiume 
Piave : ma il Doge Anafesto coltivando le 
proficue originali arti di Stato in punto sì 
geloso , stabilì la pace con espressa conven- 
zione rapportata dal Sansovino lib. 13, e da 
Andrea Dandolo lib. 7 Cap. 1 : in vigore di 
cui furono anzi con perpetuità estesi i confini 
dalla Piave maggiore, o sia dall'alveo grande, 

per 



i$6 Storia 

per cui allora scorreva la mole del fiume , 
sino a quel luogo , che qualche tempo dopo 
si disse Piave secca , o P laviceli a . Questa 
estensione de' confini benché di non molto 
valore , se si confrontano le conquiste Ve- 
neziane ne' successivi secoli, non fu indiffe- 
rente nelle circostanze d' allora . 

Soccorso prestato da Veneziani alf Oriente 
per ricuperar Ravenna , nell'anno 728 
ovvero 735 . 

VII. Al funestissimo Editto dell'Impera- 
tore Leone contra le sacre Imagini pubbli- 
cato nell'anno jzó fece argine sopra tutti 
li Principi d' Italia il Re Longobardo Luit- 
prando , professore a questo tempo della Cat- 
tolica Religione; questi invigilando a tutte 
l' occasioni ài ampliare la sua Signorìa in 
Italia, rivolse in proprio vantaggio le tur- 
bolenze , e f insorgenze cagionate dal sud- 
detto Editto nell'Esarcato Greco di Raven- 
na , il quale era inasprito a segno di poter 
esser disposto a cangiare Sovrano . Non las« 
ciò Luitprando quest' opportunità , assediò 
Ravenna, e la conquistò; l'esempio della 
Capitale seguirono l'altre Città dell'Esarca- 
to. Luitprando lo ridusse alla polizìa civile 
de' Longobardi , onde ne investì in Duca 
Ildebrando suo Nipote , poi Re , dando a 

lui , 



Veneta» 157 

lui, perchè fanciullo, per direttore Peredeo 
Duca di Vicenza . 

Questo fu il momento , in cui l' Esarca 
Paolo fuggì in asilo a Venezia, ove fu ac- 
colto con onore: imperocché non si erano i 
Veneziani per il vincolo della Mercatura 
staccati mai dall'Oriente, né lor poteva pia- 
cere una sterminata grandezza ne 5 Longobar- 
di , riguardata come fatale a tutti li Princi- 
pati Italiani • videro essi finalmente , che 
quando la Nazione Longobardica si fosse 
mantenuta in lungo possesso della conquista- 
ta Ravenna, non si sarebbe trattenuta dal 
pensar una volta anche alle ricchezze delle 
Venete Lagune, cosa di cui non avevano 
giammai dato sospetto i Greci , né pur sul 
maggior punto della loro grandezza in Ita- 
lia . Prima però di porgere soccorso all'Esar- 
ca fuggiasco , scrivono gli Storici , che li 
Veneziani erano tenuti in qualche sospensio- 
ne dall' amistà, che con Luitprando avea 
stabilita il Doge Anafesto* essendo stata la 
fede dei Trattati sempre di peso potente 
alle pubbliche deliberazioni della Repubbli- 
ca. Ma siccome nell' amicizia co' Longobar- 
di erano stati eccettuati li casi di guerra 
aperta con l'Imperio Orientale, così senza 
violare li nuovi trattati si determinarono a 
soccorrere l' Esarca Paolo . 

Gio- 



158 Storia 

Giovò molto ancora a risolvere la spedi* 
zione contro i Longobardi , ed a prestare il 
supplicato soccorso all' Esarca , 1' affettuosa 
raccomandazione del Romano Pontefice Gre- 
gorio II , il quale scrisse al Doge Orso in 
questi precisi termini: 

Gregorius Episcopus Servus Servorum Dei 
Diletto filio Urso Duci Venetiarum. 

Quia peccato f adente Ravennatum Civitas, 
qua multarum extat caput Ecclesiarum a 
nefanda gente Longobardorum capta est. Et 
filius noster eximius Dominus Exarcus apud 
Veneti as , ut cognovimus , moratur , deb et 
Nobilita* tua ei adhcerere , & cum eo nostra 
•vice pari ter decertari , ut ad pristinum sta» 
tum Sancite Reipublicce in Imperiali servitio 
Dominorum filiorum nostrorum Leonis & 
Constantini magnorum Imperatorum ipsa re- 
"vocetur Ravennatum Civitas %elo & amo» 
ve Sancite Fidei nostra . Deus te incolumen 
custodiat , Dilettissime Fili . 

Fu adunque convenuto, ch'egli ragunasse 
ad Imola le forze terrestri , e che li Vene- 
ziani ponessero sul Mare ottanta Navigli , 
Capitano de' quali fu destinato il Doge Or- 
so Participazio . Con queste forze si riacqui- 
stò Ravenna all' Esarcato , rimanendo prigio- 
ne 



Veneta. 150 

ne de' Veneziani Ildebrando insieme con Pe- 
redeo suo direttore . Forse recar può stupo- 
re a qualcuno, che li soccorsi prestati da* 
Veneziani all' Oriente con successo sì dolo- 
roso a Luitprando, non abbiano mosso in 
lui spirito di vendetta; ma la restituzione 
ad prigioniero Ildebrando col direttore Pe- 
redeo , e l' arti del governo placarono ogni 
irritamento , e rinnovarono la pace ; come 
riferiscono tutti i Cronisti. Per questa glo- 
riosa impresa ottenne il Doge Orso dall' Im- 
peradore d' Oriente il decoroso titolo d' Ipa- 
to , come attestano gli Scrittori , massime 
Nazionali. Altri Storici però segnano que- 
sta spedizione all'anno 735. 

CAPO IV. 

Abolizione, e Rinnovazione 

DEL DoGADO . 



Uccisione del Doge Orso Participa^io , 
cjver Ipato , nelP anno 737 . 



'B 



Enchè tutte le Isole Veneziane rico- 
noscessero un Capo visibile , e com- 

po- 



i6c Storia 

ponessero l' unità sociale della Veneziana Re- 
pubblica , tuttavìa facendo ogn' una d' esse 
un quasi minor Corpo nella reggenza del 
suo proprio Tribuno, guardavano con sepa- 
rata vista di proprietà cadauna i loro confi- 
ni . Era adunque il Doge Orso sul fine del- 
la sua Vita , quando tra Eraclea , residenza 
de' Dogi, edEquilio, o Giesolo nacque atro- 
ce discordia per ragione appunto de' confini. 
Si venne ad una guerra civile , e per due 
anni durò la rivoluzione con la rovina qua- 
si intera di quelle due popolazioni . Venne 
accusato il Doge Orso , uomo di fiera alte- 
rigia , di avere violata quella indifferenza , 
di cui non deve spogliarsi un Capo di Re- 
pubblica , col determinarsi al partito di Era- 
clea , luogo della sua nascita , e della Sede 
Ducale,; perlochè nell'anno duodecimo dei 
suo governo fu trucidato a furore di Popo- 
lo . Ucciso barbaramente il Doge si ragunò 
il Consiglio Tribunizio, indi la Concione^ 
e fu determinato con universale approvazio- 
ne , che essendo l' Isola di Eraclea desolata 
dalle civili rivolte non dovesse più essere 
il centro del Governo • si stabilì adunque 
di portarlo a Malamocco, Isola allora di 
maggiore estensione . Questo era quei Ma- 
lamocco vicino al porto della Brenta , di 
cui altrove parleremo, chiamato anche Me* 

ta* 



Veneta. 161 

tamauco , sommerso poi dalle escrescenze del 
Golfo . 

Jfòolifjone del Dogado. 

IL Al Decreto di trasportare la Sede 
Ducale da Eraclea a Malamocco, susseguito 
il pensiere di dare nuova forma di polizìa 
alla figura del Capo visibile della Repubbli- 
ca . Due erano ne' Dogi di que' primi tempi 
li caratteri, che furono l'oggetto del nuovo 
regolamento* la lunghezza cioè del gover- 
no, che durando per tutta la vita dell'elet- 
to fortificava col tempo l' amore della supe- 
riorità • V altro era il fregio del titolo Du- 
cale, da cui poteva infondersi fasto nell' in- 
vestito , alzato da condizione privata anche 
a splendore di insegne esteriori di Principa- 
to . Proposero adunque i Tribuni una nuo- 
va forma di Capo , che avesse due qualità 
opposte all'anzidette* cioè che fosse annuo , 
e di titolo più modesto insieme, e più con- 
veniente a Società Libera , ritenendo però 
la unità per le stesse ragioni , che indussero 
prima la Nazione ad istituire il Dogado nel 
697 . L' anno adunque 720 , o secondo altri 
737 uno fu scelto, il cui governo fosse an- 
nuale , e se gli diede il nome di Maestro 
de* Soldati . Si ravvivò così nelle famiglie 
Tom III. L Tri- 



iói Storia 

Tribunizie la speranza di participare del go- 
verno per la brevità del nuovo carico * e 
si presentò nel titolo alla Nazione più tosto 
un Capitano per gli affari di guerra , che 
un Capo di civile Sovranità. 

Governo de* V, Maestri dei Soldati . 

III. Il governo di questi cinque Maestri 
Militari , che tanti e non più , furono di 
numero , o fu ozioso , o infelice così , che 
tolse al nome Veneziano gran parte della 
gloria acquistata . Quello di Domenico Leon 
il primo di questi è affatto sconosciuto . 
Quello di Felice Cornacchino ovvero Corni" 
cola, come lo chiama Giacomo Diedo nella 
sua Storia di Venezia Libro I, Uomo di 
placido costume si aggirò tutto nel procura- 
re T interna tranquillità della Città . Qualche 
Storico Veneziano dà a lui il merito di ave- 
re coltivata la navigazione, ed il commer- 
cio con spedizioni marittime, avendo fatta 
esercitar in ogni Isola l'arte di fabbricar Na- 
vigli con larghe mercedi a periti chiamati 
dalla Schiavonìa, dalla Marca d'Ancona , 
dall'Abruzzo, e dalla Puglia, alla maggior 
parte de' quali diede abitazioni in Malamoc- 
co, ove egli risiedeva. Inoperosa fu la reg- 
genza del Successore Deodato figlio dell' ul» 

ti- 



Veneta. 103 

Imo Doge Orso, cacciato in esigilo, allor- 
fiè fu trucidato il Padre ; egli ebbe modi 
on solo d'essere restituito alla Patria, ma 
nche di ascendere alla prima dignità della 
'epubblica. Simile a quello di Deodato fu 
, governo del quarto Maestro Giuliano Ipa~ 
? .• è del tutto ignoto , se questa denomi- 
azione pipato fosse cognome della sua fa- 
miglia , o Titolo Orientale. Succedette fr- 
almente Giovanni Fabricia^jo , ossìa Fabri- 
iaco , il quale pieno di fierezza non giunse 

finire f anno suo , ma fu dalla Plebe con 
arbaro modo privato degli occhj * costume 
assato dall'Imperio Orientale ne' Veneziani- 

E* qui luogo opportuno d' osservare che 
. Doge avea per compagno nella Reggenza 
[ Maestro de Cavalieri , senza il quale non 
oteva determinar cosa alcuna. In fatti ri- 
troviamo fatta menzione di questi Maestri 
ti molte Cronache antiche da noi vedute . 
issi furono presenti al segnare i confini di 
Eraclea , come rilevasi da una Lettera di 
)ttone Imperatore scritta nel p<?2 , in cui 
i confermano i patti seguiti tra Luitprando, 
'aoluccio iVnafesto Doge , e Marcello Mae- 
tro de Cavalieri . Da queste memorie mos- 
i Niccolò Crasso , Fortunato Olmo , e Ber- 
ìardo Giustiniauo asseriscono , che questo 
Vlagistrato vi fosse innanzi l'istituzione del 

L 2 Do- 



1^4 Storia 

Dogado, o con esso incominciasse. Il Crai 
so però nell annotazione V al Giannotti 
di parere, che il Maestro de Cavalieri fo* 
se superiore a' Tribuni come Capo di tutt 
la Repubblica : ma che eletto il primo De 
gè , perde la somma autorità , e ritenne que 
Ja al Doge prossima ed immediata ; finch 
colf abolizione del Dogado fu di nuovo ri 
stituito a Cavalieri il supremo comando 
Noi giudichiamo , che il Maestro de' Cavi 
lieri a similitudine de' Greci esaminasse 
giudicasse le cause tra Soldato e Soldato 
giacché afferma il Pancirolo Notitia Imper 
Cap. 30 , che l'autorità in quelli di Greci 
era tale. Era perpetuo il detto Magistrato 
sino a tanto che furono creati i Maestt 
de* Soldati annui , Epoca in cui finirono 
Cavalieri , onde non se ne ritrova di esi 
ulteriore memoria . 

Rinnovazione del Dogado nelP anno 742 . 

IV. La cagione istessa, che die fine ali; 
vita dell' ultimo Maestro de' Soldati Fabri 
ciazio , pose termine ancora a quell' ordini 
di Reggenza. Erano risolte le civili discor 
die tra le due Isole Eraclea , ed Equilio 
osia Giesolo : le quali terminarono poi con 1 
ultima rovina di amendue, essendosi trucidata 

fu- 



Veneta. 165 

furiosamente quelle popolazioni in un tumulto 
d'armi presso il Canaie dell'Arco detto poi 
anche Canal orfano : insorgenza , che nella mol- 
titudine di Malamocco , e delle altre Isole ca- 
gionò non poco risentimento* onde si destò il 
pensiero di abolir il Magisterio de' Soldati ; 
:oncorrendovi però altre cagioni : imperocché 
il moderato titolo di Maestro , e la sua an- 
nua brevità avevano scemata la estimazione 
il Capo, e l'inefficace reggenza delli quat- 
to, non meno che la superba fierezza dell' 
altimo aveano reso odioso quell' ufficio . Sì 
rieccitò adunque l'idea dell'abolito Dogado, 
e nel 742, fu eletto in quarto Doge quel 
Deodato figlio di Orso , che già era stato 
scelto in Maestro. Appena egli videsi alza- 
to al Dogado , si mise in un'aria d' indipen- 
denza così assoluta , che diede occasione a 
nuova sedizione del Popolo : capo di questa 
fu Galla Nobile possente di Malamocco j 
egli trasse il Doge a privato carcere , e lo 
fece accecare: usando del pretesto della for- 
tificazione di Brondolo, usurpò pertanto Gal- 
la il Dogado, portatovi da' Congiurati; ma 
ben presto pati la pena del taglione , anzi 
maggiore , poiché cacciatone dal popolo , las- 
ciò anche esso prima gli occhj , e poi la 
vita. 

L 3 Tri- 



%66 Storia 

Tribuni ^Assessori al Doge . 

V. All' ucciso Galla si sostituì Domenico 
Monegario ; ma ad esso si diedero per aggiunti 
due Tribuni, i quali come ^Assessori , ed 
assistenti alla reggenza della Repubblica tem- 
perassero f unità ^ e furono i primi Candian 
Candì ano , ed ^Angelo Participa^io . L' uffi* 
ciò di questi, che erano annui per asserzio- 
ne del Dandolo, e del Sanudo, è un punto 
assai oscuro nella Polizìa Veneziana. Ma è 
fuori d'ogni dubbio a mio credere, che fu- 
rono essi una imagine del Tribunato della 
Repubblica Romana • sicché loro fu data la 
podestà di appellare le decisioni de' Dogi al 
Consiglio Tribunizio * e però il Carico loro 
fu in tale rapporto , quale è quello delli 
tre Avogadori del Comun di oggidì. An^ 
drea Dandolo però scrive lib. 8, cap. i, che 
fu data alli due Tribuni la podestà d' am- 
ministrar insieme la giustizia civile, e cri* 
minale col Doge a tenore delle Leggi. 

Governo del Doge Maurilio Galbajo , 

VI. Il Doge Monegario sdegnando il fre« 
no de' Tribuni Assessori, impiegò quanto 
potè di arte civile per ripristinar il Dogado 

nel- 



Veneta. \6j 

nelle usurpazioni de' suoi predecessori , ma 
dopo Tanno ottavo del suo governo fu de- 
posto a furore di popolo , ed accecato . Indi 
Fu eletto in successore verso T anno 758 
ovvero 7Ó4 secondo altri Maurino Galbajo 
di Eraclea, uomo di riputazione per virtù, 
e prudenza civile. Egli per li 23 anni, che 
sostenne il Dogado tolse ogni discordia in- 
terna, sedò le gare, e tenne a freno Nobi- 
li , Cittadini , e Plebei . Molto devono a 
questo Doge la Mercatura , e la Navigazione , 
ed in conseguenza le pubbliche , e le private 
ricchezze dello Stato . Egli ebbe tanta esti- 
mazione appresso tutta la Nazione , che non 
leggesi più dopo il Monetario, come osser- 
vano gli Storici Veneziani , la scelta delli 
due Tribuni Assessori sopramentovati . Que- 
sta condiscendenza però non poco pregiudi- 
zio apportò al governo, avendo fomentata 
la ricaduta di molti Dogi successori ne' loro 
antichi arbitrj . 

L' unica agitazione che afflisse il Doge 
Galbajo , provenne dal Patriarca di Aquile- 
ja , instituito Metropolitano dal Papa : vi- 
cende che saranno da noi scritte nella Storia 
Ecclesiastica . Il nome e le ricchezze de* 
Veneziani crescevano col crescere del popo- 
lo e della mercatura anche per l'Italia; tra 
tutte l' Isole per numero d' uomini , e per 

L 4 il 



ió8 Storia 

il sito più salubre, e meno esposto alle acque 
marine, sorgeva a que' tempi Rialto con al- 
cune altre Isolette poste nel suo circondario * 
le quali non molti anni dopo furono con- 
giunte anche di materiale compagine con 
strade , e ponti ; onde poi al principio del 
susseguente Secolo IX si presentò essa Isola 
agli abitanti per la più atta alla Sede del 
Governo . 

Introduzione delle Colleganze ai Dogi . 

VII. Le chiare azioni del Doge ancora 
vivente Maurino Galbajo li meritarono da' 
Nobili un dono , che alterò in parte l' in- 
trodotta civile polizìa della Repubblica. Non 
erano per anche scorsi So anni dalia primi- 
tiva istituzione del Dogado, che invalse la 
costumanza di permettere , o di dare ai Do- 
gi un Collega, come riferiscono il Dando- 
lo, ed il Sanudo: il quale esser dovea del- 
la più stretta consanguinità , cioè, al Padre 
il figlio, il fratello al fratello. Questa Col- 
leganza disegnava la futura successione al 
Dogado, succedendo per lo più il Collega 
al Doge defonto . Quantunque alla comune 
estimazione verso il Doge Maurizio si fos- 
se accordata la novità della Colleganza , pas- 
sò però in pessimo esempio ai Successori , 

che 



Veneta. \6y 

che anzi ne ampliarono l'abuso, non atten- 
dendo più dal favore de' Nobili la scelta del 
Collega, ma con Sovrano arbitrio disegnan- 
doselo: quindi non tardò troppo a farsi sen- 
tire il funesto effetto della loro condiscen- 
denza . 

In fatti morto dopo 23 anni di governo il 
Doge Maurizio Galbajo , salì al Dogado il fi- 
gliuolo Giovanni di costumi assai dissimili da 
quelli del padre * egli manifestò la sua prava 
indole nelle discordie permanenti ancora tra i 
miseri avanzi di Eraclea, edEquilio: ciò non 
ostante gli riuscì ottenere in Collega il pro- 
prio figlio Maurizio . Allora assicurati nel 
Dogado , si gettarono nell' estremo abuso del 
loro Carico, sforzando vergini, fingendo de- 
litti per vendere il perdono a contante , e 
finalmente togliendo con empio assassinio la 
vita al Patriarca di Grado allora Giovanni, 
uomo giusto , e di veneranda età . Questo 
misfatto non si tollerò da' Nobili , i quali se 
ne commossero a segno , che se i Dogi non 
fossero stati difesi dai loro familiari ed ade- 
renti , ne avriano pagata la pena col sangue . 
La fuga però di questi due Galbaj sarà da 
noi esposta nel seguente Capo , avendo essa 
dato motivo alla guerra mossa ai Veneziani 
da Pipino Re d'Italia. 

Nuo* 



ryo Storia 

Nuove Fortificazioni nelle Lagune, 

VITI. Ricuperata all'Oriente con 1' ajuto 
de' Veneziani Ravenna , e quindi risorto 1* 
Esarcato , non per questo erasi placato f odio 
di Leone Isaurico contra il Pontefice Gre- 
gorio IH. sino a tentare con Sicarj di farlo 
trucidare in Roma , onde egli risolse gettar- 
si al partito de' Longobardi , su de' quali re- 
gnava ancora Luitprando : postosi questi in 
armi conquistò quasi tutto T Esarcato , e le 
altre Città Italiane soggette ai Greci : ai 
quali non rimase che il solo Ducato di Na- 
poli. Ad onta però delle forze de' Longo- 
bardi potè l' Eunuco Eutichio Esarca ria- 
cquistare Ravenna con li soccorsi di Orien- 
te: e poi ridurre ad unirsi seco lo stesso 
Luitprando: infatti andò il Longobardo ad 
assalire Roma , ma la Santità del Papa lo 
distaccò dall' Esarca ; anzi se lo fece Alleato 
contro de' Greci, Ridotto adunque Gregorio 
alla necessità di valido appoggio , non po- 
tendo fidarsi de' Longobardi incostanti , né 
de' Veneziani , i quali benché zelantissimi 
della Chiesa Cattolica, non erano però an- 
cora si forti j onde contrastare soli alla pos- 
sente Armata , che Leone Isaurico allestiva 
per venir in Italia, ed essendo già oppressa 

la 



Veneta. 171 

la Spagna a questi tempi dai Saraceni , ri- 
corse in Francia a Carlo Martello, riputato 
il pili felice Principe dell'età sua, il quale 
nella dignità di Maestro del Palazzo reale 
in Parigi per l'incapacità del Re Chilperico 
governava la Francia con assoluta podestà . 
Conchiuso il trattato si obbligò Carlo di 
passare l'Alpi a difesa del Papa contra i 
Longobardi , e contra li Greci Iconoclasti : 
giacché l'Editto contra le sacre Imagini te- 
neva sconvolta l'Italia, continuando Costan* 
tino Copronimo succeduto nell' Imperio a 
Leone nel 741, la crudele persecuzione. 

Fra questi torbidi né l' Oriente mandava 
forze in Italia, né i Francesi si determina- 
vano a venire.; e però si andava avanzando 
la potenza de' Longobardi , tra quali dopo 
la morte di Luitprando, ài Ildebrando, e 
Rachis regnava Astolfo . Questi espugnò Ra- 
venna , che l'Esarca Eutichio privo di forze 
abbandonò, e finalmente si fece Padrone di 
tutto l' Esarcato , il quale cominciato da Lon- 
gino, come abbiamo detto , nel 568 terminò 
verso l' anno 751: il Re Astolfo lo ridusse 
tosto in Ducato a somiglianza dell'altre Re- 
gioni Longobarde. La vista di tanto accres* 
cimento , come oggetto di stato non indiffe- 
rente , fece uscire li Veneziani da' pensieri 
sopraddetti di polizia interna , e di Mercatu- 
ra , 






172 Storia 

ra , a quello di apparecchiar anche difesa 
contra le intenzioni che destar si potessero 
ne' Longobardi , i quali cingevano da tutte 
le parti del Continente la Marittima Città . 
Stabilirono adunque di fortificare Brondolo 
con Castello che valesse a sostenere dalla 
parte di Chioggia gli urti esteriori , e che 
assicurasse quel posto . Ed in vero era quel 
sito di agevole ingresso nelle Lagune scen- 
dendo pel fiume Adige • non così dalla par- 
te di mare , ove erano Legni armati e pub- 
blici, e privati sempre in pronto: eravi an- 
cora qualche resistenza de' Lidi , e le altre 
parti eran difese dalle paludi . Questo fu quel 
Castello , che servì di pretesto al mentova- 
to Galla per fare deporre il Doge Deoda- 
to, come se egli tentasse di farsi tiranno 
della Patria. 

Venezia alleata de Francesi neW espugna* 
Ztone di Pavia ne IP anno JJ%. 

IX. Gravi furono le rivoluzioni successe 
in Italia per le due spedizioni , che Pipino Re 
di Francia con prospero successo intraprese 
contro i Longobardi in favore della Sede 
Romana ; ma la più memorabile , e nella 
quale ebbero parte i Veneziani , fu quella 
di Carlo Magno succeduto nel Trono di 

Fran- 



Veneta* 173 

Francia a Pipino suo Padre . Invitato egli 
alla conquista intera del Regno d' Italia da 
Papa Adriano I perseguitato dal Re Longo- 
bardo Desiderio ( successore di quell' Astol- 
fo, domato da Pipino nelle sue spedizioni ) 
con poderoso esercito passò l' Alpi , e dopo 
una campale vittoria assediò Desiderio nella 
sua Capitale Pavia. Il Re Carlo costretto 
dalla mancanza di Legni necessarj a conti- 
nuare T assedio , e battere la Città dalle par- 
ti del fiume Po , che erano le più deboli , ri- 
corse ai Veneziani , come li pili atti al bi- 
sogno suo , e vi ricorse col mezzo del Pa- 
pa Adriano I cui la Repubblica aderiva . 

Tenne per qualche tempo sospeso 1' assen- 
so de' Veneziani l' amicizia con l'Oriente , 
dal quale guardavasi gelosamente F accresci- 
mento de' Francesi in Italia: fu adunque agi- 
tata la materia nel Consiglio Tribunizio a 
presenza della popolare Concione , onde fi- 
nalmente vinsero 1' insinuazioni di Papa 
Adriano I , e degli Ambasciatori Francesi . 
Si spedirono allora, come riferisce Paolo 
Emilio de rebus Francorum , trenta Galee, 
o altri Legni armati con Soldatesche su per 
il Po a Pavia , per atterrir il Re Desiderio 
con questo nuovo genere di guerra : e me- 
diante questo soccorso fu felicemente da Car- 
lo espugnata la Città; egli perciò fu in Ro- 
ma 



4 i74 Storia 

ma salutato Re de' Longobardi . Desiderio 
intanto coi figli si mandò prigione in Fran- 
cia, dove tutti perirono : così nell'anno 774 
ebbe fine il Regno Longobardico dopo un 
periodo di 200 anni , e così il Regno Ita* 
liano passò ai Francesi , restando in Signo- 
rìa degli Imperatori di Oriente quelle terre 
solamente , che oggidì formano il Regno di 
Napoli , alia reggenza delle quali si spediva 
uno col titolo di Patrizio, o Strafico. Car- 
lo Magno, espugnata che fu Pavia, se ne 
ritornò di là dall'Alpi, lasciando in Italia 
Pipino II suo figliastro per consumare gli 
avanzi di quella guerra. 

CAPO V. 

Fatti più* ragguardevoli della Ve- 
neziana Repubblica ne* Secoli IX, 

E X* 

Podestà Ducale, 

I. Q'E si connettono alcuni avanzi di anti- 

v3 che tradizioni, sembra, che i Dogi 

in questi due Secoli IX, e X reggessero la 

Repubblica con assoluto dispotismo , dipen« 

des^ 



Veneta, 17$ 

dessero da' medesimi e guerra , e pace , spe- 
dissero Ambascierie a' Principi , e facessero 
Leggi , e Decreti . In vero alcuni tra Vene- 
ziani Scrittori , e molto più tra gli Esteri 
donarono ai Dogi in questi 200 anni Pode- 
stà Reale , perlocchè furono egregiamente 
confutati da Niccolò Crasso nelle sue Anno- 
tazioni al Fiorentino Giannotti , altrove da 
noi allegate. Il fatto è, che i Dogi eserci- 
tavano a quest' età potere assai maggiore , 
che quello di oggidì : la reggenza negli affa- 
ri di pace , la presidenza nelle guerre al di 
fuori , come andavano formando in essi idee 
di Sovranità, così accrescevano ne' Cittadini 
l'ossequio anche ad un esercizio di podestà 
eccedente . Argomento ne sono tante Leggi 
registrate ne' Libri delle Ducali Promissioni, 
e nelle Correzioni , con le quali si andò fre- 
nando T abuso , facendole giurare da' Dogi 
sul momento dell'esser promossi. 

Esclusa adunque l' insussistente opinione 
della Ducale Monarchia , confusa da alcuni 
con gli abusi , che i Dogi fecero delli di- 
ritti del loro Carico , è " fuori d' ogni dub- 
bio, che il Doge come Capo visibile della 
Società Veneziana presiedeva ai Tribuni , al 
Consesso loro, ed alla Concione del Popo- 
lo, che non si adunava se non dipendente- 
mente dai [di lui voleri , e comandi . Egli 

era 



ij6 Storia 

era Giudice delle sentenze Tribunizie, e di* 
finiva per appellazione le controversie civili 
de' privati . Riguardo poi alla criminale giu- 
stizia , o gius delle pene , è verisimile , che 
ad esso si devolvessero le appellazioni , o 
che egli fosse l'ultimo Giudice. L'altro Uf- 
ficio Ducale fu il Generalato nelle spedizioni 
di guerra : in fatti furono essi Capitani del- 
le squadre marittime contro gli Slavi , Na- 
rentani , Saraceni , ed Unni . E* incerto però se 
tale carico fosse annesso alla Dignità Ducale , o 
in arbitrio fosse de' Dogi medesimi ; imperoc- 
ché in alcune spedizioni osserviamo, che fu 
Capitano Generale o il figlio , o il fratello 
del Doge , e nella battaglia marittima con- 
tro Pipino comandò un Nobile privato. 

Colleganze nel Dogado . 

IL Più alta radice pose in questi due Se- 
coli il costume delle Colleganze nel Doga- 
do , onde si contano pochi Dogi , che abbia- 
no governato senza Collega • non già perchè 
essi il desiderassero per dividere la mole de' 
Ducali ufficj , ma perchè sembrando quasi 
disegnata nella Colleganza la successione, si 
studiavano, che rimanesse nel proprio loro 
sangue la Dignità primaria della Repubbli- 
ca. Ed in vero non ritrovasi Doge alcuno, 

il 



Veneta. 177 

il quale abbia scelto in Collega persona stra- 
niera alla propria agnazione; essendosi sem- 
pre fermata la scelta nelli gradi di figlio , 
o di fratello , anzi che ad agnati ulteriori 
non videsi estesa giammai . Bisogna però 
osservare , che quantunque questa Collegan- 
za fosse una raccomandazione , per dire co- 
sì , al futuro Dogado , non era però titolo 
immancabile e necessario; conciosiachè qual- 
ora T assunto in Colleganza non seppe gua- 
dagnarsi l'amore e la estimazione del Cor- 
po Civile , non solo defonto il Doge , ma 
vivendo eziandìo , fu deposto e relegato fuo- 
ri della Patria. Finalmente osserviamo, che 
non fu dispotico ne' Dogi l' arbitrio di farsi 
un Collega: imperocché, come attesta An- 
drea Dandolo, non avea luogo la Collegan- 
za , se non previa la collaudatone , sia 
acclamazione della popolare Nobile Concio- 
ne: lo che dimostra il Doge un Capo Mi- 
nisteriale della Repubblica , non già un Mo- 
narca . 

Tribuni e Consesso Tribunizio . 

III. Asseriscono concordemente i Vene- 
ziani Scrittori , che anche nello spazio di 
questi due Secoli continuò ogni Isola ad 
avere il Tribuno, come Bernardo Giustinia- 
Tom. III. M ni 



178 Storia 

ni in piti casi ne fa pruova. In vero è co* 
sa indubitata, e più che certa, che nelli dis- 
sidj perpetui tra Je Città di Eraclea, e Gie- 
solo il Doge Obelerio convocò in essoGie- 
solo i Tribuni di tutte l'Isole, allorché si 
agitò la distruzione dell'una, o dell'altra 
delle due popolazioni . Abbiamo ancora ve- 
duto, che nella deliberazione, se si dovesse 
accogliere la offerita alleanza con li Francesi 
per la espugnazione di Pavia , o mantenere 
l'antica amistà con l'Imperio d'Oriente, si 
adunarono in Consesso i Tribuni , parlato 
avendo in favore della Lega Onorio Tribu- 
no di Malamocco . Molti altri casi successi- 
vi si possono raccogliere dagli Storici , don- 
de convincersi aver essi Tribuni sussistito 
nella Polizìa della Repubblica per lo spazio 
tutto di questi due Secoli. 

Mantenevasi ancora il Consiglio Tribuni- 
zio , di cui leggesi particolar esempio nel 
mentovato Bernardo Giustiniano Libro 15: 
cioè, quando si deliberò di richiamare, o 
almeno di ascoltare le difese degli scacciati 
Obelerj: in questo Consesso arringarono li 
due Tribuni di Malamocco, e di Rialto . 
Non ritroviamo segnata in verun Scrittore 
Veneziano l' Epoca precisa , in cui terminò 
il Governo Tribunizio nell'Isole del Doga- 
do . Egli è certo però , che dopo il Secolo 

X non 



Veneta. 17*7 

non leggesi nominata questa Dignità ne 
esso i Cronisti , né appo gli Storici , che 
:lla Veneziana Polizia trattarono. In vero 
* susseguenti Secoli XI, e XII prese essa 
tro aspetto ben diverso dai Tribunato, co- 
e a suo luogo diremo. 

Magistrati Provisionali in Venezia . 

IV. Francesco Sansovino scrive , essersi 
dinato al momento della traslazione del 
ogado da Malamocco a Rialto un sistema 
Governo , che tutta quasi rappresenta 1' 
lagine della Repubblica di oggidì. Per is- 
luppar questo punto, conviene osservare, 
e in questi due Secoli , di cui ora seri- 
amo, si creò qualche Magistrato provisior 
le di breve durata , nel che concordano 
i Storici Veneziani. Tale fu la creazione, 
più tosto rinnovazione di due Tribuni As- 
senti al Doge . La ferocia di que' Dogi , 
e governarono verso li tempi della guerra 
rancese, e la fellonìa degli Obelerj , fecero 
nnovare questo Magistrato , già incomin- 
ato nel Dogado del Monegario , come ab- 
amo detto. Andrea Dandolo restringe T 
fficio di questi due Tribuni alli soli giu- 
cj civili e criminali con voto eguale in 
alore a quello del Doge medesimo : non 

M 2 s'in- 



iSo Storia 

s'ingerivano però negli affari di Stato, b 
stando in questi la vigilanza del Conses 
Tribunizio a tener in freno li Dogi . Tr 
vasi ancora un'altra Magistratura provisi 
naie in questi Secoli, come asserisce Mai 
Sanudo nella sua Cronaca pubblicata dal M 
ratori. Imperocché assassinato il Doge Ti 
donico con scandalosa sedizione nell' usci 
dal Tempio di San Zaccaria in pubbli 
comparsa, leggonsi creati Triumviri, uffic 
de' quali fosse indagare contra li rei di qui 
la morte , e castigarli . Ma questo Triumi 
rato, tostocchè finì l'inquisizione con la f 
ria de' rei , cessò talmente , che di esso ni 
ritrovasi più memoria giusta l'asserzione de 
erudito Vettor Sandi , quale però viene co 
traddetta dal Faroldo , Fortunato Olmo , Pi 
tro Giustiniano, Sabellico, Simeoni, Sans 
vino, ed altri, come faremo vedere sul m 
mento in cui discorreremo dell' istituzioj 
dell' *Avogarìa del Comune . Ritrovo fina 
mente in questi Secoli alcuni Magistrati 
detti Giudici del Comune, o della Terra 
questi come osserva il suddetto Vettor Sai 
di lib. 2 Gap. 2 : furono ancora chiamati sen 
plicemente Giudici y ed altri con distinzior 
di titolo Giudici del Palalo , o della Con 
del Doge . 



Con* 



Veneta. 181 

Concione Veneta ne* Secoli IX , e X. 

V. Sussisteva ancora in questi due Secoli 
a Conclone Nobile, o sia adunanza genera- 
e della Nazione, benché ignoriamo li di 
ei riti Civili. Continuava parimente ne' 
Dogi il diritto di congregarla senza obbli- 
go, cioè, a determinati giorni, o casi: on- 
le non mancavano di solennità li pubblici 
Decreti , quantunque non fossero stati dalla 
Doncione approvati . E' pur cosa certa di 
atto , che talvolta , meritando censura le 
tzioni de 1 Dogi , praticavano li Tribuni di 
n-odurle alla notizia della Nobile popolare 
tondone • come successe nella controversia 
lei Doge Obelerio scacciato per sospetto di 
cllonìa: crediamo però inutile cosa allegare 
^uì altre testimonianze di questa verità, es- 
ondo esse vulgatissime negli Scrittori Vene- 
LÌani . Bisogna invero osservare , che crescen- 
io in questi tempi il genio alla domina- 
zione ne' Dogi, a proporzione che in essa 
si fortificavano, andavasi perdendo l'uso della 
Concione * restando la direzione del governo 
affidata a quelle Magistrature , cui utilmente 
servivano i Nobili , ed i Dogi con li Tri- 
buni. 

M 7 Con* 



iSl S T O R I A 

Condizione Civile del f Isole Veneziane 
nei Secoli IX, e X. 

VI. Quale fosse Ja condizione civile , < 
quale rapporto tra di loro avessero T Isoli 
del Dogado , trasportata che fu la Sede < 
il centro del Governo da Malamocco a Rial 
to, è una delle parti più oscure della Stori; 
Veneziana, essendosi create per alcune di que 
ste Isole le Podestarìe solo verso la fine de 
Secolo XII. Pare verisimile, che queste Iso 
Je concorressero ancora a comporre il popò 
lo Veneziano, e che in conseguenza i Nobil 
delle medesime entrassero nelle adunanze deli 
antica Concione . Perfezionatosi in seguite 
il sistema Aristocratico, ed unitisi in Rial 
to i Nobili , e i Mercatanti delle Isole cir 
convicine , rimasero in quelle li soli oc 
cupati nella pescagione e nelle Saline, e< 
allora appunto come diremo a suo luogo 
gli si stabilirono Rettori presi dal Corpc 
Nobile Aristocratico. 

Polizza Veneziana ne Secoli IX, e X, 
soggetta a rivoluzioni intestine . 

VII. Secondo il parere delli più accredi- 
tati Veneti Scrittori la polizìa civile Vene- 
zia- 



Veneta. i 83 

ziana ne' Secoli IX, e X, quale noi T abbia- 
mo descritta, era assai imperfetta , e sogget- 
ta a molti cangiamenti. Questa verità viene 
comprovata dalle lunghe asprissime rivoluzio- 
ni intestine, prodotte certamente dal Gover- 
no ancora imperfetto di questi Secoli . Infat- 
ti cacciati che furono gli Obelerj , il Doge 
Angelo Participazio, benché ottimo Principe 
incontrò la nimistà di alcuni tra principali 
Nobili , i quali distinti essendo e per origi- 
ne , e per averi , mal soffrivano la unità 
Ducale , non ancora ridotta a quelle restri- 
zioni legali , che si leggeranno spiegate dap- 
poi : quindi fu ordita impetuosa congiura 
contra la di lui vita * benché con pubblici 
giusti supplicj non solo si punirono i rei , 
ma se ne estirpò la radice nel anno 827 . 

Più acerba sorte incontrò il figlio Giovan- 
ni pur Doge . Obelerio , deposto dal Doga- 
do per sospetto di fellonìa , insofferente di 
vivere perduta dignità, e Patria, unì a se gli 
Isolani di Malamocco donde era natio: e 
quindi nacque una congiura, la quale termi- 
nò però felicemente per il Doge ; imperoc- 
ché egli assediò Malamocco, e la incendiò' 
indi perseguitando il fuggitivo Obelerio lo 
arrestò all'Isola Vigilia nell'Estuario, ove 
per togliere la base alla congiura , lo fece 
decapitare . Ma di conseguenza più grande 

M 4 rius- 



184 S T R I h 

riuscì la macchinazione di un solo Tribuno , 
detto volgarmente Carosio , benché il suo ve- 
ro nome fosse Carlo Borioso . Costui sde- 
gnando la sorte privata si fa Capo de' suoi 
Isolani , ed indrizza la congiura non contra 
il Doge , ma contra la Dignità Bucale con 
forza tale , che costretto il Doge a fuggir- 
sene in Francia , occupò esso Carosio il Do- 
gado : ma odiato egli dalla maggior parte de' 
Nobili fu assalito ed arrestato nel proprio Pa- 
lazzo , e quindi privato degli occhj , furono an- 
cora trucidati non pochi de' suoi dipendenti. 
Si richiamò allora dalla Francia Giovanni , e 
fu riposto in Sede . Lo sfortunato Doge però 
dovè finalmente cedere agli avanzi" della av- 
versa fazione. Una delle possenti famiglie 
era allora la Mastalizia , sussistente ancora 
col nome di Baseja , giusta il Sansovino , co- 
me egli scrive Libro XIII ; questa essendo 
nemica ostinata al Doge, dopo averlo arre» 
stato con violenza nella stessa Chiesa Ves- 
covile di Castello , ovvero Olivolo , e raso- 
gli il Capo j lo confinò a Grado , ove fat- 
togli vestir abito Monastico, finì i giorni 
suoi neir anno 837 , costume anche questo 
venuto ai Veneziani dall'Oriente. 

Il successore Pietro Tradonico , che con 
T opera sua nella guerra Francese s' era acqui- 
stata quella fama , che bastò a portarlo al 

Do- 



Veneta. 185 

Dogado , quantunque fosse stato attentissimo 
nel l'acquietar le discordie intestine tra le 
principali famiglie : non vi riuscì però , re- 
sistendovi T indole di que' Nobili Cittadini 
ancora non ben regolata dal Governo. Mol- 
ti erano adunque i casi di sollevazioni e 
di risse. In una di queste avendo il Doge 
vestito spirito di partito , violando T indiffe- 
renza propria della sua Dignità , si andò 
ammucchiando nemici privati; quindi sempre 
più irritato e sorpassando tutte le Leggi , 
era giunto all'eccesso di affettare dispotismo: 
ma egli fu da' complici sediziosi in solenne 
ufficio trucidato nell'anno 8Ó4. I sollevati 
per isfuggir la vendetta fortificaronsi nel Pa- 
lazzo Ducale, ove il popolo gli assediò, e 
dopo una ben lunga resistenza di quaranta gior- 
ni gli astrinse ad arrendersi , con la condizié- 
ne tuttavìa , che fosse loro permesso con 
pubblica fede di andar ad abitare salvi in 
Poveglia, Isola delle Lagune . Scrive Andrea 
Dandolo lib. 8 Cap. 5 , che in segno del 
perdono concesso a que' sollevati s'introdus- 
se l'annua costumanza, che il Castaldo di 
Poveglia con sette Seniori di quell' Isola la 
seconda Domenica dopo la Santa Pasqua di 
Risurrezione di N. S. siano admessi al bacio 
di pace dal Doge stesso. La morte violen- 
ta del Doge Tradonico fece , che si devenis- 
se 



iSó Storia 

se a quella Magistratura dei Triumviri , di 
cui si è detto poco fa. 

Indipendenza della Repubalka Veneziana 
riconosciuta nella pace , che separò t Orien~ 
te dair Occidente , nelC anno 802 . 

Vili. Debellato che ebbe Carlo Magno 
il Regno Longobardico , erasene ritornato in 
Francia V anno 774 , lasciando il figliuolo 
Pipino in Italia a regnare sovra le conqui- 
state Provincie • questi ad esempio de' Re 
Longobardi pose la sua residenza nella Cit- 
tà di Pavia • abbracciava adunque questo 
Regno la Liguria, la Emilia, la Venezia 
terrestre, la Toscana, e le Alpi Cozzie , 
imperocché l'Esarcato di Ravenna, la Pen- 
tfpoli, e poi il Ducato Romano furono do- 
nati alla Santa Sede. Ma li tre principali 
Duchi Longobardi pensarono di rendersi pa- 
droni, ovvero Sovrani nel torbido di queste 
rivoluzioni. Il primo fu Rodgando Duca del 
Friuli • perlochè sdegnatosene Carlo, e ritor- 
nato perciò in Italia , gli fé troncare il ca- 
po , ed abolì quel Ducato . Tentò lo stesso 
ma con miglior sorte A rechi Duca ài Bene- 
vento pure Longobardo , il quale vestite in- 
segne regali si mise a farla da Sovrano. Se 
ne ingelosì Papa Adriano I, cosicché ricor- 
se 



Veneta. 187 

se al solito rifugio di Carlo Magno : vi 
venne questo Re Tanno 78Ó: ed astrinse 
Arechi a pesantissime condizioni : ma appe- 
na ripassò egli 1' Alpi , che se ne scosse 
Arechi , e trattò d' una lega con la Corte 
di Costantinopoli , la quale , se non fosse 
morto, avrebbe egli effettuata col risorgi- 
mento sì suo > che del di lui figlio Grimoal- 
do , il quale però ottenne da Carlo il tito- 
lo di Principe di Benevento , e benché feu- 
datario continuò egli le ostilità contro de' 
Francesi senza terminarle , finché visse . 

Nel fervore delle armi Beneventane ven- 
ne il Re Carlo ài nuovo in Italia chiamato 
dal figliuolo Pipino l'anno 7ppj e questo 
è quel memorabile momento, in cui Papa 
Leone III poi Santo , disperando dell' ap- 
poggio d' Oriente , innalzò Carlo dalla di- 
gnità di Patrizio Romano a quella di Im- 
peradore; locchè volgarmente si chiamò la 
rinnovazione dell'Imperio di Occidente, e 
la traslazione di esso ne' Francesi . Per 
questa innovazione però nulla di più acqui- 
stò Carlo che il solo titolo e la dignità 
d' Imperadore Romano . Dalla erezione di 
questo nuovo Imperio di Occidente intese 
ben presto la Corte di Costantinopoli , quan- 
to forte percossa ne potesse ricevere V Orien- 
te j onde T Imperatore Niceforo succeduto 

al- 



i88 Storia 

alla deposta Irene , moglie di Costantino Co- 
pronimo , pensò di stabilir amicizia con Car- 
lo : quale non potè conchiudere, che col 
provido consiglio di cedere ad esso ogni di- 
ritto sopra l'Occidente, lasciando a cadauno 
de' due Principati le Provincie allora posse- 
dute con titolo di resa , e conquista . Que- 
sta è la gran Pace, questo fu il gran Con- 
cordato tra li due Imperj stipulato dall'Im- 
peratore Carlo con Niceforo nella Città di 
Saltzburgo . 

I Veneziani adunque , popolo di forze or- 
mai non indifferenti sui mare , cominciavano 
a vegliare su le vicende dell'Imperio Orien- 
tale , e su quelle d'Italia: ed essendo trop- 
po grande l'affare che si maneggiava, di 
dividere cioè , le due maggiori Signorìe 
della Terra • con occulti messi , e con quel- 
le arti di Stato , che in ogni Secolo ebbero 
vigore , tutto procurarono per essere consi- 
derati alleati ed amici di Niceforo. Quin- 
di secondo la concorde asserzione degli Scrit- 
tori non solo Nazionali ma Esteri , in quel- 
la gran Pace si firmò , che vivendo li Ve- 
neziani marittimi sin dalla lor origine con 
governo proprio , e proprie Leggi , rimanes- 
sero intatte e la loro libertà , e la lor poli- 
zìa , onde s'intendessero esclusi dalla domi- 
nazione dell' uno 5 e dell'altro Imperio. Di 

que- 



Veneta. i8p 

questa verità , che stabilisce si la originaria , 
che Ja successiva libertà ed indipendenza 
della Veneziana Repubblica , sono copiose 
le testimonianze presso gli Storici , che han- 
no scritto di quel Concordato tra gli Impe- 
rj, e delle gesta di Carlo Magno* come si 
può vedere in Vettor Sandi lib. II Cap. IV. 
Noi qui soggiungeremo soltanto le paro- 
le , colle quali il Sigonio descrive la cosa 
nel lib. 4 del Regno d'Italia all'anno 802: 
Niccjoro ( dice egli giusta la versione di 
Niccolò Crasso ) preso /' Imperio , e stiman- 
do giovevole alle cose sue haver pace con 
Carlo ( Magno di Francia ) mandò ^/fmb as- 
ciatori di far confederatione insieme a Car- 
lo medesimo , che si trovava accampato al 
fiume Sala . Furono da lui non solo beni- 
gnamente raccolti ^ ma fatta la confederatione 
con sue lettere a casa rimandati . In quella 
confederatione fu nominatamente espresso , che 
i Venetiani posti fra V uno , e F altro Im- 
pero , liberi , et esenti , e dalT uno , e dalT 
altro sicuri si vivessero y e senza molestia 
alcuna le case loro nel Regno d'Italia pos- 
sedessero . Afferma ancora il Sigonio parte 
pigliando dagli Annali Francesi, e parte dal- 
le più antiche Memorie Veneziane , che 1' 
anno 812 Carlo Magno rinnovò li patti , 
stipulati col Greco Imperatore Niceforo , 

an- 



ipo Storia 

anche col di lui Successore Michele , ne 
quali fu pure confermata la libertà de' Vene- 
ziani : feedus , egli dice , instaurarunt , in 
quo libertas , atque immunitas Venetorum 
precipue cavebatur . Soggiunge finalmente , 
che nell'anno 813 succedendo nell'Imperio 
Leone Armeno , cum hoc etiam foedus reno- 
vatur , in quo de libertate , & quiete Ve- 
netorum continebatur . 

Guerra de* Veneziani con Pipino Re 
d Italia nelP anno 8oa . 

IX. Verso il fine del Secolo Vili soste- 
neva il Dogado quel Giovanni Galbajo, che 
con la colleganza dd figlio Maurizio di 
eguale costume erasi reso odioso alla mag- 
gior parte de' Cittadini ; cosicché dovè fug- 
gire dalla Patria. Erano Capi dell'opposto 
partito Fortunato Patriarca di Grado, nipo- 
te dell' assassinato Giovanni , ed Obelerio Tri- 
buno di Malamocco . Essendo allora calato 
dall'Alpi l' Imperator Carlo per fiaccare la resi- 
stenza de' Beneventani , e la pertinacia de' Ro- 
mani, corse a lui il Galbajo col figlio per otte- 
nere protezione , ma però senza frutto . Obe- 
lcrrio intanto gonfio d' ambizione , da Trevi- 
gi, ove erasi ritirato con li suoi Congiurati, 
vola ad occupar il Trono, in cui si fortifi- 
cò 



V E N E T A- Ipl 

co con l'appoggio della sua numerosa fazio- 
ne, e prese in Collega il fratello Beato ; 
Dnde si tolse ai Galbaj la speranza del post- 
iiminio nell'anno 804, e fuori della Patria 
poscia perirono. 

Era pure fuggito da Venezia prima dell! 
aalbaj il congiurato Patriarca di Grado Por- 
unato* la di lui fuga non riuscì indifferen- 
e a' Veneziani , poiché credesi , che gettasse 
n cuore a que' Sovrani quella semenza di 
:attive intenzioni, che poi produssero l'aspra 
guerra Francese . Esagerò egli all' Imperato- 
re , quanto danno gli avesse recato la pace 
:ol Greco Niceforo; dalle sue insinuazioni 
:on s'indusse Carlo, altrove distratto, a 
pensar all' Italia già lasciata al figliuolo Pi- 
gino . A questo aggiungevano incessanti sti- 
moli le- Città della Veneta Regione terre- 
stre invide degli accrescimenti de' Veneti 
Marittimi; ma non rassodato per anche nel 
nuovo Regno , ed occupato nelle sopramen- 
tovate guerre Beneventane, non pensò ai 
Veneziani. 

Non erano però occulte alla Repubblica 
le intenzioni de' Francesi, con li quali man- 
tenevano tuttavìa le capitolazioni della pat- 
tuita neutralità . Con Legazione adunque 
rendettero avvertito 1' Imperator Niceforo 
delle vaste mire del nuovo Re Italiano , e 

deli' 



igz Storta 

dell'amarezza che nodriva per non possedè- 
re la Dalmazia; mettendo in vista, che se 
Pipino l'avesse aggiunta al proprio Regno, 
sarebbe caduta ne' Francesi la Signorìa dell* 
Adriatico. Alla legazione de' Veneziani die 
risalto quella de' popoli della Dalmazia, po- 
co amanti della Nazione Francese . Tutto 
questo valse a fare discendere Niceforo nel- 
la promessa di spedir Armata Navale a di- 
fesa de' Mari Italiani. 

In fatti pur troppo desiderava Pipino 1' 
acquisto della Dalmazia, non avendo egli 
per il partaggio fatto con l'Oriente porto 
alcuno dalla destra riva dell' Adriatico . Ri- 
soluto adunque di assoggettarla o col maneg- 
gio , o con l' armi , giudicò opportuno il 
momento ài questi tempi, ne* quali decade- 
va giornalmente dal suo vigore l'Imperio 
d' Oriente . Stabilì per tanto di cominciare 
le mosse contra la Veneziana Repubblica , 
quando questa li avesse negato passaggio , 
e soccorso. Il primo mezzo che gli adope- 
rò fu il Patriarca di Grado Fortunato, il 
quale avuta la notizia di essere stato porta- 
to al Dogado l' amico e congiunto Obele- 
rio, erasi già dalla Francia restituito alle 
Lagune; questi trasse al suo partito Obele- 
rio , e il Collega Beato . Ma il Consesso 
Tribunizio non cedendo alle insinuazioni del 

Do* 



VENETA. I</3 

Doge , c vedendo la Nazione posta nella 
grave angustia , o di rendere nemici aperti al- 
la Patria i Francesi col rigettare l'alleanza, 
o di perdere V amicizia dell' Oriente così 
proficua al di lei Commercio, non volle de- 
liberare da se stesso, ma convocò la Nobile 
popolare Concione , nella quale Obelerio , ed 
il Tribuno di Maiamocco parlarono per la 
Lega Francese : tutte le loro ragioni però 
non valsero a farli determinare contro 1' Orien- 
te ; imperocché mischiate essendo le facoltà , 
e le persone de' Mercatanti ne' porti dell* 
Oriente , avea Niceforo in sua mano le so- 
stanze della Veneta Città . 

Venne adunque agli stimoli delle replica- 
te Legazioni il Patrizio Paolo con armata 
Greca nel mare di Toscana , e malmenò le 
regioni di quelle coste . Con altra ritorna 
anche il Patrizio Niceta nell'Adriatico, ove 
infestò tutta quella spiaggia d'Italia, che nel 
pattuito partaggio era rimasta ai Francesi j 
passò indi alla Dalmazia per ravvivar in 
que' popoli la fede . I Veneziani dal canto 
loro apprestarono molti Legni . Ne avevano 
alcuni sparsi negli Arsenali dell'Isole istitui- 
ti dalla previdenza de' primi Dogi : ma ne 
aveano molti più lontani nell' esercizio della 
mercatura, questi furono richiamati; e for- 
Tom. III. N ti- 



2p4 Storia 

bilicarono ancora il Castello di Brondolo fab- 
bricato dal Doge Deodato . 

Pipino intanto spinse parte dell' Armata 
raccolta presso Ravenna ad infestare i lito- 
rali della Dalmazia, e parte ad assediare le 
bocche de' porti delle Lagune , chiuse aven- 
do con minori Legni quelle de' fiumi. An- 
che da terra con soldatesche assalì il Castel- 
lo di Brondolo; al cadere di questo cadde- 
ro Chioggia , Pelestrina , ed Albiola , terra 
poco discosta da Malamocco residenza in 
allora de' Dogi . 

Alla sorpresa di sì terribile desolazione 
diffidando di salvezza i più Nobili Citta- 
dini incominciarono a tumultuare interna- 
mente. Alcuni più tosto che attendere la 
rovina estrema volevano inviare Ambascia- 
tori a Pipino per patteggiare sudditanza ; 
altri all'incontro su l'esempio di Attila, de" 
Goti, e de' Longobardi ben vedendo quasi 
impossibile, che le Soldatesche Francesi scen- 
dessero negli interni recessi delle Paludi , of- 
ferivano in consiglio di ritirarsi in Rialto, 
Isola di tale ampiezza , che capire poteva 
anche la plebe . In fatti si accolse questo 
suggerimento, ed a Rialto prima si trasportò 
tutta la moltitudine non atta alle armi, in- 
di gli averi pubblici, e privati, finalmente 

vi 



Veneta. ipj 

ri si ridusse a risiedere il Doge colle Ma^ 
jistrature Tribunizie dell'Isole deserte, non 
neno che gran parte degli Ecclesiastici con 
i sagri loro arredi . Quest' è la traslazione 
iella Sede Ducale e del Governo a Rialto 
;eguita Tanno 809 , o pure 810 secondo 
litri Cronisti . 

Ridotta Venezia principalmente in Rialto, 
ìon andò esente quest' Isola da' tentativi di 
Pipino; egli nel vedere la difficoltà di op- 
inarla colla forza , tentò assediarla , e poi 
propose condizioni di pace . Essendo queste 
generosamente ributtate da' Veneziani , perchè 
vergognose , si allestirono essi alla più vali* 
la difesa , impiegando ancora la plebe urba- 
na , che sin dal principio della Repubblica 
;rasi istrutta neir esercizio delle armi . Ca- 
pitano Generale dell'Armata tutta fu dichia- 
rato un certo Vittorio Cittadino Nobile di 
Eraclea , ed al governo di cadaun Legno 
maggiore fu posto uno de' più abili Cittadi- 
ni con dipendenza dal Capo militare . Non 
molto lungi da Albiola- seguì quella zuffa 
cotanto rinomata nelle Cronache e Storie 
Veneziane . Sconfitti rimasero i Francesi , 
avendo i Veneti supplito alla minorità ddlc 
forze coli' esperto maneggio de' Canali , colla 
celerità de' piccioli legni, e mediante la im- 
perizia de' Francesi in queste paludi , ma so- 

N 2 pra 



xp6 Storia 

pra tutto giovò alla salvezza della Repub- 
blica l' ardore estremo de' combattenti a di- 
fesa della libertà e , della vita . E* ben Ve- 
ro , che quest' illustre vittoria non sbilanciò 
del tutto le forze di Pipino, ma valse ben- 
sì a ritardarne i progressi , finché sopragiun- 
to Paolo , o secondo altri Storici Ceferano 
Generale di Oriente, se ne ritornarono i 
Francesi a Ravenna . Volle Pipino per da- 
re qualche sfogo alla sua vendetta distrugge- 
re le Terre già occupate , onde mise a ferro 
e fuoco Albiola , Pelestrina , Malamocco , e 
Chioggia. Convengano però gli Scrittori , 
che poco dopo tra li due Imperj , non me- 
no che fra li Francesi ed i Veneziani, se- 
guisse la pace. 

Non posso dispensarmi dall' osservare qui 
di passaggio , che la suddetta Vittoria , da 
quasi tutti gli Scrittori celebrata , viene mes- 
sa in dubbio dal Sigonio , dal Biondo , e 
da' Cardinali Baronio , e Cueva autore dello 
Squittinio . Ma non so comprendere , perchè 
vogliano questi Critici, che non siano degni 
di fede gli Annali antichissimi della Repub- 
blica , e le probatissime Memorie di quella 
pugna , che tuttora sussistono . In fatti è 
cosa indubitata , che non v' è neppur un so- 
lo Scrittore Veneziano , il quale accordi la 
vittoria a Pipino . E' ben il vero , che va- 
ria-» 



Veneta. ipy 

riamente ne scrissero i medesimi , come qui 
sotto esporremo, ma è ancora gran maravi- 
glia , e forza a provar la verità del fatto , 
che fra tante discrepanze nel modo , e tem- 
po del successo siano non di meno tutti 
concordi nello scrivere , che vittoriosi furo- 
no i Veneti, e Pipino il perdente, e bat- 
tuto . 

Afferma il Sigonio , come di sopra abbia-* 
rao detto, che negli anni 812, e 813 fu- 
rono rinnovati i Concordati tra gli Impera- 
tori Greci , e Francesi , in quo libertari , 
atque immunitati Venetorum precipue cave- 
batur , negli stessi termini , in cui venne la 
loro natia libertà riconosciuta nel 802 . Ora, 
io rifletto , se erano i Veneti liberi , ha ra- 
gione Pipino di tentar di soggiogarli , ma 
se Niceforo cedette a Carlo Magno la Cit- 
tà di Venezia, come sognano il Baronio , 
ed il Cueva, a qual fine Pipino si dispose 
a soggiogar una Città , che era sotto l' Im- 
perio di suo Padre? E se Tanno 810 Pipi- 
no la prese, come nel 812, e 813 fu ri- 
confermata , e di nuovo riconosciuta dall' 
uno e dall' altro Imperio la sua natia , e 
mai interrotta libertà ed indipendenza? Ed 
ecco dimostrato , che gli stessi Imperiali Con- 
cordati distruggono e la pretesa sudditanza 
de' Veneziani, e la vittoria di Pipino. 

N :? Fan- 



xp8 Storia 

Fanno ancora fede indubitata della vitto- 
ria de' Veneziani i generosi Privilegi accor- 
dati dal Governo alla virtù de' Cittadini di 
Malamocco, e Poveggia . Conciosiachè es- 
sendosi questi portati da valorosi nel rispin- 
gere l'Armata di Pipino, fu loro concesso, 
che esenti fossero dalle pubbliche gravezze, 
ed altri pesanti carichi, che d'allora in poi 
non fosse alcuno di essi astretto a militare , 
se lo stesso Doge non andasse in persona 
alla guerra. Rovinata Poveggia nella, guerra 
di Chioggia , tutti gli abitanti a Venezia 
se ne vennero, e la maggior parte nelle vi- 
cinanze di Sant'Agnese collocarono la loro 
Sede , dove era un Collegio di numerose 
Persone composto . Il Diploma Ducale di 
tale esenzione conservavasi originale nel Se- 
colo XVII giusta l'asserzione di Niccolò 
Crasso nella XII Annotazione al Giannotti, 
e vedevasi colla Bolla di piombo , nella qua- 
le era scolpita l' effigie della Beatissima Ver- 
gine Madre di Dio , ed intorno il nome del 
Doge Beato ^ poiché li Veneziani non ave- 
vano ancora eletto in Protettore l' Evangeli- 
sta San Marco . Ma per la poca cura , e 
negligenza di coloro che erano Presidenti 
di quel Collegio , così celebre Diploma vie- 
ne al presente desiderato. Rimane tuttavìa 
una Scrittura , che dimostra esser stato il 

sud- 



Veneta. ryp 

suddetto antico Diploma riconosciuto , e ri- 
confermato dal Doge Renier Zeno , e suoi 
Consiglieri . I Cittadini però di Malamocco 
hanno usata diligenza maggiore , onde il lo- 
ro Ducale Diploma , testimonio irrefragabile 
della virtù de' loro Antenati sia alla posteri- 
tà tramandato, come ognuno può agevol- 
mente vedere presso di loro. 

Ma siccome gli Avversarj si vantano di 
poter produrre in comprobazione della vitto- 
ria di Pipino sopra i Veneziani cinque de' 
più antichi ed accreditati Cronisti France- 
si , cioè, Adelmo, Reginone, Aimonio , 
Adone, e l'Anonimo Scrittore della Vita 
di Carlo Magno , noi li esamineremo di 
grazia, e dimostreremo, che non parlano 
da se stessi , ma pigliano la loro narrazione 
da un solo Scrittore , onde non formano cin- 
que distinte testimonianze , ma una sola . 

Il primo viene nominato Adelmo j non 
si sa però , chi egli sia , se non è queir 
Adelmo Vescovo Santo di Scozia, il quale 
secondo il Venerabile Beda nel Lib. 5 della 
sua Storia Cap. ip cominciò a sedere nel 
Vescovado l' anno 700 , ma avendo questi 
fiorito fra gli Scrittori cent'anni avanti il 
tempo della controversa vittoria, non può 
il di lui testimonio esser prodotto . Onde 
a ragione si deve dare a questi Annali il 

N 4 ti- 



200 Storia 

titolo d'Incerto autore, come appunto sen- 
za controversia non sappiamo , chi sia lo 
Scrittore della Vita di Carlo Magno - I 
Volumi di questi due Annalisti , io rifletto, 
non portano seco sicuramente impronto alcu- 
no j dal quale giudicar possiamo, che fosse- 
ro anticamente dettati da Autore contempo- 
raneo , cui si debba prestar certa fede . In 
fatti prima che vi fossero le stampe , furono 
fatte riflessibili alterazioni nelle Biblioteche 
de' Manoscritti , dove per lo più non vi fu 
copiatore , che a capriccio non aggiungesse , 
o scemasse a' Volumi , da loro trascritti , 
gì' intieri periodi , come abbiamo già accen- 
nato nella Dissertazione III, e diffusamen- 
te dimostra l'erudito Abate Cassinese Don 
Fortunato Olmo nella Storia di Papa Ales- 
sandro III. 

Segue Reginone Monaco . Questi dedicò 
la sua Cronaca ad *Adalberone Vescovo dì 
Treviri / onde siamo astretti ad afferma- 
re , o che sia quello stesso , che vie- 
ne nominato nell'anno 1003 %Adelberone f 
quale contendeva il Vescovado Trevirense 
contro Megingando , o che non v' è altro di 
questo nome Vescovo di Treviri. V'è frat- 
tanto nello stesso Reginone nominato nella 
Cronaca vrfdalberone Vescovo Metense, che 
fu creato nell' anno 92,7 , e nel $6z se ne 

ma- 



Veneta. 201' 

morì. Ma scrivendo Reginone nella Dedica-» 
toria al suo *Adalberone , che egli finiva la 
sua Storia nell' anno allora corrente 008 Con* 
sumans ( sono sue parole ) coeptum opus 
usque in prasentem annum , qui computatur 
a prafata Incarnatione Domini nongentesimus 
o&avusy non può esser questo il Metense , 
cui dedichi l'Opera, poiché non fu Vescovo 
se non io anni dappoi. Ci resta dunque il 
Trevirense , e la Dedicatoria ce lo mostra 
desso, e non altro nel titolo Excellentissi- 
mi ingenti , & totius Pbilosopbice studiis 
multipliciter insignito Domino *Adalberoni , 
Episcopo Trevirensi Regino &c, onde è quel- 
lo di Treviri ad 1003 . Dalla stessa Dedi- 
catoria si rileva , che Reginone visse circa 
l'anno icoo, e qualche anno dopo. Ma v* 
è l'imbroglio, che nel 802 dice o esso Re- 
ginone , o qualch' altro per lui , che egli al- 
lora era Abate Prumiense, sicché verrebbe 
ad esser sopravissuto dopo 1' elezione più di 
anni 100. In tanta confusione di cose non 
sapendo noi di certo , quando fiorì Regino- 
ne , sappiamo però con certezza , quanto po- 
co provi il testimonio di Scrittori così dub- 
biosi , e non contemporanei al fatto di 
cui si controverte . 

Aimonio , eh' è f altro Scrittore , viene da 
noi riputato il più dubbioso di tutti, poi- 
ché 



2.C2 Storia 

che fa sua Scoria arriva sin all'anno 1165, 
anzi dopo Papa Alessandro III morto nel 
li 81, da lui chiamato Bona memoria , on- 
de egli è lontano da' tempi di Pipino 370 
anni. Non ignoro, che il Card. della Cueva 
asserisce, che il Libro di Aimonio fu da 
due Autori composto, e che Aimonio scris- 
se solamente fin all' anno 840 . Ma per chia- 
rirsi della verità di questo fatto sarebbe op- 
portuno , io dico , formar un Costituto , e chia- 
mato Aimonio in giudizio far che di pro- 
pria bocca confessi non saper egli stesso , chi 
si sia . Ma che Aimonio sorpassasse l' anno 
840 si rileva dalla sua Dedicatoria ad *Ab- 
bone Abate di Floriaco , quale fu martiriz- 
zato nel 1003, onde cade anch' egli ne' tem- 
pi lontani e dubbj di Reginone. 

Adone , Scrittore di Santità dotato , ter- 
minò la sua Cronaca l' anno Syó , e morì 
nel 8pi ; ma egli non scrisse cosa alcuna 
diversa degli altri , e fu lontano da' successi 
più di 80 anni. Ora il fatto è, che il fin- 
to Adelmo, Reginone, Aimonio , Adone , e 
1* Autore della Vita di Carlo Magno sono 
tutti pretti copiatori di certi Annali scritti da 
sconosciuto autore in lingua Francese alla ru- 
stica e plebea , ciò che vuol dire parlando con 
schiettezza , che l' Autore fu un Rustico , un 
Plebeo , giacché ognun parla nel natio Idioma . 

Re- 



Veneta, 203 

Reginone confessa nel 814 d'aver copia- 
ta la guerra di Pipino da detti Annali: hac 
qua supra, egli afferma, exscript a sunt , in 
quodam libello reperi plebe jo ^ & rusticano 
( si noti bene ) sermone composita , qua ex 
parte ad latìnam regulam correxi y queedam 
etiam addidi &c. Che da indi in poi man- 
candogli que' Rustici Annali ei si lamenta, 
che delle cose di Ludovico II niente ritro- 
vò scritto, ma solo da' maggiori ed anzia- 
ni intese per tradizione . Ora io dimando , 
come scriverà egli le cose di Carlo M. , se 
non seppe quelle di Ludovico, e come le 
cose Veneziane , chi ignorò le Francesi ? Ed 
ecco un copiatore , che lo confessa di sua 
bocca . Che ancor Aimonio abbia copiato 
dallo stesso plebeo fonte , ovver da Regino- 
ne , io non lo posso meglio dimostrare , che 
col parallelo delle parole che egli usa, con 
quelle di Reginone , del tutto simili , anzi 
le medesime: onde anch' egli stesso confessa 
nella sua Dedicatoria di aver copiato da al- 
tri: En noster historiographus , novusqua 
auBor , qui aliorum verbis prò suis utitur ... 
hoc quidem me fecisse non nego , neque id 
me piget , 

Che la Vita poi di Carlo M.sia cavata da- 
gli stessi Annali l'afferma il Piteoj parlando egli 
di que' Annali medesimi così scrive : eos si 

quis 



204 Storia 

quis adhuc desideret , insertos reperiet vita 
Caroli Magni &c : dove sono riflessibili le 
parole insertos reperiet , poiché oltre que* 
Annali contiene quella Vita molte altre cose . 
Per rapporto finalmente ad Adelmo, ed al- 
la Cronaca di Adone; che siano anch'essi 
copiatori lo dimostrano le parole in tutto 
corrispondenti aReginone, Aimonio, ed al- 
la vita di Carlo M. . Ed ecco dimostrato, 
che i cinque migliori testimonj prodotti da' 
Cardinali Baronio , e Cueva , sono almeno 
copiatori d'un Scrittore Rustico; e quindi 
nacquero le diverse lezioni che si ritrovano 
di detti Annali. 

Ma se accuratamente riguardiamo l'affare 
per intiero , gli Annali Francesi , se genuini 
ancor fossero, ed a quel tempo scritti, non 
sono affatto da' Veneti Cronisti discordi, in 
quanto dicono , che fu da Pipino soggiogata 
Venezia. Imperocché possiamo ben credere, 
che una tal fama si fosse sparsa per la Fran- 
cia, allorché furono da Pipino molti Castel- 
li de' Veneziani presi , e lo stesso Malamoc- 
co occupato, dove fin a quell'Epoca la Se- 
de del Veneziano Governo era collocata . Vi 
si aggiunga ancora 1' accidente de' fratelli 
Obelerio, e Beato Dogi da Venezia bandi- 
ti, e che fuggiti erano in Francia, il che 
fu forse da' Francesi per una vera dedizione 

ri- 



Veneta* 205 

ricevuto ; e però non solo si sforzarono di 
appropriarsi la Vittoria , ma la gloria anco- 
ra d' avere soggiogata Venezia . Doveano pe- 
rò riflettere, che invalido e nullo fu tutto 
quello , che per i Dogi fuggiaschi fosse sta- 
to accordato co' Francesi : ed inoltre , che 
sebbene molti Castelli furono presi e distrut- 
ti da Pipino, fu però da tale calamità libe- 
ro Rialto con molte altre Isole , dove il 
Doge, e tutti i Magistrati con grandissimo 
numero de' Nobili di tutto l'Estuario di co- 
mune pubblico consenso erano passati ad 
abitare ; ed in fine ciò che più importa , 
che avendo Pipino nell'interno delle Lagune 
tentato ài penetrare per imporre colla presa 
di Rialto l'ultima mano alla conquista, eb- 
be quella memoranda sconfìtta, che l'obbli- 
gò a partirsi da' confini dell'. Estuario . 

Non ignoro, che il Card. della Cueva si 
valse ancora dell'autorità di Costantino Por- 
fivogenito per provare la vittoria di Pipino, 
cut per ciò pagassero tributo i Veneziani . 
Abbiamo accennato nella Dissertazione I, 
che l' Opera di Costantino è tutta ripiena 
di errori , e di falsità . Ma acciochè alcuno 
non pensi , che la nostra asserzione sia mal 
fondata, vogliamo qui soggiungere alcune 
osservazioni da noi fatte sulla caducità della 
medesima. E' riflessibile, io dico, che Co- 

stan- 



2GÓ Storia 

stantino si mostra assai ignorante delle cose 
Ponentine, onde non corrisponde a quanto fu 
prodotto dagli Storici Francesi , Italiani , e 
Veneti. In fatti ignora egli quanti fratelli 
avesse Pipino, quali regnassero dopo lui, e 
confessa non sapere in qual maniera i Fran- 
cesi guerreggiarono co' Veneziani . Osservo 
ancora , che nel Capo 27 con intollerabile 
errore afferma, che Caorle, Olivolo, Pele« 
strina , Equilio , Torcello , Murano , Arma- 
no , e 1' altre Terre di quest' Estuario coli* 
istesso Rialto fossero situate nella Terrafer- 
ma d'Italia^ errore, io ripeto, non solo in- 
tollerabile , ma bastevole egli solo a far co- 
noscere il merito e'1 Criterio di quell'Au- 
gusto Scrittore . 

Ma qual maraviglia ciò deve arrecarci , 
se egli ne* fatti proprj del suo Imperio com- 
mise mille errori e prese a centinaia gli ab- 
bagli . Per non dilungarmi soverchiamente ne 
osserverò due soli , i quali bastano a caratte- 
rizzare la caducità di quest' Opera . Compu- 
tando gli anni dall'Imperio d'Eraclio sin 
all'anno in cui scriveva, egressi sunt, di- 
ce , Saraceni mense Septembri tertia die J»« 
ditlionis decima anno Heraclii duodecimo 
Mundi 6130 , nunc autem 687O Inditlioms 
XP) ita ut ab ilio tempore ad hunc usque 
diem sint anni 740. E' errore esorbitante» 

ce- 



Veneta. 207 

come ognun vede, che l'anno duodecimo dì 
Eraclio Imperatore fosse il òzi dell'Era Cri- 
stiana, e che scrivendo Costantino nel 055 
fossero passati 740 anni , quando non erano 
trascorsi che soli 339 , onde commette 1' 
anacronismo di 406 anni : si giudichi da 
questa Cronologìa 1' esattezza dell' Imperiale 
Scrittore . 

L'altro errore non meno degno di ripren- 
sione si ritrova al Capo 27: narrando l'Im- 
peratore , che T Imperatrice di Costantinopoli 
mandò a Narsete, che dimorava in Italia, 
un fuso colla conocchia invitandolo come 
Eunuco a filare con 1' altre donne , attribui- 
sce questo fatto all' Imperatrice Irene , nel 
qual tempo, dice, era Romano Pontefice 
Zaccaria Ateniese. Errore in vero vergogno- 
so , poiché il Papa in allora era Giovanni , e 
l' Imperatrice era Soffia : ecco le parole di Co- 
stantino : Temporibus autem Imperatrici* Ire' 
nes mi ss hs Patricius Narses tenebat Bene* 
ventum , Ù* Papiam, Romam autem Papa 

Zacbarias *Athenicnsis bis auditis 

Imperatrix Irenes , iraque aversa fusum il* 
li & colum misit cum litteris Ó'c. . Ora 
riflettasi, che il caso di Narsete occorse 
nell'anno 5Ó7, Zaccaria fu creato Papa 1* 
anno 742 , ed Irene imperò la prima volta 
col figlio nel 780. Scrisse adunque Soffia 

a Nar- 



208 Storia 

a Narsete 127 anni innanzi che Irene re- 
gnasse, e 175 anni prima, che Papa Zac- 
caria ascendesse alla Sede Apostolica di Ro- 
ma. Tal' è l'indole e la critica erudizione 
di Costantino Porfirogenito , prodotto dal 
Cardinale della Cueva , come testimonio ir- 
refragabile della vittoria di Pipino sopra de* 
Veneziani . Si concluda adunque non aver 
avuto il Sigonio, ed il Biondo cagione al- 
cuna legittima di sospendere l'assenso loro, 
e molto meno il Card. Baronie di andarsi 
in modo tale avvolgendo , che ha stimati 
degni di riprensione que' Storici, che con 
gli Annali Veneti sentissero : onde Niccolò 
Crasso lo rimprovera di aver scritto diver- 
samente da' Veneziani per il poco affetto , 
che egli nutriva verso la Repubblica . 

Ora spiegare vogliamo , donde sia nato , 
che essendo concordi i Cronisti Nazionali 
in affermare, che fu vinto e disfatto l'eser- 
cito di Pipino , vi sia nondimeno tanta va- 
rietà nelle loro narrazioni . Io in vero mi 
son molto maravigliato per qualche tempo 
di questa lor discrepanza , finché avuta l'op- 
portunità di vedere certa breve Memoria , 
quale conservasi Originale nelf Isola di Ma- 
lamocco, ho compreso, che ella segna l'an- 
no 806% e riferisce la venuta di Pipino al- 
la presa di quell' Isola in detto anno . Passai 

quia* 



Veneta. 209 

quindi ad esaminare la Storia di Bernardo 
Giustiniano, e ritrovai, che egli afferma di 
averne veduta a suoi dì un' altra , esistente 
neir istesso Malamocco, da cui ricavò quan- 
to lasciò scritto all'anno 809. Ho giudica- 
to perciò, che due fra se diverse siano queste 
Memorie. In fatti oltre la varietà degli an- 
ni quella da me veduta racconta , che i 
Francesi fabbricassero certo Ponte per inter- 
narsi nelle Lagune , ma il Giustiniano ci 
mostra chiaro , che in quella da lui letta , 
non si facesse menzione di detto Ponte : 
fuere nonnulli , egli dice, qui licentius bu» 
jus vitloritf gloria abusi tradidere , Pipi* 
num ponte per paludes constrato , suppositis 
ratibus , vasisque ligneis in Rivoaltum tra* 
jecisse ; rifiutando però tal narrazione sog- 
giunge : vidi ego apud Metamaucenos vetus 
monumentum y in quo memoria proditum , 
classem classi congressam , Gallicam profli- 
gatam , ob eamque rem bene gestam , dona» 
tos preclara immunitate Metamaucenos : all' 
opposto in quella che io ho veduta, non 
v' è tal fatto di armi , ma narrasi , che T 
Armata di Pipino fosse più tosto disfatta 
da gran fortuna di mare. 

Sono adunque due diverse Memorie, le 
quali secondo il mio giudizio , sono ambe- 
due vere, ed innocente cagione di quella 
Tom. III. O dis* 



±iò Storia 

discrepanza , che scorgesi tra i Veneti Sto- 
rici e Cronisti nelle circostanze di questa 
vittoria. In fatti io m'immagino, che alcuni 
in leggendo quella dell'anno 809, veduta 
dal Giustiniano, e conforme ad essa tessen- 
do le loro narrazioni , mantennero viva , e 
costante la memoria di quanto nel 809 ve- 
ramente successe . Altri estraendo il loro 
racconto da quella dell' anno 806 , quale è 
di gran lunga diversa , furono cagione , che 
comparendo in pubblico Puna e l'altra, vi 
fosse chi rettamente le stimasse due Storie, 
o narrazioni del tutto diverse, ed ancora 
chi le giudicasse una sola, onde confonden- 
do, e meschiando le circostanze raccontate 
dall' una con quelle dell' altra , scrivessero 
poi con tanta varietà, benché tutti si con- 
servassero concordi nelf asserire, che Pipino 
fu forzato a partire col desiderio di prende- 
re Rialto . 

Mosso da questi riflessi io sospetto, che 
i Veneziani fossero assaliti due volte da 
Pipino . Perciocché si sa , che V anno appun- 
to 806 non mancò Armata navale a questo 
Re, del quale dicono gli Annali Fuldesi 
nelf anno medesimo , in Corsie am quoque 
Classis a Pipino m'issa est: perlochè potè 
detta Armata nel suo ritorno penetrare nelf 
Adriatico, ed accostandosi ai Lidi tentare 

l'ini- 



Veneta. 2,11 

l'impresa di soggiogar quest'Isole: il che 
non essendo riuscito a Pipino , vi ritornò 
l' anno 800 . Si conferma questa mia con- 
gettura dal vedere che molte Cronache MSS. 
insieme col Sansovino , il Biondo Decad. % 
Lib. I , ed altri raccontano , che Pipino di- 
struggesse Eraclea ed Equilio circa V anno 
806: sebbene in altre Cronache si legge , 
che ciò facessero i Veneziani medesimi dopo 
la sconfitta di Pipino per por fine alle in- 
vecchiate discordie , che di continuo poneva- 
no in pericolo la Repubblica , onde avendo 
il Giustiniano attribuita a' Nazionali stessi 
la distruzione soggiunge , non defuere qui 
scriptum reliquerint y Pipinum Italia Regem 
eas urbes excidisse , idque etiam bifariam 
f abiura tradunt . Nonnulli eo tempore cum 
Metamaucum duxit , ut paulo post dicemus , 
alii autem ante fatlum volunt , bisque im- 
petum a Pipino illatum in Venetos . 

Né bisogna dire, che Pipino avrebbe in 
tal guisa violato i Patti antichi , poiché gli 
stimoli di Fortunato Patriarca di Grado era- 
no troppo efficaci per non persuadere un Re 
ad accrescere e dilatare il suo Dominio : 
Fortunatus etiam Gradensis Patriarcba, di- 
ce Paolo Emilio , Venetos apud Francum 
criminari solitus , ed il Biondo de Gestis 
Venetorum afferma che tantum apud Impera* 

O 2 to- 



212 Storia 

torem ( Carlo Magno ) ejus Patriarcha ver* 
ba valuerunt , ut Pipino fi Ho Italia Regi 
scribens , Venetos bello agitavi , opprimìque 
jusserit . E se ciò volle tentar Pipino nel 
805? , potè anche prima nel 806 entrargli 
in capo T impresa medesima. Ed ecco che 
due Memorie diverse , inavvedutamente da 
certuni confuse , sono state la cagione di far 
variare tra se stessi gli Scrittori Veneziani. 

Successi più ragguardevoli della Veneziana 
Repubblica d alt* anno 8o£ sin al 888. 

X. Stabilita la pace tra Carlo Magno , 
Niceforo , ed i Veneziani col rinnovare la 
separazione delli due Imperj , durò il Regno 
Francese in Italia da Pipino primo regnan- 
te quasi 80 anni , e diede perpetua occasio- 
ne ad ostinatissime guerre, finché nel 888 
gran parte degli Italiani scuotendo il giogo 
straniero si scelse Re Nazionali . Nello spa- 
zio di questo Regno Francese in Italia i 
Veneziani, che già con solenne Decreto ave- 
vano fermata in Rialto la residenza dd Go- 
verno , incominciarono ad accrescere lo splen- 
dore della nuova Dominante . Malamocco , 
ed Eraclea erano quasi desolate , quello per 
T armi di Pipino , e questa , secondo che 
abbiamo di sopra accennato , o dal medesi- 
mo 



Veneta. 213 

mo Pipino, o per l'odio giuratole dal Doge 
Obelerio . Costui giusta il racconto di Ber- 
nardo Giustiniano, Giacomo Diedo, ed altri 
Cronisti , ben sapendo il favore dagli Eraclea- 
ni prestato a' Dogi Galbaj , da lui cacciati dal 
Trono, colse l'opportunità di rovinare quell' 
Isola, dall'insorgenza delle antiche sue discor- 
die con Giesolo. Propose egli ed ottenne il 
Decreto di demolire l'una e l'altra Città * 
ed i loro abitanti furono ad altre Isole tras- 
portati . 

Pagò Obelerio con pena condegna la sua 
cattiva reggenza. Erasi reso sospetto di fel- 
lonìa nella surriferita guerra con Pipino , 
tanto più che aveva contratte nozze con don- 
na Francese . Insinuatosi perciò spirito di ge- 
losia nella fazione avversa de' Nobili , e di 
vendetta ne' Cittadini danneggiati colla rovi- 
na delle due Isole, era per esser deposto , 
se egli con la fuga non si fosse salvato in 
Francia unitamente al fratello Beato suo Col- 
lega. In quella Corte, ed in Costantinopo- 
li , dove regnava ancora Niceforo , fece ogni 
sforzo per esser colla loro mediazione restituito 
al Dogado. Ridotto l'affare da' Tribuni all' 
Assemblea Nobile della Nazione, perorando 
a di lui favore il Tribuno di MaJamocco , 
vinse ciò non ostante l'opposta opinione di 
Timoteo Tribuno di Rialto, e furono relè* 

O 3 ga- 



214 Storia 

gati Obelerio a Costantinopoli , e Beato a 
Zara nella Dalmazia . Si passò quindi all' 
elezione di nuovo Doge , e questi fu Ange- 
Io Participazio nell'anno Su, il primo se- 
condo molti Cronisti eletto in Riaito , ed a 
lui si diedero due Tribuni in qualità di 
Assessori . 

A questo momento si pensò a dilatare 
T Isolette adiacenti a Rialto , e si formò 
vieppiù la materiale Città Dominante , di- 
seccando paludi, onde tutta in vasto luogo 
abitasse la moltitudine , concorrendo ancora 
alla nuova popolazione alcuni avanzi della 
Città di Aitino distrutta . Questo è anche 
il tempo, in cui costando Rialto di LX Iso- 
lette tra se staccate , furono esse congiunte 
con ponti di Legno, donde prese Rialto il 
nome di Venezia, quando prima chiamaronsi 
le Venezie . Questa adunque può dirsi f 
Epoca della materiale costruzione della Do- 
minante presente , centro del Veneto Gover- 
no . E* dui luogo di osservare , che la ra- 
rezza del sito, in cui è situata Venezia , 
doveva aver invitato gli antichi Storici Na- 
zionali a notare di quando in quando gli 
accrescimenti della Città , giunta col tempo 
alla forma presente . Ma oltre T aver ciò tras- 
curato, confondono spesse volte la Provincia 
della Venezia Terrestre coli' Isole chiamate 

pò. 



Veneta. 215 

poscia del nome stesso ; né distinguono f 
età , in cui queste lo perdettero , e divenne 
proprio di Rialto , e di Olivolo in uno con- 
giunti . In fatti molta avvertenza è da aver- 
si nell interpretare la parola Venetia, o Ve* 
netta secondo i tempi , e col riguardo anco- 
ra alla qualità degli Scrittori , potendo que- 
sta avere tre significati, vale adire, quello 
di Provìncia terrestre, la contenenza del? 
Isole tutte da Grado a Capo cC ^Argine , e 
finalmente Rialto solo congiunto ad alivolo. 
L' Epoca di quest' ultima denominazione è 
fissata egregiamente dal Dandolo all' anno 
Sop , in cui seguì la surriferita traslazione . 
Benché V Imperio Orientale fosse l'ogget- 
to principalmente coltivato dai Veneziani , 
i quali di là ricevevano per via della Mer- 
catura ricchissimi proventi, non era però 
sì poco avveduto il Governo di allora, che 
ponesse in non cale la nuova potenza de' 
Francesi , la quale sollevata al titolo d' Im- 
perio Occidentale dominava gran parte dell' 
Italia, e la Lombardia, regione sì contigua 
a Venezia . Quindi su per le bocche de' fiu- 
mi , che mettono capo nelle Lagune dell' 
Adriatico procurando di stender il traffico 
nel Continente Italiano, col mezzo di Le- 
gazioni onorifiche sosteneva pratica di ami- 
stà ; e formava diversi Concordati di allean- 

O 4 za 



n6 Storia 

£a pacifica , e mutuo Commercio , finché il 
Regno d'Italia passò nei Nazionali verso il 
finire del Secolo IX. Né altro affare di al- 
leanze, o di guerre ebbe la Repubblica per 
rapporto ad essi dentro lo spazio del loro 
Regno in Italia . 

Da questi tempi appunto, de' quali ora 
scriviamo, cioè dal Secolo IX, incomincia 
alli Veneziani l'esercizio delle loro ragioni 
sull'Adriatico , come abbiamo detto nella II 
Dissertazion Preliminare . Imperocché verso 
l'anno 820 cominciò a sentirsi in Italia , 
ed a temersi la Nazion Saracena , che verso 
que' tempi passò alla Sicilia barbaramente 
saccheggiandola ; indi portarono le loro armi 
alle Greche Regioni marittime d' Italia, ed 
incominciarono da Brindisi. Questo fu il 
tempo in cui scrivono gli Storici, essere 
entrata ne' movimenti de' Saraceni la Repub* 
blica di Venezia. Sosteneva il Dogado Giu- 
stiniano Participazio , e comandava in Orien- 
te Michele Balbo; questi giudicò ben tosto 
jnecessarj li soccorsi Veneziani a difesa del 
Mare, e perciò ne li richiese. Vide anche il 
Governo, quanto importasse fiaccar questa 
barbara Nazione, la quale altrimenti avria 
potuto avanzarsi nell'Adriatico, infestando 
quell'acque, che erano in vicinanza alla Do- 
minante . 

Ot- 



Veneta. 217 

Ottenne per tanto V Imperator Michele i 
ricercati soccorsi nell'anno 827, l'esito de* 
quali riuscì certamente poco felice ; poiché 
i Saraceni proseguendo le loro scorrerìe, de- 
vastata la Puglia , occuparono la Città di 
Bari . A difendere gli Stati Greci si mosse 
Tlmperador d'Oriente Michele III, il qua- 
le nuovamente reputò proficue le forze Ve- 
neziane , e le sperò pronte , appunto perchè 
dopo T esempio del passato cattivo successo 
ponevasi nuovamente in pericolo dai Sarace- 
ni T Adriatico , e il corso di quella Navi- 
gazione- spedì egli perciò Ambasciatore a 
Venezia il Patrizio Teodosio in tempo , che 
era Doge Pietro Tradonico: si rinnovò l'al- 
leanza , Giovanni figlio del Doge fu fatto 
Capitano di 60 Legni , ed andò ad unirsi 
nei Mari di Sicilia con l' armata Greca . Ivi 
nell'incontro de' Legni Saraceni seguì quella 
fiera battaglia , in cui con spargimento di 
molto sangue rimasero sconfitti e Venezia- 
ni e Greci presso Crotone nell'anno 840. 

La sfortuna di questa battaglia portò con- 
seguenze di più gravi timori • conciosiachè 
fatti arditi li Saraceni , e già Padroni dell' 
Adriatico, passarono su per il golfo a sac- 
cheggiare le terre litorali della Dalmazia ; 
incendiarono Ossaro, donde passarono ad An- 
cona, arrestando giornalmente molti Legni 

Ve- 



2i8 Storia 

Veneziani, provenienti dalla Sorìa con ine- 
stimabile danno del Commercio . Ma verso 
r anno 863 insorsero forse più feroci j poi- 
ché uscendo essi dal distretto Barese, inon- 
darono d'armi la Provincia Beneventana . 
Ritornò in Italia per la seconda volta l'Im- 
peratore d'Occidente Lodovico II: e ruppe 
li Saraceni presso Bari ; espugnata Bari stes- 
sa , strinse anche di assedio Taranto , ove 
si erano fortificati così bene , che la difese- 
ro costoro ostinatissimamente. Vagheggiava 
intanto questa fiera Nazione l'acquisto della 
Dalmazia, da cui ben vedeva dipendere la 
Signorìa delf Adriatico. Gettaronsi adunque 
verso l'anno %6j sopra quella Provincia , e 
corsero sino a Grado , che assediarono : le 
sole forze ài quegl' Isolani sostennero corag- 
giosamente l'empito primo, finché sopraven- 
ne il Doge Orso Participazio : scrivono gli 
Storici che egli fece tosto sloggiare i Sara- 
ceni ; li quali partiti da Grado passarono 
a dar il sacco a Cornacchie. 

Fatto ch'ebbe ritorno in Francia l'Impe- 
rator Lodovico, uscirono di nuovo i Sara- 
ceni da Taranto, mettendo quelle Greche 
Regioni a ferro e fuoco con tanto orrore, 
che si videro costretti i Napolitani , gli 
Amalfitani , ed altri patteggiar in prezzo di 
pace di unire le loro armi assieme , e anda- 
re 



Veneta. np 

re sovra il Ducato Romano , anzi contra 
Roma stessa . A questa nuova si scosse 1' 
Imperio d'Oriente, ove, morto Michele, 
regnava Basilio Macedone ; questi ebbe tan- 
ta estimazione del Doge Órso Participazio , 
che gli chiese di comandare come Capitano 
Generale anche alle Navi Greche; infatti 
con queste unite alle Veneziane riportò egli 
sul mare di Taranto una chiarissima Vittoria 
con totale disfatta dell' Armata Saracena . 
Così a fronte della bellicosa Nazione de* 
Saraceni fin dal secolo IX si difese il Golfo 
Adriatico da' Veneziani con vantaggio in- 
credibile del Continente d'Italia. 

In questo medesimo tempo crebbero a 
dispetto de' Narentani le ragioni della Re- 
pubblica sopra lo stesso Mare . Questa Na- 
zione ripiena di straordinario ardire, e ne- 
mica de' Veneziani , postasi a professare di 
continuo lì Pirateria sull' Adriatico , era sif- 
fattamente cresciuta nella perizia Nautica , 
ed in forze , che disturbava la navigazio- 
ne del Veneto Commercio con continue 
prede. Posti più volte in timore dagli ar- 
mamenti Veneziani chiedevano la pace ; e 
poco dopo non contenti delle rappresaglie 
de' Navigli , che ritornavano da Napoli le- 
vavano la vita anche alle Persone : indi uni- 
tisi ad altri Slavi loro vicini avevano in- 

co- 



220 Storia 

cominciato ad interrompere il traffico col 
Levante: lo che apportava gravissimo pre- 
giudizio non solo a 1 Veneziani , ma ancora 
a tutte quelle Nazioni Greche , Orientali , 
ed Italiane , che trafficavano con Venezia : 
fatti in appresso più audaci distesero le loro 
Piraterìe sino a Caorle * cosa di funestissime 
conseguenze . 

Fu necessario perciò decretare solenne 
spedizione per reprimere la loro audacia 
nell'anno 839, Capitano della quale fu il 
Doge Pietro Tradonico . Varie furono le vi- 
cende, fino che si venne ad accordo con 
Mio, picciolo Sig. della Dalmazia, il quale 
appoggiava li Narentani . Ma ben presto 
costoro si avanzarono ài nuovo a Caorle , e 
come era inaspettata la sorpresa , saccheggia- 
rono li confini . Francesco Sansovino raccon- 
ta, che i Veneziani allestirono allora due 
grosse Navi , chiamate nel Greco linguaggio 
Palandarie , le prime che si fabbricarono 
negli Arsenali della Repubblica : ignorasi il 
preciso successo di questa spedizione, che 
verisimilmente impedì maggiori progressi a* 
Narentani . Dopo alquanti anni di riposo , 
gli Slavi si mossero disturbando il Com- 
mercio, e manomettendo V Istria , minac- 
ciarono T Isole , e la Città stessa di Vene- 
zia . Videsi adunque dal Governo , che erano 

ne* 



V E K ETÀ. 221 

necessarie forze oltre le solite per fiaccarli • 
e però si conchiuse alleanza con l'Impera- 
dore Carlo il Crasso, a cui apparteneva V 
Istria assalita dagli Slavi . 

Fu pesante per li Veneziani il maneggio 
di questa guerra : imperocché gli Istriani 
ricorsero all' alleato Doge Orso Partecipa- 
zio , vedendo per la lentezza de' soccorsi 
Imperiali saccheggiata la loro Provincia : 
illustre fu la vittoria Navale ottenuta dal 
Doge Orso nel 864, il quale li ripristinò 
nel possesso delle terre loro, e costrinse gli 
Slavi alla pace* questa però non fu di per- 
manenza , che dopo la morte di un loro 
Regolo detto Demogoj. Nel Dogado final- 
mente di Pietro Candiano I , successore di 
Gio: Participazio , si mossero di nuovo , e 
con forze tali , che fu creduto spediente , 
che lo stesso Doge fosse il Generale dell' 
Armata per reprimerli ; egli li vinse glorio- 
samente in battaglia navale nel 888 benché 
nel conflitto perdesse la vita . 

Bisogna qui brevemente osservare, non 
esser mancato qualche Scrittore , che abbia 
confusi li Narentani ora co' Liburni , ora co- 
gli Slavi , e Croati . Costantino Porfiroge- 
nito ne' Capi 30, e 36 de administrando 
Imperio descrive il paese posseduto da' Na- 
rentani . Il Sabellko non pose a ciò molta 

at- 



Z2,z Storia 

attenzione , onde commette errori di vario 
genere * e dopo d' aver egli messo il piede 
male , gli altri al solito camminarono sulle 
stesse pedate . In un luogo egli fa i Naren- 
fani vicini a Zara, in un altro ce gli dà 
per Laburni , ingannato dal nome comune di 
Slavi , che compete agli uni , e agli altri j 
ed in fine interpreta sinistramente un passo 
del Dandolo , e mette Lesina , come ricet- 
tacolo principale de' Narentani , in vece di 
Lagusta , detta con voce Slava Lastovo . 
Questi difetti furono ripresi da Giovanni 
Lucio nella Storia del Regno di Dalmazia, 
e Croazia. Finalmente l'autorità del Sabel- 
lico fu tanta, che si viziarono persino li 
testi del Dandolo, mettendovi Lesina , ove 
stava scritto Luci 'estinte , oT adestina ; come 
osservarono gli Editori della Cronaca del 
Dandolo • 

Rinnovazione de* Veneti Concordati con li 
Re Italiani Nazionali , nel T anno 888. 

XI. Nella battaglia coi Narentani sul 
Golfo Adriatico rimasto ucciso il Doge Pie- 
tro Candiano I , eragli stato dato in Succes- 
sore Pietro Tribuno attentissimo a promuo- 
vere la Veneta Mercatura nel Levante, ed 
in molte contrade d' Italia . Corrispondeva 

que- 



Veneta. 223 

questo tempo, eh' era Tanno 8S8 al passag- 
gio che fece il Regno d'Italia ne' suoi prò- 
>rj nazionali . Imperocché morto essendo 
Darlo Crasso senza prole maschile , né altri 
imanendo della di lui posterità , che Carlo 
:1 Semplice pupillo ancora sotto la tutela di 
3ttone , e di Arnolfo illegitimo; s'accese 
legli Italiani la brama di fare ritornar T 
[mperio , ed il Regno nella propria Nazio- 
ic . Lagrimcvole fu lo stato, in cui giac- 
que l' Italia per molti anni divisa in due 
azioni • l' una acclamò in Re Berengario 
Duca del Friuli; l'altra Guidone Duca di 
Spoleto . I Veneziani frattanto in mezzo a 
jueste rivoluzioni , non presero parte alal- 
ia; ma solo providamente tennero amistà 
:on quelli de' Re Italiani , che più vedeano 
1 portata dei loro affari . 

Quindi vinto Berengario dal Duca di 
Spoleto Guidone dopo la vittoria presso 
Brescia 1' anno 888 , il Doge Pietro Tribu- 
no rinnovò li soliti Concordati in Pavia con 
Ambasciata solenne, alla quale furono de- 
stinati Domenico , e Maurizio Chierici , ed 
un certo Vitale . In questa rinnovazione 
nulla di più fu concordato , che quanto era- 
si con li precedenti Francesi convenuto , 
senza né pur distender i Patti. Ma benché 
la moderata prudenza del Governo si tenes- 
se 



224 Storia 

se lontana dal fra mischiarsi nelle vicende 
del Continente d Italia; pure dovè patirne 
anche Venezia gli effetti , per essersi chia- 
mata in Italia dagli stessi Concorrenti altra 
straniera Barbara Nazione . 

Venera posta in pericolo dagli Unni , 
ne IP anno goó. 

XII. Quegli Unni, eh' ebbero l'i nvolonra« 
rio merito di dare cagione alla fondazior 
di Venezia, come abbiamo detto, verso que« 
sto anno poó furono invitati ad entrare ir 
Italia da Lamberto Duca di Spoleto figlie 
deii' accennato Re Guidone per valersene 
contra Berengario . Calati essi adunque dal- 
la Ungheria dopo avere ferocemente deva« 
stato il Friuli , e le Venete terrestri regio, 
ni occuparono anche Trevigij scesero indi 
verso le Lagune Veneziane mossi dalla fa- 
mi delle loro ricchezze j ove con barbara feri- 
tà misero a ferro e fuoco Città nuova , eh' 
era l'antica Eraclea, Giesolo, Cappodargge- 
re , e Chioggia . Determinati poi essendo 
di assalir anche Malamocco, e Rialto, per 
la via di Albiola andavano già penetrando 
nelle paludi interiori. E questo è il secon- 
do caso , nel quale si tentò dalie Nazioni 
straniere il centro della Marittima Città. 

Allo 



Veneta. 225 

Allo spavento di queste mosse concorse 
a difesa della vita , e della libertà Ja mol- 
titudine; chiusa fu allora con muro la Città 
dal sito delf antico Olivolo sino al tempio 
di Santa Maria allora detta in Giubanico y 
e serrato con catena il canale maggiore , che 
quasi divideva per lunghezza la nuova am- 
pliata Isola di Rialto , s' allestirono pronta- 
mente molti legni da guerra , e da sbarco , 
de' quali fu dato il Generalato al Doge 
Pietro Tribuno ; si venne a battaglia verso 
quella parte , ove il fiume Bacchigliene sca- 
ricavasi nelle Lagune, e furono debellatigli 
Unni con memoranda vittoria , talmentechè 
cacciati fuori delle paludi , si salvò da' Ve- 
neziani la Patria . Alcuni scrivono , essere 
stati spinti gli Unni a danno de' Vene- 
ziani dallo stesso Berengario in vendetta , 
che fossero state rigettate le di lui instanze 
di concorrere col soldo a farli cacciare dall' 
Italia. In vero se non fossero stati guidati, 
e soccorsi gli Unni dagli stessi Italiani , non 
è verisimile , che quella Nazione terrestre 
avesse potuto allestirsi ai modi occorrenti per 
assalire una Città Marittima , quale appunto 
era Venezia. 



Tom. III. P Ere 



nò Storia 

Erezione di due Zecche in Venezia 
nel T anno pi 2. 

XIII. Illustrò Ja sua vita conia solaouer- 
ra degli Unni il Doge Pietro Tribuno , a 
cui dopo quasi 14 anni di Principato fu 
sostituito Orso Participazio II Tanno pi 2. 
Regnava in Italia Berengario , ma così ti- 
rannicamente, che resosi intollerabile agli 
Italiani , questi chiamarono al loro Regno 
Ridolfo francese Re della Borgogna j il qua- 
le entrò in Italia , acquistò Pavia , sconfis- 
se Berengario, e lo rinchiuse dentro Verona, 
ove fu da' suoi trucidato, ed acclamato in 
Re esso Ridolfo. Essendosi adunque perdu- 
ta dalla famiglia Francese di Carlo M. e 
Ja corona imperiale, e il Regno d' Italia 
con la morte di Lodovico IV Imperatore 
succeduta in questo anno , non ebbero più i 
Veneziani né occasione, né motivo di rin- 
novare gli antichi Concordati • e come anche 
li Re Tedeschi nella Germania aveano ab- 
bandonato ogni pensiero della Corona d' 
Italia , nò pur con questi vi fu cagione di 
nuovi trattati . Era perciò ridotta la relazio- 
ne civile de' Veneziani alli soli Re d' Italia 
nell'Occidente. Quindi il Doge Orso Par- 
ticipazio II volle stabilire le convenzioai 



Veneta. 227 

antiche col nuovo Re Ridolfo . A questo 
fine furono inviati nell'anno 9 12 a Pavia 
due Ambasciatori , cioè , Domenico Vesco- 
vo di Malamocco, e Stefano Caloprizio ; 
altro non contiene questo nuovo Concordato, 
che Ja rinnovazione delle consuete immunità 
Veneziane , a norma di quanto fu pattuito 
regnando gli Imperadori predecessori a Ro- 
dolfo . 

Secondo il consenso universale de' Cro- 
nisti furono a questi tempi erette due Zec- 
che in Venezia , o siano due luoghi pubbli- 
ci per coniare in Moneta Oro , ed Argento. 
Alcuni, ma senza fondamento supposero, che da 
Ridolfo nel surriferito Concordato fosse sta- 
ta concessa facoltà a' Veneziani di poter bat- 
ter Moneta , o sia diritto di Zecca . Ma 
come riferisce Andrea Dandolo lib. 8. 
Cap. io. constò, e si fé vedere a Ridolfo , 
che per immemorabile consuetudine era sta- 
lla battuta in Venezia moneta dai Dogi , 
come Capi visibili del Governo ; ciò che 
dimostra non già investitura di concessione, 
ma che da Ridolfo ne fu riconosciuta la po- 
destà . Può leggersi il Muratori Antiq. Ita- 
l lic. toni. 2. Dissertat. 27 : non meno che 
, Vettor Sandi nella sua storia Civile Lib. 2. 
.ap. 7 . Della Zecca Veneziana in quanto 
Ila sua Storia altrove parleremo . 

P 2 Non 



Z2$ Storia 

Non veglio però tralasciar d'osservare, 
che alcuni Storici giudicano con grave fon- 
damento , che né Berengario , né Lottarlo , 
né Corrado, né Ridolfo, né altri Imperato- 
ri, o Re Italiani accordarono a' Veneziani 
la. facolt? di batter Moneta , ma che i Con- 
cordati parlino soltanto dell' uso e corso 
libero della Moneta Veneziana nel Regno 
Italiano , poiché non dicono : licentiam cu- 
dendi Monetam facimus , ma Nummi mone- 
tam concedimus : così intendendosi il corso 
e l' uso , non la fattura . Altri con Fortunato 
Olmo illustre Abate di San Giorgio Maggio- 
re sospettano , che detti Principi confermino 
alla Repubblica la Moneta, che i Padovani 
erano soliti pagare , quale ascendeva a Li- 
re 200 de' piccoli all'anno per il Rivaccio 
sulle bocche de' fiumi , e de' litorali della La- 
guna. Quindi è, che nel <?p5 mentre era 
Doge Pietro Orseolo II , essendo posto in 
controversia detto pagamento da' Padovani, 
i quali bramavano di pagare più tosto tan- 
to lino 5 il Doge non volle contentarsi , ma 
tenne fermo , che seguisse il costume a te- 
nore de' patti antichi . Odasi una Cronaca 
antica MSS. quale dice così : ^Ancora li 
Padoani in suo tempo ( di Pietro Orseolo II ) 
habitava a Pieve di Sacco al preditlo Do- 
ti e donano lire duxento de pigoli prò Ri- 
pa- 



Veneta. 22<? 

patico . E così promtseno da pagar ogni ari' 
no . Vuoisi dir , eh elli non voleva dar se 
non lire 200 di lino . Ma lo Dose non vol- 
se contentar a %ò . Ma disse , che il vole- 
va , che fosse observado li antichi patti 
per tutto , e cusì se escusò . 

Guerra Istriana , e Governo successivo sino 
al Dogado di Pietro Candiano IV ', 

XIV. Dopo quindici anni, cioè nel 5732 
Orso Participazio II rinunziò il Dogado, e 
vestì abito Monastico* quindi fu eletto Do- 
ge Pietro Candiano II, figlio del primo, che 
morì nella surriferita battaglia coi Narenta- 
ni nell'anno 888. Sotto il Dogado di que- 
sto si presentò a' Veneziani grave occasione 
di guerra coli' Istria, governata allora da un 
Lantero, o Wintero col titolo di Marche- 
sato per T Imperio Occidentale . Sono varie 
l'opinioni de' Veneziani Scrittori sopra la 
cagione e fine di questa. Alcuni scrivono, 
che quel Marchese ad esempio degli Slavi , 
e Narentani invidioso della grandezza e pos- 
sanza Veneziana , erasi posto ad infestare 
que' mari con grave danno del Commercio, 
onde la Repubblica dovh armare molti Le- 
gni , sempre pronti sulla cognizione dell' indo- 
le piratica de' confinanti; ma che poi senza 

P 3 ' * san- 



230 Storia 

sangue si calmarono le minacciate turbolen- 
ze . Altri asseriscono che il Doge Pietro 
Candiano II andò ad assalirli , ed obbligò 
Giustinopoli , o sia Capo d' Istria ad arren- 
dersi , la quale fu accolta con la condizione 
di annuo Tributo al Doge e Successori, di 
Orne cento Vino, prodotto oltre l'oglio an- 
che allora come oggidì, principale in quelle 
contrade . Andrea Dandolo però nella sua 
Cronaca scrive , essersi indotta quella Città 
l'anno 939 a pagare Tributo a Veneziani, 
che T aveano attaccata j perchè quel Marche- 
se Wintero avea aggravato i Veneti Merca- 
tanti di gabelle insolite , e caricati di gra- 
vezze li Veneziani Possessori di terreni in 
quella Provincia : quindi quel Marchese 
astretto da' loro armamenti procurò Ja me- 
diazione di Marino Patriarca di Grado , da 
cui furono le parti ridotte a Concordia . 

Defonto il Doge Pietro Candiano II do- 
po sette anni , successe a lui Pietro Partici- 
pazio , il quale rinnovò li Concordati con 
Ugone Re d'Italia l'anno p^p, e con Be- 
rengario II* questi distinse espressamente i 
confini della Signorìa Veneziana da quelli 
del suo Regno d'Italia. Ma morto Partici- 
pazio , e datogli in Successore Pietro Can- 
diano III nell'anno 5742, insorsero occasioni 
di rompere quell'amistà finora sempre man- 
te- 



Veneta. 231 

tenuta con li Re Italiani . Il Doge Pietro 
patì amare vessazioni dal pessimo proprio 
figlio Pietro, che non inorridì all'eccesso di 
ordire empia congiura contra la vita del Pa- 
dre. Si scuoprì , è vero, la macchinazione, 
e si esigliò il Reoj ma costui pieno di mal 
talento portatosi agli stipendj di Guidone fi- 
glio del Re Berengario II, che allora com- 
batteva contra il Duca di Spoleto, si avan- 
zò a tal grado nel favore di Berengario , 
che indottolo a violar occultamente la fede 
de' Concordati , li fu permesso di armare 
Legni a Ravenna , coi quali facendola da 
Corsale sull'Adriatico arrestava i Legni Ve- 
neti , de'quali molti ne depredò nelle vicinanze 
di Fano. Era tuttavìa infestato il Golfo an- 
che da' pertinaci Narentani , e poco tempo 
innanzi eransi inoltrati sì presso ai Lidi , 
che tenendo la Città in assedio, il. Doge 
stesso si era fatto Capo di una spedizione 
per combatterli ; ma dopo il giro di azióni 
leggiere, non degne di memoria, erano ces- 
sate le ostilità manifeste . Le vessazioni 
adunque de' Narentani accrebbero così al Do- 
ge l' amarezza di vedere suo figlio ribelle 
ad imitarli , che gli tolse la vita . Morto 
Pietro CandianoIII, benché si fosse legato 
con pubblico giuramento il Corpo Civile 
Veneziano a non ammettere al Dogado il 

P 4 figlio 



2j2 Storia 

figlio ribelle, pure nella comune istabilità 
degli uomini , per arte de' fazionarj si cam- 
biò ben presto volontà • onde con mol- 
ti Legni da guerra armati a difesa e de- 
coro della Nazione venne condotto da Ra- 
venna con solenne pompa a Rialto, e fu 
investito del Principato nel p$p . 

Rinnovazione de Concordati Veneziani con 
gf Impera dori Tedeschi , coltivata P anti- 
ca amistà con P Oriente. 

XV. Il cambiamento del Regno Italiano 
passato negli Imperatori Tedeschi sotto Ot- 
tone I , dal quale fu rilegato in Bamberga 
Berengario II , fece , che li Veneziani pensasse- 
ro a rinnovare con Ottone l' antico Concordato 
àdìe consuete esenzioni ; lo che fu procura- 
to dal Doge Pietro Candiano IV per mez- 
zo di pubbliche Ambascierìe. Due circostan- 
ze sono rimarcabili in questa rinnovazione, 
la quale il Dandolo asserisce fatta in due 
tempi , e per mezzo di due Legazioni , la 
prima nell'anno 964, la quale riportasi af- 
fatto a ciò, che fu stipulato nella pace tra 
Carlo Magno, ed i Greci j l'altra all'anno 
$6y , ed in questo Concordato si dà perpe- 
tua durazione all'alleanza, o sia convenzio- 
ne tra i Veneziani, ed i Sudditi del Regnr 

Ita- 



Veneta. 2.33 

Italiano : quando era per T avanti costume 
di rinnovarla ogni cinque anni. 

Benché il Veneziano Governo con civile 
prudenza fin dalla nascita della Repubblica 
abbia coltivata relazione di Commercio , e 
di amicizia con li Re Ostrogoti , Longobar- 
di, Francesi, Italiani, e Tedeschi, ristabi- 
lendo di tempo in tempo li Concordati , 
come abbiamo detto; teneva sempre però 
T occhio ed il cuore all' Oriente ; poiché 
questa Marittima Nazione , il di cui terri- 
torio era Mare , applicava ben a ragione a 
fortificarsi nella Mercatura , e col di tei 
mezzo nella possanza ; e questo fu anche 
T oggetto di coltivare li Re Italiani . Per 
rassodar adunque T amistà con V Imperio 
Orientale era invalsa la costumanza fin dal 
Dogado di Orso Participazio di tenere nel- 
la Corte di Costantinopoli , senza carattere 
però di pubblica Ambasciata , un figlio del 
Doge. Così esso Orso vi tenne Pietro; co- 
sì il successore Pietro Candiano II vi spe- 
dì il figlio j quindi continuava stretta ami- 
chevole corrispondenza anche a questi tempi , 
ne' quali con Ottone I si rinnovarono le 
Convenzioni ; regnando allora in Oriente Gio- 
vanni Zimisce. 



Go< 






234 



Storta 



Governo successivo Veneziano da Pietro Can- 
giano IV sino al Dogado di Pietro Or- 
seolo II. 

XVI. Testo che V Imperator Otton I de- 
bellò Berengario , e si stabilì nel Regno 
Lombardo d' Italia , il Doge Pietro Candia- 
no IV avea già rinnovati li Concordati sud- 
detti nell' anno póy , ed erasi assicurata la 
corrispondenza coli' Imperio d'Oriente* cre- 
dutosi perciò sicuro dagli urti esteriori , sciol- 
se il freno alla depravata sua indole , ed 
unicamente pensò a stabilire la propria pos- 
sanza . La ricchissima dote , che li apportò 
il matrimonio con Gualdrada sorella di Ugo , 
Duca, o Marchese di To.cana, lo rese prima 
superbo , indi vizioso . In seguito avendo 
con violenza astretti a divorzio la moglie, 
ed al Sacerdozio secolare il figlio, per render- 
lo impossente a legittima discendenza , ane- 
lava a qualche cosa di più, che al Veneto 
Principato . Quindi pieno di ricchezze , e 
di fasto s'era avanzato di propria autorità 
a muover armi , da sé ammassate sul terri- 
torio Ferrarese j donde passò ad occupar 
Uderzo , che saccheggiò barbaramente . Que- 
sti crudeli costumi lo resero insoffribile alla 
Città ^ onde a furore di Popolo fu assedia- 
to 



Veneta. 235 

to i nel Palazzo Ducale , a cui si diede il 
fuoco, e ben presto fu trucidato con un fi- 
glio infante , natogli dal nuovo letto impu- 
dico nell'anno 07Ó. Questo è il primo in- 
cendio di pubblica fabbrica in Venezia avve- 
nuto dopo la metà del Secolo X , da cui 
certamente furono ridotte in ceneri molte 
Carte pubbliche, su delle quali avriano po- 
tuto fondare le loro notizie i Cronisti Ve- 
neziani, onde renderebbesi meno oscuro que- 
sto ampio spazio di tempo dalla fondazione 
della Città sino al Secolo stesso . 

Ucciso Pietro Candiano IV , si diede il 
Dogado ad un Cittadino , molto da lui dis- 
simile , cioè a Pietro Orseolo , poi Santo , 
uomo di chiara famiglia , e di costumi così 
retti , che per sola violenza del Corpo Ci- 
vile Veneziano s'indusse ad assumere la di- 
gnità . Ebbe egli nel corso della sua reggen- 
za a mischiarsi nelle guerre continuate dai 
Saraceni contra le Città Greche d' Italia, dal- 
le quali uscito vittorioso , poco dopo con la 
compagnia di alcuni Monaci , ed altri pii 
uomini fuggì occultamente, lasciando il Do- 
gado, e la Patria per farsi Monaco nell' 
Aquitania , ove santamente morì . Scoperta 
la pia fuga fu sostituito nel Principato Virai 
Candiano figlio del Doge Pietro Candiano III 
nell'anno 978 secondo i più accurati Cronisti. 

Con 



z%6 Storia 

Con la vittoria sopra Berengario II era 
già Tlmperator Ottoni divenuto Re d' Ita- 
lia , fuorché delle regioni della Puglia , e 
della Calabria , come pure di quelle , che 
oggidì formano il Regno di Napoli , le qua- 
li erano a questi tempi divise tra la Signo- 
rìa di Oriente , e li Saraceni . Sollecito adun- 
que Ottone di conquistarsi il restante d' Ita- 
lia , dopo aver accolti nella sua protezione 
li Duchi Longobardi di Benevento , e di Ca- 
pua, con molti altri Feudatarj Greci ricorsi 
ad esso , se la prese centra de' Saraceni . Eser- 
citavano già costoro rovinose stragi in quel 
tratto d' Italia con tanto terrore sul mare , 
ed in terra , che per ajutar Ottone il Pa- 
pa Benedetto VII erasi determinato di uni- 
re le forze tutte Italiane in alleanza , onde 
liberare da mali sì lunghi quelle contrade . 
Scrisse pertanto il Pontefice anche ai Ve- 
neziani . La pietà religiosa del Capo 
Pietro Orseolo animò li Cittadini , i quali 
spedirono Armata comandata dal Doge , la 
quale ne' mari di Grecia si congiunse con 
quella, ch'era venuta per lo stesso oggetto 
dall' Oriente. Poterono, è vero le forze 
terrestri di Ottone cacciare dalle occupate 
terre i Saraceni • ma n' ebbero porzione del 
merito anche le Armate di mare; poiché in 
vicinanza a Bari , che era assediata da quel- 
la 



Veneta. 237 

la Nazione , si combattè , e si vinse , libe- 
rando Ja Città , e tutto quel tratto , che da 
tanti anni era stato da essi malmenato . 

Così la discorrono Gio: Battista Contari- 
ni , Vettor Sandi , ed altri . Non posso pe- 
rò comprendere , come il Doge Pietro Or- 
seolo elevato al Trono Ducak nell' anno 
976 abbia potuto operare di concerto con 
f Imperatore Ottone I morto nel 973 . Con- 
viene adunque o anticipare il Dogado di 
San Pietro Orseolo all' anno 5770 , come fa 
il Contarmi contro V unanime asserzione de' 
Veneti Cronisti, o asserire, che la suddetta 
spedizione contra i Saraceni avvenne nell' 
Imperio di Ottone II suo figlio , che ben 
sappiamo , ebbe delle guerre in Italia contra 
i Saraceni medesimi , perlochè fu appellato 
Pallida morte de Saraceni . Comunque sia 
però, è certo, che morto Ottone in Germa- 
nia V anno 073 , li successe Ottone II suo 
figlio • con questo i Veneziani ebbero alcu- 
ni dissidj , dai quali potevano derivare pes- 
sime conseguenze. Era Patriarca di Grado 
nell'anno <?j8 Vital Candiano , figlio del 
Doge Pietro Candiano IV . Costui unitosi 
a Gualdrada la vedova di lui madre, ricor- 
se l'uno ad Ottone, l'altra ad Augusta di 
lui moglie , per destare spiriti ostili contro 
de' Veneziani^ onde vendicare così la morte 

del 



238 Storia 

del Padre: potè però il Doge con le solite 
arti di Stato rendere ben disposta al Gover- 
no T Imperadrice , la quale troncò ogni ul- 
teriore maneggio : anzi confinato il Patriarca 
Vitale in Verona, per essere rimesso alla 
Patria, li fu imposta la condizione di dover 
passare in Germania, per procurar di levar 
ad Ottone II quella avversione a Venezia- 
ni , che egli stesso gli aveva ispirata . 

Era già passato il Doge Vitale a stato 
Monastico dopo un solo anno di Principa- 
to, e se gli era dato in Successore Tribuno 
Memmo . Vide questi risorgere nella Città 
le discordie intestine tra le principali fami- 
glie , donde fu posta in pericolo la Patria 
per l'ostilità forastiere. Uno della famiglia 
Caloprina allora qualificata in Venezia, poi 
estinta , passando dall' odio privato a farsi 
ribelle pubblico , si avanzò alla confidenza 
di Ottone, che trovavasi in Verona , e l'ac- 
cese di speranze di farsi Signore di Vene- 
zia: alle istigazioni del ribelle si aggiunsero 
gli stimoli de' confinanti invidiosi delle ric- 
chezze Veneziane. Incominciò Ottone dal 
praticare li modi più aspri , onde senza vio- 
lenza aperta d'armi ridurre la Città in an- 
gustie; quindi la privò del Commercio con 
la Terra ferma, vietando con severo editto 
a' suoi sudditi il trasporto dei viveri in quel- 
la» 



Veneta. 2%p 

la . Questo Decreto pose la Città in ristret- 
tezze, essendo pochissima allora la estensio- 
ne del Veneto Dogado . Li Cittadini ribel- 
li , co' quali tenne intelligenza il Caloprino, 
furono con l' esigilo , e confìscazione de' beni 
puniti , e si fecero atterrare le loro abitazio- 
ni. Ma da ciò vieppiù irritato Ottone col 
mezzo de' congiurati potè distaccare dalla 
sudditanza Veneziana Capodargere, donando 
agli abitanti i beni , che con violenza aveva 
tolto a quelli di Loreo altra terra nelle pa- 
ludi del Dogado . Tentò poi altre Isole , 
ma resistè in que' popoli l'amore della liber- 
tà ; da questi infausti principj doveva molto 
temere la Città , se la morte presto seguita 
di Ottone nell'anno 883 non avesse sciolto 
il timore. Alla mancanza di lui aveva a 
disperare di se la famiglia Caloprina ribelle • 
T interposizione però dell' Imperadrice Vedo- 
va le ottenne il postliminio; fatale per altro 
alla Città , poiché risorsero le fazioni pri- 
vate ; da una dcllequali fu costretto il Do- 
ge Tribuno Memmo a deporre il Principato 
dopo 14 anni circa, e farsi Monaco . Fu in 
vece sua alzato al Dogado Pietro Orseolo II 
figlio del fu Pietro I il Santo , nell' anno ppi . 



l/3l/ 



qui* 



24° 



Storia 



lAcquisti Veneziani nella Dalmazia, e nelt* 
Istria 'verso il fine del Secolo X, 

XVII. Sin verso il termine del Secolo X 
non si erano presentate alla Veneziana Re- 
pubblica occasioni di estendere legittima- 
mente la sua Signoria fuor del Dogado , o 
al lato d'Italia, o all'opposto della Dalma- -1 
zia, e dell'Istria. Compariva essa a questi 
tempi come Nazione non solo ricca per 1* 
incamminata Mercatura , ma forte ancora 
nell' armi come aveano esperimentato l' Orien- 
te, l'Italia e la stessa Dalmazia nelle azio- 
ni contra i Saraceni , i Narentani , e gli 
Slavi . Ecco per tanto i primi fondamenti 
della potenza della Repubblica nella conqui- 
sta della Dalmazia marittima, primogenito 
acquisto fuori del Dogado. Distornati es- 
sendo gli Imperatori di Oriente dal pensar 
alla Dalmazia, ed all'Istria, erano queste 
contrade né assistite , né difese , esposte alle 
rapacità crudelissime de' Narentani , degli 
Slavi j e de' Croati . Erano giunte ancora a 
tale estremità le violenze de' Narentani , e 
degli Slavi contra i Naviganti Veneziani 
sul Golfo , che a sicurezza delle merci , e 
della vita, erasi introdotto uso privato di 
sborsare a coloro certa somma , quasi vio- 
lento 



Veneta. 241 

lento Tributo estorto da timore de' mali 
ultimi . 

Alzato al Dogado Pietro Orseolo II , ed 
essendosi assicurato prima dell'amistà col Re- 
gno , o Imperio Italiano colla rinnovazione 
de' Concordati , come qui sotto diffusamente 
diremo , non volle soffrire più , che un po- 
polo libero patisse da' Pirati la violenza di 
quel tributo illegittimo, il quale benché non 
fosse pagato dal Governo, non dovea però 
tollerarsi né per utilità , né per decoro . Fu 
adunque in Venezia con pubblico Decreto 
vietato a cadauno il pagarlo . Se ne scosse 
il Capo de' Croati , e raddoppiando sul Gol- 
fo le molestie , pose in necessità la Repub- 
blica ài spedire con Legni Armati il Citta- 
dino Badoaro Bragadino , che con sbarco 
(opportuno si rese Padrone della Città di 
iQuissa, riportandone la preda e gli Schia- 
ri a Venezia : lo che infiammò vieppiù gli 
janimi di coloro e la fierezza . Era gover- 
nata la Croazia a questi tempi da' suoi Re- 
boli • regnava allora Mucinoro , figlio di 
Tirpinuro- costui infestò prima le Città 
Dalmate marittime* e a lui si aggiunsero 
poi i Narentani , facendo tutto dì prede , e 
Schiavi de' Veneziani naviganti , per lo che 
erasi ridotta quella costiera in misera deso- 
lazione j incessanti furono i soccorsi delle 
Tom. III. Q Dal- 



242. Storia 

Dalmate Città oppresse dagli Slavi, e Na- 
rentani , alla corte di Costantinopoli , ma 
le circostanze di quell'Imperio aveanli fatti 
rimanere senza frutto . 

Abbandonate perciò e disperate della lo- 
so salvezza , in congresso universale della 
Nazione cercando riparo ai loro mali, al- 
trove non lo videro né più sicuro, né più 
vicino, che nei Veneziani, ben conosciuti" 
alla Dalmazia. Inviarono adunque Amba- 
sciatori a Venezia , i quali esibirono , che 
venendo liberati dalla crudeltà degli Slavi , 
e Narentani- essi e le loro Città si asso- 
gettarebbero volontarie alla Signorìa Vene- 
ziana. Con quanto di forze adunque si po- 
tè ammassare , concorrendo a gara cadauno 
ne! gran momento di dilatar Imperio, e 
acquistare sudditi , si preparò forte Armata . 
Le soldatesche erano composte di urbana 
plebe agguerrita sull'esempio dell' antica Ro- 
ma ; e Capitano fu destinato lo stesso Do- 
ge Pietro Orseolo II , al quale si diedero 
due Assistenti che furono Angelo Michele, 
e Lucca Barozzi , onde con 35 legni da 
guerra comandati giusta l'introdotto costume 
da altri Nobili Cittadini , passò tutta f 
Armata in Istria. Colà furono ricevute in 
dedizione le Città di Parenzo, e di Pola, 
e vennero con pubblica ambasciata ad assog- 

get- 



Veneta. 243 

gettarsi Veglia , Albe, Belgrado, Sebenico , 
Traù, Spalato, Zara, e Ragusi, dalle qua- 
li fu giurata fedeltà a 5 Veneziani sopra li 
Santi Evangelj; e lo stesso fecero i Capi 
temporali , non che li Vescovi col loro Clero 
in ragione di temporalità . A queste dedi- 
zioni , ed al progresso della Veneziana Si- 
gnorìa s'avrebbe opposto il Re de' Croati, 
ma atterrito a vista di così possente Arma- 
mento tentò con Ambasciatori di ritardarne 
gli avanzamenti . Sprezzò il Doge ogni ma- 
neggio , e proseguì f Impresa. Non così i 
Narentani • questi unite le loro genti si ac- 
cinsero a resistere , per poi ritorre le terre 
venute nella Veneziana sudditanza : uniron- 
si ad essi li Curzolani, e li Ragusei dive- 
nuti subito ribelli, con quelli di Lesina. 

A difesa delle Città Dalmatine , e per 
fiaccare la ferocia di que' predoni si dovette 
incominciare centra tutti una giusta guerra. 
Curzola temendo si arrese • Lesina piti at- 
taccata agli interessi de* suoi alleati , si difese 
ostinatamente , ma poi cadde j allora con 
solenne Ambasciata ritornarono alla ubbidien- 
za anche li Ragusei, alli quali poi si man- 
!dò Governatore col titolo di Conte. Al ca- 
jlore di questi progressi si condusse il Doge 
Icontra i Narentani , da' quali si accettarono 
ile seguenti condizioni; che risarcirebbero i 

Q. 2. dan- 



244 Storia 

danni cagionati in passato , lascerebbero il 
corso marittimo , e non estorquerebbero pili 
dai Veneti naviganti censo , o pensione alcu- 
na . Questi sono gli acquisti Veneziani nel- 
la Dalmazia , ed Istria marittime , donde 
cominciò, la loro Signorìa fuori delle Lagu- 
ne , e donde non solo prese vigore , ma 
estensione ancora il Dominio dell'Adriatico. 
Queste conquiste per altro furono fatte sen- 
za turnazione alcuna degli Imperatori Orien- 
tali , anzi in quel momento crebbe l' amistà 
eo' Greci per essersi ampliata in Costantino- 
poli la Mercatura, non meno che nell'Egit- 
to , e nella Sorìa. Imperocché oltre l'essere 
distratti dal pensar alla Dalmazia quegli Im- 
peratori per le guerre intestine con li Sa- 
raceni , e Bulgari , attesta lo Scrittore Dan- 
dolo , essersi fatta questa spedizione di con- 
senso degli stessi , i quali vedendo dopo le 
occupazioni fatte dagli Slavi , e nelle tur- 
bili enze destate dai Croati , e Narentani , 
non poter più difendere que' popoli , così 
lontani dal centro della Metropoli , ebbero 
grato , che passassero all' ubbidienza de' Ve- 
neziani loro antichi e possenti Alleati: ac- 
cade questa gloriosa spedizione nell' anno ppy 
dell' Era Cristiana . 

Siccome in varj luoghi di questo Saggio 
abbiamo fatta menzione de' Concordati con- 
clusi 






Veneta. 245 

elusi dalla Repubblica co' Re Longobardi , 
con gl'Imperatori Francesi, Re Italiani, e 
Tedeschi senza però dare a' giovani studio- 
si una ben dettagliata idea de' medesimi , 
cosi giudicato abbiamo opportuno di presen- 
tare ad essi l' indole e la natura di questi 
antichi Trattati, de' quali abusando l'Auto- 
re dello Squittinio , e di fresco l'Ab. Lau- 
gier si studiarono di offuscare F antica in- 
nata libertà ed indipendenza della Venezia- 
na Repubblica , come accennato abbiamo nel- 
la Dissertazione I. Primieramente è cosa de- 
gna di riflesso , che il Sigonio, il quale vide 
moltissimi per non dire tutti i surriferiti 
Concordati, non altro ricavò fuori da essi, 
che grazie , privilegi , immunità ed esenzio- 
ni , le quali non solamente non offendono , 
o denigrano la Veneta indipendenza , ma 
bensì la illustrano , e rendono manifesta * 
Siccome poi sarebbe fatica di sommo tedio 
il riferirli tutti per disteso , registreremo 
qui soltanto il sopraccennato concluso tra 
Ottone III Imperatore ed il Doge Pietro 
Orseolo II adì 19 Luglio dell'anno 991* : 
contentandoci d'osservare in generale sopra 
gli altri , che a questo precedettero , che- 
essi stipulavano v fosse lecito a' Veneziani il 
trafficare , F uccellare , pascolare % andar alla 
caccia, pescare, far legna , posseder Terreni, 

0. 3 3 iu * 



zqó Storia 

giudicar le proprie Jor liti, e quelle, che 
nascer potessero tra Veneto e forastiero , e 
simili altre cose dentro i confini dell' Impe- 
rio e Regno d' Italia . 

Incominciarono questi Trattati sin dal pri- 
mo Doge Anafesto , del quale dice Bernar- 
do Giustiniano , amicitiam coluit , foedus iniit 
cum Luitprando , a quo multis immunitati- 
bus est donatus . Questi Patti furono in se- 
guito confermati dal Re Desiderio parimen- 
te Longobardo : ipse amicitia ( parla lo stes- 
so Giustiniano di Anafesto Doge ) & officiis 
Patria auxit fines , propagavitque eos a 
Piavi majore ad usque alveum vetustum, 
qui Plavis skcus appellatur i eosque dein- 
de privilegio Desiderius Longobardus con- 
firmavit . Tali furono i primi Concordati 
co' Re Longobardi^ Concordati senza verun 
pregiudizio della propria libertà . 

Imperocché sebbene vengano essi quasi 
sempre chiamati e comunemente creduti me- 
re Grafie , Privilegi , ed Immunità a* Ve- 
neti dagli Imperatori, e da'Re d'Italia con- 
cedute , come cianciano i suddetti Scrittori , 
erano in realtà veri Patti, e Stipulazioni 
fatte tra detti Principi dall'una, e la Repub- 
blica dall' altra parte . Quindi è , che l' Impe- 
rator Lotario nell' anno 840 nel Concordato 
stabilito col Doge Pietro Tradonico chiama 

Pat- 



Veneta. 247 

Patti le sue concessioni , ed accordi : & vo- 
lumus ( sono le parole del Diploma Impe- 
riale ) ut omnes homines vestros , postquam 
PaBum anterius fatlum fuit Ravenna , qui 
ad nos confugium jecerunt , si eos invenire 
potuerimus , ad partem vestram restituamus . 
Simili ter repromittimus vobis , ut homines 
Christianos de Potestate , vel Regno Domina- 
tionis vestr<e scienter non emamus , nec venun- 
demus , nec prò quolibet ingenio transponamus , 
ut captivitatem patiantur . Carlo il Grosso si 
esprime nel suo Concordato concluso col Do- 
ge Orso neir anno 880 nella stessa maniera : 
Statuentes , egli scrive, decernimus , ut ne- 
mo in Regno nostro .... aut in cateris 
/ocis, quibus in Patio eorum legitur ( cioè 
de' Veneti ) vel ubi infra ditionem Imperii 
nostri pvoprietates habere videntur , aliquam 
venationem , aut pabulationem exerceat .* 
proibendo in cotal guisa Carlo a suoi sud- 
diti , che dove i Veneziani avessero Terre- 
ni fuori del loro dominio, situati nell'Oc- 
cidentale Imperio , non vi fosse chi avesse 
T ardire di pascolarvi ,- o far caccia secondo 
gli antichi Patti , quibus in PaSo eorum le- 
gitur . Anche lo stesso Imperator Ottone III 
chiama Patti le concessioni di suo Padre : 
ecco come egli scrive al Doge Pietro Or- 
seolo II rinnovando gli antichi Trattati: 

Q 4 Pa- 



2,48 Storia 

PaHum quod pater noster bona memoria 
Otho Imperator tempore Tribuni Ducis eis 

concesserat Verona Idem supe- 

rius Patlum a nostro Genitore eis concessum 
nostra confirmationis pracepto confirmavi- 
mus , <& inconvulsum fieri jussimus .... 
secundum antiquam consuetudinem , & jus- 
sionem Patii , patris nostri &c. Nella 
stessa, guisa parlano Ridolfo, Corrado, Be- 
rengario , ed altri Principi ne' loro Concor- 
dati . 

Io concludo adunque , che se le grazie , 
esenzioni e privilegi sono accordati alla Ve- 
neta Nazione in forza di Trattati , Patti , 
Convenzioni , e Concordati , questi niente 
offuscano l'innata di lei libertà, giacché non 
v' è nel Mondo Re , Imperatore , Principe , 
o Repubblica , che simili Concordati non 
procuri tuttodì , massime con li confinanti 
Potentati. Aggiungasi di grazia un' altra ri- 
flessione a mio giudizio assai efficace. Se i 
trattati io dico , che passarono tra i Vene- 
ziani ed i Re, o Imperatori Occidentali 
provano ne' Veneti sudditanza perchè in es- 
si s' accordano , e stipulano esenzioni , e pri- 
vilegi, converrà dire, che avendo il Gover- 
no conclusi simili Concordati cogl' Impera- 
tori Greci , Re di Armenia , Soldani di 
Egitto , e di Babilonia , Re Cristiani di 

Gè- 



Veneta. i^g 

Gerusalemme , e Re Normanni di Sicilia , 
e Napoli ec. sia divenuta Ja Repubblica 
successivamente suddita e serva di quasi tut- 
ti i Principati Europei , Asiatici , ed Afri- 
cani . Ecco il bel paradosso che confessar 
devono il Cueva ed il Laugier . 

Ora produrremo qui gli articoli ad Con- 
cordato tra Ottone III ed il Doge Pietro 
Orseolo II stipulato nel op2 , estraendoli 
dallo stesso Diploma Imperiale , da noi 
letto ed esaminato , onde i Giovani studio- 
si possano conoscere l'indole, ed essenza di 
questa rinomata Convenzione , ed insieme 
giudicare, se vi sia lesione , o nò della 
Veneta libertà . Col primo Articolo vuol 
Ottone, che i Patti conclusi tra suo Padre, 
ed i Veneziani , idem superivi* Patlum a 
nostro Genitore eis concessum , non possano 
da chiunque esser corrotti , il quale desideri 
viver tranquillo nel suo Imperio : ut nul- 
lus mortalium suprascripta potestatis babi- 
tantium corrumpere , ladere , aut falsum vo- 
care audeat , sed si in Regno nostro quiete 
vivere desiderat , annunciare , aut observare 
studeat in omnibus . Nel secondo tratta T 
Imperatore del Rivaccio , videlicet in obser* 
vandis riparum l egibus y ed in questo co- 
manda , che non si parta dall' antica consue- 
tudine , ut nulla nova consuetudo eis ( i 

Ve- 



250 Storia 

Veneti ) imponatur , sed secundum antiquam 
consueludinem , & jussionem Patti patri s 
nostri , eis pacificò Vtceat vivere . Era il 
Rivaccio una licenza colla quale poteano i 
Pescatori ne' fiumi alieni , ovvero gli Uccel- 
latori servirsi d'una pertica di terra sì dall' 
una parte del fiume, che dall'altra per con- 
durre, e ridurre i pesci, ed uccelli, per 
gettar le reti , e ritraerle , senza esser dai 
Padroni del terreno molestati . Quest' espo- 
sizione si rileva genuina da certo privilegio 
fatto da Childeberto Re di Francia alla 
Chiesa di San Vicenzo di Parigi , il quale 
si legge nel Volume di Aimonio; ecco le 
parole che fanno al nostro proposito : damus 
autem hanc potestatem , ut cujuscumque pò» 
testatis litora fuerint utriusque partis flu~ 
minis , teneant unam perticam terree lega» 
lem , sicut mos est , ad ducendas aves , Ù* 
redùcendas , & ad mittenda retia , aut re* 
tinenda absque ulla refragatione .• Il paga- 
mento adunque per tale comodità, che nel 
terreno altrui si pigliava , fu chiamato Ri' 
paticum dalle rive, o sponde de' fiumi ^ on- 
de non era Tributo, ma una specie di com- 
penso per il comodo , che sull' altrui fondo 
prendevasi . Per questa stessa cagione paga- 
vano i Padovani alli Veneziani 200 Lire 
di Piccoli , come altrove fu detto . 

Il 



Veneta. 251 

Il terzo Articolo prescrive , che si osser- 
vi costantemente f antico costume ne Passa- 
porti siccome nel Rivaccio: in transitibus&c. 
lì quarto parla de* Veneziani, che si ritro- 
vavano a guisa di forastieri , e passaggieri nell' 
Occidentale Imperio . Fu pattuito , che i sud- 
detti non potessero esser né depredati , né 
impegnati, né battuti, o in altra guisa mo- 
lestati , e castigati : nec in depredando , aut 
pignorando aliquem Venetorum , vel flagel- 
lando . 

Il quinto provede circa il far legna , co- 
mandando , che in quelle Selve , nelle quali 
andassero i Veneziani a provedersene , non 
potesse esser loro tolto più dell'onesto giu- 
sta il proporzionato valore del Capitale : 
aut de Capitali sylvarum amplius tollendo 
quam antiqua prcestat consuetudo , quest' è 
l'interpretazione, che i Cronisti fanno di 
detto articolo. Io però giudico, che egli 
comandi tutt' altro , vale a dire, che Ottone 
a norma degli antichi Trattati concede fa- 
coltà a' popoli delf Isole Veneziane di far 
legna ne' Boschi del Continente Italiano , ma 
non già di tagliarvi gli arbori interi . In 
fatti ne' precedenti Concordati la facoltà di 
far legna viene espressa coi termine Capu- 
lare y quale altro non significa propriamen- 
te , se non tagliare i rami degli arbori , con 

ter- 



252 Storia 

termine più comune quello, che volgarmen- 
te si dice far legna. Il Glossario del famo- 
so Ducangio lo mette pure nel medesimo 
sentimento. Capulare , Capellare , Capillare, 
cadere , incidere , frangere , radere. Cosi 
nella Legge Salica tit. 18 §.4: concisam vel 
sepem alterius capulare, e nel tit. 25? §«30: 
arborem capulare.- che sono due esempj ad- 
dotti dallo stesso Ducangio in tale significa- 
to. Ne' Patti dell' Imperator Lotario stipu- 
lati in Pavia l'anno S40 col Doge Pietro 
Tradonico ( non già con Orso Participazio , 
come per isbaglio scrive Apostolo Zeno nelle 
sue Lettere, poiché Lotario lasciò di viver 
nel 85 5 , ed Orso non divenne Doge che nel 
8Ó4: ) in questi Patti, io dico, leggesi : 
& hoc stetit , ut de C apulo Rivoaltenses , 
•Amorianenses , Metamaucenses , %/flbiolenses , 
Torcellenses , Commanenses fecerunt ab ho* 
die in annos 30 , ubi capulaverunt , habeant 
licentiam capulandi , sicut supra ditlos an- 
nos habuerunt consuetudinem > sive super 
flumina , sive per mare , & flumina , qua 
aperta habuerunt in fine Tarvisiana ( sic ) 
ab hodie in annos 30 reperì antur . Equii en- 
ses mero capulare debeant in ripa S. Zeno- 
nis usque ad fossam Methamauci , & Gen- 
tionis secundum consuetudinem omnem arbo- 
rem non portantes prò negotic cum caro 

i sic ) 



Veneta» 253 

(sic) aut ad collum , aut quantum sibi pla- 
cuerit ante posita fossa Gentionis , ubi mini' 
me prasumant cum nave in t voi re , & arbo- 
re* non portantes infra ipsos fines designa- 
tos licentiam habeat , quantum sìbi ad col- 
lum portare potuerit lignamen faciendum , 
non ad petlus trahendum , nec amplius per 
nullum cap'ttulum arbores portantes delere , 
& qui prccsumpserit arbores portantes dele- 
re , componat Solidos Centura . Dalle quali 
parole poste confusamente , e barbaramente 
chiarissimo si comprende venir concessa fa- 
coltà a' Veneziani di far legna ne' luoghi ol- 
trescritti , ma non già di tagliarvi gli arbo- 
ri interi . Le stesse precise parole si leggo- 
no anche nel Concordato di Carlo il Gros- 
so stipulato col Doge Orso nell'anno 880, 
al quale corrisponde l'anno primo del suo 
Regno, e l'Indizione III, che nel principio 
del Diploma sono segnati. Nel Patto altre- 
sì del Re Berengario d' Italia col Doge Pier 
Candiano III sottoscritto anno Regni ejus 
primo Inditi. VI Nonis Madii , che corrispon- 
de all' anno 948, ovvero 4p leggonsi ricon- 
fermate le sopraddette parole , e più sotto : 
Caprisani vero in Silva , ubi capulaverunt 
in fine Forojuliano , semper faciant redi- 
tura , & capulent , sicut antea capulaverunt. 
Extitit , ut de Gradensi civitate secundum 

an- 






254 Storia 

antiquam consuetudine^ debeant dare , Ó* 
caputa facere, ubi antea fecerunt in fine 
Forojuliano , sicut antiquitus fecistis , & 
promisistis nobis cum cuntlo Ducatu Veneti- 
forum . In questo stesso significato leggesi 
finalmente il termine di capulare nel privi- 
legio , o sia Concordato di Ottone I Impe- 
radore col Doge Pietro Candiano IV l'an- 
no 967 Indici. XI quarto Non. Decemb. Nel 
medesimo senso adunque io reputo , che de- 
vansi intendere le parole di Ottone III sur- 
riferite aut de Capitali Sylvarum amplius 
tallendo , quam antiqua prcsstat consuetudo . 

Il sesto Articolo tratta de' Servi fuggitivi 
da Venezia i quali ricovrandosi nell'Imperio, 
non vuol Ottone , che siano offesi , né che si 
dia loro mano allo scampo, ma che venga- 
no a' Veneziani fedelmente restituiti : Nec 
de Servis fugitivis , quos comprehendunt 
aliquod dannum eis facere , aut transfugare 
prasumat aliquis , sed ubicumque inventi 
fuerint , secundum legem reddantur eis • 

Il settimo parla delle Terre , e Poderi ; 
prcecipimus etiam de terris Palatii Venetia , 
sive Patriarchatus , Episcopatus quoque , 
Ccenobiorum tam virorum , quam mulierum, 
& omnium Ecclesiarum inibi consistentium , 
& omnium habitantium hominum in antedU 
eia Venetia y ubicumque positi sint in toto 

no- 



Vegeta. 255 

nostro Imperlo. Nelle quali parole si vede, 
che Ottone non vuol dare Legge per rego- 
Jare il Palazzo Ducale, il Patriarcato, e 
Vescovado di Venezia , come malignamente 
affermano V Autore dello Squittinio, ed al- 
tri di lui copiatori ; ma anzi pattuisce , che 
i Veneziani possano ritenere dette Terre, e 
Poderi, e possederli j e ricuperar quelli , che 
avessero perduti , ovunque siano situati den- 
tro i confini del suo Imperio : in monti- 
bus , in planitiebus cultis & incultis , in 
aquis & paludibus , in sylvis & in Busca- 
Ut s , in aquis & aquarum duòli bus , Mo- 
lendinis , Piscationibus , & Venationibus , 
£?* in omnibus , qua dici , vel nominavi pos* 
sunt , tam qua modo possidere videntur , 
quam quee retro a triginta annis possident , 
prout juste, & legaliter possumus , & vo- 
lumuSy ut praditla quiete teneat , & amis- 
sa recuperent . Ho voluto portar le parole 
stesse del Concordato, acciò quando afferma 
Alberico Rosate: Ego vidi Privilegium si 
sappia qual genere di Privilegio possa egli 
aver veduto . 

L' ottavo versa sulle gravezze , e dazj . 
F degno di riflesso quest'Articolo. Era suf- 
ficiente, io dico, alla conservazione dell' 
originaria libertà de' Veneziani , che la Re- 
pubblica , come Principato Sovrano non pa- 

gas- 



z$6 Storia 

gasse tributo alcuno agli Imperatori : ma 
che si partano da Venezia quindeci , o 
ventimila de' suoi Cittadini , vadano ad abi- 
tare, e fare degli acquisti negli Stati dell' 
Occidentale Imperio, nel Veronese, vale a 
dire Mantovano, Friuli ec. sottoposti allora 
a' Cesari , e che siano esenti d* ogni aggra- 
vio , e contribuzione all' Imperiai Erario nel 
tempo medesimo , che i sudditi naturali dell' 
Imperio erano tenuti a pagare, questo, io 
ripeto , è privilegio assai singolare : & ut 
nullus , Princeps , vel pauper aliquem Ve- 
neticum distringere , aut litem facere de ali* 
qua h abita substantia ad placitum ducere , 
nisì in prasentia illorum Ducis . %/fut fo- 
drum tollere de illorum terris ( situate nell' 
Imperio ) prasumant . Era il Fodro una gra- 
vezza , in forza della quale ogni suddito do- 
vea contribuire certa quantità di frumento 
a 1 Re d'Italia, quando in essa vi entravano, 
come bene spiega il Sigonio j da questo tri- 
buto non sarebbero stati per giustizia liberi 
que' Veneti Cittadini, che possedevano ter- 
reni nell' Italico Regno , se Ottone non li 
avesse voluti privilegiare. Per rapporto poi 
al non poter i Veneziani esser giudicati nu 
si in prasentia illorum Ducis , ciò intender- 
si dee, ovvero alla presenza di altri Giudi- 
ci dalla Repubblica destinati. Spogliò adun- 
que 



Veneta. 257 

que Ottone ogni suo Vicario dall'ordinaria 
Joro autorità verso i Cittadini di Venezia , 
abitanti nell'Imperio, i quali doveano esser 
giudicati soltanto dal loro Principe naturale. 
Grazia in vero degna di speciale rimarco , 
perchè ella sola ci presenta il più luminoso 
carattere della Veneta Indipendenza. 

Col nono Articolo confermò Ottone a 5 
Veneziani l'antico loro possesso del mare 
circa Lorèo, dichiarando esser proprio della 
Repubblica il dominio di tutta quella parte, 
che in allora dall'acqua salsa delle Lagune 
veniva coperta : confirmamus etiam Laure- 
tum , & quantum aqua salsa continet , eo- 
rum subjaceat potestati. Il decimo, ed ulti- 
mo articolo amplia i confini del Dogado in- 
torno alla Citta di Eraclea , a terminattone 
etiam faBa tempore Lultprandi Regis Inter 
Paullucium Ducem, & Marcellum Magi- 
strum militum usque ad mare. Tale fu il 
Concordato di Ottone III stipulato col Do- 
ge Pietro Orseolo II . Ora domando io al 
Cueva , al Laugier , ed altri nemici della 
Veneta libertà , se in detto Trattato v' è 
qualche articolo, che stipuli, ovver suppon- 
ga sudditanza ne' Veneti? Certo è, che nò. 
Vantano essi adunque , quel che provare né 
sanno , né possono . 

Grati i Veneziani a cotanto rilevanti pri- 
Tom. III. R yì- 



2,58 Storia 

vilegj erano soliti di corrispondere ogni an- 
no col dono di quel Pallio c£ oro , da noi 
menzionato nella Dissertazione I , e con Dw 
cati 8 Soldi 8 , pecuniam admodum tenuem , 
come la chiama il Sabellico . Non posso pe- 
rò dissimulare, esser punto assai oscuro il 
rilevare, quando i Veneti incominciassero a 
presentare agi' Imperatori di Occidente detto 
Pallio d* oro , ovver di Seta secondo altri 
Cronisti . Nelle Storie , e Cronache antiche , 
da noi esaminate, non ritrovasi memoria di 
esso prima dell* anno 908 deli* Era Cristia- 
na • quindi io congetturo , che per 1' appun- 
to verso questi tempi principiasse ad offerir- 
si questo Dono : giacché detta recognizione 
non ebbe origine, come ciancia il Card. del- 
la Cueva, né dalla pretesa vittoria di Pipi- 
no, il quale fu anzi vinto e fugato, né da 
qualche altra vittoria de' Cesari, che non vi 
fu giammai. 

Io in vedendo, che Pietro Orseolo II 
verso Tanno pyj conquistò quasi del tutto 
le provincie d'Istria e di Dalmazia, quali 
erano una volta di ragione dell'uno e dell' 
altro Imperio, e riflettendo, che solo verso 
questi tempi si nomina il suddetto Pallio , 
sospetto , e penso di non ingannarmi , che 
per i nuovi acquisti si pagasse, finché Ot- 
tone III lo rilasciò a' Veneziani. E' verisi- 

mi- 



Veneta. 25 p 

mile ancora, che detta recognizione per 1* 
avanti fosse solita contribuirsi da' particolari 
Signori, e quasi Regoli di dette Provincie; 
essendo certo, che l'interne loro dissensioni 
aprirono il campo a' Veneziani d* impadronir- 
si di quelle contrade coli* assenso de' Greci 
Imperatori, come afferma Andrea Dandolo , 
da noi di sopra allegato. Ora essendo cote- 
ste provincie non meno spettanti all'antica 
giurisdizione dell'Orientale, che dell'Occi- 
dentale Imperio , era conveniente e ragio- 
nevole , che perciò ambidue gì' Imperatori 
fossero riconosciuti . Ma non leggendosi ri- 
cognizione di sorte alcuna «fatta al Greco 
Imperio , ciò per altro forse non seguì , se 
non perchè dalle dette Provincie non fu in 
tempo veruno ad esso corrisposta . Il che 
giudichiamo, che similmente ad Ottone III 
accadesse , il quale sebbene pattuì di esso 
Pallio, venuto però in seguito a Venezia , 
come tutti gli Storici concordemente affer- 
mano, lo restituì al momento in cui tenne 
al Sacro fonte la figlia del Doge Orseolo : 
ex sacro fonte , scrive il Sabellico , Ducis 
filiam , per eos dles natam , Otbo sustulh . 
%Aureum Pannum , qui ex publlco j cedere 
Casaribus annuus debebatur , In perpetuum 
remtslt. Finalmente riflettasi, che non v'è 
Cronaca alcuna MSS. , ovver a stampa , nel- 

R % la 



zòo Storia 

Ja quale si ritrovi nominato il Pallio e? oro 
prima nell'anno 998, segno evidente, che 
ne' precedenti tempi non era invalsa questa 
costumanza, e che ella incominciò nel Re- 
gno di Ottone III , come abbiamo sinora 
congetturato. Che se poi detta ricognizione 
fosse di tempo assai più antica , ella certa- 
mente dovrebbe sempre riguardarsi come un 
Dono del grato animo de' Veneziani per li 
tanti benefizj , immunità , e privilegi pattuiti 
ad onore , interesse , e gloria della Repub- 
blica. 

^Accrescimento, del Commercio Veneziano 
ne Secoli IX, e X. 

XVIII. Cangiata la forma del Governo 
con f istituzione del Dogado, benché le 
guerre Italiane , da noi descritte , non per- 
mettessero a' Veneziani di stendere e forti- 
ficar a tutto loro potere il traffico nel Con- 
tinente d' Italia , non si perdettero perciò d' 
animo * anzi perfezionandosi sempre più 1' 
interna civile Reggenza della loro Repubbli- 
ca , intesero anche i Dogi , che non poten- 
do separarsi il pubblico dal privato interes- 
se, e l'uno e l'altro dipendevano dal fare 
fiorire la mercatura . Quindi fu che snervan- 
do le sovversioni dell'Italia il traffico terre- 
stre 






Veneta. 261 

stre per li fiumi , si applicarono al Greco , 
ossìa Orientale per mare. A questo diedero 
incamminamento ed accrescimento ancora i 
soccorsi, che la Repubblica prestò all'Esar- 
cato Greco di Ravenna. La ricchezza adun- 
que della Veneta negoziazione consisteva a 
questi tempi in stoffe di seta , che l'Orien- 
te tutto, ma principalmente la Grecia som- 
ministravano . Sappiamo già dalle Storie , 
che Giustiniano il Grande aveva stabilite tre 
cospicue fabbriche in Atene , Tebe , e Co- 
rinto. Gli effetti all'incontro, che portava- 
no i Veneziani all'Oriente tutto erano po- 
chi in confronto di quelli , che ne riceveva- 
no . Come però l' abbondanza delle merci 
Levantine non avrebbe apportato a' Venezia- 
ni gran profitto , se essi non avessero procu- 
rato di smaltirle fuori della Patria, quindi 
è, che incominciarono sin d'allora a portar- 
le anche a' porti dell' Oceano con ritratto 
considerabile di ricchezze . E questo fu uno 
de' principali motivi , per cui il Governo si 
attaccò al partito del Greco Niceforo sul 
principio del Secolo IX contro i Francesi . 

Acquistate dalla Repubblica l'Istria, e la 
Dalmazia , siccome la Signoria di coteste 
Provincie fece crescere in isplendore ed in 
forze marittime la Nazione , cos' fonda- 
tamente quest' acquisto viene da' Veneti 

R 3 Sto- 



2Ó2 Storia 

Storici contraddistinto come epoca dell'ac- 
crescimento del loro commercio. In fatti 
Pietro Orseolo II ottenne dall' Imperator Ba- 
silio II, che i Veneziani mercatanti fossero 
esenti d' ogni gabella o marittima , o terre- 
stre in tutto il di lui Imperio . Stesero essi 
allora il trafico alla Sorìa , ed all' Egitto . 
Abbondavano queste Regioni di Zuccaro, 
Datteri, Senna, Cassia, Lino, Balsami , 
Seta , e sopra tutto delle ricche merci dell' 
India, Spezierie, oltre i Diamanti, Perle , 
Smeraldi ed altre pietre preziose. Perlocchè 
f Orseolo Doge spedì Ambasciatori alli mol- 
ti Emiri, e Regoli di quelle contrade, con 
cui stipulò vantaggiosi Trattati di Commer- 
cio. Siccome poi per dare smaltimento a 
queste merci erano opportuni i privilegi nel- 
le provincie d'Europa, e nell'Italia princi- 
palmente, così fu cura attenta del Governo 
il procurare , e stabilire que' Concordati , de' 
quali abbiamo di sopra diffusamente trattat- 
to. Finalmente conviene qui osservare, che 
la maggior parte delle guerre intraprese e 
sostenute da' Veneziani , delle quali abbiamo 
scritta la serie, ebbe per lo più l'oggetto 
di promuovere il Commercio, o levare gli 
ostacoli , che Io peggiorassero . Leggasi ia 
Dissertazione XIX. 

CA- 



Veneta. 2^3 

CAPO VI. 

Stato della Repubblica Veneziana 
in Pace ed in Guerra dall' an- 
no IOOO, SINO AL FINE DEL II74. 



Governo de Dogi Ottone Orseolo , Pietro 
Centranico Barbolano , e Domenico 
Orseolo. 

I. T 7"Isse il benemerito Doge Pietro Or- 
V seolo II sino all'anno 1008, ed a 
lui giusta il costuriie si sostituì Ottone Or- 
seolo il figliuolo. Dopo lievi cure apportate 
alla Repubblica da' minori confinanti alle 
Lagune , Loreani cioè , ed Adrianesi , do- 
vè egli andar Capitano nella Dalmazia per 
domare la Città di Zara ribelle, e difen- 
dere T altre conquiste dalli Re di Ungheria . 
Domata Zara, il Doge Ottone ritornò alla 
Dominante con maggior estimazione ; onde 
essendo egli gonfio per costume , e resosi 
anche più fastoso per le nozze contratte con 
una figlia , altri dicono sorella , di Geiza 
Principe Unghero, o Slavo, uscì dalla mo- 
derazione di Capo d'un Corpo libero, ope- 
rando con tale indipendenza, che si rese sos- 

R 4 petto 



2&}. S T O R I A 

petto di Novità, sebbene non ancora al se- 
gno d'irritar la plebe, avvezza a sollevarsi 
in que' tempi contra li Dogi, imperocché que- 
sta non penetra nelli più segreti costumi , 
e non iscuotesi se non che ai fatti più ma- 
teriali : ma non potè Ottone occultarsi ai 
Nobili più avveduti j onde questi, fatto lo- 
ro Capo Domenico Flabanico , assalirono 
il Doge , lo cacciarono dalla Città , e lo 
costrinsero a rifuggiarsi in Costantinopoli 
nelf anno 1026. 

Cacciato 1' Orseolo , non riuscì al Flaba- 
nico, come aveva forse meditato, di farsi 
Doge . Fu acclamato Pietro Centranico , o 
Barbolano, uomo di buon genio, che tutto 
si adoperò per sedare le turbolenze civili . 
Ma siccome la espulsion dell' Orseolo era 
stata opera di congiura privata , non assistita 
dal comun senso della Nazione, così dopo 
quattro anni risorto nel popolo il desiderio de- 
gli Orseoli , famiglia chiara e benemerita , si 
depose il Doge Centranico , il quale si riti- 
rò volontario tra Monaci , e si spedirono 
Ambasciatori a richiamar solennemente Ot- 
tone al Dogado : ma questi ritornarono da 
Costantinopoli con la notizia della di lui 
morte* quindi crescendo sempre più ne' Cit- 
tadini l'amore a quella famiglia, elessero in 
Doge Domenico Orseolo propinquo per 

san- 



Veneta. 265 

sangue al defonto . E' certo appresso tutti 
Ji Scrittori Veneziani , che appena egli pose 
piede nel Palazzo Ducale , che a stimoli dell' 
avverso partito il popolo stesso lo cacciò tu- 
multuariamente , ed egli se ne passò a vive- 
re privatamente in Ravenna l'anno 1033. 

Famiglia Orseolo esiliata in perpetuo dalla 
Città di Venezia. 

IL Quel partito de' Nobili Congiurati , 
che avea deposto il Doge Domenico Or- 
seolo, con industria civile e senza sedizio- 
ne portò il suo Capo Domenico Flabanico 
al Veneto Principato . Questo da riguarde- 
voli Scrittori è caratterizzato per zelantissi- 
mo custode della pubblica interna Libertà; 
nella di lui reggenza si pubblicò Decreto di 
esiliar dalla Città in perpetuo sugli esempj 
della Romana Repubblica non solo gli Or- 
seoli viventi , ma tutta la famiglia di quel 
cognome, essendosi essa resa sospetta per le 
eccedenti sue ricchezze , e per 1' aderenza 
ed affinità accennata con li Re di Ungheria . 
Vi si aggiungeva a renderla anche osserva- 
bile r intima amistà con l'Imperator Otto- 
ne III, a cui in Verona avea l'ultimo Do- 
ge mandato un figlio . Ed invero benché la 
Repubblica coltivasse attentamente gli Impe- 
ra- 



ì66 Storia 

radori Occidentali, che sostenevano ancora 
il Regno d' Italia , fin d' allora però que* 
Nobili Cittadini posero giusta differenza tra 
relazioni pubbliche , ed intelligenze private . 

Ecco come di questa famiglia discorre il 
Faroldo: ^avendosi primamente acquistata 
V amicitia di Dio con la santità , e poi la 
fratellanza , & affinità delli Imperatori , 
e d ì i Re con la gloria , e reputazione , e 
quasi a se obbligata la Repubblica con la 
grandezza di meriti , & inescato il popolo 
( vale a dire la Plebe ) con la profusa libera* 
lità , & indutto in stupore ogn uno con le 
maravigliose sue opere , eccedeva hormai la 
comune conditione delli altri Nobili di Ve- 
neti a . 

La ragione però più forte , onde sospet- 
tar degli Orseoli , fu la vista della Dalma- 
zia esposta alle intenzioni delli Re Ungheri, 
conciosiacchè non era irragionevole il dubbio 
in que' Nobili attenti alla custodia della pro- 
pria libertà , che il Doge Orseolo avesse po- 
tuto sagrificar quella Provincia agli Unghe- 
ri , onde farsi col loro ajuto Despota in Ve- 
nezia. Altre cause di questo memorabile : 
Decreto aggiunge Paolo Morosini Lib. 4, 
che noi per amore di brevità abbiamo tra- 
lasciate . Questa è la sola azione di pace 
del Doge Flabanico registrata nelle Storie , 

e me- 



Veneta. z6j 

e memorie Veneziane; e nessuna di guerra 
finché egli visse , lo che fu per il giro di 
anni X : ed ebbe in successore Domenico 
Contarmi nell'anno 1043 ■ 

%/tbolizjone delle Colleganze Ducali ed isti' 
turione di due Consiglieri sempre assi* 
stenti al Doge, 

III. Fino all' anno 1033 , primo del Doge 
Flabanico , la polizìa Veneziana rimase, sen- 
za nuovi regolamenti • ma in questo usciro- 
no due solenni Decreti . Il primo abolì nel 
Dogado le Colleganze; imperocché era cosa 
manifesta, che li CoJleghi assunti non divi- 
devano la forza dispotica de' Dogi, essendo 
troppo stretti , come abbiamo veduto con 
loro di sangue; e che il costume delle Col- 
leganze scemava a poco a poco nel Princi- 
pato il carattere di Elettivo j fortificandosi 
sempre pili T ereditario , cosa che rendeva 
anche più arditi li Dogi . Il secondo Decre- 
to fu la creazione di due Consiglieri sem- 
pre assistenti al Doge , senza la presenza , 
consiglio, e voti de' quali egli nulla potesse 
deliberare. Questo Decreto ebbe doppia vi- 
sta civile; si divise così in tre Persone la 
unità del Principato , e si stabilì la base , 
e fondamento solido della perfetta Aristocra- 
zìa : 



i6S Storia 

zìa : non già perchè non intendessero bene 
anche que' Nobili , che un Governo Aristo- 
cratico doveva essere dilatato di più, ma 
perchè cominciandosi in quel secolo XI a 
por freno ad una Dignità corrotta , era spe- 
diente dirigersi con molta prudenza. La Carica 
adunque de' Consiglieri fu ordinaria e perpe- 
tua, ma si mutavano ogni anno, onde non 
si moltiplicasse con la vitalizia durazione il 
Principe ; e fosse altresì impedito ai Dogi 
nella frequente mutazione delle Persone as- 
sistenti renderseli con lunghe arti dipendenti , 
e parziali. 

fAbbo'zgo del Veneto Senato , 

IV. Altro disegno di più perfetta Ari- 
stocrazìa si abbozzò in questi tempi con 
una costumanza , che prese la sua immagine 
dal soppresso Consesso Tribunizio • ciò che 
devesi alla avvedutezza civile del suddetto 
Doge Flabanico. Avea questi scoperti gli 
animi de' principali Nobili disposti a restrin- 
gere l'autorità del Capo* e però introdusse 
T uso che nelle gravi , o ardue faccende pub- 
bliche si chiamassero dal Doge , e si pre- 
gassero ad unirsi con lui alcuni de' più il- 
luminati Nobili coi quali egli dovesse con- 
sultar de' mezzi , e deliberar de' fini . Non 

ne 



Veneta- zóp 

ne determinò però il numero ad oggetto 
di lasciar libera a sé , e Successori , la fa- 
coltà di pregar alle occasioni , né sempre 
le stesse persone- lusingando così il desi- 
derio delle principali Persone e sedando le 
sedizioni della plebe • quelle con la lusinga 
dì participar del Governo, e questa con F 
apparenza di vera moderazione. Quest'unio- 
ne de' Nobili introdotta per industria del 
Flabanico divenne poi quella porzione in- 
tegrante della Polizìa Veneziana , che da 
qualche secolo è di sommo merito verso la 
Repubblica , e di tanta fama presso 1' estere 
Nazioni col nome di Senato . 

Non debbo dissimulare di passaggio a 
giovani studiosi , che sebbene la comune 
opinione de' Veneti Scrittori con l' erudito 
Vettor Sandi affermi , che il Consiglio delli 
Pregadi non divenisse ordinario e permanen- 
te che sono la reggenza di Giacomo Tiepc- 
lo, eletto nel 1220, vi sono però molti al- 
tri , tra quali Bernardo Giustiniano , Fran- 
cesco Sansovino , e Fortunato 01mo s i quali 
pretendono, che sin da' primi tempi del Do- 
gado esistesse un Senato . Producono que- 
sti Storici primieramente una Scrittura dell' 
anno 828 letta nel suo Originale dal San- 
sovino, in cui vedesi sottoscritto Ego Joan- 
nes Senator. Né dirà alcuno, soggiunge T 

Ol- 



270 Storia 

Olmo , che allora incominciasse la dignità 
Senatoria , ma bene , che dalla suddetta Scrit- 
tura rilevasi l'antica esistenza della medesi- 
ma . Trovasi ancora memoria del Senato 
Veneziano nel ino; essendo stato in que- 
st'anno trasportato da Costantinopoli a Ve- 
nezia il corpo del Santo Protomartire Ste- 
fano , l'Autore coetaneo, il quale scris- 
se la Storia di questa traslazione, racconta, 
che essendo arrivata la Nave , in cui era il 
Sacro deposito , presso i lidi dell' Estuario 
fu mandata la nuova al Doge, ed al Sena- 
to/ statimque, sono le sue parole, missis 
ad Ducem ac Senatum nunciis .• v' erano 
adunque nel ino Doge , e Senato. Si fa 
parimente menzione del Senato in una Scrit- 
tura pubblica del 1153 fatta nel Principato 
di Domenico Morosini , nella quale si con- 
tengono i patti stipulati colli Veneziani da 
Rinaldo, e Costanzo Principi d'Antiochia 
sul proposito delle gravezze , che i Veneti 
pagar doveano per le loro mercanzìe in 
quella Città , insuper così dice , cum de se» 
ricis , & de linei s pannis ex cent uva quin* 
que Bj/vantìos , & de aliis negotiationibus 
ex centum septem By^antios in ^Antiochia 
soliti sint dare . Illustri* Ducis , & Totius 
Senatus Veneti amicitias & ipsi cupientes 
conce dimus &c. Né si opponga già contro 

la 



Veneta* 271 

Ja sussistenza di esso Senato , che quest' 
illustre consesso da principio fosse chiamato 
in Latino Consilium Rogatorum , perchè i 
Senatori fossero pregati d' intervenire a con- 
sultare gli affari della Repubblica; imperoc* 
che, come bene notò il Sabellico Decad. 1 
Lib. 2 , presero ciò gli antichi Veneziani 
dalla Romana Repubblica: ab ìnitio , egli 
scrive , veteres UH Imperli Conditores , ut 
pleraque alia , hoc quoque ex Romana Re- 
publica acceperunt , ut eos , qui in Senatu 
sententiam dicerent Rogatos ideo nomina» 
rent , quia in consultatione ab eo qui Se» 
natum habet , rogantur Sententia . Soleano 
dunque dire i Romani rogare sententiam y 
quell'atto con cui in Senato ognun diceva 
il suo parere. Leggasi Cicer. Attico Lib. 1. 
2. 5. 

Creazione del Magistrato del Proprio 
nel C anno 1004. 

V. Al morto Doge Flabanico si sostituì 
T anno 1 043 T accennato Domenico Contari- 
ni, a cui nel 1071 Domenico Silvio, che 
nel 1084 ebbe per successore Vital Faliero. 
Fortifica vasi nella società Veneziana con la 
esperienza de' fatti lo spirito Aristocratico , 
e per conseguenza l'oggetto di proseguir le 



272 Storia 

prime riforme della Podestà Ducale. L'an- 
no per tanto 10574 continuando il Dogado 
del Faliero , essendosi inteso e considerato , 
quanto grave porzion del supremo Imperio 
fossero li Giudicj penali , e Civili , si pen- 
sò a staccare questa porzione da' Dogi per 
quello riguarda la Dominante, e s'istituì un 
Magistrato di tre Nobili denominati allora 
Giudici del Palalo , Corte del Doge a 
cagione del luogo , ove amministravano la 
giustizia , criminale , e civile a questa Ma- 
gistratura delegata. Marin Sanudo nella sua 
Cronaca aggiunge, che fu loro data giuris- 
dizione sopra gli stabili di Venezia, detti 
anche oggidì Cbiamori con voce antica . 
Non trovasi alcun documento , che il Do- 
ge fosse Giudice superior di appellazione ; 
anzi , come osserva Vettor Sandi lib. 3. Cap.i. 
pag. 380. questo nuovo Magistrato giudi- 
cava allora congiunto ai Dogi • o almeno 
alla promulgazione delle sentenze quasi per 
ultima autorizzazione intervenivano i Dogi . 
Che questo poi sia stato il primo Magi- 
strato permanente nel Foro Veneziano vie- 
ne dichiarato in un Decreto emanato nel 
Decembre dell' anno 141 5 , ove leggesi : 
Cum judicatus Curia Proprii fuerit primus 
judicatus nostri Palatii. Altrove diremo, 
per quale cagione questa nuova Magistratu- 
ra 



Veneta. 273 

ra abbia assunto il titolo del Proprio y det- 
ta poi dal Volgo di Podestà , o Pretor di 
Venezia. 

Una Cronaca Anonima , che sta fra li 
MSS. della Casa Foscarini al num. 135 y 
scritta nel XV Secolo , così parla a carte <? 
di questo Magistrato ; Questi ( i Giudici 
del Proprio ) sia a vedere le raxon de 
Omeni , che muore fuor a di Venie xi a sen^a 
testamento , & veder le rason tra Comes- 
sario , e Comessario , & a dare interditto 
per Legge , Ò* pagare Done Vedoe delle 
sue dote , & beni mobeli, & dare Chiamo- 
ri sor a laorieri , Ù* a investir pussission 
per dote , & per abiti , e dare parere suso 
quelle , e stimarele , &' a dare sentente in 
criminali contra i mali/attori , & farli giu- 
stiziare , evacuare li chiamori sor a li lavorie- 
ri , & a fare sentente 3 & molte assaissi- 
me altre cose sottomesse a questo officio • 
Vedasi ancora la Cronaca di Marco Guazzo . 

Trovasi in alcuni laceri avanzi di anti- 
che memorie , allegati da alcune Cronache 
volgari di niuna autenticità anche secondo 
T opinione del mentovato Vettor Sandi , che 
con questo Magistrato fosse solito sedere il 
Gastaldo de' pescatori , che poi passò ad essere 
il presente Gastaldo degli abitanti nelle con- 
trade di S.Niccolo di Venezia , egli (come 
Tom. III. S le 



274 Storia 

le surriferite Cronache raccontano ) chiese 
con l'andar de' tempi il sollievo dall' obbligo 
di unirsi con quel Magistrato per attendere 
alle appartenenze della sua pescagione ; ma non 
fu esentato , che col peso annuo di corrispon- 
dere ai Dogi certa quantità di pesce , costu- 
me che si osserva pure oggidì. Ma queste 
sono volgari ed incertissime tradizioni , cui 
non si può prestar sicuro assenso. 

Primo Consiglio Maggiore . 

VI. Il crudele assassinio contro la perso- 
na del Doge Vital Michele II: die stimolo 
ben ragionevole a quella classe di Nobili 3 
che più maturamente riflettono perchè più 
colti, a meditar vieppiù sopra quel genere 
di polizìa, che suddita alla mente delle Leg- 
gi , e regolata da' principali Cittadini ren- 
desse il Corpo Civile meno esposto a quel- 
le turbolenze , che nascono da' pubblici delit- 
ti, tra' quali il maggiore è la maestà lesa 
del Principato . Corsero adunque sei mesi 
dall' uccisione del Doge Michele sin' alla ele- 
zione del successore Sebastiano Ziani , ne' 
quali uscirono que' Decreti d'interna poli- 
zìa, che spogliarono i Dogi della facilità d' 
abusarsi della loro autorità , e si ampliò 
maggiormente la perfezione dell'istituita Ari* 

sto- 



Veneta. 275 

stocrazìa . In fatti attestano alcuni Storici 
e Cronisti Veneziani , seguiti da Vettor San- 
cii , che nel 1172 fosse creato un Consiglio 
di 400 in 500 Nobili, a' quali in corpo 
adunati si conferì la suprema distributiva 
e deliberativa Podestà . So , che non tutti 
gli Scrittori sono concordi sopra tal nume- 
ro, leggendosi presso alcuni quello di 450, 
presso altri di 470 , ovvero 480 , ma , co- 
me altrove dimostreremo, il numero era an- 
nualmente vario , ora maggiore , ed or mi- 
nore, né mai trovasi invariabile* ciò che 
niente toglie all'essenza dell'istituito Con- 
sesso Aristocratico . 

A rassodare quest'istituzione, che dava 
più consistente e perfetta forma al Gover- 
no, valsero molte Leggi , che furono a que- 
sto Consiglio decretate. La principale fu , 
che la durazione de' Nobili eletti non si 
estendesse oltre il corso di un anno , ma 
che il giorno precedente all' ultimo di Set- 
tembre dovesse rinnovarsi il Consiglio . Non 
era vietato però , che molti Nobili di un 
anno si riconfermassero nel susseguente, né 
leggesi , che fosse prescritto intervallo di 
giacenza tra la scelta di uno , e la sua rie- 
lezione , ciò che in Veneziana favella chia- 
masi contumacia dì ufficio. Sembra anche 
inverisimile questo divieto , poiché nel for- 

S 2 mar 



ij6 Storia 

mar un Corpo Aristocratico non doveasi or- 
dinare un cangiamento sì frequente, esclu- 
dendo in tal guisa dal numero l'esperienza 
del governare . 

Prima di passar oltre voglio osservare , 
che non mancano Storici e Cronisti in buon 
numero , i quali pretendono e non senza fon- 
damento, che sin dall'istituzione del Doga- 
do esistesse questo Consiglio Maggiore, as-'' 
sai diverso nel numero , e nelle ispezioni dal 
Consesso Tribunizio , e dalla Nobile Popo- 
lare Conclone . Si fondano questi nell' osserva- 
zione opportuna , che gli antichi Diplomi Du- 
cali si veggono sempre sottoscritti da copioso 
numero di Nobili, la sottoscrizione de' quali | 
inutile, inefficace, e non necessaria dovreb- 
besi riputare, se que' Nobili avessero sotto- I 
scritto di mero privato arbitrio, e non in 
qualità di membri attuali del Governo . In 
una Ducale del Doge Tribuno Memo fatta 
nell'anno 5782 si veggono sottoscritti 13Ó 
Nobili , quali , è verisimile , che fossero 
quelli dell'elettivo Consiglio di quell'anno. 
Da altre Scritture posteriori , e particolar- 
mente da una del 1151 del Doge Domeni-» 
co Morosini rileviamo, che il numero de' 
Nobili, che la sottoscrissero, fosse di 2^0; 
e si può nulladimeno congetturare , che non 
firmassero tutti i membri attuali di quell' 

an- 



V E N E T . A . 1JJ 

anno, molti de' quali per qualche accidenta- 
le combinazione mancassero , come accade a' 
giorni nostri. Ma sia stato il numero né' 
primi tempi minore , maggiore ne posterio- 
ri , ciò nulla importa , essendo certo , che 
il Maggior Consiglio sin dopo la metà del 
XIV Secolo non fu di tutti i Nobili forma- 
to per scansare la confusione , disordine , e 
tumulto, che il gran numero de' medesimi, 
quali riempievano allora tutte l' Isole , avreb- 
be cagionato . Onde qui rispondiamo al Gian- 
notti , il quale nega affatto ne' primi tempi 
T esistenza del Gran Consiglio , perchè sareb- 
be stato , soggiunge egli , temerario ; giacché 
acciò non nascessero i sognati disordini , fu 
sapientemente osservato, che non tutti i No- 
bili ci entrassero attualmente ogni anno , ma 
non passassero li 200 , poi 400 in 500, come 
osservavasi a questi tempi di cui ora scrivia- 
mo. Si decretò adunque secondo il sentimento 
di questi Storici e Cronisti nel 1172, non 
già l'istituzione, ma l' ampliazione del Con- 
siglio Maggiore , che da indi in poi sorpas- 
sò quasi sempre il numero delli 400 in 500 
Nobili . 

Altra Legge imposta al Consiglio Mag- 
giore fu giusta il sentimento di Vcttor San- 
cii , ed altri Cronisti che lo precedettero , 
che i Nobili eletti a comporne questo Con- 

S 3 ses- 



278 Storia 

sesso fossero nominati da XII Elettori , da 
cadauno il suo determinato ripartito nume- 
ro: ogni anno adunque secondo questi Scrit- 
tori nel Settembre eleggevansi XII Nobili , 
due per ciascheduna delle sei Contrade princi- 
pali, o sian Sestieri ) ne' quali, erasi di recen- 
te ripartita la Città , a' quali davasi il pieno 
potere di eleggere, potendo ognuno nominar < 
quattro della propria famiglia. Doveano in- 
oltre gli Elettori scegliere determinato egual 
numero in cadauno de' Sestieri della Città , 
onde- bilanciare le forze delle diverse fazioni. 
Siccome noi sul principio del XIV Seco- 
lo , in cui sciveremo della pretesa Serrata 
del Maggior Consiglio, dimostreremo la fal- 
sa supposizione di questi XII Elettori , che 
mai vi furono , così ora ci ristingeremo 
ad osservare col dotto Senatore Bernardo 
Giustiniano , che sin da' primi tempi si 
costumava eleggere ogni anno quattro Elet- 
tori , i quali aveano piena podestà di crea- 
re liberamente tutti i Consigli , e Magi- 
strature annue della Repubblica : quibus 
erat potestas omnes creare prò arbitrio JS/Ia- 
gistratus . Ricerca ancora con grand' ansie- 
tà l'erudito Vettor Sandi, in diritto di chi 
fosse la scelta de' supposti XII Elettori , e 
registra le diverse opinioni de' Cronisti . Ma 
a noi sembra più che certo, che la creazio- 
ne 



Veneta. 27^ 

ne de' quattro Elettori si facesse nel Gran 
Consiglio che terminava. In fatti negli au- 
tentici Registri del medesimo, che si con- 
servano originali nella Ducale Cancelleria 
all'anno 1278 leggiamo: Consilium vocatum 
est prò facienda ele&ione de uno Elettore 
anni y ed all'anno 12573 : Consilium vocatum 
est ad faci end am eletlionem omnium Eletlo- 
rum , qui eligant centum de majori Consilio , 
& 60 de Consilio Rogatorum . Ora io ri- 
fletto, che non ritrovandosi Legge alcuna , 
quale permetta in determinato tempo al Con- 
siglio Maggiore la creazione degli detti Elet- 
tori, debba dirsi, che questi furono in ogni 
tempo fattura del medesimo . 

Ci resta a provare, che questo Corpo So- 
vrano della Veneziana Nazione , era da so- 
li Nobili , e non da altri composto , contro 
quel che ne sentono il Giannotti , il Bote- 
rò , il Bodino , f Autore dello Squittinio , 
l'Amelot, il Laugier, non meno che buon 
numero degli stessi Storici , e Cronisti Ve- 
neti , siccome accennato abbiamo nella Dis- 
sertazione VII, ed in altri luoghi di questo 
Saggio . Il che volendo noi dimostrare os- 
serviamo , che scrivendo tutti gli Storici coli' 
autorità di Cassiodoro , che le Veneziane 
Lagune sin da' primi tempi furono di No- 
bili famiglie ripiene , sembra conseguenza 

S 4 le- 



i8o Storia 

legittima , che il Gran Consiglio non da al- 
tri che da soli Nobili fosse formato: tal- 
mente che fu sin d' allora convertibile , per 
così dire , questa proposizione ; i Nobili Ve- 
neziani formano il Gran Consiglio , ed il 
Gran Consiglio è quello , che forma i Nobili 
Veneziani/ come pure si verifica a giorni 
nostri . In fatti non v' era Nobile alcuno , 
in quest' Estuario domiciliato , il quale non 
godesse il diritto d' ingresso , ed a chi era 
libero una volta 1' ingresso , era sempre 
riputato Nobile . Ma siccome V Autore 
dello Squittinio , seguito dal Laugter , as- 
serisce, che non si sa ciò, che la parola 
Nobile, o Gentiluomo ne' primi tempi di 
Venezia significasse, Nobili noi diciamo es- 
ser stati allora quelli , che per la dignità 
de' loro Maggiori , o per antica ricchezza colla 
virtù congionta essendo nelle loro mediter- 
ranee Città stimati e riveriti, ricovrandosi 
poi in queste Lagune formarono un sol cor- 
po di Repubblica ; giacché la Nobiltà di 
que' tempi era della stessa condizione e na- 
tura, che oggi si ritrova in uso in tutte le 
Citrà e Provincie delle piti coire Nazioni 
del Mondo. 

E riflessibile ancora , che essendo l' annuo 
elettivo Maggior Consiglio di picciol nume- 
ro composto, cioè, di 400 in 500, come 

rile* 



Veneta. 2,81 

rilevasi dagli autentici Registri , che saranno 
da noi altrove prodotti, c'insegna il solo 
dettame naturale della ragione , che dovesse- 
ro que' pochi Cittadini esser anzi i più. rag* 
guardevoli , ed il fiore stesso della Nobiltà . 
Anche l'essersi compilato un Libro di tan- 
te famiglie Veneziane , e non più, dimostra 
a mio giudizio , che l' antico Compilatore 
di quella Raccolta sapeva, che queste erano 
Famiglie Nobili separate , e distinte da tan- 
te e tant' altre , delle quali non ebbe mai 
cura alcun Scrittore di farne il Registro . 
Ora essendo state numerate le sole Nobili i 
come apparisce dal confronto , e dicendosi in 
ogni antica Raccolta , che queste sono del 
Consiglio j dimostrasi , che adunque i soli 
Nobili entravano in quel Consesso . E 1 de- 
gno parimente d' osservazione , che in tutte 
le Cronache delle Famiglie Nobili si costu- 
mi dire , che furono prima in Venezia per 
gran tempo, e poi che furono fatte del Con* 
siglio. E queste sono per l'appunto quelle, 
che noi diciamo esser allora divenute Nobili 
Aristocratiche , quando ottennero l' ingresso 
nel Maggior Consiglio , essendosi ab anti- 
quo costumato di conceder detta grazia non 
per altro mezzo , che per quello della sola 
Nobiltà . 

Ricaviamo ancora argomento efficace dal* 

la 



2,82 Storia 

la Colonia spedita in Candia nell'anno 121 1 , 
cioè pò anni avanti il supposto Serrar del 
Maggior Consiglio . Furono allora mandati 
alla conservazione di quell'importante Regno 
molti Veneziani Nobili , e Plebei : questi 
essendo obbligati al mantenimento delle Pe- 
dentarìe , ed i Nobili a quello delle Caval- 
lerìe . In fatti in una Scrittura di Candia, 
quale tratta della divisione de' Sestieri se- 
guita in Venezia, mentre s'assegnano a cias- 
chedun Castello di quell' Isola 33 Cavalle- 
rie , si nominano gì' infrascritti Capitani No- 
biluomini Veneti in questa guisa : 

Capitaneus Vir Nobilis D. Leonardus Fa- 
letro "Major . 

Capitaneus Vir Nobilis D. Marinus Ju- 
st 0. 

Capitaneus Vir Nobili s D. Leonardus Fus* 
scareno . 

Capitaneus Vir Nobilis D, Andreas Pan- 
taleo . 

Capitaneus Vir prudens , & Nobilis D % 
Pancratius Faletro de S. Pantaleone &e. 
Ora io osservo, che ripatriando nel decorso 
de' Secoli molte di queste Nobili famiglie, 
ed avendo dimostrata 1' antica loro Veneta 
Nobiltà con quelle prove, da noi accennate 
nella Dissertazione VII, vennero senza con- 
traddizione ammesse nel Maggior Consiglio; 

adun- 






Veneta. 283 

adunque deve dirsi, che avanti la loro par- 
tenza per Candia i soli Nobili entravano in 
Consiglio . Conferma questo mio riflesso una 
Cronaca compilata nel 1440, la quale, ra- 
gionando de' Nobili fatti nella guerra di 
Chioggia , racconta , che Marco Pasqualigo 
essendo stato graziato della Nobiltà , non 
volse accettar F aggregazione , perchè egli 
provò non aver bisogno di quel privilegio , 
essendo Gentiluomo per la Cavalleria di Can- 
dia da' suoi maggiori posseduta ; la grazia 
era di poter entrar in Consiglio , dunque 
T esser Nobile , ed entrar in quel Sovrano 
Consesso coincidono nell' istesso senso . Pri- 
ma di lasciar la Colonia di Candia sarà op- 
portuno, argomentando dal simile l'osserva- 
re, che il Consiglio stabilito in quel Regno 
in que' tempi per l'appunto, de' quali ora 
controvertiamo, era anch' egli da' soli Co- 
loni Nobili Veneziani formato : autentica 
Scrittura del 1232, da noi letta, ed esami- 
nata dice così : Stepbanus Justinlanus de 
mandato Illustri* D. Ducis Veneti^ Duca 
Creta cum nostro Consilio , & cum Viris 
Nobilibus magni Consilii juramus &c. 

Né dissimile fu il Consiglio formato nel- 
la Città di Costantinopoli dopo la conqui- 
sta fatta di quella Metropoli sul principio 
del XIII Secolo . In fatti sappiamo con cer- 

tez- 



284 Storia 

tezza da una Ducale di Giacomo Tiepolo 7 
che essendo Podestà di quelf Imperiale Città 
R.Querini, il Consiglio Veneziano era compo- 
sto di soli Gentiluomini secondo il costume: 
ecco come scrive il Doge Tiepolo : Jacobus 
Theupolo &c. dileBo fideli suo R. Querino 
Viro Nobili de mandato suo Potestati Con* 
stantinopolis , & Consiliariis tuis ( si noti 
bene ) Viris Nobilibus fidelibus nostris sa* 
lutem , &' prosperitatis gratiam . Referente 
viro Nobile Tbeopbilo Geno nostro nunc Con* 
siltario existente didicimus &c. Governa- 
vano adunque tanto in Costantinopoli , quan- 
to in Venezia i soli Nobili , giacché Gia- 
como Tiepolo dà il titolo di Nobiliuomini 
non solo a' Consiglieri di Costantinopoli ? 
ma ancora a Teofìlo Zeno Consiglier di Ve- 
nezia . 

Abbiamo inoltre molte antiche Scritture, 
le quali ci dimostrano ad evidenza , che tut- 
ti gli affari pubblici erano maneggiati da: 5 
soli Nobili , e non da altri Cittadini in quel 
tempo appunto, in cui gli Avversar; con- 
tendono , che limitata l'autorità de' Dogi 
tra l'anno 1172 e 1205 , tutta quella au- 
torità , che fu loro levata , passasse al Mag- 
gior Consiglio di Nobili , Cittadini , e Ple- 
bei formato . In una Ducale di Pietro Zia- 
ni data nel 1206 a Marco Bollani Abate 

di 



Veneta. 285 

di S. Giorgio Maggiore confermando il Do- 
ge certa donazione , fatta da Marin Zeno 
Podestà di Costantinopoli , non usa altro 
titolo che di Vìr Nobilis / Vobis , egli scri- 
ve , Domano Marco *Abbati Monasteri* S. 
Georgìi , vestrisque successoribus , & diBo 
Monasterio datura , quod Marinus Zeno dì- 
leBus , fidelis noster , Vir JSJobilis , potestà* 
in Constantinopoli loci nostri residens de %Ahj- 
miro , <& aliis vestro Monasterio assignavit 
pra s enti s privile gii pagina confirmantes sta- 
tuirmi? &c. Ecco il Rettore di Costantino- 
poli col titolo di Nobiluomo Marino Zeno . 
L'istesso Pietro Ziani in altra Ducale del 
1222 relativa alla Colonia di Candia dice: 
Missis Viris Nobilibus , vi delie et , Marco 
Cont areno , Petro Quirino , & ^Andrea Pan- 
taleo y & Pancratio Faletro post eos ad 
nostram prasentiam destinante? &c. 

Neil' anno 1231 ne 5 Patti stipulati dalla Re- 
pubblica con Giovanni di Brienne Imperator 
di Costantinopoli vengono chiamati Nobiluo- 
mini gli Ambasciatori di Venezia: ad Evan- 
gelia S ancia Dei corporaliter juramus , at- 
que promittìmus ( parla l' Imperatore Gio- 
vanni ) vobis Viris Nobilibus Sirnoni Bono , 
& *Andrece Michaeli &c. In altro Patto 
poi stipulato nell'anno 1234 tra Leone Ga- 
valla Signor di Rodi, ed il Doge Giacomo 

Tie- 



2,86 Storia 

Tiepolo , dichiara questi di far manifesto a 
tutti , che egli ha mandato per suo Amba- 
sciatore il Nobiluomo Marsilio Giorgi , Vi- 
vimi Nobilem , & discretum Marsilium Geor- 
gium , fickelem nostrum &'c. In un' altra Du- 
cale dello stesso Giacomo Tiepolo, nella 
quale vengono destinati Ambasciatori per 
trattar con quelli di Genova nel 1238, leg- 
giamo così : Nos quidem J'acobus Tbeupulus 
Z). G. Veneti arum, Dalmati^ , atqus Cbroa- 
eia Dux y Dominus quarta partis , & dimi- 
dia totius Imperli Romania cum nostro Con- 
silio constituimus , & ordinamus Viros No- 
biles Stepbanum Justinianum r & Marinum 
Maurocenum dileBos nostros y fideles nostros 
Sindicos , & Procuratores &c. Nel primo 
prologo ancora degli Statuti di Venezia rifor- 
mati nel i242,leggesi appoggiatala correzio- 
ne a soli Gentiluomini : quapropter Nosja- 
cobus Tbeupulus D, G, inclytus Dux Vene- 
tiarum Viros disertissimos , Nobiles , & dis- 
creto s y vi delie et Pantbaleonem Justinianum 
Ecclesia Sancii Pauli Plebanum , Tbomam 
Centranicum , Joannem Micbaelem , & Ste- 
pbanum Baduarium fecimus advocari &c. 

In un diploma di Bela II Re d* Unghe- 
ria sottoscritto nel 1234 chiamansi pure 
Nobiluomini gli ambasciatori del Doge Gia- 
como Tiepolo: Nos Bela D. G. Rex Hun* 

gba- 



V E W E T A. 287 

gòaria ( ecco le parole del Diploma ) te* 
nove pr&sentium selve volumus universos , 
quod Viris Nobilibus & discretis S. Justi- 
mano & P. Dandulo Nunciis , & Procura* 
torìbus di l eòli & amici nostri Jacobi Tbeu* 
poli illustris Ducis Venetorum promisimus &c. 
Nell'anno 1245 furono rinnovati i Patti 
col Re di Armenia , ne' quali lo stesso Re 
appella Nobiluomo l'Ambasciatore Veneto 
Dandolo: sicttt illustris. ( parla il Re ) 
Dux Venetorum , Dalmati<e , Ù* Chroatia 
Dominus Jacobus Theupolo mittens ad nos 
petivit per di se return & Nobilem Virum 
P. Dandulum Concivem suum &c. 

A queste , e molt' altre Memorie , da noi 
tralasciate per non apportar tedio ai lettori 
aggiungiamo i Registri autentici del Gran 
Consiglio ne' tempi anteriori alla pretesa 
riforma di Pietro Gradenigo . Si consultino, 
io dico , i medesimi , quali si conservano 
il Originali nella Ducale Cancellerìa , e si ri- 
leverà ad evidenza , che quando in questo 
Consesso si facevano le elezioni alle Magi- 
strature*, Reggimenti ec. mentre si nomi- 
nano i Nobili andati in elezione > come 
si costuma dire al presente, per la nomina 
de' quali vengono i Nobili eletti , e propo- 
sti alle pubbliche Cariche si usa sempre 
questa formula ad Vocem Nobilis Viri &c. 

Ec- 



a88 Storia 

Ecco per dar qualche esempio uno de 5 Regi- 
stri dell'anno 1282. 

J[d vocem Nobilis Viri Marci Bembo &c. 1 
,Ad vocem Nobilis Viri Marci Fuscareno &c. 
xAd vocem Nobili* Viri Marini Valaresso &c, 
%Ad vocem Nobilis Viri Joannis Barbo &c. 
iAd vocem Nobilis Viri Petri Fuscareno &c, 
<Ad vocem Nobilis Viri Petri Dandulo &c. 
*Ad vocem Nobilis Viri Mathei Superantio Ù*c, 
%Ad vocem Nobilis Viri Raphaelis Betani &c* 
%Ad vocem Nobilis Viri Bartholomei Del" 

phino &c. 

iAd vocem Nobilis Viri Marini Gr adonici &c, 

vocem Nobilis Viri Vitalis Cornano &c. 

vocem Nobilis Viri Marini Cont areno &c, 

vocem Nobilis Viri Marci Faletro &c, 

vocem Nobilis Viri Carentani Za* 

ne &c. &c. &c. 

Io penso , che da cotanto chiare testimo- 
manze, e ragionevoli congetture resti suffi« 
cientemente dimostrato , che ne' tempi al 
XIV Secolo anteriori i soli Nobili formava- 
no il Maggior Consiglio, e maneggiavano 
gli affari tutti della Veneziana Repubblica. 
Infatti non si può comprendere , come il Go- 
verno mettesse tanta cura nelf affidare a' soli 
Nobili le Magistrature della Dominante , h 
reggenza delle suddite Provincie, i Gene- 
ralati da mare, le Ambascerìe a' Principati 

stra« 



Veneta. i$p 

stranieri, gli importanti governi di Costan- 
tinopoli, e Candia se in quel tempo giusta 
il sentimento degli Avversar] il Sovrano 
Consiglio Maggiore , da cui dispensavansi 
i Carichi suddetti fosse stato alla rinfusa di 
Nobili, Cittadini, e Plebei composto. Im- 
perocché essendo vero, che ogni uomo ama 
ed apprezza la propria sua condizione, re- 
car dee stupore , che i Cittadini , e Plebei 
membri anch' essi del Maggior Consiglio 
non si siano studiati di nominare alle più co- 
spicue dignità della Repubblica persone del 
loro rango, onde renderle in cotal guisa il- 
lustri , e rassodare insieme il loro diritto 
di participare a vicenda co' Nobili del So- 
vrano Governo della Nazione . E se negli 
antichi tempi furono frequenti le brighe tra 
gli stessi Nobili , quali disturbarono più fia- 
te la Repubblica , donde mai nacque , che 
essendo formato il Maggior Consiglio di 
tre diverse Classi di Persone giusta il sen- 
timento degli Avversar; , prevalesse sempre 
il partito de' Nobili nella nomina a' pubblici 
Incarichi senza dissensioni , fazioni , o tur- 
bolenze, onde si veggono in turno le stesse 
nobili famiglie , e non mai o Cittadini , o 
Plebei ? Questa sola riflessione dimostra 
ben chiaro a mio giudizio l'insussistenza 
dell'opposta opinione e che siccome i Cit- 
Tom. III. T ta- 



2po Storia 

fadini alle Magistrature , Ambascerie ec. 
destinati ed eletti furono sempre Nobili, 
così Nobili parimente furono gli Elettori. 

Consiglio Minore de Dogi . 

VII. Siccome al Consiglio Maggiore si 
erano trasferiti i diritti distributivi , e deli- 
berativi della Repubblica, e venne perciò a 
cessare il Consiglio Tribunizio , in cui prima 
si maturavano gli affari da proporne al Con- 
siglio Maggiore suddetto , ovver secondo altri 
Cronisti alla Nobile popolare Concione ; così 
a questi tempi, di cui ora scriviamo si pensò 
alla formazione d' un Consesso di Nobili , 
il quale maturasse gli affari di Stato per 
poi proporli alla deliberazione del Gran Con- 
siglio , quale era di troppo ampio numero 
per il consultivo insieme, e deliberativo . 
Presiede al governo era a quest' epoca il 
Doge con li due Consiglieri assessori . Par- 
ve troppo ristretto detto numero , e non 
corrispondente all'interesse della Repubblica, 
poiché quantunque ad essi soli appartenesse 
il solo diritto di proporre, quando però gli 
affari erano da loro giudicati non proponi- 
bili al Gran Consiglio , restavano trascurati , 
e giacenti . 

Mossi da questi giusti riflessi i Nobili 

voi- 



Veneta. 2pi 

vollero ampliato il numero, ed aJli due Con- 
siglieri fu decretata l'aggiunta di altri quat- 
tro, i quali dovessero esser scelti uno per 
ciascheduno de Ili sei Sestieri della Dominan- 
te . Questo Corpo di sei Consiglieri fu det- 
to dappoi, e viene nominato nell'antiche 
memorie il Consiglio Minore de Dogi , il 
quale ne' più recenti tempi con l'incorpora- 
zione delli Capi del Consiglio delli Quaran- 
ta al Criminale prese il titolo di Serenissi- 
ma Signorìa. La formazione di questo ris- 
pettabile Consesso credesi da molti Storici, 
e Cronisti avvenuta nel Principato di Orio, 
od Orso Malipiero, successore di Sebastiano 
Ziani nell'anno ii'jp . 

Elezione de* Dogi, 

Vili. Siccome al Doge già eletto si era- 
no posti salutari ripari per frenare gli abusi 
troppo frequenti della sua autorità e nel 
consultivo per mezzo de' sei Consiglieri , e 
nel deliberativo con la creazione del Mag- 
gior Consiglio ( punti assai essenziali alla 
Polizìa interna dello Stato ) così eravi an- 
cora ragione di meditare sopra il rito , o 
forma di eleggerlo . Imperocché sebbene o 
dai Tribuni, o dai Seniori uniti, fosse st « 
ta finora disegnata la persona al Dogad; * 

T 2 e poi 



2p2 Storia 

e poi pubblicata alla Concione, come abbia- 
mo detto* la creazione però determinata del 
Capo era esposta alla tumultuaria acclamazio- 
ne di un popolo misto di plebe , giudice 
pessimo per lo più dell' attitudine de 5 Nobi- 
li. In vista di queste ed altre meditazioni 
civili usci altro Decreto Aristocratico , nel 
quale si comandava , che dai voti di undeci 
estratti dal numero di 24 si eleggessero li 
Dogi j e che questi 24 fossero sempre no- 
minati , ed approvati dal Consiglio Maggio- 
re . Così scrivono alcuni tra Veneti Scritto- 
ri con Vettor Sandi , diversificando unica- 
mente nel numero dalli 24 alli 34: cosa di 
niun rimarco . 

E x parimente da essi affermato, che ridot- 
ti questi XI Elettori nella Chiesa Ducale 
di San Marco pubblicamente alla presenza 
dd popolo , creavano per pluralità di suffra- 
gi il Doge, il quale ad esso popolo era 
mostrato, e dal medesimo acclamato. Que- 
sto nuovo Rito produsse elezioni sempre co- 
si mature, che non leggesi accaduto mai , 
esser stato riprovato l'eletto dalle voci po- 
polari , né essere stato deluso dai costumi 
de' Dogi il giudizio de' Cittadini Elettori , 
che nel solo caso del rivoltuoso Marin Faliero 
nel Secolo XIV. Scrive ancora Andrea Dan- 
dolo , che acciò fosse giusta , e di pubblico 

be- 



V E N ETÀ. 2^3 

bene la scelta , con lo stesso Decreto furono 
astretti con giuramento e li 24, e li XI ad 
eleggere il migliore: nel che ravvisa il sud- 
detto Vettor Sandi lib. 3 Cap. 3 Articol. 3 
la prima Epoca Civile , in cui si introdus- 
se nella Polizìa Veneziana il così salutare ri- 
medio del giuramento per far argine all'am- 
bizione , considerata sempre da' Veneziani per 
rovinosa alla Repubblica . Scrive finalmente 
il Dandolo, che contemporaneamente a que- 
st' epoca fu istituita un' annua Magistratura 
di XI Nobili con podestà di punire capital- 
mente chi offendesse la Persona del Doge * 
come pure fu decretato , che uscendo egli di 
Palazzo in pubblica comparsa dovesse essere 
accompagnato da' Nobili , e da' Popolari • ra- 
dice di quella più regolata costumanza, che 
si osserva oggidì . 

Con buona grazia però de' suddetti Scrit- 
tori noi siamo di parere, che la pratica de' 
quattro Elettori del Doge, altrove memora- 
ta , durasse sin al Dogado di Orio Malipie- 
ro creato nel 1178. Di questo dicono quasi 
tutte le Cronache e Manoscritte , ed a Stam- 
pa , che dovendo esser eletto furono perciò 
deputati quattro Nobili, quali n'eleggessero 
40 , e che da questi fu poi il Malipiero 
creato. Ecco come s'esprime il Faroldo : 
Dapò lui ( il Ziani ) furono per il Consi- 

T 3 gito 



2,p4 Storia 

gito grande cavati 4 huomeni , & essi n 
elessero 40, per elettion de quali pervenne 
al Dogato il buon Orio Malipiero . Il San- 
so vi no dice: fu statuito, ch'essi ( li Con- 
siglieri ) insieme co* capi di 40 elegessero 
coi su jf raggi 4 huomeni principali , / quali 
facessero eletta di 40 altri* Il Sabellico af- 
ferma che Creatis ad hoc quatuor viris , qui 
quadraginta inde viros eligerent &c . Ora 
io penso , e credo di non fallare , che li 
quattro Elettori, da' quali gli quaranta avea- 
no ad esser eletti , altri non furono se non 
gli antichi quattro Elettori del Doge v e de' 
Magistrati tutti della Repubblica. Né osta, 
che ciò scrivano molti del Malipiero imme- 
diatamente dopo il Ziani , poiché anch' esso 
fu eletto da 40 , e non come favoleggiano 
i suddetti Scrittori da soli undeci • la qual 
verità delli quaranta Elettori del Ziani riten- 
gono non solo molte Cronache MSS. , da 
me vedute , ma eziandio confessa il Sabelli- 
co di averla in alcune altre egli medesimo 
ritrovata: alti quadraginta viros ( parla del 
Ziani ) timi creatos affirmant , qui PrincU 
pem in demortui locum deligerent . Lo stes- 
so afferma Pietro Marcello nelle Vite de' 
Dogi . Ora se fosse vero , che dalla sola vo- 
ce dei Popolo si fosse passato agli undeci 
supposti Elettori nel crear il Ziani, perchè 

dun- 



V E N -E T A . 2^5 

dunque non conservar nel Malipiero V ìstes- 
so numero ? Io certamente non mi persua- 
do , che que' Padri fossero così volubili , che 
nel crear ogni Doge cangiassero modo d' ele- 
zione . Ma la mutazione fu certamente ne' 
tempi del Ziani , perchè vedendo que' Sapien- 
ti Nobili , che i soli quattro Elettori veni- 
vano, per così dire, sovverchiati dalla voce 
della Plebe , la quale nell' elezione de' Dogi 
mostrava spesse fiate non so che d'insolen- 
za , pensarono prudentemente d' opporre al 
pazzo furore de' suoi gridi un corpo rispet- 
tabile di 40 Vecchioni , come li chiama For- 
tunato Olmo, li più ricchi, e ragguardevo* 
li , che nella Nobiltà si ritrovassero , onde 
la Plebe non si arrischiasse d' oppor le sue 
grida a cotanto autorevole elezione . Altri 
Storici finalmente in vece di 1 1 Elettori , 
mettono 12, ma il Sabellico, che nell'an- 
tiche memorie li ritrovò io solamente , 
asserisce, che questi non furono deputati ad 
elegger il Doge Ziani , ma a vendicar la 
morte del Doge Vital Michele II : sunt qui 
non ad creandum Ducem , sed ad partici" 
dium v'indicati dura decerti Viros a populo 
( Nobile ) creat os die ani. 



T 4 i Isti. 



%g6 Storia 

Istituzione delli Camerlenghi del Comune , 
ed Officiali alla Camera degli Imprestidi . 

IX. La pubblica Economìa del Veneto 
Principato sì in riguardo al raccoglimento 
dell'entrate, che per rapporto alla custodia, 
ed esecutiva distribuzione àt\ denaro, non 
meno che alla esazione da' pubblici Debitori 
contumaci stette senza una particolare Ma- 
gistratura, sino a che si istituì quella detta 
de' Camerlenghi , o sia Camerarj del Comu- 
ne . Di questa Magistratura qui brevemente 
discorreremo , non già perchè certa sia l'Epo- 
ca della sua Origine , ma perchè essendo di 
tempo immemorabile la sua istituzione, pa- 
re verisimile, che a questi tempi ella fosse 
introdotta nella Repubblica , non potendo 
giungere uomo civile a persuadersi , che 
senza un Uffizio a tali fini Economici de- 
stinato star potesse il Governo Veneziano 
formato g usta le Leggi della pili perfetta 
Polizìa Aristocratica . 

La p ù antica Legge sovra questo sogget- 
to non è anteriore all'anno 123Ó, con cui 
si vieta ai Camerlenghi ( che suppone esi- 
stenti ) non usar in loro profitto degli ave- 
ri del Comune . Sistema però Civile non 
fu dato a questa Magistratura, che nell'an- 
no 



Veneta. igy 

no 1250, quando nel Maggior Consiglio 
delli 480 in 500 Nobili li fu stabilita Re- 
sidenza in Rialto , se li determinarono i gior- 
ni di essa , e se li ordinò , che formassero 
Libro, su cui scrivere la Cassa di entrata, 
e di uscita j ciò che dimostra, che ad essa 
era ancora commessa varietà di pagamenti* 
spiegati poi nell'anno 1263, cioè, salarj , 
imprestanze pubbliche, e doni, o sia provi- 
sioni a' graziati ( già fin da questo tempo 
nel Governo introdotte ; ) Era in fatti que- 
sto Magistrato in que' tempi il solo pagato- 
re del pubblico Danaro , come rilevasi dal- 
la Legge del 1163: adessi in conseguenza 
indirizzavansi le pubbliche cedole , che co- 
mandavano pagamenti . Riserbiamo altre ul- 
teriori osservazioni sull'ufficio de' Camerlen- 
ghi del Comune alla fine del Secolo XVI , 
e principj del XVII • tempi ne' quali furono 
providamente istituiti molti Magistrati del 
Corpo del Senato , o presidi , o veglianti al 
pubblico Erario, ed all'Economìa del Prin- 
cipato . 

La seconda Economica Magistratura ebbe 
principio nell'anno 11Ó3, benché Marin Sa- 
nudo nella sua Cronaca edita nel Muratori, 
la riferisca all'anno 1145. Questa era com- 
posta di tre Nobili detti Officiali alla Ca- 
mera <t Imprestici . L' occasione di creare 

que- 



2^8 Storia 

questo Magistrato nacque dalle rappresaglie 
dell'Imperatore d' Oriente Emmanuello. Im- 
perocché dovendosi allestir un' Armata di 120 
Legni ^ deliberò providamente il Governo , 
che si esaminassero le forze di cadaun pri- 
vato , il quale sopra f aver suo purgato dal- 
le spese al proporzionato vitto e manteni- 
mento necessarie , dovesse corrispondere al 
pubblico Erario I per ioo, con questa con- 
dizione però che ad esso contribuente, suoi 
eredi _, e discendenti in perpetuo per ogni 
centinajo di somma contribuita la pubblica 
Cassa corrispondesse un censo annuo di 4 
per cento . 

Fatta adunque questa deliberazione nel 
1163, furono eletti varj Nobili col titolo 
d' Inquisitori , i quali indagassero V aver di 
ognuno , e le spese loro private , onde la 
imposizione potesse eseguirsi con giustizia, 
e cadauno con le fortune sue servisse al pub- 
blico Armamento , che lor dovea difendere 
libertà, e beni. A quest'occasione giusta le 
Cronache Veneziane fu divisa la Città in 
VI Sestieri, tre di qua, e tre oltre il Ca- 
nal grande ; postisi in quella li Sestieri di 
S. Marco , Castello , e Canalregio ; nell' 
altra S. Croce , S. Polo , e Dorsoduro ; e 
le due contigue Isole di Murano , e Spina- 
Jonga , poi detta Giudecca , furono aggrega- 
te, 



Veneta. 2pp 

re, quella al Sestier di Santa Croce, e que- 
sta a quello di Dorsociuro . Adempito, che 
ebbero il provisionai incarico gli Inquisitori, 
s'istituì una Camera di tre Officiali , li qua- 
li dovessero riscuotere le contribuzioni , chia- 
mate Imprestidì , e di sei in sei mesi pa- 
gar il censo dei quattro per ioo dal Mese 
di Marzo al Settembre ; a questi tre Offi- 
ciali furono dati alcuni Subalterni Ministri. 
Questa è la prima idea, o sia esempio de' 
pubblici Depositi nella Zecca* con la dispa- 
rità però, che il porre Capitali in essa og- 
gidì è libero a* privati • quando nell'anno 11Ó3 
fu deposito comandato, e perpetuo. 

Non voglio tralasciare di riferire, che 
Pietro Giustiniano , il Faroldo , il Sa- 
bellico, Fortunato Olmo ed altri Cronisti 
affermano , che gli imprestiti furono ritrovati 
soltanto nel Dogado di Sebastiano Ziani , e 
. che furono allora depositati per Sovrano 
Decreto nel Sacrario della Ducale Basilica 
di San Marco, affidata la cura e custodia 
de' medesimi ad uno de' Procuratori di detta 
Chiesa , non già al Doge , come afferma 
T Autore dello Squittinio , ovver ad una 
particolare Magistratura come di sopra ab- 
biamo detto . Quest' opinione per altro ci 
sembra mal fondata e poco sicura. 



Ve- 



300 S T O R I A 

Venezia alleata delP Imperio di Oriente con- 
tra li Normanni a difesa della Dalma- 
zia y e de IP adriatico nel /' anno 1080. 

X. Benché sembrar possa a qualcuno non 
affatto necessario il parlare della venuta ed 
avanzamenti del popolo Normanno in Italia, 
con tutto ciò crediamo convenevole riferire qui i 
precisamente , quanto basti a ravvisar con 
chiarezza i gradi, e motivi, che spinsero que- 
sta Nazione a turbar 1* acque dell' Adriatico, 
ed infestar le terre della Dalmazia , li due 
maggiori pubblici diritti della Repubblica 
in que' tempi . Il nome di Normanni signi- 
fica nelf Italiana favella uomini Boreali f 
usciti costoro dalla Scandinavia si fecero 
sentire la prima volta su i lidi della Fran- 
cia ai tempi di Carlo M. dai Successori del 
quale ottennero in progresso parte del pae- . 
se da loro denominato la Normandia l'an- 
no 882 . Li primi Normanni venuti in Ita- 
lia furono alcuni pochi Soldati di ventura 
verso l'anno 1016. sbarcati sulle spiaggie di 
Salerno , ove reggeva quel Principato Lon- 
gobardo Guaimaro III. 

Allettati dalla felice situazione di questi 
lor nazionali , pochi anni dappoi vennero 
altri, adoperandosi tutti a prò di que' Prin- 
cipi 



Veneta. joi 

cipi di Salerno , e di Capua contra l' Orien- 
te . Essendo così sparsi qua e là per que* 
Principati , li chiamò a militar sotto suoi 
stipendi Tlmperator Enrico Ij poi Santo, 
Tanno 1022. Restituitosi poi Enrico alla 
Germania dopo aver raccomandati questi 
suoi benefattori a que' Principi Longobardi- 
costoro così li maltrattarono, che obbligati- 
li a prendere Tarmi, pensarono a formarsi 
in Italia uno Stato fermo e sicuro : questo 
può chiamarsi il secondo grado dell'avanza- 
mento de' Normanni . Crearonsi per la pri- 
ma volta un Capo Nazionale , che fu Rai- 
nulfo , a cui Sergio Duca Greco di Napoli 
accordò il titolo di Conte, e territorio sta- 
bile d'intorno alla Città di Anversa* essi 
riedificarono quella Città , e di queste con- 
trade ben presto Rainulfo ottenne investitu- 
ra dall' Imperador Corrado II, succeduto ad 
Enrico I": così fin all'anno 1037 * n cu * ec " 
co T occasione del terzo grado del loro 
avanzamento . 

Neil' Imperio d' Oriente regnava Michele 
Paflagone , il quale volendo accreditarsi con 
qualche rilevante conquista , pensò di cacciar 
I i Saraceni dalla occupata Sicilia . Avendo 
; perciò spedito in Italia il General Giorgio 
Maniace, a questo si unirono 300 Norman- 
ì ni col Capo loro Guglielmo Braccio di fer- 
ro : 



302 Storia 

ro .* benché questi avessero ricuperato ai 
Greci Messina , maltrattati tuttavìa , con 1' 
ajuto di altri Nazionali, che tuttodì calava- 
no in Italia , nel breve giro di giorni occu- 
parono la Puglia. L'anno 104 1 Costantino X. 
detto Monomaco mandò in Italia contra i 
Normanni due Generali , Duclione , e poi 
Annone , i quali , disfatti in più battaglie , 
lasciarono ai Normanni la facilità di formar '] 
alla loro Nazione un Capo più riguardevo- 
le col titolo di Conte di Puglia, il quale 
fu lo stesso Braccio di Ferro , eleggendo 
anche Governatori nelle Città conquistate . 
Nel progresso di tempo, finché vissero 
li Papi Leone IX , e Vittore II finirono 
di conquistare la Puglia sotto ii celebre lo- 
ro Capo Roberto Guiscardo , cagionando 
gran terrore ne* vicini, e nel Pontefice Ste- 
fano IX • a cui non piaceva vederli in Ita- 
lia . Le confusioni contemporanee di Roma, 
la minorità dell' Imperator Enrico III , e le 
rivoluzioni incessanti di Costantinopoli, la- 
sciarono opportunità a Roberto di stendersi , 
nella Calabria , ove assunse il titolo di Du- > 
ca l'anno 1059. Poco dopo ebbe l'investi- 
tura della Puglia , Calabria , e Sicilia , quan- 
do fosse tolta ai Saraceni, da Papa Niccolò II. 
Adunque proseguendo Guiscardo animosa- 
mente i suoi passi , dopo memorando asse- 
dio 



Veneta. 303 

dio prese la Città di Bari tolta così per 
sempre all'Orientale Imperio: quindi si por- 
tò nella Sicilia contra li Saraceni agli sti- 
moli di Papa Alessandro II, espugnò Pa- 
lermo , e ne investì con titolo di Conte il 
Fratello Ruggiero . Queste prosperità fecero 
ardito il Guiscardo a più alto volo. 

All'Imperio d'Oriente era stato elevato 
Niceforo Botoniate , detto Niceforo III , il 
quale avea rinchiuso in un Monistero Mi- 
chiel Duca. Niceforo avea preso per prete- 
sto della sua congiura , che si fosse abbassa- 
to Michiel Duca a dare in isposa al figlio 
Costantino Elena figliuola del Normanno 
Roberto Guiscardo : la quale con fine mi- 
serando fu da esso confinata in un Chiostro 
col Marito, che ei ridusse a maritale im- 
potenza. Mentre il risentito Guiscardo va 
meditando vendetta, li presentò l'opportuna 
occasione un Greco , che allora comparve 
nella Corte Normanna, spacciandosi per il 
deposto Imperator Michel Duca , fuggito 
dal Chiostro. Adunque dopo l'anno 1081 
giurando guerra all' Oriente , benché già fos- 
se morto Niceforo , a cui era succeduto il 
valoroso Capitano Alessio Comneno , ani- 
mato anche dalla fantastica immagine del pre- 
teso Michiel Duca s'imbarca ad Otranto col 
virtuoso figlio Boemondo , e passa ad asse- 
dia- 



304 Storia 

diare Gorfù , che tolse all' Oriente ; indi 
devastata la Bulgaria, s'accinse all'assedio 
di Costantinopoli • ma richiamato in Italia 
da Papa Gregorio VII, poi Santo, assedia* 
to in Castel Sant' Angelo dall' Imperator 
Enrico III , viene a Roma , ove scalate le 
mura libera il Santo Papa. Stimolato quin- 
di dalli progressi che tuttodì andava facendo 
il figlio Boemondo in Oriente, ritorna Ro- 
berto, lasciando uffiziali negli Stati suoi di 
Puglia , Calabria , e Sicilia . 

Il tempo di questi viaggi di Roberto 
Guiscardo è per 1' appunto 1' Epoca , in cui 
principiarono ad ingerirsi li Veneziani nelle 
guerre tra' Normanni , e Greci . Neil' anno 
1071 morto era il Doge Domenico Contari- 
ni , ed in suo luogo eletto Domenico SìU 
ijio. Erasi allora il Guiscardo incammina- 
to , dopo la presa di Corfù , ad assalire 
nelf Adriatico Durazzo piazza importante 
dell'Albania soggetta all'Imperio Greco . 
Tre motivi adunque indussero i Venezia- 
ni ad interessarsi in tali faccende: la affi- 
nità , cioè , del Doge Silvio con Niceforo 
III , la di cui Sorella avea esso Doge presa 
in moglie; li rapporti di continuo commer- 
cio, ed antica amicizia; e la Signorìa dell' 
Adriatico, la di cui navigazione era già 
quasi tutta in loro potere per le conquiste 

della 



Veneta. 305 

della Dalmazia . Ed in vero quando fosse 
caduta in mano de' Normanni la Città di 
Durazzo , non solo Ja navigazione sarebbesi 
disturbata con grave danno del commercio 
privato , e quindi dd pubblico Erario , ma 
ne sarebbe susseguitato il pericolo della Dal- 
mazia , e forse della Signorìa dell' Adriatico : 
essendo li Normanni Nazione ardita ed avi- 
da di conquiste . 

Con Armata adunque di 70 Legni co- 
mandati dallo stesso Silvio si uniscono li 
Veneziani alla Squadra Greca per combatte- 
re la Normanna , che assediava Durazzo . 
Per consenso degli Scrittori fu prospero il 
successo ài questa prima battaglia a favore 
de' Collegati , e n' ebbero il merito le Armi 
de' Veneziani : imperocché fermati i vicende- 
voli patti con i Legati di Alessio, spinse- 
ro la loro Armata al luogo detto Pallia 
1 dirimpetto alla Normanna , che cingeva Du- 
razzo : non attaccarono però essi la battaglia, 
(I avendo ravvisate superiori le forze del Guis- 
il cardo • ma questi dopo essersi rigettata da' 
Veneziani la sua istanza di riconoscere Im- 
peratore d'Oriente il preteso Michele Duca, 
(li fé assalire. Riuscì terribile il conflitto , 
ma al cadere de' Normanni sopravvenuta 1' 
Armata Greca , furono sconfitti , e Roberto 
dovette salvar se stesso con la fuga. 
Tom. III. V Que- 



£o6 Storia 

Questa insigne Vittoria de' Veneziani , 
impugnata da taluni , taciuta da Romualdo 
Salernitano, e riportata dal Malaterra in aria 
più tosto di una ritirata de' Greci e Vene- 
ziani , che d'una sanguinosa sconfitta, e se- 
gnalata vittoria sopra li Normanni, rimane 
assicurata dal Crisobolo dell' Imperadore Ales- 
sio , del quale qui sotto discorreremo , da 
un bel passo di Anna Comnena sul fine del 
quarto Libro della sua Istoria^ e finalmente 
dal racconto di Guglielmo Pugliese il quale 
dettò quel Poema Storico a persuasione del 
Romano Pontefice Urbano II, e di Rugge- 
ro Bosso fratello di Roberto Guiscardo , ove 
si leggono li seguenti versi . 

Illam ( classem ) populosa Veneti a misit , 
Imperli prece , dives opum , divesque vi- 
rorum . 



Ter redeundo die gens multa Venefica 

portum 
arfppetit , Ù* naves Roberti marte laces- 

sit . 



Funibus incisis , quasdam violentar ab 

ipso 
Litore propulsat , vi turba Venefica du~ 

cit, 

il 

Fa- 



Veneta. 307 

FaBa libens turba vi&ricis %Ahxlus au* 
dit . &c. 

Non fu questa la sola vittoria de' Vene- 
ziani . L'animoso Normanno persistè su quel 
Mare, e rinnovò l'Armata. Di nuovo adun- 
que si combattè, e di nuovo restò il Nor- 
manno fugato, e battuto: onde poterono i 
Greci agevolmente presidiar Durazzo, di cui 
in parte appoggiarono la difesa a Soldatesche 
Veneziane . Ma essendosi di là scostate le 
Armate alleate , e sparsasi fama , che Rober- 
to con nuovi Legni voleva rinnovare Tasse- 
dio , que' Cittadini intimoriti , e non senza 
tradimento , come altri dicono , aprirono le 
porte al Normanno , che la riempì di Solda- 
tesche . Così cadde Durazzo con non leggiero 
danno del Veneto Commercio . Il dolore di 
questa perdita, e li nuovi impulsi dell' Im- 
perador Alessio Comneno ritennero la Re- 
pubblica nell' impegno della guerra . Fu 
adunque concertato, che sul mare li Vene- 
ziani , e li Greci anche da terra la assalisse- 
ro. Partì di nuovo il Doge Silvio j ma in- 
contrati i Legni alleati dal Guiscardo , che 
veleggiava verso l'Oriente, tra le Isole di 
Corfù , e Cefalonìa , ne mandò molti di es- 
si a fondo facendo tra Greci e Veneziani 
2500 prigionieri. 

Ritornò a Venezia il Doge sconfitto , e 
V 2 fu 



go8 Storia 

fu con popolare tumulto deposto dal Doga- 
do , e chiuso in oscura Carcere . Al Doge 
Silvio fu sostituito Tanno 1084 Vital Fa- 
liero, a cui attribuisce Andrea Dandolo lib. 8 
f essersi abusato della disgrazia suddetta per 
suscitare l'odio del popolo contra il Silvio. 
Questa sconfitta però non avea scemata ne' 
Veneziani la fede alla Greca alleanza; e pe- 
rò battendosi già il Mare dai Greci con al- 
tri loro Legni , se ne spedirono molti in rin- 
forzo dai Veneziani. Erasi fermato con la 
sua Armata il Guiscardo d' intorno a Butin- 
trò : colà seguì altra memoranda battaglia 
con illustre Vittoria de' Veneziani . All'av- 
viso, che n'ebbe Alessio in Costantinopoli , 
ornò il Doge , giusta il riferito fasto de' 
Greci Imperatori , del titolo di Protoseba- 
ste , assegnandogli annua Pensione da pre- 
srarsegli dall' Imperio : decretò parimente , che 
a tutte le Chiese della Città di Venezia si 
co"r pondesse annua somma d'oro in perpe- 
tua dall'Erario di Costantinopoli; ed alla 
Chiesa Ducale di San Marco di recente fab- 
bricata con gran magnificenza fece tributar] 
tutti quei di Melfi , che tenevano commer- 
cio fermo in Costantinopoli : donò finalmen- 
te molte immunità al traffico Veneziano , 
come altrove diremo . 

Così la discorre Vettor Sandi sulla fede 

di 



Veneta. 305? 

di Anna Comnena . Non si può però capi- 
re , come scrivendo questa Principessa in tan- 
ta vicinanza di tempo, e coli' appoggio dell' 
Archivio Imperiale , essa commetta gravissi- 
mi errori di Cronologia , e di più adduca 
questa nuova vittoria de' Veneziani nell'acque 
di Butintrò taciuta da tutti gli altri Stori- 
ci* anzi con isbaglio manifesto voglia attri- 
buire il Crisobolo di Alessio a questa Vit- 
toria, e non a quella sovramentovata di Du- 
razzo secondo tutte le Storie : imperocché 
questa non potrebbe esser accaduta che nell' 
anno 1085 secondo la narrativa della mede- 
sima , ed il Crisobolo di Alessio è segnato 
nell'anno Costantinopolitano 6590, che cor- 
risponde al 1082 dell'Era Cristiana. Se con- 
sultiamo poi gli altri Scrittori , sono anche 
essi tanto confusi in questa guerra, senza 
eccettuarne il Dandolo stesso , che non si può 
giugnere a vederne il netto . Noi adunque 
sospettiamo, che i Veneziani abbiano ripor- 
tata qualche altra vittoria oltre quella di 
Durazzo, ma non la descritta da Anna Co- 
mnena , né in quel tempo * onde essa Prin- 
cipessa manchi anzi nelle circostanze e nel- 
la Cronologia , che nella sostanza . 

Bisogna ancora osservare , che le prime 
concessioni , veramente fatte a' Veneziani da- 
gli Imperadori Greci, furono sotto Basilio, 

V 3 e Co-i 



310 Storia 

e Costantino , giusta la memoria , che il 
Dandolo ce ne ha lasciata sul principio del 
IX Secolo . Ma queste concessioni di Ales- 
sio I sono le più ampie , e inoltre le piii 
memorabili, perchè avutesi in gratificazione 
dell'assistenze prestate neJla suddetta guerra 
Normanna . Con tutto ciò Anna Comnena 
è la sola, che le registra, e lo fa con pre- 
cisione e fede intera giacché sussiste il do- 
cumento medesimo , dove si leggono così 
appunto , come essa le porta . Conservasi detto 
documento dentro un Crisobolo dell' Impera- 
tore Emmanuello segnato col mese d' Ottobre 
dell'anno Costantinopolitano 6656 Indici. XI, 
cioè l'anno 1147 dell'Era Volgare. Final- 
mente nel suddetto Crisobolo di Alessio fu 
accordato al Patriarca Veneto di Grado il 
titolo di Hypertenus .- circa il qual titolo 
leggasi il Glossario di Carlo Du-Fresne. 

Morto Roberto l'anno 1085, avendo la 
dissensione tra i di lui figli interrotte le pes- 
dizioni marittime de' Normanni , siccome si 
ricuperarono da' Greci Durazzo, ed altri luo- 
ghi perduti sotto Roberto, così si stabiliro- 
no tanto più li Veneziani nel possesso dell' 
Adriatico difeso col loro sangue. 



£>/. 



Veneta. 311 

Difesa della Dalmazia contro li Regoli della 
Croazia , e li Re di Ungheria . 

XI. Li nuovi sudditi della Dalmazia era- 
no un oggetto d'incessanti cure al Governo; 
poiché confinando essi con la Croazia e con 
la Ungheria erano esposti ad essere infedeli . 
In fatti Doge essendo il sovranominato Ot- 
tone Orseolo sul principio del Secolo XI in- 
cominciarono le molestie de' Croati sotto la 
reggenza di Cresimiro II . Costui vedendo 
i Veneziani senza pronta Armata , ed isti- 
gato dai Cittadini di Zara, gente ne' primi 
tempi della conquista infida e ribelle , in- 
vase il territorio Zaratino , che trovò senza 
resistenza . Ogni novità nella Dalmazia si 
reputava a ragione cosa di funeste conseguen- 
ze : quindi fu destinato lo stesso Orseolo 
Capitano dell' Armata , il quale sbarcate le 
Soldatesche raccolte dalla plebe in allora ag- 
guerrita , represse l' invasore Cresimiro . Fu 
più di vantaggio, che di peso questa spedi- 
zione ; imperocché il Doge visitò tutte le 
altre Città suddite per confermarle nella do- 
vuta ubbidienza , né ritornò , che dopo aver 
fatto rinnovare da tutte il giuramento di 
fedeltà, ed il tributo. 

Frenata la invasione de' Croati sopra Za- 

V 4 ra, 



312 Storia 

ra , questa erasi ridotta alla soggezione pri- 
miera^ ma seguendo l'indole sua infedele ■ 
sotto il Dogado di Domenico Contarmi astrin- 
se il Governo a nuovo impegno • e tanto 
maggiore , quanto più superava le forze de' 
Croati la potenza de' Re di Ungheria . Re- 
gnava in allora Salomone Nipote del Re Bela 
I, il quale cominciò a regnare nell'anno IQÓ3 : 
questi fatte segrete pratiche coi Zaratini , con 
aperta ribellione ridusse Zara a passare sotto 
la di lui Signoria. Tuttavia per poco tem- 
po Salomone potè mantenerla ; conciosiachè 
passò il Contarini con forte Armata, e ri- 
mise in loro dovere que' ribelli . Siccome poi 
questo era il secondo caso di ribellione, fu- 
rono giustamente castigati i principali Capi 
della fellonìa; onde fossero di esempio alle 
altre Città forse vacillanti . 

Soccorso prestato dai Veneziani alla prima 
Crociata per la ricuperazione della Ter- 
ra Santa nelT anno 1000. 

XII. Molti Cristiani dell'Occidente an- 
davano in pellegrinaggio ai luoghi santi del- 
la Palestina, ove trovandosi un Eremita , Pie- 
tro Francese , nome ben rinomato nelle Storie 
Crociate , si riempì così di santa compassio- ' 
ne allo stato di que' Cristiani ed alla irri- 
ve- 



Veneta* 313 

vcrenza a' luoghi Santi , che con lettere com- 
mendatizie di Simone Patriarca Greco di 
Costantinopoli indirizzate al Romano Ponte- 
fice ed ai Principi Cattolici di Europa , 
passò in Occidente con l'ardua cura di uni- 
re le Potenze Occidentali a ricuperar la Pa- 
lestina. Nel breve giro di un anno li riu- 
scì persuaderne oltre il Papa Urbano IL 
altri Principi di là dell'Alpi principalmen- 
te, ed un numero indefinito di persone pie, 
e penitenti . 

In tre Concilj tenuti da Urbano, l'uno 
in Piacenza , e gli altri in Chiaramonte di 
Avernia nella Francia si stabilì la spedizio- 
ne all'Oriente contro de' Turchi. L'essersi 
contrassegnati gli ascritti al viaggio col se- 
gno di Croce rossa , fece denominare Cro- 
ciate queste spedizioni , che corrono nelle 
Storie col titolo di guerra Sacra . Cosa a 
tanto buon fine indirizzata non potè andar 
esente da scandali per la moltitudine degli 
arruolati uomini , e donne , varj d' indole , 
di età, di Città, e di Nazione. Né diede 
minor cagione a' disordini l'essere affidata 
la direzion di sì gran corpo per lo più ad 
Ecclesiastici inesperti di. armi , e di affari tem- 
porali. Da principio né pure si stabilì V 
unità di Comandante supremo^ ma ognuno 
de' più qualificati Signori con le proprie 

squa- 



314 Storia 

squadre marciava senza uniformità di con- 
siglio. 

A questi difetti altro notabile se ne aggiun-' 
se • cioè , che dovendo passare sì gran nu- 
mero di uomini armati per Stati a loro stra- 
nieri , non si patteggiò il passaggio, né si 
disposero con previdenza le vettovaglie : 
quindi i Corpi tutti di questa prima Cro- .1 
ciata andarono così miseramente dispersi , 
che al cominciar la divisata impresa , non 
se ne trovò in Oriente che un numero in- 
felice a confronto del grande partitosi dalle 
Regioni Occidentali. La maggior parte fu 
distrutta dagli Ungheri , per dove passarono * 
e parte occultamente fu ridotta a dispera- 
zione del necessario vivere presso a Costan- 
tinopoli , ove regnava Alessio I Comneno , 
che aborriva internamente queste spedizioni 
a lui sospette : odio che si cominciò a ma- 
nifestare, allorché venuto nel territorio di 
Costantinopoli Roberto Duca di Normandia, 
Crociato anche esso, lo fece arrestare co' 
suoi per ostaggio . 

Comparve finalmente vero Capo di que- 
ste spedizioni Gottifredo di Buglione , il 
quale avvertito dai disordini degli altri , con 
regolare disciplina condusse per la stessa, 
Ungheria il suo Esercito composto delli prin- 
cipali Signori della Francia e de' Paesi Bas- 
si, 



Veneta. 31$ 

e giunse ai confini dell' Imperio Greco * 
dopo aver liberati dall' arresto di Ales- 
i prigioni col minacciar alla stessa Co- 
ìtinopoli , rinforzato da altre genti venu- 
Jair Italia, tra le quali i Normanni sotto 
mentovato Boemondo figlio di Roberto 
ìscardo pose tanto terrore nelT infido 
:ssio , che lo ridusse a collegarsi con li 
Deiati . Si pattuì per tanto , che le Città 
aitali appartenenti all' Imperio quando 
ero ricuperate , si restituissero ad Alessio • 
minori passassero negli Alleati , e le do- 
serò da lui riconoscere in feudo col 
ramento di fcdeltk • ma che egli dal 
to suo soccorresse li Crociati con gente , 
on viveri . 

La prima azione di questi fu l' assedio 
Nicea , residenza del Sultan Solimano , 
arresasi dopo 52 giorni si consegnò con 
1 ad Alessio. Da Nicea passarono alla 
ìa, ove nella pianura di Gorgonio die- 
ai Turchi quella memoranda sconfitta , 
seco portò V acquisto della maggior par- 
delia Cappadocia , Bittinia e Cilicia . 
eseguendo vincitori nella Pisidia , Gotti- 
do staccò parte delle Soldatesche col fra- 
Io Baldoino, il quale ritornato nella Ci* 
ia occupò Tarso , Mamistra ed Edessa , 
la quale restò egli acclamato Principe 

da- 



I 



%l6 S T O R I A 

dagli stessi Cittadini Turchi . Non si com 
gnarono queste Piazze ad Alessio , per | 
sersi scoperta la di lui perfida intelligen 
coi Turchi. Il Corpo grande dell'Arma 
era intanto sotto Antiochia Capitale de! 
Sorìa, una delle più forti Città dell' Orie 
te : in questa furono introdotti li Croci; 
di notte tempo • mentre tuttavìa immél 
nella preda non avvertiscono un Esercì 
Persiano, che ci era mosso a soccorrere 
Città , divennero assediati così , che periv t[ 
no di fame , se la disperazione non gli ave : 
se indotti ad uscire con l' armi sì furios 
mente , che cacciati i Persiani , si ristabil 
rono nel possesso di Antiochia . 

AJ cader di questa importante Piazjft 
cessero tutti gli Emiri , ossia discendenti < 
Maometto, la Palestina, e la Fenicia: oi 
de nel Giugno dell'anno 1097 si potè da 1 
li Crociati assediare Gerusalemme, la qua! 
era in mano del Sultano Saraceno di Egi 
to. Cadde in pochi giorni* ed in essa di 
commi consenso de' Capitani Latini fu acci 
mato Re Gottifredo di Buglione . Do 
egli subito difenderla dall' irruzione di p 
deroso Esercito Egiziano , con la dicui sco: 
fitta si assicurarono ancora tutte le altr 
conquiste. Così rimase compiuto il voto ci 
questa I Crociata, 

Ben 



Veneta. 317 

Ben subito adunque al pubblicarsi della 
idesima entrò anche nel Veneziano Gover- 
1' e ne* privati il zelo pietoso di coope- 
K a queste sagre spedizioni . In fatti fu 
Iso pubblico Decreto, e si allestì Armata 
(aerosa di ben 200 Legni all'avviso, 
I nella frequenza ddh Battaglie, e degli 
Idj di tanti luoghi si fossero scemate le 
le de' Crociati. A formare la Veneta ar- 
ia concorse con la pubblica anche la pri- 
fi pietà , che offerì i Legni mercantili j ed 
larmo loro oltre la urbana plebe , si spe- 
lino due Cittadini , Badoaro dallo Spinale , 
llaliero Stornado nella Dalmazia per far 
Idi que' nuovi sudditi nell'Armata* del- 
Ihuale si diede il comando a Giovanni 
t:hele figlio del Doge Vitale , e vi si 
unse Enrico Contarini Vescovo di Ca- 
o , figlio del fu Doge Domenico , il 
e portava per stendardo la Croce . 
artirono dai lidi di Venezia indirizzati 
ottifredo; ma non potè giugnere l'Ar- 
a, se non quando ei si trovò nella Cit- 
i Joppe, o sia al Zaffo. Ritardò il di 
arrivo oltre la lunghezza del viaggio la 
lità de' Pisani. Questi, che guardavano 
invidia l' accrescimento delle forze Ve- 
lane, trovavansi con 50 Legni nell'ae- 
di Rodi , quando vi giunse la flotta 

del 



3 18 Storia 

del Michele . Ivi essendo state mal accoli 
da' Pisani le rimostranze Nautiche , che p 
costumanza delle genti avean luogo sul m 
re tra le amiche Nazioni, si venne all' a 
mi, e dopo sanguinoso conflitto, fatte schi 
ve 28 Galee Pisane con 4000 uomini, e 
quali cento soli si ritennero in segno del 
vittoria , proseguì il suo viaggio al Zaffi 
All'arrivo loro fu deliberato di oppugnar. 
Città di Caffa . Sospese questa spedizioi 
la morte di Gottifredo , avendo dovuto 
Capitani portarsi a Gerusalemme per elegg 
re nuovo Re* cadde la scelta sovra Balde 
no fratello del defunto. Caffa, che in tan 
fu tenuta in assedio da' Legni Veneziani, 
ritorno de' Comandanti Latini si arrese 
Dall'acquisto di Caffa si passò a quello 
Tolemmaide con eguale successo. In ques 
prima spedizione non trovo altro dai Veri 
ziani operato j anzi concordano gli Scrittor 
che la flotta tutta fece ritorno alla Patria 
Dopo quattro anni di Dogado perì il Di 
gè Vital Michele, nell'anno noi, trucid 
to da certo Marco Casolo , ed in suo luogo! 
elevato al Principato Ordelaffo Faliero . Nel 
Oriente non era ozioso il Re di Gerusalen 
me Raldoino I , che dovea cozzare non sol 
con le armi de' Turchi , ma con le frodi ar 
cora dell' Imperador Alessio , ormai scopei 

to 



Veneta. 310 

to di intendersela coi nemici . Uscì Baldoi- 
no da Gerusalemme , presso cui avendo tro- 
vato un valido corpo di Saraceni, fu ribut- 
tato e sconfitto con perdita sì grave, che 
se ne sbilanciarono le forze Cristiane , e si 
posero in rischio quasi tutte le conquiste . 
Riccorse Baldoino all'Occidente, ed indiriz- 
zò Ji suoi Ambasciatori in Italia anche ai 
Veneziani . Grave fu la opposizione di molti 
in Venezia interessati per la mercatura coi 
Greci ; vinse però la pietà pubblica , e si 
spedì il nuovo Doge Ordelaffo con 100 Le- 
gni; benché Andrea Morosini nieghi sapersi 
il nome del Comandante supremo. Arrivò il 
Doge in Sorìa, quando Baldoino accresciuto di 
cuore , e di forze oppugnava Tolemmaide , 
detta poi %Acri . Cooperarono alla resa le 
Truppe, e Legni Veneziani , non meno che 
agli acquisti fatti inseguito di Sidone, det- 
ta poi Saio , di Barutti , e di Feramnia po- 
sta sul mare: può leggersi Flavio Biondo 
de Gestis Venet, 

Non posso però passare sotto silenzio , 
che l'Ab. Fleurì , seguito dalLaugier, nell' 
Istoria Ecclesiastica , Discorso VI premesso 
al Tomo XVIII , afferma , che le Crociate 
in gran parte si continuarono da' Latini per 
li vantaggi temporali , che ne trassero al 
Commercio loro specialmente Venezia , Ge- 
nova. 



g2o Storia 

nova, Pisa, e Fiorenza. Ma potrebbe met- 
tersi in dubbio, se i Veneziani traessero 
vantaggi al Commercio loro dalle Crociate , 
e per questo le procurassero . Imperocché es- 
si soli erano in possesso de' traffici dell'Orien- 
te molto prima delle Crociate^ con esse all' 
incontro il Commercio si diramava nell'al- 
tre Nazioni Crocesegnate : gli Imperadori 
Greci, co' quali per lo più tenevano li Ve- 
neziani , odiavano le Crociate * i Papi vieta* 
vano gagliardamente il mercantare co' Popo- 
li Orientali , cosa dannosissima a' Veneziani, 
i quali per tal cagione dal 13 21 al 1344 
stettero senza mandar Navi in Egitto . Non 
giovarono adunque al loro Commercio , né 
erano da desiderarsi le Crociate ^ e ciò mol- 
to meno, quando la Repubblica passando di 
buon accordo co'Soldani d'Egitto, e tenen- 
do i migliori porti della Grecia , era in ta- 
le riputazione che per usar le parole di Ma- 
rin Sanudo Torsello, in illis partibus (Orien- 
ialibus ) pene soli tuebantur non modo sua , 
sed etiam aliena. Che se nel 1204 per oc- 
casione della Crociata, come allora diremo, 
fecero progressi maggiori , questo non fu ef- 
fetto naturale della Crociata stessa , ma d' 
altri impensati accidenti, che sopravennero. 
Quindi si conchiude, che non era spediente 
a' Veneziani il dimandare le Crociate con 

pe- 



Veneta. 321 

pencolo di chiamare altri Principi in parte 
del Commercio d'Oriente. 

La Dalmazia difesa cantra li Normanni , e 
lì Re di Ungheria con accrescimento del- 
la Signorìa Veneta nella Croazia, nelC 
anno 11 18. 

XIII. Era tornato dall'Oriente Boemondo 
figlio di Roberto Guiscardo pieno di mal 
talento contro il Greco Imperatore Alessio. 
Fatto perciò ammasso di truppe e di Le- 
gni per farne vendetta, va di un colpo ad 
assalire l'Albania: provincia confinante con 
la Dalmazia gelosamente custodita dai Ve- 
neziani. Facile adunque riuscì all'Imperator 
Alessio impegnar li Veneziani in suo favo- 
re. Si giudicò allora miglior consiglio por- 
tar l'armi nelle contrade de' nemici, e ridur- 
li a pensare agli Stati proprj . Quindi si de- 
cretò , che il Doge Faliero s' avanzasse ad 
infestar la Puglia. Apportò egli tanti danni 
a quella fertilissima regione , che le cose 
de' Greci già in disordine si raddrizzarono, 
e Boemondo conchiuse pace con l'Oriente 5 
rimanendo così i Veneziani liberi dal temer 
i Normanni sopra la Dalmazia . 

Ma verso l'anno 11 14 si dovè impiegar 
maggior cura per conservarla , dopo essersi 
Tom. III. X sciol- 



3 2 2 Storia. 

sciolto il Governo da qualche pensiero ver- 
so la Terraferma cT Italia . Essendo guardati 
li Veneziani con gelosìa dalle Città di Ra- 
venna, di Padova, e Trevigi, queste inva- 
sero le terre delle Lagune, ponendosi quasi 
Corsali ad assalire i Legni minori , che a 
comodo della Città entravano in essa. A 
riparo di questa pubblica, e privata ingiuria 
si combattè alla Torre anche oggidì detta delle 
Bebbe con segnalata vittoria de' Veneziani . 
Quelle Città ricorsero allora all'Imperatore 
Enrico IV dimorante in Verona , dove furo- 
no le discordie composte , trovandosi colà 
due Ambasciatori Veneti , Stefano Morosini , 
ed Orsato Giustiniano inviati a rinnovare i 
sovraccennati Concordati . 

Ma tornando alla Dalmazia; l'indole an- 
cora feroce di quel popolo , che facilmente 
scordavasi della fede giurata, e del merito 
de' Veneziani che la salvarono dalla tiran- 
nide de'Narentani , non si era per anche adatta- 
ta alla pacifica loro reggenza . Aggiungevasi a 
dar esca a questa fierezza la vicinanza dell' 
Ungheria, nazione assai alla Dalmazia confor- 
me ne' costumi . Estinta indi a poco la stir- 
pe de' mentovati Re Croati , si divise quel 
Regno tra molti de' principali , finché parte 
di quelle popolazioni ricorse a Ladislao Re 
di Ungheria , invitandolo all' acquisto della 

Croa- 



Veneta. 323 

Croazia* il quale la occupò facilmente in 
mezzo alle discordie di que' popoli. Morto 
Ladislao , poi Santo , successe nel Regno Ca- 
toniano, ovvero Colamanno, i di cui princi- 
pi corrispondono a' tempi della prima Crocia- 
ta. Questo Re era di ferocissima indole, ed 
avido di conquiste . Infestavano allora li 
Normanni l'Adriatico, onde, come riferisce 
Andrea Dandolo all'anno 11 02; fu stipula- 
ta alleanza dai Veneziani con Calomano a 
difesa scambievole de proprj Stati . 

Li dessidj poi con Calomano nacquero dall' 
essersi egli assunto il titolo di Re della Dal- 
mazia in onta ai diritti ormai cotanto stabi- 
liti de' Veneziani sopra quelle Città . Ecco 
per tanto , che quel Re cala con Esercito 
nella Dalmazia . Spalatro se gli assoggetta con 
solenne giuramento di fedeltà* questo esem- 
pio seguirono Traù , e poi Zara : benché 
altri Scrittori col Dandolo scrivano , che 
avendo Zara città forte e feroce resistito , 
si assediò da Calomano, e dopo varj assalti 
le fu forza arrendersi : così che atterrite le 
altre si diedero all'UngheroRe in sudditan- 
za . Potè allora riuscirne a Calomano facile 
l'acquisto per esser distratte le forze Vene* 
ziane dalle spedizioni Crociate, essendo in- 
oltre in quelle Città ed Isole della Dalma- 
zia indeboliti i presici; per aver somministra- 

X 2 te 



324 Storia 

te genti , e danari alla numerosa Flotta di 
2.00 vele , che andò all' Oriente . Calomano 
pertanto alle Città che se gli arresero, do- 
nò amplissimi privilegi di libertà , li quali 
diffusamente registra Giovanni Lucio all'an- 
no 11 08. 

Quanto colpo facesse ne' Veneziani l'usur- 
pamento principalmente dell' Isole sì per la 
Signorìa dell' Adriatico , che senza il posses- 
so delle coste Marittime rimaneva esposto 
a continui insulti , come pure per la perdi- 
ta di un fonte grande , onde proveder ciur- 
me , e milizie , è facile a concepirsi . Tut- 
tavìa affine di non affrontarsi con Caloma- 
no Re Guerriero e possente in mezzo alle 
diversioni Crociare^ si lamentarono prima 
della confederazione violata ; ma poi essen- 
do vane le doglianze , con le forze tutte , 
che unir poterono , si sbarcò nella Provin- 
cia , dopo aver consumato un anno negli 
apprestamenti di guerra. La morte, che se- 
guì opportuna di Calomano, a cui succedet- . 
te Stefano II pupillo ancora nell'anno 11 14, 
facilitò in parte il riacquisto , ma costò mol- 
to sangue per gì' incessanti soccorsi , che ve- 
nivano dall'Ungheria. Finalmente cooperan- 
do anche tutti li privati Veneziani con per- 
sone , e danari , riuscì al Doge Ordelaffo 
Falier passare nella Dalmazia con numerosa 

Flot- 



Veneta. 325 

Flotta. Assalita adunque Zara, dal possesso 
di cui tutta poteva dipendere la Dalmazia , 
superò la Città , ma non il Castello 5 rin- 
forzatosene il presidio dagli Ungheri . 

Dovè però il Doge combattere con altra 
porzione di truppe nemiche indirizzate a 
scioglier l' assedio , le vinse gloriosamente • 
ed allora disperato il Castello , si arrese » 
Al cader di Zara si resero Sebenico , fortez- 
za creduta inespugnabile, Spalatro, eTraù. 
Furono demolite le mura a Zara , e Sebeni- 
co , state altre volte esempio di fellonìa al- 
le minori terre : da queste due Città , e 
tlair altre tutte si vollero ostaggi della loro 
fede . Ma gli Ungheri inquieti , ed avidi di 
vendetta , accresciute le soldatesche si pre- 
sentano di nuovo alla Dalmazia . Era già 
ritornato a Venezia carico di preda il Doge 
Ordelaffo; onde consideratosi il nuovo attac- 
co più pericoloso del primo; uscì di nuovo 
alla testa dell'Armata. Riuscì infausto l'esi- 
to di questa nuova mossa : imperocché pres- 
so Zara seguì terribile battaglia , in cui re- 
stò agli Ungheri la vittoria con la morte 
del Doge stesso . 

O che le forze Veneziane non sì tosto 
abbiano potuto rimettersi in istato di nuova 
resistenza, o che la interposizione di Papa 
Callisto II , cui era a cuore la Terra San- 

X 3 ta , 



£20 Storia 

ta , v'abbia cooperato; si pensò ad un' accor- 
do , ed alla pace . Si stabilì intanto col Re 
Stefano II una tregua di cinque anni, sen- 
za cedere però Città , o Territorio alcuno . 
Aggiunge Andrea Dandolo, che al principio 
di questa guerra li Veneziani inviarono a 
Costantinopoli il Patriarca di Grado Amba- 
sciatore all' Impcrador Alessio, e che ebbe- 
ro promesse di soccorsi contra gli Ungheri. 
Parimente s'ebbero promesse dall' Imperador 
Enrico V , essendo egli allora appunto venu- 
to in Venezia per suo diporto, come dicono 
i Cronisti l'anno 1118. 

Scrive Antonio Bonfinio , che dopo aver 
li Veneziani ricuperata la Dalmazia maritti- 
ma, passati i monti, prima che nella seconda 
battaglia morisse il Doge , penetrarono nella 
Croazia , e se ne impadronirono di tanta 
parte , che il Doge giustamente assunse il 
titolo di Duca di Croazia , nel che , eccet- 
tuato il Dandolo, concordano tutti gli Scrit- 
tori della Nazione: in fatti registra il Mu- 
ratori Antiq. Italie, tom. 1 disser. 17, un Di- 
ploma del Doge OrdelafTo Falier all'anno 
1116, con cui confermò al Monastero di 
San Giovanni di Belgrado in quella Provin- 
cia alcuni privilegi accordatili dal mentovato 
Re Cresimiro^in questo il Doge prende il titolo 
di Doge di Venera , Dalmata , e Croazia. 

Spe- 



Veneta. 327 

Spedizioni Veneziane in Oriente . 

XIV. In Gerusalemme era mancato di 
vita Balcìoino I l'anno 11 18 * e quel nuovo 
Regno Latino era passato nel di lui Cugino 
Baldoino II, Re sfortunato, caduto schiavo 
nelle mani di Balac Emiro Turco j si risca- 
tò, e morì senza gloria Tanno lljl ■ Sus- 
seguito dopo lui il genero Fulcone Conte 
di Angiò, il quale non potè contar altro 
di bene , se non di aver preservato il Re- 
gno , qual lo ricevè , al Successore , che fu 
Baldoino III suo figlio, lasciato per la gio- 
vanile età sotto la tutela della Madre Me- 
lisinda l'anno 1142. Sino a questo tempo 
non si erano per anche sbilanciate le forze 
de' Cristiani in Oriente : e si conservavano 
li tre Principati Latini Edessa , Antiochia 
e Tripoli . Li Sultani Turchi, molti Emi 
rati de' quali sussistevano possenti , non ces 
cavano d'infestar i Cristiani* ma il più fé 
lice era quel diNinive, il quale tolse Edes 
sa 2Ì Latini . Come questa Piazza era il 
propugnacolo di Gerusalemme , così a questa 
notizia si scosse 1' Occidente . 

Quindi il Papa Eugenio III si determinò 
a pubblicar la seconda generale Crociata , 
nell'anno 1147 valendosi delle efficaci esor- 

X 4 ta- 



328 Storia 

tazioni del Santo Abbate Bernardo , il qua- 
le indusse ad ascrivervisi Lodovico VII 
Re di Francia , e Corrado III Imperator 
Tedesco salito all' Imperio 1' anno 1137, ol- 
tre le truppe di questi due Sovrani si rac- 
colse altro non indifferente Corpo di Cro- 
ciati Inglesi , Danesi , ed Olandesi . Neil' 
Imperio Orientale dopo Calojanni regnava 
Emmanuello Comneno ostinato nemico de' 
Latini , e che avrebbe introdotta ne' suoi 
Stati la Setta Saracena , se il Clero Greco 
non vi avesse resistito. Doveva tuttavìa 1' 
Imperador Corrado molto promettersi da 
questo Emmanuello , di cui era Cognato : 
ma egli perfido egualmente , che Alessio , 
ricercato da' Tedeschi di guide per quelle re- 
gioni sconosciute , gliele die tali , che fu ri- 
dotto l'Esercito Crociato nelle insidie del 
Sultano di Iconio, che lo fé in pezzi: e do- 
vè Corrado rifugiarsi in Nicea con gli avan- 
zi della sua armata ch'era di 27 mila Te- 
deschi . Lodovico Re di Francia intanto do- 
po varj disagj venne con ^ e sue truppe assai 
scemate ad Antiochia, donde passato a Ge- 
rusalemme disegnò l'assedio di Damasco: lo 
incominciò appena che infestato non meno 
dai Turchi , che dai Latini stessi perdette il 
suo tempo , e molto sangue . Con tale ineffi- 
cacia ebbe fine la marcia delli due potenti 

Prin- 



Veneta. %% 9 

Principi Corrado, e Lodovico. Non però 
può dirsi affatto inutile questa seconda Cro- 
ciata, poiché molti Crociati rimasti in Orien- 
te proseguirono a sostenerla, con le forze 
de quali si erano già fatte quelle imprese , 
»?,"' sotto sc "veremo sin dall'anno 1122,. 
AH Epoca di questa II. Crociata si ritro- 
vavano m Oriente li Veneziani , condiscen- 
dendo la loro pietosa indole alle insinuazio- 
ni delli Romani Pontefici , ed alle preghie- 
re di Baldoino II. Al Doge Falier ucciso 
nella battaglia contra li Ungheri si sostituì 
lanno ti 17 Domenico Michieli: questi na- 
vigò ali Oriente con una Flotta di zoo Le- 
gni , di cui maggiore non si era per l' in- 
nanzi posta sul Mare : ma trattenuto a Corfù 
dal verno non giunse in Ascalona , che do- 
pò aver udita la surriferita prigionia del Re 
Baldomo II. Si ritrovava in quelle stesse 
acque grossa Armata Turca con l' ogaetto 
di far rappressaglia de' Legni de' Pellegrini , 
e de rinforzi , che andassero alla Sorìa . Se- 
guì acre zuffa, e quasi battaglia, nella qua- 
le con memoranda strage de' Turchi furono 
prese quasz tutte le loro Navi con la Capi- 
tana. Crebbe per l'Oriente a questa fama 
il nome Veneziano; ed il Doge invitato da 
solenne Ambasciata di Guarimondo Patriar- 
ca di Gerusalemme, e de' principali Signori 

di 



330 Storia 

di quel Regno , dopo aver riparata la sua 
Flotta , che trovavasi a Tolemmaide , colà 
si inviò; posta allora in consulta la impre- 
sa da farsi , fu nella varietà costante dell' 
opinioni rimessa alla sorte ; e si antepose 
così la impresa di Tiro. 

Conviene osservare , che quantunque nella 
prima Crociata fossero intervenute le armi de' 
Veneziani , in questa spedizione però non solo 
si fé conto di essi come compagni nelle con- 
sulte , ma eziandìo come partecipi negli 
acquisti . Ecco adunque le prime convenzio- 
ni tra li Veneziani, e gli altri Latini Cro- 
ciati : a quelli si assegnò la terza parte del- 
le conquiste di Tiro e di Ascalona , e molti 
diritti , e privilegi ampli nella stessa Capi- 
tale di Gerusalemme; aggiunge il Dandolo, 
con cui concordano il Biondo , e Guglielmo 
Tirio , essersi pattuito , che in cadaun' altra 
Città di conquista , avessero i Veneti una 
strada , ossia contrada franca , Chiesa , Ba- 
gno , forno , il tutto esente in perpetuo da 
ogni gravezza, come li diritti del Re; mi- 
sure di vitp , biade , ed oglio proprie , sì 
nel commerciar tra se stessi , che con gli 
Stranieri : che i litigj tra Veneto , e Veneto si 
giudicassero a norma delle Leggi della loro 
Patria . Questi , ed altri patti , che riferisce 
il Biondo , furono sottoscritti dal Patriarca , 

e dai 



Veneta. 331 

e dai Vescovi attesa la prigionia del Re Bal- 
doino II; e si promise di farli giurare dal 
Re , quando fosse libero , per sé e Succes- 
sori ; come in fatti seguì con Diploma di 
Baldoino II , sottoscritto anche dalli Primati 
di quel Regno all'anno 1130. 

Dopo varie vicende, e molto sangue Ti- 
ro fu presa nel Luglio dell'anno 11 24; di- 
visa la Città in tre parti , due se ne assegna- 
rono al Regno di Gerusalemme, ed una ai 
Veneziani . In conseguenza di queste con- 
quiste il Governo Veneziano spediva in Tiro 
due Magistrati ad esercitare le pattuite giu- 
risdizioni, l'uno col titolo di Bailo, e l'al- 
tro di Viceconte ; al primo fu commesso il 
diritto giudiziale, ed al secondo la custodia 
della Città a sicurezza e difesa della me- 
desima . 

Prima Guerra Veneziana con V Oriente a 
difesa della Dalmazia ne IT anno II 25. 

XV. Col valor dimostrato essendosi rav- 
vivata ne' Latini Crociati la fiducia nelle 
forze Veneziane, erano per avanzarsi ad im- 
prese ulteriori , quando li nuovi torbidi dell' 
infida ( a que' tempi ) Dalmazia fecero sul 
gran momento abbandonar le viste d' Orien- 
te . Que' popoli inquieti vedendo distratto 

nell' 



2%i Storia 

fieli' Asia il maggior nervo delle forze Ve- 
neziane si rivolgono con ricorso affatto nuo- 
vo all'Oriente. Regnava colà il mentovato 
Calojanni . Costui avido di restituire V anti- 
co splendore all' Imperio fece varj tentativi 
nell'Africa, e nell'Europa. Come adunque 
egli reputava doversi a lui la Dalmazia , e 
la Croazia, così si accinse ad oppugnare 
queste Provincie : ciò vedendo li Dalmati , 
ed inoltre essere l' Imperatore mal disposto 
verso i Veneziani per il loro concorso alle 
Crociate ad esso odiosissime , a lui si rivol- 
gono , piuttosto che agli Ungheri . Questo 
è il primo caso dopo la fondazion di Ve- 
nezia , in cui videsi aperta guerra con l' Im- 
perio Greco . 

L'anno adunque 1125 Calojanni fa en- 
trar per la Servia truppe nei confini della 
Dalmazia. Prontamente l'inquiete Città di 
Zara , Spalatro , e Trau cacciano da sé li 
presidj Veneziani • ad esempio di queste 
tutta quasi quella Provincia era già vicina 
ad una rivolta generale . E' terribile in vero 
ogni novità improvvisa: si richiamò tosto 
dall' Asia il Doge Michieli : questi avver- 
tito delle Greche ostilità nel ritorno dall' 
Oriente con giusta ragion di guerra occupò 
le Isole di Chio , o Scio , Lesbo , Samo , 
Rodi , ed altre nell' Arcipelago . Passando 

quin- 



V E N E T A • 333 

quindi per la Morea , acquistò Modone , e 
così pieno di spoglie giunse in Dalmazia . 
Con forza d'armi ricupera prima Traù , in- 
di Spalatro , e finalmente Zara; a cui fé di 
nuovo per pena , e per infamia demolire una 
parte delle mura , di fresco rifatte . In tal 
guisa calmata la sedizione , si restituì alla 
Patria . 

Non posso dissimulare l'anacronismo di 
Vettor Sandi , il quale nel Lib. III. Cap. IV. 
Art. Ili fissa la surriferita guerra col Ca- 
lojanni all'anno 11Ó7, ovvero 69 , regnan- 
do in Oriente Emmanuello Comneno : e poi 
racconta , che il Doge Domenico Michieli 
fu richiamato dalla Sorìa a difesa della Dal- 
mazia ec. Ora è indubitato , che il Michieli 
cessò di vivere l'anno 1130, cui successe 
Pietro Polani, al quale defonto nel 1148 
fu surrogato Domenico Morosini , cui nell' 
anno 1156 fu dato per Successore Vitale II 
Michieli, trucidato dall'indomita plebe nel 
11 70. Come poteva adunque il Doge Do- 
menico Michieli ritornare vittorioso alla Pa- 
tria 38 anni dopo la sua morte ? Il peg- 
gio si è , che il Sandi passa a riprendere 
il dotto 'Muratori , che avvedutamente asse- 
gnò le spedizioni , e conquiste del suddetto 
Doge all'anno 11 25, epoca in cui concor- 
dano i più accreditati tra' Veneti Storici , e 

Cro- 



334 Storia 

Cronisti. Lo stesso abbaglio presero altri 
Storici , tra quali Giacomo Diedo Lib. IV. 

Fano soccorso da' Veneziani nel F anno 1140, 
e r Istria resa tributaria dal Doge Do- 
menico Morosini nell'anno 1150. 

XVI. Dopo undici anni di Dogado , de- 
fonto il Michieli nel 1130 li fu dato per 
Successore Pietro Polani, al quale succedet- 
te Domenico Morosini . Empiono questi 
Dogi lo spazio di 26 anni . Il Polani ebbe 
cure sul mare , ed in terra ; soccorse que* 
di Fano molestati dai Ravennati , e dai Pe 
saresi , avendo i Fanesi implorata la prote 
zione di chi signoreggiava nell'Adriatico 
In fatti il Polani restituì la quiete e sicu 
rezza a Fano , che in ricompensa , e per li 
nuovi bisogni di difesa giurò per mezzo de' 
suoi Consoli perpetua fedeltà alla Repubbli- 
ca con la ricognizione annua di certe misu- 
re di olio alla Chiesa Ducale di San Mar- 
co : così il Dandolo. Altri Cronisti aggiun- 
gono il seguente patto , che nascendo occa- 
sione ai Veneziani di guerreggiare da Ra- 
gusi sino a Ravenna , si dovesse prestar ad 
essi pronta Galea armata , o armarne una 
Veneta, e mantenerla a loro spese, promet- 
tendo inoltre ajuti indefiniti nel caso , che 

guer- 



Veneta. 335 

guerreggiassero essi da Ancona sino a Ra- 
venna . Si ricercò tal convenzione allora sull' 
esempio , a questi tempi introdotto dalla vi- 
gilanza dello stesso Polani per tutta la sud- 
dita Dalmazia , di obbligar cioè , tutte le 
principali Città di conquista a dar Galee in 
supplimento dell' Armata , per stabilire con 
più forte vincolo la fede de'Sudditi, ed ac- 
crescere giustamente le forze del Principato 
Marittimo . 

Bisogna qui osservare , che non ritrovasi 
Convenzione più antica con Città Italiane , 
nò più antico esempio d' essersi li Venezia- 
ni frammescolati nelle differenze d' Italia , 
come questo dell' ajuto prestato a' Fanesi , e 
de' patti seco loro conchiusi nel 1141. Se 
ne conserva tuttavia lo strumento , ed è an- 
che fra i compresi nel Codice Trivigianeo; 
comincia così : Nos Consules Fanenses , & 
cuntlus Fanensis Populus curvi nostri s Suc- 
cessoribus amodo in antea usque in perpe- 
tuum &c. Viene allegato dal ciottissimo Pa- 
dre de Rubeis questo strumento per prova- 
re T antico uso appresso li Veneti di comin- 
ciar r anno dal mese di Marzo . 

Sotto lo stesso Doge Polani si dovè re- 
primere T ardire de' Padovani , i quali per 
atterrar le Lagune interne, una delle difese 
maggiori della Dominante , tagliarono la 

Bren- 



33<£ Storia 

Brenta presso S. Ilario . Si combattè adun- 
que nei il 43 al luogo detto la Tomba, e 
fu repressa 1' animosità Padovana con abbon- 
dante numero di Prigionieri . Riflettasi di 
passaggio , che essendo stata questa la secon- 
da azione de' Veneziani nella Terraferma d* 
Italia, cominciarono a condurre con pubbli- 
co Stipendio in qualità di Capitano Supremo 
della loro Cavalleria un certo Guido Vero- 
nese ; ed altro della Fanteria un ^Alberto . 
Quest'istituzione passò poi in Legge salu- 
tare di polizia , come altrove diremo , né 
mai fu interrotta fuorché in qualche rarissi- 
mo caso sino a* giorni nostri . 

Nel Dogado di Domenico Morosini , elet- 
to nel 1148 cade il tempo certo di molti 
acquisti nel!' Istria. L'anno adunque 1150 
gli Istriani infestavano con le loro marittime 
scorrerie tutto quel tratto di golfo eh' è con- 
tiguo a Venezia : cosichè si dovettero spe- 
dire con 50 Galee due Capitani , il figlio del 
Doge suddetto , e Marin Gradenigo . Questi 
assediarono prima Pola , che dopo qualche resi- 
stenza si arrese* e rinnovato il giuramento 
di fedeltà , fu aggravata non per tanto di ulte- 
rior tributo d' olio alla Chiesa Ducale di San 
Marco • e di dover somministrar una Ga- 
lea , quando li Veneziani ponessero sul mare 
Armata , che oltrepassasse le 25 : prestò 

giù- 



Veneta. 337 

giuramento anche il Vescovo di Pola per 
l'adempimento de' patti fatti da' Cittadini . 
Così seguì pure di Rovigno , che pur giurò 
fedeltà a S. Marco , ed al Doge con obbli- 
go di annuo censo in contante alla Chiesa 
Ducale j lo stesso seguì di Parenzo , di Cit- 
tà Nuova, diUmago, e finalmente di Arbe 
con cui fu fatta convenzione ( che può leg- 
gersi nel Dandolo Jib. p Cap. 15 ) sotto T 
anno 11 18. Queste sono le conquiste, e di- 
ritti Veneziani sopra 1' Istria in questo Se- 
colo XII, alcuni Veneti Scrittori v'includono 
la Città di Giustinopoli , o sia Capo d' 
Istria . 

Nuovi impegni centra li Pisani , / Norman- 
ni , e gli anconitani a difesa del? %Adria- 
tico , nel 1 150 . 

XVII. S' erano mossi ancora sul mare li 
Pisani , Nazione a que' tempi mercantile , 
con idee appunto di far progressi nel loro 
commercio . Siccome questa era allora la 
maggiore e forse V unica cura de' Venezia- 
ni , perlochè tanto pensavano sopra la Dal- 
mazia , così li faceva attenti a resistere ad 
ogni attentato. Molti Legni Mercantili ar- 
restavansi scambievolmente dalle due Nazio- 
ni con impegno tale, che minacciava aperta 
Tom. III. Y guer- 



$%% Storia 

guerra: ed infatti così sarebbe accaduto sen- 
za la interposizione di Papa Onorio , con 
la di cui mediazione gli sdegni dell'una , 
e dell'altra parte amichevolmente s'acqueta- 
rono. 

Ma la gelosia dell' Adriatico impegnò li 
Veneziani nuovamente con tra li Normanni . 
Quel Ruggiero, chiaro figlio del celebre Ro- 
berto Guiscardo, aveva unito alla sua Signo- 
rìa di Sicilia tutto il tratto delle conquiste 
Normanne in Italia * onc{e dopo aver con- 
quistato il Ducato di Napoli, tolto a' Gre- 
ci , prese il titolo di Re , e fu Ruggiero I 
di Sicilia. Dolevasi intanto Emmanuello Co- 
mneno Imperator di Costantinopoli della 
perdita delle sue terre Italiane, e principal- 
mente del Ducato Napolitano , ma non ar- 
rischiandosi di ripeterlo con l' armi , finse 
di cercar affinità con Ruggiero per poi in- 
gannarlo all'opportunità, e chiese, che Rug- 
giero mandasse Ambasciatori a Costantino- 
poli . Spediti colà , con violazione del diritto 
delle genti, oltre Ja fede dell'invito, furono 
arrestati. Arse di sdegno Ruggiero, e rac- 
colta poderosa Squadra ad Otranto, passò 
ad assalire Corfù, indi a depredar la Morea, 
l'Acaja, i confini di Negroponte, e rovinò 
Tebe. Sarebbe egli giunto a Costantinopoli , 
se Emanuello non avesse cercato Alleati. 

A que- 



Veneta, 33^ 

A questo punto di tempo cioè all'anno 
1148 li Veneziani entrarono in questa guer- 
ra . Ricorse ad essi Emmanuello , come a 
quelli , che potevano contraporre forze ma- 
rittime alle Normanne; e benché le offese 
da' Greci ricevute nella Dalmazia dovessero 
far ributtare i ricorsi , pure prevalsero nei 
Veneziani la vista del Commercio Orienta- 
le, e la gelosia del Dominio dell'Adriatico 
esposto all'ardire di quella feroce Nazione. 
Andò Capitano dell'Armi Giovanni fratello 
del Doge col figlio Reniero . Incominciò la 
spedizione dell'attacco di Corfù, e riuscì il 
successo per la lontananza dell' Armata Nor- 
manna , onde si ricuperò quella Piazza all' 
Oriente . Di là stimolati da Emmanuello , 
che desiderava di allontanare dall'Oriente il 
Nemico col farlo pensare a pericoli de'pro- 
prj Stati , passarono li Veneziani a fare sbar- 
co di truppe sulla Sicilia con incendj e con 
prede. Venne allora dall'Asia Ruggiero ca- 
rico di spoglie , ma sbandata da' Veneziani 
la di lui Flotta , furono prese e condotte 
a Venezia venti Galee . Questo fu nel Doga- 
do del Polani morto nel 1148, a cui suc- 
cesse il mentovato Domenico Morosini ' y ne- 
gli otto anni , che questi governò , videsi la 
pace de' Normanni con li soli Veneziani j 
frutto di questa fu la estensione del Coni' 

Y 1 mer- 



34° Storia 

mercio dentro il Regno Normanno , in cui 
pure godettero molte esenzioni al traffico 
loro accordate. 

La stessa gelosìa dell'Adriatico impegnò 
i Veneziani anche contro gli Anconitani , 
che lo infestavano. Nello stesso anno 1150 
essendo da mille torbidi sconvolta l' Italia , 
collegatesi a comune difesa quasi tutte le 
Città dell' Adriatico superiore , riempirono 
d'infesti Corsali le Marine Veneziane. La 
libertà della navigazione , la Signorìa del Gol- 
fo , ed il danno del commercio impegnarono 
il Governo giustamente così , che armate 
molte Galere sotto il comando di Marin 
Gradenigo furono gli Anconitani sconfitti , 
fattone appendere alle forche il Capitano , 
come Corsale . Valse la sconfìtta a ridurre 
al dovere questo popolo, che lasciò il cor- 
so, chiese pace , e la ottenne nell'anno 1 151 . 
In tal guisa terminò il Dogado Domenico 
Morosini ; al quale successe Vital Michiele 
II nell'anno 1156 . ' 

La Dalmazia nuovamente difesa contra Em~ 
mannello Comneno ne IP anno 1170. 

XVIII. La pace stabilita da' Veneziani col 
Normanno Guglielmo I, da noi sopra riferi- 
ta, avea irritato in modo l' Imperatore Em- 
ma- 






Veneta. 341 

mannello , che meditò la più aspra vendet- 
ta , che far potesse giammai. Fino a quest' 
ora, che era Tanno 1158, non era mai 
stato interrotto il Veneziano commercio nelT 
Oriente dai passati dissidj^ quindi esercitan- 
dosi in questo Secolo senza taccia di fanta- 
stica viltà la Mercatura anche dalle più qua- 
lificate famiglie di Venezia ; molti Cittadi- 
ni erano sparsi ed abitavano con fermo do- 
micilio nella Corte di Costantinopoli, e per 
le provincie dell' Oriente. Emmanuello adun- 
que sdegnato meditò rappresaglia infame so- 
pra le persone de' Mercatanti , le merci , ed 
i legni loro sparsi per li porti di Oriente , 
e della Grecia: ma l'impeto del suo sdegno 
non seppe occultare f arti Greche . 

Quindi il Governo alli primi sospetti sen- 
za attenderne T esecuzione providamente ri- 
chiamò i suoi Cittadini a Venezia . Nel ve- 
dersi deluso, crebbe vieppiù Tira d' Emma- 
nuello* onde venne a sfogarla sopra la Dal- 
mazia . Con improvisa spedizion di truppe 
fa occupare Traù , Ragusi, Spalatro, facendo 
devastar barbaramente que' territorj senza per- 
donarla a persone , né a luoghi . Né perciò 
depose il pensiero di arrestar i legni mercan- 
tili Veneziani, ben sapendo, che questa sa- 
rebbe stata la vendetta più acerba . Finge 
adunque voler riconciliazione, e chiede Am- 

Y 3 ba- 



342 Storia 

basciatori con promessa di ripristinar il com- 
mercio , che per il giusto timore s' era in 
parte scemato. Dubitossi in Venezia, se do- 
vesse prestarsi fede a chi non la merita- 
va^ e come 1' affare era della più seria gra- 
vità fu discusso alla presenza della Nobile 
Conclone, ove dopo molte dispute in arrin- 
go prevalse finalmente la opinion di affidar- 
visi . 

Furono perciò scelti alla richiesta Amba- 
sciata Sebastian Ziani , ed Orio Mastrope- 
tro , amendue poi Dogi , e si permise ai 
mercatanti di continuar il commercio . Avidi 
delf usato guadagno a gara vi andarono , e 
spedirono Legni a tutte le Scale Greche : 
ma giunti appena in que' porti per occulto 
comando di Èmmanuello con barbara perfi- 
die furono arrestate e le persone e le mer- 
ci . Non si concitò mai in altro caso mag- 
giormente e Governo e popolo in Venezia^ 
nel breve giro di pochi giorni si misero in 
viaggio ioo Galere, e 20 Legni grossi sot- 
to il comando dello stesso Doge Vitale II 
Michieli. Questi adunque dopo aver rinfor- 
zata la sua Squadr:. nelf Istria con le Galee 
somministrate da quelle terre suddite , entrò 
nella Dalmazia , e ricuperò Traù , e Ra- 
gusi : dopo questi , ed altri riacquisti il Do- 
ge pieno di cuore facendo guerra alle prò- 

vin- 



Veneta. 343 

vincie nemiche girò con lunga navigazione 
la Morea , ed arrivò a Negroponte . 

Era sul gran momento del più prospero 
successo la spedizione, quando l'inavveduta 
credulità del Doge lasciò , che si perdesse 
nelle cabale Greche il maturo frutto di sì 
possente Squadra . Il Governator Greco ài 
Negroponte per comando di Emmanuello in- 
timorito a vista di cotanto possente arma- 
mento , introdusse maneggi di pace , e per- 
suase al Doge d'inviare nuovi Ambasciato- 
ri a Costantinopoli . Mentre questi sono sa- 
gacemente trattenuti alla Corte, stava intan- 
to l'Armata Veneziana nell'Arcipelago mal- 
trattata da tanto fiera pestilenza , che dovè 
il Doge, disperando di proseguir la guerra, 
ritornar con sole 17 Galere alla Patria, la- 
sciando le altre immerse nella pestilenza . 
Marcantonio Sabellico però , ed altri scrivono , 
che il Doge prima de' finti trattati di pace 
occupò l' Isole di Lesbo , Samo , e Chio . 

Benché fosse partito il Michieli , non avea 
tuttavìa deposta la lusinga di conchiudere la 
pace , e perciò fé rimaner in Oriente Enri- 
co Dandolo Cittadino chiarissimo , del qua- 
le in seguito discorreremo. Al Doge perdo- 
nò il Governo il cattivo successo de' suoi 
incauti ma innocenti consigli - y non così la 
plebe, che misura dagli eventi le azioni, ed 

Y 4 i fi- 



544 Storia 

i fini dell' uomo * fu adunque esso assalito 
in pubblica funzione e tolto di vita da ma- 
no temeraria non lunge dal Tempio di S. Zac- 
caria l'anno 1172. A lui fu sostituito Se- 
bastiano Ziani ^ quegli che alla sua elezio- 
ne ritrovò fatti quei politici regolamenti 5 
de' quali abbiamo altrove ragionato . 

Dobbiamo qui osservare, che il Sabellico , 
uomo che non indaga mai le circostanze o 
li veri motivi delle cose, scrivendo all'an- 
no 11 <58 circa il rifiuto dato da Veneziani 
all' Imperator Emmanuello , che gli invitava 
a legarsi seco contro Guglielmo Re di Sici- 
lia , non adduce ragione veruna , perchè la 
Veneta Repubblica s' allontanasse in quell* 
incontro dall'antico istituto d'ajurare i Gre- 
ci contra li Normanni m y e pure da quanto 
esposto abbiamo , non era malagevole allo 
Storico d' istruirne i Leggitori ; giacché f 
interesse di questi tempi consigliava a re- 
sistere alle grandi idee dell'Imperatore Em- 
manuello per mantenere quell'equilibrio, in 
grazia di cui s'erano innanzi tenute le par- 
ti de' Greci contro a Normanni , che stava- 
no per salire a smisurata potenza. 



Pa* 



Veneta. 345 

Papa Alessandro III difeso dalle Ostilità 
di Federico I. Imperadore . 

XIX. Neil' Imperlo Germanico regnava 
Enrico IV, allora quando fu elevato al Som- 
mo Pontificato il celebre Cardinal Ildebran- 
do , Gregorio VII; questo santo Ponte- 
fice si prefisse di escluder gli Imperadori 
dall' aver parte nell' elezione de' Papi , e mol? 
to più gli altri Principi dall'investiture del- 
Ji Vescovi, ed Abbati. Nella Storia Eccle- 
siastica ritroviamo il Concilio a questo 
fine tenuto in Roma, e le scomuniche da 
lui fulminate contra Enrico IV: sino ad in- 
vitare gli Elettori Principi a nuova elezio- 
ne ec. Né si calmò questa prima turbolen- 
za che nell'anno iocó con la elezione di 
Urbano II, il di cui successore Pasqual II 
non solo scomunicò Enrico; ma implorò T 
ajuto del figliuolo pure Enrico , che in bat- 
taglia fé prigioniero il Padre , e lo costrin- 
se a rinunziarli l' Imperio . Enrico V tutta- 
via fu acerbissimo nemico dei Romani Pon- 
tefici per la cagione stessa dell' investiture j 
sorse perciò più pericoloso il dissidio tra T 
Imperio , e la Chiesa assistita sempre dai 
Re Normanni. Fu scomunicato l' Imperadore 
nel Concilio di Reims da Papa Callisto II, 

né 



34<* Storia 

né cessò la turbolenza durata per 50 anni, 
che per mezzo della Dieta secolare a Wirtz- 
burgo , e del Concilio Generale in Latera- 
no . Poco sopravisse alla pace Enrico V. 
morto verso Tanno 1135 senza successione 
maschile , perlochè i Tedeschi diedero T 
Imperio a Lottario Duca di Sassonia. Mor- 
to Corrado III Tanno 11 54, li succedette 
Federico I detto Barbarossa y essendo Papa 
Adriano IV: e non essendo ancora sradicati , 
ma coperti soltanto li semi delle surriferite 
discordie . 

Prima impresa di Federico fu il viaggio 
in Italia contro Milano , Città che non con- 
tenta di molestare Lodi , e Pavia , medita- 
va la conquista della Lombardia tutta , venne 
Federico e la debellò , e come ancora era 
amico di Papa Adriano, fu coronato Impe- 
rato!* in Roma . Ma guari non andò , che 
rotta la concordia , risorsero T antiche con- 
tese , che non cessarono , finché Adriano IV 
visse • morto egli sul finire dell' anno 11 55? : 
per la di lui morte si sconvolsero Roma, 
T Italia , e la Germania a cagione del nuo- 
vo Scisma per l'elezione del Successore . 
Il corpo de' Cardinali scelse Rolando Cancel- 
lier di Santa Chiesa, che si chiamò Ales- 
sandro III: ma li due Cardinali Giovanni 
■ 

Pisano, e Guidone da Siena con l'appoggio 

del- 



Veneta. 347 

delli due Ambasciatori di Federico , che 
allora erano in Roma , crearono Antipapa 
Ottaviano Cardinal di Santa Cecilia, che 
prese il nome di Vittore IV: anzi si avan- 
zarono coi loro fazionarj ad assediare Papa 
Alessandro, e tutto il Sagro Collegio nella 
torre di S. Pietro , con tanto irritamento 
della nobiltà Romana , che trattili fuori del- 
la Torre , e condotti in sicuro luogo fuori 
della Città , si consagrò in Papa Ales- 
sandro . 

Coronato egli fuori di Roma, ove P 
Antipapa Vittore era rimasto, pensò Fede- 
rico I d' invitarli amendue a Pavia , per 
ivi decider esso della legittima elezione . 
Vi andò Vittore solo , e quindi fu da lui 
riconosciuto come vero Papa ; ma Alessan- 
dro dopo il consueto monitorio e contra T 
Antipapa e contra l'Imperadore, li scomu- 
nicò coi loro complici , e seguaci ; dopo 
molte calamità, e vicende, che afflissero f 
Italia, morì a Luca l'Antipapa Vittore* 
ma la sua morte non estinse lo scisma . 
Ben subito per opera di Rinaldo Cancellie- 
re del Barbarossa gli fu dato successore dai 
Cardinali Scismatici Guidone da Crema Car- 
dinal Diacono di Santa Maria in Portico , 
il quale si chiamò Pasquale III. Commossi 
li Romani chiamarono allora Alessandro III 

da 



348 Storia 

da Parigi , ove erasi rifuggiate) , ed egli vi 
andò scortato dalli Legni Normanni spediti 
da Messina . 

Oltre il favore di Roma , e de' Norman- 
ni aveva Alessandro in Italia quello di 
molte Città Lombarde , cioè , Padova , 
Vicenza, Verona, Brescia, Bergamo, Pia- 
cenza, e principalmente Milano dalle sue 
rovine risorta* quest'unione si chiamò l'al- 
leanza Veronese . I Veneziani pure , seguendo 
sempre con religiosa pietà il più legittimo , 
e più onesto partito , veneravano anche es- 
si in Alessandro III il Vicario di Gesù' 
Cristo , senza punto mettersi in riguardo 
dell'ira ad Barbarossa. Alla notizia adun- 
que di queste alleanze Italiane , che aveva 
Alessandro, invaso di furore Federico viene 
in Italia con Esercito , e prima giurando 
guerra ai Romani si accostò a quella Città , 
ponendo il suo campo presso a Bologna « 
Fortunati furono li primi passi di Federico: 
rotte le Soldatesche Romane , va a dare 1' 
assalto alla Porta di Castel Sant' Angelo , 
e pose in tanta angustia il Papa Alessandro , 
che egli coi Cardinali si ritirò dentro una 
torre della Cartolaria . Allora trionfante si 
fa coronar in Re d'Italia, ed in Imperado- 
re d' Occidente insieme con Beatrice sua 
Moglie dall'Antipapa Pasquale III. 

Pe* 



Veneta. 345? 

Periva Papa Alessandro , se dal Re Nor- 
manno Guglielmo II non fosse stato soste- 
nuto: gli spedì quel Re danaro, e li diede 
con ciò modo di liberarsene dall' assedio . 
Questo fu il momento, in cui scorgendo 
Alessandro , quanto fortemente tentasse il 
Barbarossa di rivoltarli contra i Romani , 
e farlo deporre dal Papato , vestito di pove- 
ri panni uscì da Roma con pochi de' suoi , 
e si salvò: fatto, in quanto alla fuga certo 
anche appresso gli Esteri Scrittori . Era inas- 
prito T animo di Federico anche contra li 
Veneziani , già dichiaratisi palesemente del 
partito di Alessandro , in seno ai quali co- 
me al solo asilo Italiano di libertà , e di si- 
curezza erasi ricoverato . Fingendo però vo- 
ler riconciliarsi con l'Alleanza Veronese, non 
solo ottenne di far tregua con essa, ma sa- 
pendo essere le Città confinanti di animo 
poco amico alla Repubblica, suscitò con ma- 
neggio quelle , e mosse ad un tempo ina- 
spettato nembo d'armi contra li Veneziani, 
cioè li Padovani , Ferraresi , Trevigiani , e 
Veronesi , uniti ad Odorico Patriarca di Aqui- 
leja allora Signor del Friuli... 

Quelli di Padova occuparono Cavarzere 
confine del Dogado , e dopo fiero saccheg- 
gio 1' abbandonarono ; li Trevigiani tentaro- 
no d'invader Caorle ; gli altri sì disposero 

ad 



350 Storia 

ad altre sorprese , ed il Patriarca Odorico 
sorprese Grado . Uno scoppio sì improvvi- 
so non atterrì li Veneziani , ma fece acce- 
lerare gli apparecchj ; all' apparir de' quali 
cessarono ben tosto le ostilità di molti sen- 
za effusione di sangue^ essendo già stata 
violenta la loro mossa , per l'istigazioni 
cioè , di quel Barbarossa , da cui nel fondo 
del loro cuore erano avversi . Fu necessario .j 
però per fiaccare la pertinacia del Patriarca 
Odorico contra la Chiesa di Grado , che il 
Doge stesso Vitale Michieli II nel 11Ó2 
andasse a combatterlo , ritrovandosi egli per- 
sonalmente nelle truppe del Friuli . Seguì 
adunque la prigionìa di Odorico, e di XII 
de' suoi Canonici, che lo accompagnavano ; 
onde messi poi in libertà , ebbe origine 
quell'annua popolare festività in Venezia il 
giovedì ultimo di Carnovale per giuliva ri- 
cordanza di questa vittoria. Vedasi la Dis- 
sertazione XIII . 

Pensava intanto f Imperador Federico all' 
uso delle sue vittorie nello Stato della Chie- 
sa * ma mentre ritornava nella sua Germania ; 
perchè grave pestilenza gì' aveva quasi distrut- 
to l'Esercito, morì indi a non molto l'An- 
tipapa Pasquale l'anno 1 170; e perchè durava 
tuttavìa la contumacia de' Cardinali nemici di 
Papa Alessandro, fu da loro creato il terzo 

An* 



Veneta. 351 

Antipapa Unghero di Nazione , il quale fu 
l'Abbate di Strumi, che chiamossi Callisto 
III , riconosciuto dal solo Federico , e da' 
suoi Tedeschi . Nella lontananza di Federico 
dall'Italia s'erano di nuovo ribellati i Lom- 
bardi • i quali edificarono ad onore di Papa 
Alessandro una Città , detta perciò flessati* 
dria^ che li Tedeschi poi per ischerno chia- 
marono ^Alessandria della Paglia per la po« 
verta de' tugurj . Pensava allora Papa Ales- 
sandro di restituirsi a Roma , ma cangiò ben 
tosto pensiero , quando seppe , che Federico 
ritornava in Italia ardente di sdegno contro 
le Città Lombarde, e contro lo stesso Ales- 
sandro , che avea rinnovate le Censure . 

In fatti calato in Lombardia il Barbaros- 
sa rovinò ferocemente molte Città , dalle 
quali scappando principalmente li Vescovi , 
ed i Sacerdoti si ricoverarono in Venezia - 
Era questo l'anno 11 74, nel quale all'uc- 
ciso Doge Vital Michieli era di già successo 
Sebastiano Ziani nel 1172. Sebbene questo 
punto di tempo sia stato da noi stabilito per 
termine al presente Capo VII di questo Sag- 
gio , pure ad oggetto di esporre di seguito 
la serie dell'ostilità del Barbarossa contra 
Papa Alessandro III l' oltrepasseremo per 
poco , onde interamente compirla. Molte 
delle Città Lombarde resistevano ancora al- 
le 



352 Storia 

le armi Tedesche, e principalmente Milano. 
Questo è il momento secondo 1' asserzione 
degli Scrittori Veneziani , della breve guerra 
sostenuta dalla Repubblica a prò di Papa 
Alessandro III. Era già, dicono essi, in 
Venezia Papa Alessandro in asilo dall' insi- 
die del Barbarossa* ove essendo stato rico- 
nosciuto, fu solennemente condotto dal Mo- 
nastero de' Canonici Regolari Lateranensi , 
detto della Carità, al Palazzo Ducale, pas- 
sò poi a dimorar in quello del Patriarca di 
Grado ■ alla fama di quest' avvenimento ven- 
nero in Venezia molti Vescovi, e non po- 
chi Cardinali . 

Fatto così noto Papa Alessandro al Bar- 
barossa , lo chiede con minaccie al Gover- 
no . Li Veneziani risoluti ài salvar il Ro- 
mano Pontefice credettero placabile Federico 
con una solenne Ambasciata ; ma egli sde- 
gnato, che allo splendor suo non cedesse la 
Repubblica, con l'opera de' suoi sudditi con- 
finanti mandò sull'Adriatico un'Armata Na- 
vale di 75 Galee, non però cotanto pode- 
rosa, che non siano state sufficienti 30 gran- 
di Galere • che contro di esse spedì il Ve- 
neto Governo comandate dallo stesso Ziani, 
o secondo altri dal di lui figlio. S'incontrò 
adunque l' Armata Imperiale , cui presiedeva 
nell'apparente figura il giovine Ottone fi- 
glino- 



Veneta. 353 

gliuolo di federico, con Je Galere Venezia- 
ne alle riviere dell'Istria dirimpetto al pro- 
montorio di Salboro , distante 7 miglia da 
Pirano ; segui la zuffa , nella quale restaro- 
no superiori Je Ven^tQ con la prigionia di 
Ottone , e preda di 60 Galere . Cosi trion- 
fante ritornò il Doge alla Patria nel 11 74; 
ed allora scrivono gli Storici , si diede prin- 
cipio con un anello dato da Papa Alessandro 
all' annua solennità di benedire il mare nel 
giorno, in cui si rammenta fra Cattolici la 
Ascensione al Cielo di N. S. con la formu- 
la volgarmente invalsa di Sposalizio : Rito 
allegorico dinotante la indissolubile Signorìa 
della Repubblica siili' Adriatico . Altri però 
più fondatamente riportano questa pratica fi- 
no ai tempi del Doge Pietro Orseolo II 
come altrove abbiamo accennato. Comunque 
sia la cosa , ella è certamente costumanza 
antichissima , e senza interruzione proseguita 
sino a' giorni nostri alla presenza de' Pontefi- 
ci , e degli Ambasciatori di tanti Principi 
dell'Occidente. 

In terra proseguiva intanto Federico ad 
agire contra i Lombardi, ma con grave suo 
danno* poiché ebbe una campale sconfitta 
dai Milanesi, e si pesante, che lo pose in 
gran sollecitudine, insolita alla sua incredibi- 
le gonfiezza. Cominciò quindi a riflettere , 
Tom. III. Z non 



354 Storia 

non poter egli ad un tempo stesso sostenere 
in Italia tanti Nemici, Lombardi, Norman- 
ni, il Papa, e li Veneziani: a questo s'ag- 
giunsero le proteste delli Principali Tedeschi 
di abbandonarlo , se non si riconciliava col 
Papa Alessandro, onde fossero tolte le cen* 
sure . Inviò egli pertanto Ambasciatori ad 
Anagni , ove era passato da Venezia il Pa- 
pa. Non resistè a questi inviti il S. Padre, 
anzi destinò congresso da tenersi in Bologna; 
ma ricusandola il Barbarossa come Città sos- 
petta , essendo Papaie ; fu per comune con- 
senso stabilita Venezia giudicata centro sicu- 
ro al mane^oio* ben avvertendo ancora ed 

OD ? 

il Papa, ed il Barbarossa, che oltre l'opera 
avriano li Veneziani molto giovato con la 
loro interposizione e consiglio . 

Dopo aver adunque Alessandro col mezzi 
di due Cardinali inviati a quest' oggetto ot- 
tenuta dalla Repubblica sicurezza per se, 
suoi , oltre una giurata promessa , che noi 
sarebbe entrato il Barbarossa nei confini Ve- 
neziani senza l'assenso di esso Papa; passi 
questi a Venezia al lido di S. Niccolo, 
di là alla Chiesa di S. Marco, indi al Pa- 
lazzo Patriarcale di Grado. Incamminato iJ 
congresso, volle Alessandro, che si trattasse 
prima della pace tra le Città Lombarde , ed 
il Barbarossa ? come cosa la più malagevole, 

indi 



Veneta. 355 

indi dì quella tra T Imperio , e la Chiesa » 
Tre cose chiese dai Lombardi Cristiano Can* 
celliere ed Ambasciatore Imperiale* cioè , 
che restituissero all'Imperio le Regalie, ese» 
guissero sopra di ciò la sentenza fatta dalli 
Giureconsulti di Bologna , e mantenessero i 
patti osservati col predecessore Enrico VI. Ma 
avendo Girardo Porta Ambasciatore cV Lom- 
bardi esibito di osservare le consuetudini pra« 
ticate con gf Imperatori Corrado , e Lota» 
rio , vide ben Papa Alessandro , che non 
era sì agevole snodare queste controversie ; 
e però propose per le Città alleate di Lom- 
bardia sei anni di tregua, nei quali maneg- 
giar si potesse la pace; lo stesso chiese per 
ii Re Normanno Guglielmo estendendone la 
durazione ad anni XV . Sdegnossi a questa 
proposta Federico, dichiarandosi bensì pron* 
to alla pace con la Chiesa; e si avanzò se- 
gretamente a far progettare ad Alessandro , 
che quando egli solo senza curare degli al- 
tri avesse conchiusa pace con lui , avrebbe 
rimesso in signorìa della Santa Sede le terre 
controverse della Contessa Matilde di Tos- 
cana . 

Questo fu il momento , in cui e per T 
inviluppo del maneggio, e per la lunghezza 
del viaggio, dimorando Federico a Pompo- 
sa , luogo di delizie tra Ravenna e Vene» 

Z 2 zia. 



35^ Storia 

zia, acconsentirono li Veneziani, che il Bar- 
barossa venisse personalmente a Chioggia * 
rinnovando però il giuramento , che più oltre 
senza permesso non si avanzarebbe . Fatto 
in appresso Federico più pieghevole alla pa- 
ce, ordinò di giurare a nome suo al Conte 
di Dressa , ch'egli spedì a Venezia, che 
quando li fosse permesso d'entrare nella Cit- 
tà , giurerebbe colà la pace con la Chiesa , 
e la tregua coi Lombardi , e col Re di Si- 
cilia , lo che non essendo rigettato dal Pa- 
pa , il Conte solennemente giurò . Con sei 
Galere Veneziane fu condotto da Chioggia 
il Barbarossa a S.Niccolo del Lido* i Car- 
dinali delegati colà la assolvettero dalle cen- 
sure, abjurato ch'ebbe il di lui Cancelliere 
'pubblicamente gli Antipapi, con riconoscere 
in legittimo Pontefice Alessandro, prestando 
ancora simile giuramento tutti li Prelati Te- 
deschi : ciò eseguito , fu condotto Federico 
dal Doge, Clero, e popolo nell'atrio della 
Chiesa di S. Marco; ove, dicono, seguito 
il bacio del medesimo Federico al Piede 
Pontificio con quelle parole , non tibt , sed 
Pstro , alle quali abbia risposto Alessandro, 
& mihi , &Petro, con altre maggiormente 
irritanti : ma sembra poco verisimile , che 
sul momento di conchiuder una pace di tan- 
to maneggio, preceduta da tanti torbidi an- 
ni 



Veneta. 357 

ni alla presenza di tutti gli Ambasciatori , 
e in sì pubblica solennità , siansi da que' 
Principi praticati incentivi di nuovi sdegni $ 
né pur resi credibili dall' animo feroce del 
Barbarossa in quei momenti di pace ed 
unione. 

Al susseguente giorno nella Sala del Pa- 
triarca di Grado , che già aveva trasferita la 
sua residenza in Venezia , si giurarono li 
patti , ed articoli della pace con la Chiesa , 
e delle Tregue con li Lombardi , e Re di 
Sicilia* i quali furono ancora fatti giurar 
da Arrigo figlio di Federico eletto Re 
de' Romani, e da dodeci Principi dell'Impe- 
rio . Fu allora , come tutti gli Storici asse- 
riscono , che Alessandro , convocati nella 
Chiesa Ducale di San Marco i Vescovi Ita- 
liani , e Tedeschi, che erano o in Venezia, 
o d'intorno, celebrò Concilio, sedendoli a 
lato Federico , ove pubblicata la giurata pa- 
ce, si minacciò pena di anatema a chi am- 
monito dopo 40 giorni dalla pubblicazione 
violasse i patti in essa compresi . 

Gli Ambasciatori Siciliani furono i primi 
a partire da Venezia con le loro Galee . Fe- 
derico fermatosi pochi giorni , andò poi a 
Ravenna per passare da Spoleto in Toscana* 
finalmente Papa Alessandro con quattro Ga- 
lere Veneziane andò a Siponto , indi per 

Z 3 Tro- 



358 Storia 

Troja, e Benevento ad Anagni^ da dove la 
Città di Roma , col Clero , e Popolo lo richia- 
mò alla Sede Apostolica, ed in fine fu uni- 
versalmente da tutta la Chiesa riconosciuto 
in Pontefice. Sulla Vittoria Navale ottenu- 
ta dalli Veneziani contro la Flotta di Fede- 
rico Barbarossa , la quale il Baronio , ed al- 
tri si studiarono di render dubbia , ed incer- 
ta , abbiamo abbastanza parlato nella III Dis- 
sertazione Preliminare . 

CAPO VII. 

Fatti Veneziani dall'anno 1174 

SINO AL FINE DEL SECOLO XII. 

Creazione del Primo Consìglio dell'i XL . 

I. r7Ssendosi già esposte nel precedente 
.■ ^ Capo le azioni gloriose del Doge 
Sebastiano Ziani, basta qui notare soltanto, 
che l'anno appunto dopo la pace conchiusa 
in Venezia tra Alessandro III, e Federico I 
Imperatore, cioè il 1178 finì egli la sua 
vita , e in di lui luogo fu eletto Orio Ma- 
stropetro , o Malipietro , che tenne il Doga- 
do per il giro di 14 anni, lasciatolo per ve- 
sti- 



Veneta. 350 

stire volontariamente abito Monastico ; onde 
gli fu dato Successore nella persona di En- 
rico Dandolo nell'anno 1192. Perseverava 
a questi tempi il Consiglio Maggiore senza 
niuna novità , e sussisteva ancora la vigilan- 
te vista del medesimo nell' avanzar sempre 
più la miglior Polizìa ài governo, amplian- 
do gli Ufficj , ed i Consigli , con li due co- 
stanti oggetti di annientare gli arbitrj Duca- 
li , e di scegliere nella massa de' più distin- 
ti e Nobili un Corpo, il quale non essendo 
nò tanto ampio , quanto quello di 4S0 in 
500, né tanto ristretto quanto il minor Con- 
siglio de' Dogi , sovranamente giudicasse le 
Cause Criminali , e Civili , non adattabili 
al Maggior Consiglio . 

L'anno adunque 1179 giusta 1' asserzione 
delle Cronache Bembo, e Barbaro assai ac- 
creditate si creò un Consiglio di quaranta 
Nobili ( quale secondo molti Cronisti rap- 
presentava l' idea dell' abolito Consiglio Tri- 
bunizio ) cui si devolvessero le Appellazioni 
delle sentenze pronunziate dalli Magistrati , 
o istituiti, o da istituirsi nella Dominante, 
e di quelle delli Rettori del Dogado, della 
Dalmazia , e degli altri Stati da Mare , e 
ciò con autorità suprema sì in riguardo alle 
Cause Civili, che in ragion di pena per li 
delitti sopra la vita, beni, e libertà de'Sud- 

Z 4 diti , 



gÓO S T O Pv I A 

diti , e Cittadini . Quindi ben scorgesi , es- 
ser rimasta a' Dogi Ja sola splendida figura 
di Capi della Repubblica . Perchè poi questo 
nuovo Consiglio delli XL non fosse senza 
Preside, e fosse anche aristocraticamente at- 
temperato nel poter suo , come eziandìo per- 
chè te parti tutte del sommo Imperio Civi- 
le rappresentassero Ja vera unità , fu insieme 
decretato , che il 'Doge col suo Minor Con* 
sigilo presiedesse a questo Consesso : e que- 
sta è la radice della polizìa presente del Con- 
siglio delli XL al Criminale, alla cui legit- 
tima adunanza è necessaria la intervenienza 
de' Consiglieri volgarmente detti da basso. 

Secondo le più fondate congetture questi 
quaranta Nobili si prendevano del Corpo 
od Consiglio Maggiore , il quale li eleg- 
geva 5 ed erano perciò ogni anno variati . 
Questo Consiglio poi all'Epoca della crea- 
zione degli altri due, cioè, Civil Vecchio y 
e Civil Nuovo , ritenne solamente la Sovra- 
na autorità sulli delitti della Dominante , e 
Dogado, eccettuate alcune materie, e perso- 
ne, e però fu chiamato propriamente il Cri- 
minale, nome che pur conserva oggidì. Fi- 
nalmente in riguardo agli affari di Econo- 
mìa , e Politici ritenne per sovrana volontà 
del Maggior Consiglio V ingresso con gius 
di suffragio, o Voto nel Senato, il quale 

di 



Veneta. 361 

di questo Consesso era pure originariamente 
composto , come diremo al Secolo XIII - 

Istituitone dell' %Avogarìa del Comune . 

II. Fra le molte Magistrature istituite 
nella Polizìa Veneziana la più. grave è quel- 
la degli *Avogadori del Comune y questa per 
verità è antichissima, ma di oscura ed in- 
certa origine . Andrea Dandolo Lib. io Gap. 2 
ne assegna la istituzione al Dogado del Ma- 
stropetro, e Marin Sanudo nella sua Crona- 
ca registra Decreto fatto nell' anno 1 1 87 
sottoscritto dal Doge , Consiglieri , Camer* 
lengbi , e Giudizi del Comune, che lo stes- 
so Sanudo chiama Giudici del Peti^ion , ed 
*Avogadori , i quali sottoscrivono al numero 
di quattro : asserisce il Sanudo aver ricava- 
to quel Decreto , o sia Istromento dalla 
Cronaca Dolfina , e con esso mostra , che 
avanti 1' anno 1 1 87 era istituita l' *Avoga~ 
ila. Dalla Cronaca poi di Daniele Barbaro 
apparisce , che prima della morte del Doge 
Vital Michele successa nell'anno 1172 vi 
fossero un ^Avvocato , ed un Procurator Fis- 
cale , e che l'Avvocato, cresciuto poi in 
numero, sia divenuto \! *Avogadore j ma non 
essendo provata quest'opinione da alcun' al- 
tro 



3^2 Storia 

tro fondamento, non può, né deve essere 
considerata . 

Di più recente origine giudicò questa 
Magistratura il Fiorentino Giannotti , segui- 
to dall'Autore dello Squittinio . Afferma 
egli , che non si ritrova memoria , in cui 
si parli degli Avogadori prima dello stru- 
mento fatto per la Colonia di Candia neli* 
anno 121 1. Noi però abbiamo vedute due 
memorie di cinque anni prima , cioè del 1 zoo , 
ed un' altra del Doge Pietro Ziani , in cui 
Jeggesi : Ego Dominhus Delfino *Avocator 
Communis y Ego ^Angelus Semheculo %/£voca- 
tor Communis . Ma di qua non deve argo- 
mentarsi , che in allora si creassero per la 
prima volta gli Avogadori per scemare T 
autorità de' Dogi , come la pensano i sud- 
detti Scrittori col Boterò , ed il Bodino : 
imperocché noi siamo di parere, che questo 
nuovo Magistrato fu creato per frenare i 
criminali delitti , ed eccessi della Dominan- 
te , circa la quale materia particolarmente 
versò sempre quest'Ufficio. Quindi secondo 
l'accurata asserzione di molti Storici , e 
Cronisti incominciarono gli Avogadori , co- 
me altrove abbiamo accennato , sin dall' an- 
no 8Ó4, in cui fu dal Popolo trucidato il 
Doge Pietro Tradonico . Il rumor fu gran» 
de , dice il Sansovino , & /' atto riputato 

brut* 



Veneta. 36*3 

bruttissimo nella persona del Doge , per la 
qual cosa fumo incontinente creati tre huo- 
mlnl , che ricercassero l delinquenti , da qua- 
li , dicono alcuni , che gli %/fuogadorl del 
Commun traessero V origine loro . Il Fa- 
roldo è dello stesso sentimento : furono , 
egli scrive , anche puniti severamente i con- 
giurati per /' Officio d* l tre *Avogadorl , 
che aW h or a prima fumo ordinati Ù" eletti y 
acciò che di quello maleficio si fesse di- 
ligente in qui 'siti on e . Parla nella istessa gui- 
sa il Simeoni , la qual cosa , sono sue pa- 
role , turbò molto la Città & fu cagione , 
che r Offitio de tre %Avogadorl fosse crea- 
to per poter giudicare dell y homicidlo . Il 
Sabellico con molti altri dice : PopulusTrlum- 
•vlros creavlt , qui de Parrlcldis qucestlonem 
haberent . Questi Triumviri furono gli Avo- 
gadori , come più chiaramente si espresse 
Pietro Giustiniano : ad vlndlcandumque Par- 
rlcidlum tum prlmum Triumviri *Advocato- 
res creati . Dello stesso sentimento fu Gia- 
como Diedo Lib. II. della sua Storia di 
Venezia . 

Ma lasciata ad altri la forse inutile inda- 
gazione del precisissimo punto di tempo, in 
cui fu istituita la Avogarìa del Comune , 
basti sapere , che fu anteriore alla riforma 
del Consiglio Maggiore accaduta nel izgó. 

Ora 



3^4 Storia 

Ora passiamo alla loro giurisdizione . Il Bari* 
dolo lor non ascrive nella prima origine altra 
autorità, che quella di agire, e decidere 
nelle controversie tra il Fisco , e li Privati « 
Infatti erano gli Avogadori quasi ^Avvocati i 
e Giudici del Fisco. Il loro Capitolare an- 
tico riportato nel Nuovo , incomincia dai 
giuramento , ossia promissione giurata di 
eseguir le Leggi ivi scritte . Giurano essi 
ài procurar il profitto, ed onor di Venezia , 
procurar, e ricever tutti li beni del Comu* 
ne ( così anticamente denominaronsi il Fi* 
sco , l' Erario , le Rendite , o fondi pubblici 
Veneziani ) mobili , ed immobili , detenuti 
da qualcheduno dentro , e fuori della Do- 
minante, con diritto di chiamarli detentore 
a cadaun Magistrato, o Corpo, e di astrin- 
ger li debitori al pagamento. 

Comunque siasi però delli primi tempi' 
questa è certamente quella Magistratura , 
che col correre degli anni acquistò molti- 
plici incombenze , ed ufficj nella materia 
de' delitti , e nelf esecuzione di tante Leggi ? 
e politiche, ed economiche; e tutto ciò 
oltre la gravissima podestà delle intercessio- 
ni , o temporanee sospensioni delli Decreti di 
qualunque Consiglio, anche del Maggiore, 
chiamate nella Veneziana favella Intromis- 
sioni . Infinite sono le leggi in tutte le età 

del- 



Veneta. $6$ 

della Repubblica , che di questa gravissima 
Magistratura parlano j annoverare le quali 
sarebbe cosa diffusissima certamente, e pie- 
na di confusione . Si può consultar fra gli 
altri l'erudito Vettor Sandi Lib. IV. Cap. I. 
Art. IL E* incerto per ultimo il primo nu- 
mero degli Avogadori . Da memorie anti- 
che sembra , che fosse indeterminato , ora 
maggiore , ed ora minore delli tre ; quali in 
progresso di tempo furono fatti Ordinar) . 
E' bensì fuor di dubbio , che 1' elezione di 
essi apparteneva al Maggior Consiglio, che 
era in allora l'annuo delli 480 in 5 oc No- 
bili . 

E' qui luogo opportuno di far qualche 
parola sul numero , e qualità de' Libri esi- 
stenti nell'Archivio dell' Avogaria del Co- 
mune, i quali sono della massima impor- 
tanza, ed uno de' più chiari fonti , donde 
trarre si possono i documenti autentici sull' 
originaria , e successiva Polizìa Veneziana . 
Questi adunque sono il Capitolare di det- 
to Magistrato il quale finisce con Legge 
dell' anno lóp4 . Libro delle Promissioni 
Ducali , diviso in capi sino al suo termine 
nell'anno 1Ó55?. Due volumi abbracciano le 
I Leggi del Secolo XII con li nomi antichi 
"idi Bifrons , e di Cerberus . Vedesi altro 
Libro detto Magnus, che comprende soli 16 

an- 



366 Storia 

anni dal 1300 . Segue il Libro Brutus , 
questi comincia dal 1324 , e finisce al 1334. 
Il Libro JSJeptunus principia dal 13 12, e 
va sino al 1324. Altro chiamato Philippi- 
cus dal 1335 al 134^ . Seguono altri se- 
gnati con lettere dell' Alfabetto : xA\ li di 
cui tempi non escono dalli due Secoli XIII, 
e XIV B : che sta tra il 1371 , e il 143& 
C: questi oltrepassa l'anno 1464. Il Di 
comprende Leggi dal 1464, e giunge al 
140Ó. Il Libro E: procede al 1523. Fi 
sino al 1573. Tutte queste Leggi appar- 
tengono alla Distributiva giustizia . V' è 
inoltre un Libro , che ha per titolo Majus 
Consilium compreso tra' confini degli anni 
1574 e 1705. Vi sono finalmente i Li- 
bri I dal 1611 al 171^ tutto quasi ripie- 
no di Decreti del Senato , non meno che 
gli altri due P : che comincia dal 1324 e 
finisce nel 147Ó : P. Zi dal 1347 sino al 
1588. X primo, ed X secondo quali con- 
tengono Ordini del Consiglio de' Dieci : 1' 
uno incomincia dall'anno 1445? sino al 1708} 
e l'altro dal 1574 al i$pp . Segue altro 
Libro intitolato Fabrltius primus , il quale 
comprende gli anni 1614. sino al 1Ó31. Fa* 
britius Secundus : questo ha principio dove 
termina il primo, e giunge al 171 2. Altri 
Libri un tempo fa esistenti nell' Avogarìa 

ad 



Veneta. %6j 

del Comune , ora sono serbati nella Duca- 
le Cancellerìa , de' quali altrove discorre- 
remo. 

Creazione del Magistrato detto 
del Forestiere . 

III. L'istituzione di questo nuovo Ma- 
gistrato fa vedere, quanto fosse in vigore 
verso il fine dal XII Secolo la Mercatura 
Veneziana . Attratta in fatti dal florido Com- 
mercio veniva a domiciliarsi nella Domi- 
nante moltitudine di Esteri; donde nasceva 
poi inevitabilmente gran copia di fastidiose 
contese per il carico delle merci , per li No- 
leggi de' Legni Mercantili , per le mercedi 
a 1 Capitani , e Marinari , per i Naufragi , o 
altri successi marittimi colpevoli , o fortui- 
ti, e per simili altre appartenenze al Com- 
mercio . Con salutare provedimento adun- 
que se ne staccò dal Magistrato del Pro* 
prio la giudicatura sopra gli Esteri , erigen- 
do un Magistrato di altri tre Giudici, det- 
to del Forestiere , al quale si die la cono- 
scenza delle liti tra Estero ed Estero sola- 
mente . Nel decorso poi de' tempi si appli- 
carono a questa nuova Magistratura altre 
materie oltre gli originar) di lei ufficj . Se- 
guì allora veramente , che alli tre Giudici 

del 



3<58 Storia 

del Palazzo si die dal fatto il nome di Pro-' 
prio , cioè de' soli Sudditi Veneziani . 

La specificazione poi delle materie a que- 
sto nuovo Magistrato originariamente appar- 
tenenti non possono leggersi in verun Ca- 
pitolare antico , il quale manca per un de- 
stino quasi comune alla maggior parte delli 
Magistrati Veneziani. Il solo Capitolare di 
quest'Ufficio, che ora abbiamo, è una com- 
pilazione , studiosamente raccolta dagli avan- 
zi dell'antichità, fatta nell'anno 1517: nel 
principio della quale troviamo registrata la 
cagione , per cui ci manca il Capitolare an- 
tichissimo , f essere cioè , stato rapito da 
mano sconosciuta ; colpa senza dubbio im- 
putabile all'inavvedutezza del basso mini- 
stero di quel Secolo decimosesto . 

Difesa delli Diritti Veneziani sul T adria- 
tico contra li Pisani , e gli ^Anconitani 
nel? anno 11^3. 

IV. Erano in questo XII Secolo Pisa , 

ed Ancona due Scale di qualche rinomato 
Commercio; ed erano Città di due Popoli, 
che professavano aperta inimicizia coi Vene- 
ziani. A' Pisani invero non poteva piacer il 
vedere , che Venezia fortificavasi tuttodì nell' 
Orientale commercio, di cui era divenuta 

la 



Veneta. ~6p 

la più ragguardevole Scala : e dispiaceva agli 
Anconitani il vedere nelle mani de' Venezia- 
ni tutto l'Italiano traffico, che su per li 
fiumi contermini alla Laguna agevolmente 
esercitavano. Fino a questi tempi però ope- 
rando da se ognuna delle due rivali Città , 
non si erano per anche unite in alleanza ; 
si congiunsero adunque , essendo Doge il 
Mastropetro sovramentovato , cioè versò T 
anno 1 1 83 , come attestano il Dandolo , e 
Giovanni Lucio . 

La previdenza del Governo ben subito 
intese non doversi sprezzar quest' alleanza j 
quindi per non impegnarsi in una guerra 
sanguinosa si abbracciò il partito , e pruden- 
te consiglio distaccarli 1' uno dall'altro , con 
ragionevole speranza , che potessero senza 
guerra ridursi amendue alla pace . In fatti 
riuscì alli Veneziani di stipulare coi Pisani 
dieci anni di tregua* gli Anconitani allora 
conoscendo la propria debolezza cedettero al 
tempo , così che col ripristino del tranquil- 
lo e libero commercio si rassodò ne' Vene- 
ziani la Signorìa dell' Adriatico . Nel cuore 
delli Pisani stette tuttavìa sopita , ma non 
già estinta 1' avversione , come lo dimostra 
la tregua limitata , non avendo essi voluto 
ridursi ad una pace stabile e definitiva . 

Vedendo essi adunque sotto il Doge di 
Tom. III. A a glo- 



^7° Storia 

gloriosa rimembranza Enrico Dandolo di- 
stratte le forze della Repubblica nella 
Crociata, che sarà da noi esposta per in- 
tiero nel Tomo IV. Capo IX , entrarono 
neir Adriatico , ed accostatisi all' Istria , oc- 
cuparono la Città di Pola : ma siccome le 
forze Veneziane non erano rimaste sì deboli 
per la spedizione della Crociata , che doves- 
sero essi soffrire rilevanti discapiti nella ge- 
losa giurisdizione del Golfo ; fu subito spe- 
dito in Istria con rispettabile flotta Giovan- 
ni Morosini , e Ruggiero Premarino , dalli 
quali fu ben tosto Pola ricuperata : ed accioc- 
ché non divenisse nell' avvenire un ricettacolo 
de' nemici su littorali così vicini a Venezia f 
se ne demolirono le mura . Non si acquietarono 
li due Comandanti su tal acquisto, ma vo- 
lendo prendere giusta vendetta, inseguirono 
f Armata Pisana , che se ne fuggiva , e la 
raggiunsero a Modone nella Morea: alcune 
Galere Pisane furono prese; e l'altre, che 
rientrarono nel Golfo , furono così rispinte , 
ed inseguite dappresso, che vedendo impossi- 
bile qualunque impresa , ne uscirono affatto 
dall' Adriatico : onde finalmente con la me- 
diazione di Papa Celestino III si rinnovò 
la Tregua da' Pisani violata nell' anno Tip^* 



Nuo- 



V E M E T Ai 371 



Nuova spedizione de* Veneziani in occasione 
della Crociata pubblicata nel /' anno li pò 
da Papa Clemente IH, 

V. Col ritorno all'Occidente dell'Impe- 
ratore Corrado IH e del Re di Francia Lo- 
dovico sovramentovato , si era sciolta la 
Crociata de' Latini in Oriente. All'abbando- 
no perciò seguito di quelle Regioni , le co- 
se Cristiane ricaddero colà nella debolezza 
primiera. Quindi il Sultano di Ninive No- 
randino occupò tutto il Principato di Antio- 
chia . Jl Regno di Gerusalemme era ancora 
sostenuto da Baldoino III, il quale conqui- 
stò sopra li Turchi alcune Città , e sarebbe- 
si dilatato molto più , se non fosse stato 
sturbato dall' Ordine possente de' Cavalieri 
Ospedalieri , oggidì detti di Malta ; poco 
visse però Baldoino • ed essendo questi man- 
cato senza posterità, fu dichiarato Re VI 
di Gerusalemme il di lui fratello Almerico, 
uomo di pessima condotta. Imperocché aven- 
do egli irritato il Califfo Saraceno d 1 Egit- 
to, da cui ritraeva importanti soccorsi con- 
tro de' Turchi , ebbero questi 1' opportunità 
nella debolezza delle forze Cristiane di ria- 
cquistar tutto l' Egitto • conquista , che ac- 
crebbe cotanto il loro ardire , che fin d' al« 

A a 2. lo- 



%Jz Storia 

lora formarono il disegno sopra la stessa 
Gerusalemme. Tentò, è vero, Almerico ad 
onta di tante perdite di espugnare Damiata, 
e si congiunse perciò col Greco Imperatore 
Emmanuello Comneno , che ancora nell' 
Oriente regnava , ma fu rispinto da 1 Turchi , 
e poco dopo fini di vivere. Nel Regno li 
successe il figliuolo Baldoino IV di corpo sì 
infermo, che essendo incapace anche del ci- 
vile governo , lasciò libero il corso alle ar- 
mi Turchesche- onde queste in breve tem- 
po presero Damasco , e tutta la Sorìa . Al 
IV successe Baldoino V egli era in età di 
soli anni Vili , né visse più , che un solo 
anno , aprendo colla sua morte la strada 
a funestissimi avvenimenti. 

Conciosiachè molti pretesero allora il Re- 
gno Gerosolimitano , il quale lacerato in va- 
rie fazioni cadde finalmente in Guidone Con- 
te di Lusignano marito della Sorella di Bal- 
doino IV nel quale ebbe miseramente ter- 
mine il Regno Latino di Gerusalemme. Fu 
cagione il dissidio tra esso Guidone, e Rai- 
mondo Conte di Tripoli uomo perfido , il 
quale collegatosi ampiamente in occulta al- 
leanza con Saladino Sultan di Damasco , con- 
dusse le truppe di Guidone nelle insidie te- 
se da' Turchi, e le sagrifìcò al furore di Sa- 
ladino : quindi sollecito egli nel cogliere il 

frut- 



Veneta. 373 

frutto del tradimento, invase quasi nembo 
Ja Palestina, viene a Gerusalemme, e se ne 
fa Padrone : così finì dopo SS anni quel 
Regno Cristiano nel 11 87; né alli Cristia- 
ni altro rimase in Oriente dopo tanto san- 
gue e tesori sparsi , che le Città di Antio- 
chia, Tripoli, e Tiro. 

Pervenuta nuova sì funesta in Occidente, 
Papa Urbano III si rivolse ai Principi Cri- 
stiani , e perchè giudicava necessarie riguar- 
do al mare le Forze Veneziane, portato dal 
suo ardente zelo s'incamminò personalmente 
a Venezia, ma la morte lo tolse in Ferra- 
ra . Sulla Santa Sede fu posto Gregorio IV 
e pochi mesi dopo per la di lui morte Cle- 
mente III: questi più impegnato ancora del 
Predecessore Urbano , pubblicò analmente 
una nuova Crociata nell'anno 11 ^o, che de- 
stò movimento sì grande nel cuore de' Prin- 
cipi d'Occidente, che non se ne raccolse al- 
cuna più numerosa negli andati tempi : vi 
si arruolarono l' Imperador Federico Barba- 
rossa , Filippo II Re di Francia , Riccardo 
Re d'Inghilterra, Ottone Conte di Fiandra, 
e molti altri Pincipi minori . Pensò Papa 
Clemente a farvi ascrivere ancora li Vene* 
ziani : ma perchè le armi loro erano distrat- 
te dalla nuova guerra con gli Ungheri per 
la Dalmazia, della quale parleremo più op- 

A a 3 por- 



374 Storia 

portunamente altrove provido il S. Padre si 
adoperò per maneggiare una tregua ; e benché 
pungesse assai l'animo de' Veneziani la per- 
dita di Zara allora ribellatasi , all' istanze 
però del Romano Pontefice la stabilirono 
per due anni con l'Ungheria. 

Siccome alle istanze del Pontefice avevano 
anche li Pisani poste in mare 50 Galee , 
a queste si congiunse la Flotta Veneziana , 
maggiore di tutte le precedenti , fuori dell' 
Adriatico. Volendo poi il Papa santificare 
le mosse della Flotta combinata , ottenne , 
che montasse sulla medesima con titolo di 
Legato Apostolico Gerardo Arcivescovo di 
Ravenna, dopo avere raccolto nella Città di 
Firenze gran numero di Crociati. Anticipò 
quest'Armata l'arrivo all'Oriente degli al- 
tri Europei . Vi pervenne indi a poco un' 
altra di Genovesi. L'Imperator Barbarossa 
passate l'Ungheria, e la Tracia giunse alle 
vicinanze di Costantinopoli ,• dove dopo fu« 
nestissime vicende regnava Isacco , detto <Ah« 
gelo, il II di questo nome. Perfido, e ti- 
mido insieme costui contrastò il passo all' 
Imperador Federico; né dopo molti contra- 
sti glielo permise, che a condizione ài ce- 
derli la metà delle conquiste , che fatte si fos- 
sero nell' Asia . Passato in questa guisa il 
Barbarossa contra li Turchi , benché vi per* 

des- 



Veneta. 375 

desse in molti incontri la parte migliore del- 
le sue truppe , espugnò pure Iconio , oggi 
Cognì ; indirizzandosi di là verso Antiochia 
nuovamente da' Latini perduta: ma mentre 
proseguisce il viaggio lungo le sponde del 
fiume Gedno , allettato dalla limpidezza , e 
frescure di quelle acque nel bollor della Sta- 
te , volle bagnarsi , e perì affogato . L' eser- 
cito Tedesco acclamò suo Generale il figlio 
pur Federico Duca di Suevia* questi seguen- 
do li paterni disegni proseguì il viaggio 
verso Antiochia, presso la quale perde an- 
che egli la vita a cagione. della peste intro- 
dottasi nell'Esercito. 

Giunsero intanto all' Oriente dopo lunga 
e disastrosa navigazione li Re di Francia , 
e d' Inghilterra , quando li Veneziani , Pisa- 
ni, e Genovesi erano all'assedio di Tolem- 
maide uniti con Guidone Re di Gerusalem- 
me. Munita questa Città potentissima dalla 
vigilanza de'Turchi avea resistito per lun- 
go tempo, e fatto spargere molto sangue 
ai Cristiani. La sopravvenienza delli Cro- 
ciati Franchi, ed Inglesi come rincorò gli 
altri , così fece temer il Sultan Turco in 
guisa, che pensò al diversivo di mettere Le- 
gni armati sul mare. In fatti si combattè, 
furono totalmente disfatti i Turchi , e la 
Città si arrese ; onde li Veneziani riacquista- 
lo- 



$n6 Storia 

rono in Tolemmaide quelli stessi diritti 9 
che avevano per l' avanti. Intanto Riccardo 
Re d'Inghilterra prima di giungere all'asse- 
dio di Tolemmaide era passato all' Isola di 
Cipro governata allora dal Duca Isacco Co- 
mneno per l'Imperio Greco. Costui non 
prevedendo sì celere l'arrivo di Riccardo , 
avea poco prima fatta rappresaglia di alcu- 
ni Legni Inglesi in quelle acque , dal che 
si irritò la Nazione a segno, che volle il 
Re vendicarne personalmente l'ingiuria : sbar- 
cata perciò da Riccardo la sua Soldatesca in 
Cipro- essendo il presìdio di forze ineguali 
cede agli Inglesi , né potè fuggirsene il Du~ 
ca , che restò prigioniero . 

Presa Tolemmaide , nacque grave discor- 
dia che sconcertò non poco i loro disegni „ 
Un numero rispettabile di questi ricusò di 
riconoscere in Re di Gerusalemme Guidone, 
o perchè non approvassero per legittimo il 
di lui diritto , o per la sua poco felice con- 
dotta. Acclamò perciò Corrado di Monfer- 
rato , ch'I governava in Tiro- quindi Cor- 
rado si getta in braccia agli Inglesi, e Gui- 
done ai Francesi . Fu tanta 1' animosità de' 
due partiti , che se dagli affari interni de' 
loro Regni non fossero stati que' Re chiama- 
ti all' Occidente , avrebbe la discordia gene- 
rate funestissime conseguenze. Seguì perciò 

nel 



Veneta, 377 

nel 1194 la concordia tra il Re Guidone , 
e il Marchese Corrado per opera di Riccar- 
do Re d'Inghilterra: sì pattuì, che durasse 
il Regno in Guidone , finché egli viveva , 
e dappoi ne fosse Re Corrado sopravviven- 
do al medesimo . Ma essendo stato questi 
trucidato indi a pochi anni da Sicarj , e pre- 
tendendo al Regno la di lui vedova Isabel- 
la , per opera dello stesso Riccardo fu accor- 
dato , che sposandosi la medesima col Con- 
te Enrico di Sciampagna cugino di esso Re, 
questi avrebbe ceduta a Guidone l' Isola di 
Cipro , rimanendo il Regno Gerosolimitano 
ad Enrico , che fu il VII Re . Non passò 
tuttavìa gran tempo , che mancati amendue 
di vita , nella persona di Almerico , fratel- 
lo del defonto Guidone , sposatosi alla vedo- 
va Isabella , si unirono li due Regni di Ge- 
rusalemme , e di Cipro* unione osservabile 
per rapporto alli diritti Veneziani su queir 
Isola, che saranno da noi esposti all'Epoca, 
in cui Cipro divenne Provincia della Repub- 
blica . Così terminò questa Crociata , poi- 
ché li Tedeschi dopo la morte delli due 
Imperatori Federici sovramentovati si sban- 
darono, e li Veneziani furono richiamati 
dal Governo alla Patria , ben prevedendo 
inutile ogni ulteriore dimora nell' Asia : esi- 
to per verità abbastanza luttuoso -, e de- 

plo- 



RIA 



S96Q1 9 

378 S T 

plorabile , imperocché se concordi fossero 
stati i Capi di sì numerosa Crociata, sa- 
rebbesi senza dubbio domata gran parte 
dell'Oriente Saraceno, e Turco* ma questa 
fu per lo più l'infelice riuscita delle più 
numerose Crociate . 



Fine del Tomo Terzo* 




DG 676.3 ,T<* 1785 v.3 IMS 
TentorL Cristoforo, 
Saggio sulla storia cWi>e, 
politica, ecclesiastica e su 



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